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L’Udienza Generale, 27.04.2016


Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

Saluti particolari nelle diverse lingue

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.00 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Francesco ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli provenienti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, continuando la sua meditazione sulla misericordia nella prospettiva evangelica, si è soffermato sulla parabola del Buon Samaritano (Va’ e anche tu fa’ così – cfr Lc 10,25-37).

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha indirizzato particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Catechesi del Santo Padre in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Oggi riflettiamo sulla parabola del buon samaritano (cfr Lc 10,25-37). Un dottore della Legge mette alla prova Gesù con questa domanda: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?» (v. 25). Gesù gli chiede di dare lui stesso la risposta, e quello la dà perfettamente: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso» (v. 27). Gesù allora conclude: «Fa’ questo e vivrai» (v. 28).

Allora quell’uomo pone un’altra domanda, che diventa molto preziosa per noi: «Chi è mio prossimo?» (v. 29), e sottintende: “i miei parenti? I miei connazionali? Quelli della mia religione?...”. Insomma, vuole una regola chiara che gli permetta di classificare gli altri in “prossimo” e “non-prossimo”, in quelli che possono diventare prossimi e in quelli che non possono diventare prossimi.

E Gesù risponde con una parabola, che mette in scena un sacerdote, un levita e un samaritano. I primi due sono figure legate al culto del tempio; il terzo è un ebreo scismatico, considerato come uno straniero, pagano e impuro, cioè il samaritano. Sulla strada da Gerusalemme a Gerico il sacerdote e il levita si imbattono in un uomo moribondo, che i briganti hanno assalito, derubato e abbandonato. La Legge del Signore in situazioni simili prevedeva l’obbligo di soccorrerlo, ma entrambi passano oltre senza fermarsi. Erano di fretta… Il sacerdote, forse, ha guardato l’orologio e ha detto: “Ma, arrivo tardi alla Messa… Devo dire Messa”. E l’altro ha detto: “Ma, non so se la Legge me lo permette, perché c’è il sangue lì e io sarò impuro…”. Vanno per un’altra strada e non si avvicinano. E qui la parabola ci offre un primo insegnamento: non è automatico che chi frequenta la casa di Dio e conosce la sua misericordia sappia amare il prossimo. Non è automatico! Tu puoi conoscere tutta la Bibbia, tu puoi conoscere tutte le rubriche liturgiche, tu puoi conoscere tutta la teologia, ma dal conoscere non è automatico l’amare: l’amare ha un’altra strada, occorre l’ intelligenza, ma anche qualcosa di più… Il sacerdote e il levita vedono, ma ignorano; guardano, ma non provvedono. Eppure non esiste vero culto se esso non si traduce in servizio al prossimo. Non dimentichiamolo mai: di fronte alla sofferenza di così tanta gente sfinita dalla fame, dalla violenza e dalle ingiustizie, non possiamo rimanere spettatori. Ignorare la sofferenza dell’uomo, cosa significa? Significa ignorare Dio! Se io non mi avvicino a quell’uomo, a quella donna, a quel bambino, a quell’anziano o a quell’anziana che soffre, non mi avvicino a Dio.

Ma veniamo al centro della parabola: il samaritano, cioè proprio quello disprezzato, quello sul quale nessuno avrebbe scommesso nulla, e che comunque aveva anche lui i suoi impegni e le sue cose da fare, quando vide l’uomo ferito, non passò oltre come gli altri due, che erano legati al Tempio, ma «ne ebbe compassione» (v. 33). Così dice il Vangelo: “Ne ebbe compassione”, cioè il cuore, le viscere, si sono commosse! Ecco la differenza. Gli altri due “videro”, ma i loro cuori rimasero chiusi, freddi. Invece il cuore del samaritano era sintonizzato con il cuore stesso di Dio. Infatti, la “compassione” è una caratteristica essenziale della misericordia di Dio. Dio ha compassione di noi. Cosa vuol dire? Patisce con noi, le nostre sofferenze Lui le sente. Compassione significa “compartire con”. Il verbo indica che le viscere si muovono e fremono alla vista del male dell’uomo. E nei gesti e nelle azioni del buon samaritano riconosciamo l’agire misericordioso di Dio in tutta la storia della salvezza. E’ la stessa compassione con cui il Signore viene incontro a ciascuno di noi: Lui non ci ignora, conosce i nostri dolori, sa quanto abbiamo bisogno di aiuto e di consolazione. Ci viene vicino e non ci abbandona mai. Ognuno di noi, farsi la domanda e rispondere nel cuore: “Io ci credo? Io credo che il Signore ha compassione di me, così come sono, peccatore, con tanti problemi e tanti cose?”. Pensare a quello e la risposta è: “Sì!”. Ma ognuno deve guardare nel cuore se ha la fede in questa compassione di Dio, di Dio buono che si avvicina, ci guarisce, ci accarezza. E se noi lo rifiutiamo, Lui aspetta: è paziente ed è sempre accanto a noi.

