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Udienza ai partecipanti alla Conferenza Internazionale della Fondazione “Centesimus Annus - Pro Pontifice”, 13.05.2016


Discorso del Santo Padre

Testo in lingua inglese

Alle ore 12 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Conferenza Internazionale promossa dalla Fondazione Centesimus Annus - Pro Pontifice sul tema “L’iniziativa imprenditoriale nella lotta contro la povertà. Emergenza profughi, la nostra sfida” (Aula Nuova del Sinodo, 12-14 maggio 2016).
Pubblichiamo di seguito il discorso che il Papa ha rivolto ai presenti all’Udienza:

Discorso del Santo Padre

Cari amici,

vi rivolgo il mio caloroso benvenuto e ringrazio il Presidente per le sue cortesi parole. In questi giorni di riflessione e di dialogo, avete preso in considerazione il contributo della comunità degli affari alla lotta contro la povertà, con particolare riferimento all’attuale crisi dei profughi. Sono grato per la prontezza con la quale portate la vostra competenza ed esperienza nella discussione su queste delicate questioni umanitarie e sugli obblighi morali che esse comportano.

La crisi dei profughi, le cui proporzioni stanno crescendo ogni giorno, è una di quelle a cui mi sento particolarmente vicino. Nella mia recente visita a Lesbo, sono stato testimone di strazianti esperienze di sofferenza umana, specialmente di famiglie e bambini. Era mia intenzione, insieme ai miei fratelli Ortodossi il Patriarca Bartolomeo e l’Arcivescovo Geronimo, di offrire al mondo una maggiore consapevolezza di queste «scene di tragico e davvero disperato bisogno», e di «darvi risposta in un modo degno della nostra comune umanità» (Visita al Campo Rifugiati di Moria, 16 aprile 2016). Al di là dell’immediato e pratico aspetto del fornire aiuto materiale a questi nostri fratelli e sorelle, la comunità internazionale è chiamata a individuare risposte politiche, sociali ed economiche di lungo periodo a problematiche che superano i confini nazionali e continentali e coinvolgono l’intera famiglia umana.

La lotta contro la povertà non è soltanto un problema economico, ma anzitutto un problema morale, che fa appello ad una solidarietà globale e allo sviluppo di un approccio più equo nei confronti dei bisogni e delle aspirazioni degli individui e dei popoli in tutto il mondo. Alla luce di questo compito impegnativo, l’iniziativa della vostra Fondazione è particolarmente tempestiva. Traendo ispirazione dal ricco patrimonio della Dottrina sociale della Chiesa, la presente Conferenza esplora da diversi punti di vista le implicazioni pratiche ed etiche dell’attuale economia mondiale, mentre, nel medesimo tempo, cerca di porre le fondamenta per una cultura economica e degli affari che sia più inclusiva e rispettosa della dignità umana. Come san Giovanni Paolo II ha più volte rilevato, l’attività economica non può essere condotta in un vuoto istituzionale o politico (cfr Lett. enc. Centesimus annus, 48), ma possiede una essenziale componente etica; deve inoltre sempre porsi al servizio della persona umana e del bene comune.

Una visione economica esclusivamente orientata al profitto e al benessere materiale è – come l’esperienza quotidianamente ci mostra – incapace di contribuire in modo positivo ad una globalizzazione che favorisca lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, una giusta distribuzione delle risorse, la garanzia di lavoro dignitoso e la crescita dell’iniziativa privata e delle imprese locali. Un’economia dell’esclusione e dell’inequità (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 53) ha portato ad un più grande numero di diseredati e di persone scartate come improduttive e inutili. Gli effetti sono percepiti anche nelle società più sviluppate, nelle quali la crescita in percentuale della povertà e il decadimento sociale rappresentano una seria minaccia per le famiglie, per la classe media che si contrae e, in modo particolare, per i giovani. I tassi di disoccupazione giovanile sono uno scandalo che non solo richiede di essere affrontato anzitutto in termini economici, ma che va affrontato anche, e non meno urgentemente, come una malattia sociale, dal momento che la nostra gioventù viene derubata della speranza e vengono sperperate le sue grandi risorse di energia, di creatività e di intuizione.

