www.vatican.va

Back Top Print Pdf


L’Udienza Generale, 01.06.2016


Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

Saluto in lingua italiana

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.00 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando la sua meditazione sulla misericordia nella prospettiva evangelica, si è soffermato sulla parabola del fariseo e del pubblicano (Lc 18, 10-11.13-14).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Mercoledì scorso abbiamo ascoltato la parabola del giudice e della vedova, sulla necessità di pregare con perseveranza. Oggi, con un’altra parabola, Gesù vuole insegnarci qual è l’atteggiamento giusto per pregare e invocare la misericordia del Padre; come si deve pregare; l’atteggiamento giusto per pregare. E’ la parabola del fariseo e del pubblicano (cfr Lc 18,9-14).

Entrambi i protagonisti salgono al tempio per pregare, ma agiscono in modi molto differenti, ottenendo risultati opposti. Il fariseo prega «stando in piedi» (v. 11), e usa molte parole. La sua è, sì, una preghiera di ringraziamento rivolta a Dio, ma in realtà è uno sfoggio dei propri meriti, con senso di superiorità verso gli «altri uomini», qualificati come «ladri, ingiusti, adulteri», come, ad esempio, - e segnala quell’altro che era lì «questo pubblicano» (v. 11). Ma proprio qui è il problema: quel fariseo prega Dio, ma in verità guarda a sé stesso. Prega se stesso! Invece di avere davanti agli occhi il Signore, ha uno specchio. Pur trovandosi nel tempio, non sente la necessità di prostrarsi dinanzi alla maestà di Dio; sta in piedi, si sente sicuro, quasi fosse lui il padrone del tempio! Egli elenca le buone opere compiute: è irreprensibile, osservante della Legge oltre il dovuto, digiuna «due volte alla settimana» e paga le “decime” di tutto quello che possiede. Insomma, più che pregare, il fariseo si compiace della propria osservanza dei precetti. Eppure il suo atteggiamento e le sue parole sono lontani dal modo di agire e di parlare di Dio, il quale ama tutti gli uomini e non disprezza i peccatori. Al contrario, quel fariseo disprezza i peccatori, anche quando segnala l’altro che è lì. Insomma, il fariseo, che si ritiene giusto, trascura il comandamento più importante: l’amore per Dio e per il prossimo.

Non basta dunque domandarci quanto preghiamo, dobbiamo anche chiederci come preghiamo, o meglio, com’è il nostro cuore: è importante esaminarlo per valutare i pensieri, i sentimenti, ed estirpare arroganza e ipocrisia. Ma, io domando: si può pregare con arroganza? No. Si può pregare con ipocrisia? No. Soltanto, dobbiamo pregare ponendoci davanti a Dio così come siamo. Non come il fariseo che pregava con arroganza e ipocrisia. Siamo tutti presi dalla frenesia del ritmo quotidiano, spesso in balìa di sensazioni, frastornati, confusi. È necessario imparare a ritrovare il cammino verso il nostro cuore, recuperare il valore dell’intimità e del silenzio, perché è lì che Dio ci incontra e ci parla. Soltanto a partire da lì possiamo a nostra volta incontrare gli altri e parlare con loro. Il fariseo si è incamminato verso il tempio, è sicuro di sé, ma non si accorge di aver smarrito la strada del suo cuore.

Il pubblicano invece l’altro si presenta nel tempio con animo umile e pentito: «fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto» (v. 13). La sua preghiera è brevissima, non è così lunga come quella del fariseo: «O Dio, abbi pietà di me peccatore». Niente di più. Bella preghiera! Infatti, gli esattori delle tasse – detti appunto, “pubblicani” – erano considerati persone impure, sottomesse ai dominatori stranieri, erano malvisti dalla gente e in genere associati ai “peccatori”. La parabola insegna che si è giusti o peccatori non per la propria appartenenza sociale, ma per il modo di rapportarsi con Dio e per il modo di rapportarsi con i fratelli. I gesti di penitenza e le poche e semplici parole del pubblicano testimoniano la sua consapevolezza circa la sua misera condizione. La sua preghiera è essenziale. Agisce da umile, sicuro solo di essere un peccatore bisognoso di pietà. Se il fariseo non chiedeva nulla perché aveva già tutto, il pubblicano può solo mendicare la misericordia di Dio. E questo è bello: mendicare la misericordia di Dio! Presentandosi “a mani vuote”, con il cuore nudo e riconoscendosi peccatore, il pubblicano mostra a tutti noi la condizione necessaria per ricevere il perdono del Signore. Alla fine proprio lui, così disprezzato, diventa un’icona del vero credente.