Il samaritano si comporta con vera misericordia: fascia le ferite di quell’uomo, lo trasporta in un albergo, se ne prende cura personalmente e provvede alla sua assistenza. Tutto questo ci insegna che la compassione, l’amore, non è un sentimento vago, ma significa prendersi cura dell’altro fino a pagare di persona. Significa compromettersi compiendo tutti i passi necessari per “avvicinarsi” all’altro fino a immedesimarsi con lui: «amerai il tuo prossimo come te stesso». Ecco il Comandamento del Signore.

Conclusa la parabola, Gesù ribalta la domanda del dottore della Legge e gli chiede: «Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?» (v. 36). La risposta è finalmente inequivocabile: «Chi ha avuto compassione di lui» (v. 27). All’inizio della parabola per il sacerdote e il levita il prossimo era il moribondo; al termine il prossimo è il samaritano che si è fatto vicino. Gesù ribalta la prospettiva: non stare a classificare gli altri per vedere chi è prossimo e chi no. Tu puoi diventare prossimo di chiunque incontri nel bisogno, e lo sarai se nel tuo cuore hai compassione, cioè se hai quella capacità di patire con l’altro.

Questa parabola è uno stupendo regalo per tutti noi, e anche un impegno! A ciascuno di noi Gesù ripete ciò che disse al dottore della Legge: «Va’ e anche tu fa’ così» (v. 37). Siamo tutti chiamati a percorrere lo stesso cammino del buon samaritano, che è figura di Cristo: Gesù si è chinato su di noi, si è fatto nostro servo, e così ci ha salvati, perché anche noi possiamo amarci come Lui ci ha amato, allo stesso modo.

[00671-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Sintesi della catechesi e saluti nelle diverse lingue

In lingua francese

Speaker:

Frères et sœurs, dans la parabole du bon Samaritain Jésus nous montre que l’amour du prochain ne peut se limiter à une théorie abstraite, mais engage tout l’être humain dans le concret de la vie. A l’exemple du prêtre et du lévite de la parabole, il ne suffit pas de pratiquer le culte pour exercer la miséricorde envers le prochain. Le Samaritain, au contraire, éprouve de la compassion envers celui qui souffre. La compassion est une caractéristique essentielle de la miséricorde que Dieu exerce à travers nous. En effet, celui qui est compatissant, par son agir, exerce la miséricorde même de Dieu. Jésus nous enseigne à ne pas classifier les autres pour voir qui est le prochain et qui ne l’est pas. On peut devenir le prochain de tous ceux que l’on rencontre ; et on le deviendra par la compassion que l’on éprouve envers eux.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i pellegrini di lingua francese, in particolare quelli delle diocesi di Montpellier, Nantes. San Claude e Moulins, accompagnati dai loro Vescovi. Fratelli e sorelle non dobbiamo rimanere indifferenti alle sofferenze di quanti incontriamo: sull’esempio di Gesù, buon Samaritano, che si china su di noi per guarire le nostre ferite, siamo chiamati a provare compassione e portare loro il nostro aiuto.

Speaker:

Je salue cordialement les pèlerins de langue française, en particulier les diocèses de Montpellier, de Nantes, de Saint Claude et de Moulins, accompagnés de leurs Evêques. Frères et sœurs, ne soyons pas indifférents aux souffrances des personnes que nous rencontrons. A l’exemple de Jésus, notre bon Samaritain qui se penche sur nous pour guérir nos blessures, sachons éprouver de la compassion et leur porter secours. Que Dieu vous bénisse!

