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Conferenza Stampa di presentazione degli Atti del corso annuale di formazione per i nuovi Vescovi “Testimoni del Risorto”, 01.02.2016


Intervento del Card. Marc Ouellet, P.S.S.

Intervento di S.E. Mons. Ilson de Jesus Montanari

Intervento di S.E. Mons. Francesco Cacucci

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, si tiene la conferenza stampa di presentazione degli Atti del corso annuale di formazione per i nuovi Vescovi “Testimoni del Risorto” (LEV, a cura della Congregazione per i Vescovi).

Intervengono l’Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi; S.E. Mons. Ilson de Jesus Montanari, Segretario della medesima Congregazione; S.E. Mons. Francesco Cacucci, Arcivescovo di Bari-Bitonto, Relatore del Corso.

Ne pubblichiamo di seguito gli interventi:

Intervento del Card. Marc Ouellet, P.S.S.

Alcuni giorni fa, nella Messa mattutina a Santa Marta, Papa Francesco ha ribadito con forza che un Vescovo deve essere un testimone del Risorto ed un uomo di preghiera.

Due ovvie caratteristiche che emergono spesso dai suoi discorsi e che abbiamo messo a titolo degli Atti dell’ultimo Convegno dei nuovi Vescovi che si è svolto nel settembre 2015.

Questa esperienza prende le mosse da lontano. Infatti, i Sinodi celebrati nei decenni scorsi hanno messo in evidenza come sia una necessità la formazione per tutti coloro che fanno parte della Chiesa: laici, sacerdoti, religiosi, religiose e anche i Vescovi.

In particolare, per questi ultimi l’Esortazione Apostolica post Sinodale Pastores gregis al n. 24 dice: «Come per i sacerdoti e le persone di vita consacrata, anche per un Vescovo la formazione permanente è un’esigenza intrinseca alla sua vocazione e missione… I Padri sinodali hanno sottolineato l’utilità di speciali corsi di formazione per i Vescovi, come i convegni annuali promossi dalla Congregazione per i Vescovi o da quella per l’Evangelizzazione dei Popoli a favore dei Vescovi di recente ordinazione episcopale».

Parimenti, il Direttorio per il Ministero Pastorale dei Vescovi al paragrafo n. 54, rifacendosi alla Pastores gregis, dice: «…il Vescovo dovrà sentire come proprio dovere quello di attivarsi personalmente per la costante formazione integrale…. Con particolare sollecitudine il Vescovo parteciperà, per quanto possibile, agli incontri di formazione organizzati dalle varie istanze ecclesiali: da quello che la Congregazione per i Vescovi organizza annualmente per i Presuli ordinati nell’anno, a quelli organizzati dalle Conferenze Episcopali Nazionali o Regionali o dai Consigli internazionali di esse».

Alla luce di queste affermazioni la Congregazione per i Vescovi, dopo ponderato discernimento, diede avvio all’esperienza del Corso di Formazione per i nuovi Vescovi. Il primo appuntamento, coordinato dall’allora Prefetto, Card. Giovanni Battista Re, si tenne tra la fine di giugno e gli inizi di luglio del 2001. La prossima, dunque, sarà la 16ma edizione.

Vescovi da tutte le parti del mondo convengono a Roma per questa iniziativa sotto il patrocinio della Congregazione per i Vescovi, in collaborazione con la Congregazione per le Chiese Orientali e, occasionalmente, con la Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

Significa che più di 1500 Vescovi sono stati iniziati alla loro missione pastorale attraverso questa esperienza di 8/9 giorni di convivenza, scambio fraterno, conferenze, discussioni e soprattutto incontro col Santo Padre e rappresentanti della Curia Romana oppure dell’episcopato mondiale.

I contenuti condivisi in questo ambito formativo sono pubblicati in questo libro e messi a disposizione del pubblico, per ricevere eventualmente osservazioni e suggerimenti utili al miglioramento dell’esperienza.

Non entro per il momento nella segnalazione dei diversi contributi che saranno riassunti da S.E. Mons. Ilson Montanari, Segretario della Congregazione per i Vescovi.

Mi preme invece comunicare che, sotto l’influsso di papa Francesco, la Congregazione s’impegna per sviluppare tra i Vescovi il concetto della formazione permanente di cui abbiamo tutti bisogno, giacché la grazia dell’ordinazione, pur conferendo una capacità specifica pastorale, non toglie l’obbligo di studiare, di pregare e di confrontarsi con l’evoluzione della cultura.

In questo senso abbiamo cominciato l’anno scorso ad invitare alcuni Vescovi di circa 5 anni di ministero a una pausa di riflessione e condivisione, con un cospicuo tempo di Esercizi Spirituali, con l’aiuto dei Padri Gesuiti. L’iniziativa è stata apprezzata e profondamente vissuta da un primo gruppo di 10 Vescovi e, in tal senso, prospettiamo di accogliere più di una ventina di Presuli nel prossimo settembre.