Gesù conclude la parabola con una sentenza: «Io vi dico: questi – cioè il pubblicano –, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato» (v. 14). Di questi due, chi è il corrotto? Il fariseo. Il fariseo è proprio l’icona del corrotto che fa finta di pregare, ma riesce soltanto a pavoneggiarsi davanti a uno specchio. E’ un corrotto e fa finta di pregare. Così, nella vita chi si crede giusto e giudica gli altri e li disprezza, è un corrotto e un ipocrita. La superbia compromette ogni azione buona, svuota la preghiera, allontana da Dio e dagli altri. Se Dio predilige l’umiltà non è per avvilirci: l’umiltà è piuttosto condizione necessaria per essere rialzati da Lui, così da sperimentare la misericordia che viene a colmare i nostri vuoti. Se la preghiera del superbo non raggiunge il cuore di Dio, l’umiltà del misero lo spalanca. Dio ha una debolezza: la debolezza per gli umili. Davanti a un cuore umile, Dio apre totalmente il suo cuore. E’ questa umiltà che la Vergine Maria esprime nel cantico del Magnificat: «Ha guardato l’umiltà della sua serva. […] di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono» (Lc 1,48.50). Ci aiuti lei, la nostra Madre, a pregare con cuore umile. E noi, ripetiamo per tre volte, quella bella preghiera: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”.

[00906-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, dans la parabole du pharisien et du publicain, Jésus nous enseigne l’attitude juste pour prier et invoquer la miséricorde du Père. Le pharisien prie Dieu, mais en réalité il est tourné vers lui-même. Il est irrépréhensible pour son observance de la loi. Mais il néglige le commandement le plus important: l’amour pour Dieu et pour le prochain. Il ne suffit pas de nous demander combien de fois nous prions, il vaut mieux nous demander comment est notre cœur, en extirper arrogance et hypocrisie. Il faut apprendre à retrouver le chemin de notre cœur. Le pharisien est sûr de lui, mais il ne se rend pas compte qu’il a perdu la route de son cœur. Par contre le publicain se présente avec une âme humble et repentie. Ses gestes de pénitence et ses paroles brèves et simples témoignent de la conscience qu’il a de sa pauvre condition. Il est humble, sûr d’être seulement un pécheur qui a besoin de pitié. Si le pharisien ne demande rien parce qu’il a déjà tout, le publicain peut seulement mendier la miséricorde de Dieu. En se présentant «les mains vides», en se reconnaissant pécheur, le publicain nous montre la condition nécessaire pour recevoir le pardon du Seigneur. L’humilité du pauvre pécheur ouvre grandes les portes du cœur de Dieu. C’est ce que la Vierge Marie exprime dans son Magnificat.

Santo Padre:

Sono lieto di salutare i fedeli di lingua francese, in particolare i pellegrini di Bayonne, con il Vescovo Mons. Aillet, come pure i giovani e gli altri gruppi venuti da diverse diocesi della Francia. Che la Vergine Maria, di cui abbiamo celebrato ieri la Visitazione a sua cugina Elisabetta, ci aiuti a rivolgerci verso Dio e ci insegni a pregarlo con cuore umile. Che Dio vi benedica!

Speaker:

Je suis heureux de saluer les personnes de langue française, en particulier les pèlerins de Bayonne, avec l’évêque, Monseigneur Aillet, ainsi que les jeunes et les autres groupes venus de plusieurs diocèses de France. Que la Vierge Marie, dont nous avons célébré hier la Visitation à sa cousine Elisabeth, nous aide à nous tourner vers Dieu et nous apprenne à le prier avec un cœur humble. Que Dieu vous bénisse!

[00907-FR.01] [Texte original: Français]

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters: In our continuing catechesis for this Holy Year of Mercy, we now turn to the parable of the Pharisee and the Tax Collector (Lk 18:9-14). Jesus contrasts the arrogance and self-righteousness of the Pharisee’s prayer with the tax collector’s humble recognition of his sinfulness and need for the Lord’s mercy. True prayer is born of a heart which repents of its faults and failings, yet pleads for the grace to live the great commandment of love of God and neighbour. Indeed, the proud disdain of the Pharisee for the sinner at his side prevents him from being righteous in God’s sight. To pray well, then, we need to look into our own hearts and there, in humble silence, let the Lord speak to us. The honesty and humility which God asks of us is the necessary condition for our receiving his mercy. The Blessed Virgin Mary is the model of such prayer. In her Magnificat, she tells us that God looks with favour on the humility of his servants, and hears their plea. May she, our Mother, help us to pray as we ought.