[00672-FR.01] [Texte original: Français]

In lingua inglese

Speaker:

Dear Brothers and Sisters: In our catechesis for this Holy Year of Mercy, we now turn to the parable of the Good Samaritan. Jesus had taught the great commandment of love for God and neighbour. In reply to the question: “Who is my neighbour?”, he recounts the story of the priest and the levite who pass by a man in need at the side of the road. Their religiosity is ultimately inauthentic, for it does not find expression in service to others. Love, the Lord tells us, is never abstract or distant; it “sees” and it responds. The compassion shown by the Samaritan is an image of the infinite mercy of God, who always sees our needs and draws near to us in love. The command to love God and neighbour, then, is supremely practical; it entails caring for others even to the point of personal sacrifice. By the end of the parable, we see that the “neighbour” is not so much the man in need, but rather the one who responded to that need with compassion. Jesus tells all of us to be neighbours in this sense: “Go and do likewise”. He himself is the model of the Good Samaritan; by imitating his love and compassion, we show ourselves truly to be his followers.

Santo Padre:

Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente quelli provenienti da Inghilterra, Svezia, Slovacchia, Cina, Indonesia, Singapore, Sri Lanka, Vietnam, Filippine, Canada e Stati Uniti d’America. Nella gioia del Signore Risorto, invoco su di voi e sulle vostre famiglie l’amore misericordioso di Dio nostro Padre. Il Signore vi benedica!

Speaker:

I greet the English-speaking visitors taking part in today’s Audience, particularly the pilgrims from England, Sweden, Slovakia, China, Indonesia, Singapore, Sri Lanka, Vietnam, the Philippines, Canada and the United States of America. In the joy of the Risen Lord, I invoke upon you and your families the loving mercy of God our Father. May the Lord bless you all!

[00673-EN.01] [Original text: English]

In lingua tedesca

Speaker:

Liebe Brüder und Schwestern, das Gleichnis vom Barmherzigen Samariter erklärt uns, was Nächstenliebe bedeutet: Drei Menschen, ein Priester, ein Levit und ein Samariter kamen an einem Mann vorbei, den Räuber überfallen und halbtot liegengelassen hatten. Obwohl die ersten beiden regelmäßig ihren Dienst im Tempel versahen und die Gesetze Gottes kannten, gingen sie einfach vorüber. Ein vermeintlicher, oberflächlicher Glaube lebt weder die wahre Liebe zu Gott, noch zum Nächsten. Der Samariter endlich, der den Juden als unzuverlässiger Ausländer galt, hielt beim Verletzten an. Er blieb nicht nur Zuschauer, sondern „hatte Mitleid“ (Lk 10,33). Das Herz des Samariters war verbunden mit dem Herzen Gottes, der auch mit uns Menschen Mitleid hat. Mitleid haben heißt, im Innersten ergriffen sein angesichts des Elends des anderen. Wie der Samariter lässt sich Gott von unserer Not berühren. Er wendet nicht den Blick von uns ab, er kennt unsere Schmerzen und ist uns immer nahe. Auch wir sollen die Verpflichtung erkennen, dem Notleidenden nahe zu sein, uns mit ihm zu identifizieren. Genau das bedeutet: „Liebe deinen Nächsten wie dich selbst“ (V. 27). Am Ende des Gleichnisses erwies sich nur der vielfach verachtete Samariter als Nächster, als einer, der dem Notleidenden nahe war. Wir alle sollen ein Herz haben, das zum Mitleid fähig ist, und so zu einem Nächsten für Menschen in Not werden.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto a tutti i pellegrini di lingua tedesca, in particolare al gruppo della Diocesi di Bolzano-Bressanone con il loro Vescovo Mons. Ivo Muser. Saluto anche voi, cari giovani, che siete presenti così numerosi. Vorrei incoraggiarvi a riconoscere le diverse occasioni quotidiane per diventare prossimo, cioè persone che si fanno vicini a quanti soffrono. Come il buon samaritano fatelo anche voi. Dio vi benedica tutti.

