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Messaggio del Santo Padre al Segretario Generale dell’O.N.U. in occasione del 1° “World Humanitarian Summit” (Istanbul, 23-24 maggio 2016), 23.05.2016


Messaggio del Santo Padre

Traduzione in lingua italiana

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato al Segretario Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, Sig. Ban ki-moon, per i lavori del 1° World Humanitarian Summit (Istanbul, 23-24 maggio) e che è stato letto questo pomeriggio dal Cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, Rappresentante della Santa Sede al Summit:

Messaggio del Santo Padre

To His Excellency Ban Ki-moon
Secretary-General of the United Nations

I wish to greet all those taking part in this first World Humanitarian Summit, the President of Turkey together with the organizers of this meeting, and you, Mr Secretary-General, who have called for this occasion to be a turning point for the lives of millions of people who need protection, care and assistance, and who seek a dignified future.

I hope that your efforts may contribute in a real way to alleviating the sufferings of these millions of people, so that the fruits of the Summit may be demonstrated through a sincere solidarity and a true and profound respect for the rights and dignity of those suffering due to conflicts, violence, persecution and natural disasters. In this context, the victims are those who are most vulnerable, those who live in conditions of misery and exploitation.

We cannot deny that many interests today prevent solutions to conflicts, and that military, economic and geopolitical strategies displace persons and peoples and impose the god of money, the god of power. At the same time, humanitarian efforts are frequently conditioned by commercial and ideological constraints.

For this reason, what is needed today is a renewed commitment to protect each person in their daily life and to protect their dignity and human rights, their security and their comprehensive needs. At the same time, it is necessary to preserve freedom and the social and cultural identity of peoples; without this leading to instances of isolation, it should also favour cooperation, dialogue, and especially peace.

“Leaving no one behind” and “doing one’s very best” demands that we do not give up and that we take responsibility for our decisions and actions regarding the victims themselves. First of all, we must do this in a personal way, and then together, coordinating our strengths and initiatives, with mutual respect for our various skills and areas of expertise, not discriminating but rather welcoming. In other words: there must be no family without a home, no refugee without a welcome, no person without dignity, no wounded person without care, no child without a childhood, no young man or woman without a future, no elderly person without a dignified old age.

May this also be the occasion to recognize the work of those who serve their neighbour and contribute to consoling the sufferings of the victims of war and calamity, of the displaced and refugees, and who care for society, particularly through courageous choices in favour of peace, respect, healing and forgiveness. This is the way in which human lives are saved.

No one loves a concept, no one loves an idea; we love persons. Self-sacrifice, true self-giving, flows from love towards men and women, the children and elderly, peoples and communities… faces, those faces and names which fill our hearts.

Today I offer a challenge to this Summit: let us hear the cry of the victims and those suffering. Let us allow them to teach us a lesson in humanity. Let us change our ways of life, politics, economic choices, behaviours and attitudes of cultural superiority.

Learning from victims and those who suffer, we will be able to build a more humane world.

I assure you my prayers, and I invoke upon all present the divine blessings of wisdom, strength and peace.

From the Vatican, 21 May 2016

FRANCISCUS PP.

[00859-EN.01] [Original text: English]

Traduzione in lingua italiana

A Sua Eccellenza Ban Ki-moon
Segretario Generale delle Nazioni Unite

Saluto tutti i partecipanti a questo Primo Vertice Mondiale Umanitario, S.E. il Presidente della Turchia, con gli organizzatori, e Lei, Signor Segretario Generale, che ha invitato a fare di questa occasione un punto di svolta per la vita di milioni di persone bisognose di protezione, di cure e di assistenza, e che desiderano un futuro dignitoso.

Spero che i vostri sforzi possano contribuire concretamente ad alleviare i patimenti di questi milioni di persone, affinché i frutti del Vertice possano essere posti in evidenza attraverso una solidarietà sincera e un vero e profondo rispetto dei diritti e della dignità di coloro che soffrono a causa di conflitti, violenze, persecuzioni e disastri naturali. In questo contesto le vittime sono specialmente i più vulnerabili, che vivono in condizioni di miseria e di sfruttamento.

Non possiamo negare che troppi interessi impediscono oggi le soluzioni dei conflitti, e che strategie militari, economiche e geo-politiche spostano persone e popoli e impongono il dio denaro, il dio potere. Nello stesso tempo, gli sforzi umanitari vengono frequentemente condizionati da imposizioni commerciali e ideologiche.

Per questo, ciò che occorre oggi è un impegno rinnovato a proteggere ogni persona nella sua vita quotidiana e a salvaguardare la sua dignità e i suoi diritti umani, la sua sicurezza e i suoi bisogni integrali. Contemporaneamente, è necessario preservare la libertà e l’identità culturale e sociale dei popoli; senza che ciò porti a chiusure, ma, anzi, favorisca la cooperazione, il dialogo e, specialmente, la pace.

“Non lasciare nessuno indietro” e “Fare del proprio meglio” ci chiedono di non rassegnarci, di assumerci la responsabilità delle decisioni e delle azioni di fronte alle stesse vittime. Farlo prima personalmente, poi insieme, coordinando le forze e l’azione nel reciproco rispetto delle diverse abilità e settori di competenza, non discriminando ma accogliendo. In altre parole: non deve esserci nessuna famiglia senza casa, nessun rifugiato senza accoglienza, nessuna persona senza dignità, nessun ferito senza cure, nessun bambino senza infanzia, nessun giovane, ragazzo o ragazza, senza un futuro, nessun anziano senza una decorosa vecchiaia.

Possa questa essere anche l’occasione per riconoscere il lavoro di chi serve il prossimo e contribuisce ad alleviare le sofferenze delle vittime di guerre e calamità, dei profughi e dei rifugiati, e si prende cura della società, specialmente attraverso scelte coraggiose di pace, di rispetto, di risanamento e di perdono. In questo modo si salvano le vite delle persone.

Non si amano i concetti, non si ama un’idea; si amano le persone. Il sacrificio di sé , l’autentico dono di sé, scaturisce dall’amore verso gli uomini e le donne, i bambini e gli anziani, i popoli e le comunità …i volti, quei volti e nomi che riempiono i nostri cuori.

Oggi vorrei proporre una sfida a questo Vertice: ascoltiamo il grido delle vittime e di coloro che soffrono. Lasciamo che ci diano una lezione di umanità. Cambiamo i nostri stili di vita, le politiche, le scelte economiche, i comportamenti e gli atteggiamenti di superiorità culturale.

Imparando dalle vittime e da chi soffre, saremo in grado di costruire un mondo più umano.

Vi assicuro le mie preghiere, e invoco su tutti i presenti le benedizioni divine della saggezza, della fortezza e della pace.

Dal Vaticano, 21 Maggio 2016.

FRANCESCO

[00859-IT.01] [Testo originale: Inglese]

[B0370-XX.02]