Santo Padre:

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Irlanda, Scozia, Norvegia, Svezia, Vietnam, Cina, Indonesia, Filippine, Nigeria, Canada e Stati Uniti d’America. Con fervidi auguri che il presente Giubileo della Misericordia sia per voi e per le vostre famiglie un tempo di grazia e di rinnovamento spirituale, invoco su voi tutti la gioia e pace del Signore Gesù!

Speaker:

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, particularly those from England, Ireland, Scotland, Norway, Sweden, Vietnam, China, Indonesia, the Philippines, Nigeria, Canada and the United States of America. With prayerful good wishes that the present Jubilee of Mercy will be a moment of grace and spiritual renewal for you and your families, I invoke upon all of you joy and peace in our Lord Jesus Christ.

[00908-EN.01] [Original text: English]

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, mit der Erzählung vom Pharisäer und vom Zöllner lehrt uns Jesus die rechte Haltung des Betens. Der Pharisäer protzt mit seinen Verdiensten, fühlt sich überlegen und schaut auf sich selbst, anstatt wirklich zu Gott zu beten. Im Grunde ist er weit weg von Gott, weil er das wichtigste Gebot vernachlässigt: die Gottes- und Nächstenliebe. Der Zöllner hingegen bekennt, dass er Sünder ist und des Erbarmens Gottes bedarf. Demütig und reumütig spricht er ein kurzes Gebet. Sein Beten ist wesentlich. Er ist sich seiner Armseligkeit bewusst und steht mit leeren Händen vor Gott: Nur auf diese Weise können wir Gottes Vergebung empfangen. Jesus zeigt uns mit diesem Beispiel, dass es nicht darauf ankommt, wie viel, sondern wie wir beten, ja, wie unser Herz ist. Wir müssen den Weg zu unserem Herzen finden und den Wert der Innerlichkeit und der Stille wiedergewinnen, denn da will uns Gott begegnen und zu uns sprechen. Was zählt, ist, auf welche Weise wir mit Gott und mit den Mitmenschen in Beziehung treten. Hochmut schadet jedem guten Werk, macht das Gebet leer und entfernt von Gott und den anderen. Demut bildet die Voraussetzung, um vom Herrn erhoben zu werden und um sein Erbarmen zu erfahren.

Santo Padre:

Sono molto lieto di accogliere i fratelli e le sorelle di lingua tedesca e neerlandese. Un saluto particolare rivolgo ai sacerdoti della Diocesi di Würzburg accompagnati dal loro Vescovo Mons. Friedhelm Hofmann. Solo chi si fa piccolo davanti al Signore, può sperimentare la grandezza della sua misericordia. Chiediamo a Maria, nostra madre, di aiutarci a pregare con cuore umile. E non dimenticate di pregare per me e per tutta la Chiesa. Grazie.

Speaker:

Mit Freude heiße ich alle Brüder und Schwestern deutscher und niederländischer Sprache willkommen. Einen besonderen Gruß richte ich an die Priester aus dem Bistum Würzburg in Begleitung von Bischof Friedhelm Hofmann. Nur wer sich klein macht vor dem Herrn, kann die Größe seiner Barmherzigkeit erfahren. Bitten wir Maria, unsere Mutter, uns zu helfen, mit einem demütigen Herzen zu beten. Und vergesst nicht, für mich und für die ganze Kirche zu beten. Danke.

[00909-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

En la parábola del fariseo y el publicano, que suben al templo para orar, Jesús nos enseña la actitud correcta para invocar la misericordia del Padre.

El fariseo hace una oración de agradecimiento en la que se complace de sí mismo por el cumplimiento de la ley, se siente irreprensible y desprecia a los demás. Su soberbia compromete toda obra buena, vacía la oración, y lo aleja de Dios y del prójimo.

Nosotros hoy, más que preguntarnos cuánto rezamos, podemos preguntarnos cómo lo hacemos, o mejor cómo es nuestro corazón para valorar los pensamientos y sentimientos, y eliminar toda arrogancia.

El publicano ora con humildad, arrepentido de sus pecados, mendiga la misericordia de Dios. Nos recuerda la condición necesaria para recibir el perdón del Señor y se convierte en imagen del verdadero creyente.

La oración del soberbio no alcanza el corazón de Dios, la oración humilde obtiene su misericordia.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España y Latinoamérica. Que la Virgen María, nuestra Madre, que proclama en el Magnificat la misericordia del Señor, nos ayude a orar siempre con un corazón semejante al suyo.