Speaker:

Einen herzlichen Gruß richte ich an alle Pilger deutscher Sprache, insbesondere an die Pilgergruppe aus dem Bistum Bozen-Brixen mit ihrem Bischof Ivo Muser. Ich grüße auch euch, liebe Jugendliche, die ihr so zahlreich zugegen seid. Ich möchte euch ermutigen, im Alltag die vielfältigen Gelegenheiten zu erkennen, um ein Nächster zu werden, einer, der dem Leidenden nahe ist. Macht es wie der Barmherzige Samariter. Gott segne euch alle.

[00674-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

In lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Con la parábola del buen samaritano Jesús nos enseña que para heredar la vida eterna tenemos que amar a Dios sobre todas las cosas y al prójimo como a nosotros mismos. El amor cristiano es un amor comprometido que se hace concreto en la vida. En los gestos concretos de misericordia del buen samaritano reconocemos el modo de actuar de Dios, que se ha revelado en la historia por medio de acciones marcadas por la compasión. Él no ignora nuestros dolores y sabe cuánto necesitamos de su ayuda, de su consuelo, se hace cercano y no nos abandona nunca. El verdadero amor tampoco hace distinciones entre personas, sino que ve a todos como prójimos que necesitan de nuestra ayuda y cercanía. Por lo tanto, si queremos heredar la vida eterna, no podemos ignorar el sufrimiento de los hombres, si lo hiciéramos estaríamos ignorando a Dios.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España y Latinoamérica. Acojamos la llamada de Jesús a ser buenos samaritanos y a hacernos siervos los unos de los otros, como Él nos ha enseñado. Muchas gracias.

[00675-ES.01] [Texto original: Español]

In lingua portoghese

Speaker:

Querendo pôr à prova Jesus, um doutor da Lei que lhe pergunta qual é o caminho para a vida eterna, que é amar a Deus e ao próximo. Mas isso não pode se limitar a uma teoria abstrata, como Jesus indica na parábola do Bom Samaritano. A parábola fala de um sacerdote e um levita, duas figuras ligadas ao culto a Deus, que ignoram um homem moribundo, ferido por assaltantes. Com isso, Jesus mostra que conhecer a misericórdia de Deus e louvá-lo no templo não significa automaticamente saber amar ao próximo. Será um samaritano, considerado impuro e pagão, aquele que sente compaixão pelo homem ferido. De fato, a compaixão é uma característica essencial da misericórdia de Deus, que não nos ignora, conhece as nossas tribulações e sabe quando temos necessidade de ajuda e consolação. O samaritano não fica esperando que o próximo apareça. Ele se faz próximo de quem precisa, ensinando que o amor significa querer cuidar do outro, amá-lo como a si mesmo. Assim o bom samaritano é uma figura do próprio Jesus, que se fez nosso servo para nos salvar.

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua portoghese, in particolare ai fedeli di Zurigo, Brasilia, ai sacerdoti di Serrinha e alle Suore Francescane di San Giuseppe. Cari amici, ricordate che camminiamo insieme, aiutandoci vicendevolmente e, come il Buon Samaritano, dobbiamo fare della nostra vita un dono d’amore alle persone che ci stanno accanto. Dio benedica voi e quanti vi sono cari!

Speaker:

Dirijo uma saudação cordial aos peregrinos de língua portuguesa, particularmente aos fiéis de Zurique, Brasília, aos sacerdotes de Serrinha e às Irmãs Franciscanas de São José. Queridos amigos, recordem que caminhamos juntos, ajudando-nos uns aos outros e, como o Bom Samaritano, devemos fazer da nossa vida um dom de amor para as pessoas que nos rodeiam. Que Deus vos abençoe a vós e a vossos entes queridos!