È mia speranza che la vostra Conferenza possa contribuire a generare nuovi modelli di progresso economico più direttamente orientati al bene comune, all’inclusione e allo sviluppo integrale, all’incremento del lavoro e all’investimento nelle risorse umane. Il Concilio Vaticano II ha giustamente sottolineato che, per i cristiani, l’attività economica, finanziaria e degli affari non può essere separata dal dovere di lottare per il perfezionamento dell’ordine temporale in conformità con i valori del Regno di Dio (cfr Cost. past. Gaudium et spes, 72). La vostra è in effetti una vocazione al servizio della dignità umana e della costruzione di un mondo di autentica solidarietà. Illuminati e ispirati dal Vangelo, e mediante una fruttuosa cooperazione con le Chiese locali e i loro Pastori, così come con altri credenti e uomini e donne di buona volontà, possa il vostro lavoro contribuire sempre alla crescita di quella civiltà dell’amore che abbraccia l’intera famiglia umana nella giustizia e nella pace.

Su voi tutti e sulle vostre famiglie invoco la benedizione del Signore e i suoi doni di saggezza, di gioia e di fortezza.

[00786-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua inglese

Dear Friends,

I offer a warm welcome to all of you and I thank your President for his kind words. In these days of reflection and dialogue, you have considered the contribution of the business community to the fight against poverty, with particular attention to the current refugee crisis. I am grateful for your readiness to bring your expertise and experience to the discussion of these critical humanitarian issues and the moral obligations that they entail.

The refugee crisis, whose proportions are growing daily, is one especially close to my heart. In my recent visit to Lesbos, I witnessed heartrending scenes of human suffering, especially on the part of families and children. It was my intention, together with my Orthodox brothers, Patriarch Bartholomew and Archbishop Ieronymos, to make the world more aware of these “scenes of tragic and indeed desperate need”, and to “respond in a way worthy of our common humanity” (Visit to Moria Refugee Camp, 16 April 2016). Apart from the immediate and practical aspect of providing material relief to these brothers and sisters of ours, the international community is challenged to devise long-term political, social and economic responses to issues that transcend national and continental boundaries, and affect the entire human family.

The fight against poverty is not merely a technical economic problem, but above all a moral one, calling for global solidarity and the development of more equitable approaches to the concrete needs and aspirations of individuals and peoples worldwide. In the light of this demanding task, this initiative of your Foundation is most timely. Drawing inspiration from the rich patrimony of the Church’s social doctrine, the present Conference is exploring from various standpoints the practical and ethical implications of the present world economy, while at the same time laying the foundations for a business and economic culture that is more inclusive and respectful of human dignity. As Saint John Paul II frequently insisted, economic activity cannot be conducted in an institutional or political vacuum (cf. Centesimus Annus, 48), but has an essential ethical component; it must always stand at the service of the human person and the universal common good.

An economic vision geared to profit and material well-being alone is – as experience is daily showing us – incapable of contributing in a positive way to a globalization that favours the integral development of the world’s peoples, a just distribution of the earth’s resources, the guarantee of dignified labour and the encouragement of private initiative and local enterprise. An economy of exclusion and inequality (cf. Evangelii Gaudium, 53) has led to greater numbers of the disenfranchised and those discarded as unproductive and useless. The effects are felt even in our more developed societies, in which the growth of relative poverty and social decay represent a serious threat to families, the shrinking middle class and in a particular way our young people. The rates of unemployment for the young are not only a scandal needing to be addressed first and foremost in economic terms, but also, and no less urgently, as a social ill, for our youth are being robbed of hope and their great resources of energy, creativity and vision are being squandered.

It is my hope that your Conference will contribute to generating new models of economic progress more clearly directed to the universal common good, inclusion and integral development, the creation of labour and investment in human resources. The Second Vatican Council rightly pointed out that, for Christians, economic, financial and business activity cannot be separated from the duty to strive for the perfecting of the temporal order in accordance with the values of God’s Kingdom (cf. Gaudium et Spes, 72). Yours is in fact a vocation at the service of human dignity and the building of a world of authentic solidarity. Enlightened and inspired by the Gospel, and in fruitful cooperation with the local Churches and their pastors, as well as other believers and people of good will, may your work always contribute to the growth of that civilization of love which embraces the entire human family in justice and peace.

Upon all of you, and your families, I invoke the Lord’s blessings of wisdom, joy and strength.

[00786-EN.01] [Original text: Italian]

[B0338-XX.02]