[00910-ES.01] [Texto original: Español]

In lingua portoghese

Speaker:

A parábola do fariseu e do cobrador de impostos, na sociedade de então chamado publicano, ensina-nos qual é a atitude certa para rezar e pedir a misericórdia do Pai. Os dois sobem ao templo para rezar, mas comportam-se de maneira diferente, obtendo resultados opostos. O fariseu, mais do que rezar, compraz-se consigo mesmo, com a sua observância dos mandamentos; mas a sua atitude e as suas palavras estão longe do modo de agir e falar de Deus, que ama a todos e não despreza os pecadores. A atitude certa é a do publicano. Os seus gestos de contrição e as poucas e simples palavras que diz – «ó Deus, tem piedade de mim, que sou pecador» – dão testemunho da sua condição miserável. A sua oração é essencial. Comporta-se humildemente, certo de ser apenas um pecador necessitado de compaixão. Se o fariseu não pede nada porque já tinha tudo, o publicano só pode mendigar a misericórdia de Deus. Apresentando-se de «mãos vazias», com o coração desnudado e reconhecendo-se pecador, o publicano mostra a todos nós a condição necessária para receber o perdão do Senhor. Mas, se Deus mostra preferência pela humildade, não é para nos aviltar; pelo contrário, a humildade é a condição necessária para ser exaltados pelo Senhor, de modo a experimentar a misericórdia que vem preencher o nosso vazio. Se a oração do soberbo não chega ao coração de Deus, a humildade do miserável abre-o de par em par.

Santo Padre:

Saluto cordialmente gli alunni e insegnanti della Scuola Eça de Queirós, i fedeli della parrocchia di Lapa e della diocesi di Paraná, e gli altri pellegrini di lingua portoghese: a tutti ricordo che la preghiera apre la porta della nostra vita a Dio. Egli ci insegna a uscire da noi stessi per andare a incontrare gli altri immersi nella prova, portando loro conforto, luce e speranza. Su di voi e sulle vostre famiglie scenda la benedizione del Signore.

Speaker:

Saúdo cordialmente os alunos e professores da Escola Eça de Queirós, os fiéis da paróquia da Lapa e da diocese de Paraná, e restantes peregrinos de língua portuguesa: a todos recordo que a oração abre a porta da nossa vida a Deus. Ele ensina-nos a sair de nós mesmos para ir ao encontro dos outros que vivem na provação, levando-lhes consolação, luz e esperança. Sobre vós e vossas famílias, desça a bênção do Senhor.

[00911-PO.01] [Texto original: Português]

In lingua araba

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba provenienti dal Medio Oriente e rivolgo un saluto speciale ai fedeli maroniti provenienti dagli Stati Uniti di America accompagnati da Mons. Abdallah Elias Zaidan, Eparca di Nostra Signora del Libano a Los Angeles! Cari fratelli e sorelle, San Giacomo ci esorta dicendo: “Umiliatevi davanti al Signore ed egli vi esalterà” (Gc 4,10). Guardiamo Maria e chiediamo la grazia dell’umiltà che Dio ci insegna. Il Signore vi benedica!

Speaker:

أُرحّبُ بالحجّاجِ الناطقينَ باللّغةِ العربيّة وخاصّة بالقادمينَ من الشّرق الأوسط وأتوجّه بتحية خاصة إلى المؤمنين الموارنة القادمين من الولايات المتحدة الأمريكية برفقة المطران عبدالله الياس زيدان راعي أبرشيّة سيّدة لبنان في لوس أنجلس، أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، يحثُّنا القدّيس يعقوب قائلاً: "تَواضَعوا بَينَ يَدَي ربِّكم فيَرفَعَكم" (يعقوب ٤، ۱٠)، لنَنظُر إلى مريم ولنطلُب نعمة التّواضع الذي يعلِّمنا إياه الله. ليبارككُم الربّ!

[00912-AR.01] [Testo originale: Arabo]

In lingua polacca

Speaker:

Dziś w kontekście modlitwy zatrzymujemy się przypowieści o faryzeuszu i celniku (por. Łk 18,9-14). Modlitwa faryzeusza jest wprawdzie dziękczynieniem skierowanym do Boga, ale w rzeczywistości jest ona demonstracją własnych zasług, z poczuciem wyższości wobec „innych ludzi”, określonych jako „zdziercy, oszuści, cudzołożnicy”, jak, na przykład, „ten celnik” (w. 11). Faryzeusz modli się do Boga, ale naprawdę patrzy na samego siebie. Stoi, czuje się bezpieczny, jakby on sam był panem świątyni! Wymienia listę dokonanych dobrych uczynków: jest bez zarzutu. A jednak jego postawa i jego słowa są dalekie od sposobu działania i mówienia Boga, który kocha wszystkich ludzi i nie pogardza grzesznikami. Faryzeusz, który uważa siebie za sprawiedliwego, pomija najważniejsze przykazanie: miłość Boga i bliźniego.