[00676-PO.01] [Texto original: Português]

In lingua araba

Speaker:

أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، نتأمّل اليوم حول مثل السّامريّ الصّالح. أحد علماء الشّريعة يُحرج يسوع بسؤال، وإذ كان يسوع يعرف أنّ محاوره خبير في الكُتب، يطلب منه أن يجيب بنفسه، فيعطيه هذا الأخير جوابًا كاملاً. وبالتّالي يقوده يسوع ليقيس ذاته مع وصيّة المحبّة. عندها طرح ذاك الرّجل سؤالاً آخرًا قيّمًا لنا: "ومَن قَريبي؟" فيجيب يسوع بمثل، ويضع في المشهد كاهنًا ولاويًّا وسامريًّا. على الدّرب التي تقود من أورشليم إلى أريحا، التقى الكاهن واللاويّ برجل عرّاه اللُّصوص وانهالوا علَيهِ بِالضَّرْب. ثمَّ مَضَوا وقد تَركوهُ بَينَ حَيٍّ ومَيت. إنّ شريعة الربّ تقتضي في حالات كهذه واجب الإسعاف لكنّ كليهما مالا عنه ومضيا. وهنا يقدّم لنا المثل تعليمًا أوليًّا: ليس أمرًا بديهيًّا أنّ الذي يأُمُّ بيت الله ويعرف رحمته يعرف أيضًا كيف يحبّ القريب. ونصل إلى جوهر المثل: السّامريّ، أي ذاك المرذول، والذي لا يأبه به أحد، لم يمضِ كالرّجلين الآخرَين ولكن عندما رأى الرّجل المجروح "أشفق عليه"، وهذا هو الفرق. إن قلب السّامريّ كان متناغمًا مع قلب الله، وبالتالي في تصرّفات وأعمال السّامريّ الصّالح نرى الشّفقة عينها التي من خلالها يأتي الربّ للقاء كلّ فرد منّا: يقترب منّا ولا يتركنا أبدًا. أيّها الإخوة والأخوات الأعزّاء، نحن مدعوّون جميعًا لنسير درب السّامريّ الصّالح: فيسوع قد انحنى علينا وصار خادمًا لنا وخلّصنا، لنتمكّن نحن أيضًا من أن نحبَّ بعضنا بعضًا كما أحبّنا

Santo Padre:

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua araba, in particolare al gruppo dell’università San Giuseppe dei Padri Gesuiti di Beirut per i 140 anni alla fondazione della loro università! Cari fratelli e sorelle, siamo nati in Cristo come strumenti di riconciliazione, per portare a tutti il perdono del Padre, per rivelare con gesti di carità la misericordia che risplende nel suo volto. Il Signore vi benedica!

Speaker:

أُرحّبُ بالحجّاجِ النّاطقينَ باللّغةِ العربيّة، وخاصّةً بالوفد القادم من جامعة القدّيس يوسف للآباء اليسوعيّين في بيروت لمناسبة الذكرى الأربعين بعد المائة على تأسيسها. أيّها الإخوةُ والأخواتُ الأعزّاء، لقد وُلدنا في المسيح كأدوات مصالحة لنحمل للجميع مغفرة الآب ونُظهر وجهَه وجه الحبّ من خلال علامات الرّحمة ، ليبارككُم الربّ!

[00677-AR.01] [Testo originale: Arabo]

In lingua polacca

Speaker:

Drodzy bracia i siostry! Uczony w prawie, o którym usłyszeliśmy dzisiaj, pytając Pana Jezusa o to, jak osiągnąć życie wieczne, dobrze wie, że trzeba zachować przykazanie miłości Boga i bliźniego. Chcąc zapewne usprawiedliwić siebie, zadaje kolejne pytanie, które być może rodzi się także w naszych sercach: „A kto jest moim bliźnim? Czy moi krewni? Rodacy? Ci, którzy wyznają tę samą religię? Jaka jest reguła, by powiedzieć: to jest mój bliźni? Wyjaśniając tę kwestię, Pan Jezus opowiada przypowieść o miłosiernym Samarytaninie. Oto obok człowieka, pobitego, obrabowanego, pozostawionego bez pomocy, przechodzą: kapłan, lewita, Samarytanin. Pierwsi dwaj obojętnie mijają umierającego. Uczęszczają do świątyni, znają przykazania, ale ich serca są zamknięte, zimne. Nie pamiętają, że lekceważenie człowieka, ludzkiego cierpienia jest lekceważeniem Boga! Samarytanin – cudzoziemiec, uważany za wroga i nieczystego, widząc rannego okazuje mu współczucie i miłosierdzie: opatruje jego rany, zawozi do gospody, pielęgnuje, zapewnia mu opiekę. Kto więc jest bliźnim? Ten, który okazał miłosierdzie. W perspektywie myśli o życiu wiecznym, Pan Jezus powtarza każdemu z nas to, copowiedział uczonemu w Prawie: „Idź, i ty czyń podobnie!” (Łk10, 37). Spotykając ludzi, którzy cierpią z powodu głodu, braku środków do życia, przemocy, niesprawiedliwości nie możemy pozostawać jedynie widzami, przechodzić wobec nich obojętnie. Ich sytuacja jest dla nas wyzwaniem.