Natomiast celnik staje w świątyni z sercem pokornym i skruszonym. Jego modlitwa jest bardzo krótka: „Boże, miej litość dla mnie, grzesznika!”. Działa jako człowiek pokorny, pewny jedynie tego, że jest grzesznikiem potrzebującym zmiłowania. Faryzeusz o nic nie poprosił, bo miał już wszystko. Celnik żebrze o Boże miłosierdzie. I właśnie on staje się ikoną prawdziwego wierzącego.

Pycha zagraża wszelkiemu dobremu działaniu, ogałaca modlitwę, oddala od Boga i od innych. Jeśli Bóg ma upodobanie w pokorze, to nie po to, aby nas poniżyć: pokora jest raczej niezbędnym warunkiem, aby być przez Niego wyniesionym i by doświadczyć miłosierdzia, które przychodzi, aby wypełnić naszą pustkę.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. Oggi in modo particolare mi unisco ai giovani che, come ogni anno, si radunano a Lednica. Cari amici, voi insieme desiderate ad alta voce dire, cantare e ballare il vostro “Amen”. Questa è la vostra conferma del personale affidamento a Cristo che i vostri avi hanno accolto insieme al battesimo 1050 anni or sono. Sull’esempio di Maria, la cui vita è stata totalmente permeata dalla gloria di Dio, nello Spirito Santo ripetete quotidianamente il vostro “Amen – così sia!”. Il ricordo di padre Jan, iniziatore dei vostri incontri, che ormai sta presso il Signore, vi ispiri sulle vie della fede. Benedico di cuore voi e i vostri Pastori. Sia lodato Gesù Cristo!

Speaker:

Serdecznie pozdrawiam polskich pielgrzymów. Dziś w sposób szczególny jednoczę się z młodymi, którzy jak co roku gromadzą się w Lednicy. Drodzy Przyjaciele, chcecie razem głośno wypowiedzieć, wyśpiewać i wytańczyć Wasze „Amen”. Jest to wasze potwierdzenie osobistego oddania Chrystusowi, którego wasi przodkowie przyjęli wraz z chrztem 1050 lat temu. Na wzór Maryi, której życie całe było przeniknięte chwałą Bożą, w Duchu Świętym codziennie powtarzajcie wasze „amen – nie tak się stanie”. Wspomnienie ojca Jana, inicjatora waszych spotkań, który stanął już przez Panem, niech was inspiruje na drogach wiary. Z serca błogosławię wam i waszym pasterzom. Niech Będzie pochwalony Jezus Chrystus!

[00913-PL.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua italiana

Rivolgo un cordiale benvenuto ai fedeli di lingua italiana. In particolare, saluto i fedeli delle Diocesi di Mondovì e quelli di Casale Monferrato, con il Vescovo Mons. Alceste Catella; i gruppi parrocchiali, le associazioni e le scolaresche: vi invito tutti a perseverare nei rispettivi impegni con umiltà, diffondendo attorno a voi la misericordia e la consolazione cristiana, specialmente verso quanti vivono nel bisogno. Saluto i partecipanti al Corso promosso dalla Congregazione delle Cause dei Santi: cari fratelli e sorelle, vi esorto ad operare affinché le cause di beatificazione e canonizzazione rilancino, nelle diocesi e negli istituti religiosi, l’entusiasmo della fede e un rifiorito impegno per la missione e la propria santificazione.

Venerdì ricorre la Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù, quest’anno arricchita dal Giubileo dei sacerdoti. Invito tutti a pregare in tutto il mese di giugno il Cuore di Gesù e a sostenere con la vicinanza e l’affetto i vostri sacerdoti affinché siano sempre immagine di quel Cuore pieno di amore misericordioso.

Un pensiero speciale porgo ai giovani, agli ammalati e agli sposi novelli. Cari giovani, attingete al Cuore di Gesù il nutrimento della vostra vita spirituale e la fonte della vostra speranza; cari ammalati, offrite la vostra sofferenza al Signore, perché continui ad estendere il suo amore nel cuore degli uomini; e voi, cari sposi novelli, accostatevi frequentemente all’Eucarestia, perché, nutriti di Cristo, siate famiglie cristiane toccate dall’amore di quel Cuore divino.

[00914-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0392-XX.01]