Santo Padre:

Saluto cordialmente i Polacchi. Fratelli e sorelle, in questi giorni di Giubileo, Gesù ci dice: “Vai e compi le opere di misericordia”. Siamo chiamati ad andare verso i sofferenti e i bisognosi per curare le loro ferite che tolgono la voglia di vivere. Guardiamo nelle nostre famiglie, nel nostro ambiente di lavoro, nelle nostre parrocchie e sentiremo ancora una volta le parole del Signore: “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25, 40). Sia lodato Gesù Cristo.

Speaker:

Serdecznie pozdrawiam Polaków. Bracia i Siostry, w dniach trwającego Jubileuszu, Pan Jezus mówi do nas: ”Idź i czyń miłosierdzie”. Jesteśmy wezwani, by pójść do dotkniętych cierpieniem i potrzebujących, by leczyć ich zranienia, które odbierają chęć do życia. Spójrzmy na nasze rodziny, środowisko pracy, parafie, a usłyszymy raz jeszcze słowa Pana: „Wszystko, co uczyniliście jednemu z tych braci moich najmniejszych, Mnieście uczynili” (Mt 25,40). Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[00678-PL.01] [Testo originale: Polacco]

Saluti particolari nelle diverse lingue

In lingua slovacca

Santo Padre:

Do un cordiale benvenuto aipellegrini Slovacchi, specialmente ai gruppi parrocchiali. In questo vostro pellegrinaggio giubilare varcherete le Porte Sante delle basiliche romane. Varcare la Porta Santa significa confessare che Gesù Cristo è il Signore e così rafforzare la fede in Lui, per vivere la vita nuova che Egli ci ha donato. A voi e ai vostri cari imparto la Benedizione Apostolica

Speaker:

Srdečne vítam pútnikov zo Slovenska, osobitne skupiny zfarností. Na tejto vašej jubilejnej púti prejdete Svätými bránami rímskych bazilík. Prejsť Svätou bránou znamená vyznať, že Ježiš Kristus je Pán a tak posilniť vieru v neho, aby sme žili novým životom, ktorý nám on daroval. Ochotne udeľujem Apoštolské požehnanie všetkým vám ivašim drahým.

[00680-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

In lingua italiana

Saluto i pellegrini di lingua italiana, in particolare voi, fedeli delle diocesi di Chieti-Vasto, Novara, Alessandria, Chiavari e Pavia, guidati dai rispettivi Vescovi, ed auspico che il vostro pellegrinaggio giubilare sia ricco di frutti spirituali a beneficio delle vostre Comunità diocesane. Saluto i fedeli di Pattada, Tradate, Sant’Andrea in Andria e Santa Maria Maddalena in Dossobuono.

Un pensiero rivolgo ai Missionari Redentoristi, ai sacerdoti educatori dei Seminari Maggiori affiliati all’Università Urbaniana e a quanti prendono parte al Seminario promosso dall’Università della Santa Croce.

Saluto i giovani, specialmente i numerosi alunni delle scuole, gli ammalati e gli sposi novelli. A voi, cari giovani, auguro di essere sempre fedeli al vostro Battesimo, testimoniando la gioia che viene dall’incontro con Gesù. Esorto voi, cari ammalati, a guardare a Colui che ha vinto la morte e che ci aiuta ad accogliere le sofferenze come occasione di redenzione e di salvezza. Invito infine voi, cari sposi novelli, a pensare e vivere la quotidiana esperienza familiare con lo sguardo dell’amore che “tutto scusa e tutto sopporta” (1Cor 13,7).

[00679-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0298-XX.01]