Ovviamente, quanto ai numeri, l’iniziativa significa poco, ma essa pretende di essere un simbolo di ciò che si potrebbe e dovrebbe fare a livello continentale o nazionale.

Papa Francesco insegna ponendo gesti significativi, così anche noi abbiamo preso l’iniziativa nella speranza che ci sarà un movimento accresciuto di formazione permanente dei Vescovi.

A fronte delle sfide del mondo attuale nel campo della comunicazione, dei diritti, della prevenzione degli abusi, della spiritualità, non possiamo rimanere indietro nello sforzo di riforme e aggiornamento di strutture e prassi per essere all’altezza di un mondo sempre più globalizzato.

Formazione permanente significa imparare a dialogare sempre più intensamente con i partner del nostro servizio pastorale. Anzitutto, Dio stesso che vuole non solo essere servito da funzionari competenti, ma anzitutto essere amato da amici fedeli e disposti a dare la vita per Lui.

Dialogare con il Popolo di Dio che attende di essere nutrito dalla Parola di Dio e promosso alla missione secondo il suo essere battezzato in Cristo e, quindi, inviato come Lui.

Dialogare con le altre Chiese in uno spirito di solidarietà episcopale, ecumenica ed aperta alle sfide sociali, geopolitiche e culturali del momento presente.

Testimoni del Risorto significa tutto questo e non solo. Infatti, essere Vescovi oggigiorno è dedicarsi ad un ministero difficile, che non può essere vissuto se non in comunione gli uni con gli altri, grazie ad una consapevolezza profonda dell’identità ecclesiale del pastore e di conseguenza del suo servizio alla comunione universale e particolare.

Dobbiamo essere grati a Dio per l’esempio luminoso di Papa Francesco che riesce ad essere incisivo a livello universale ben oltre le frontiere della Chiesa e, allo stesso tempo, ad essere amato e ascoltato a livello delle Chiese locali. Il suo servizio è una scuola per i Vescovi che vedono in lui l’esempio della conversione pastorale e missionaria di cui la Chiesa ha bisogno oggi per compiere la sua missione evangelizzatrice.

La Congregazione per i Vescovi è lieta di offrire a tutti Vescovi e al pubblico in generale il frutto di un’esperienza formativa maturata, ma sempre aperta a futuri miglioramenti. Possa questo libro servire al dialogo attorno al ministero episcopale e alla ricerca di formule adeguate di formazione iniziale e permanente dei Vescovi.

[00163-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di S.E. Mons. Ilson de Jesus Montanari

Come anticipato dal Cardinale Prefetto, questo Corso di Formazione, di cui oggi pubblichiamo gli Atti, ha avuto origine ben sedici anni fa, con il precedente Prefetto, Cardinale Giovanni Battista Re e, al cambio della direzione del Dicastero, con il nuovo Prefetto, il Cardinale Marc Ouellet, l’esperienza è continuata con lo stesso entusiasmo e vivacità.

Lungo gli anni, il Corso ha sempre proposto tematiche strettamente inerenti al governo pastorale delle diocesi e, quindi, dell’esercizio dei tre compiti fondamentali del Vescovo (santificare, insegnare e reggere la Chiesa), con il chiaro scopo di offrire un contributo effettivo al ministero episcopale e ai principali impegni, problemi e sfide che i Presuli sono chiamati ad affrontare nella loro missione pastorale.

I diversi Relatori che si sono susseguiti negli anni, sono stati scelti per la loro competenza nei diversi settori delle tematiche trattate. Sono così intervenuti sia i Responsabili dei Dicasteri romani, che alcuni Vescovi residenziali, ricchi di esperienza pastorale. Un ampio spazio è stato dato anche ai Vescovi emeriti soprattutto nelle tematiche riguardanti il rapporto con i preti, la paternità e la vita spirituale del Vescovo.

In questi 16 anni il numero dei Vescovi partecipanti è sempre stato superiore alle 100 unità, e dopo i primi incontri, la Congregazione per le Chiese Orientali si è unita all’esperienza inviando i Vescovi di propria competenza. Questa presenza ha permesso di conoscere più da vicino la situazione di queste Chiese attualmente spesso in difficoltà e in situazione di minoranza, per stringere con loro un rapporto di aiuto fraterno.

Le giornate del Simposio sono scandite dalla preghiera comunitaria: Liturgia delle Ore, Santa Messa, momenti di adorazione e, ultimamente, anche da una giornata di ritiro spirituale. Il ritmo delle conferenze, abbastanza intenso, è caratterizzato dalla riflessione comune accompagnata da domande di approfondimento e chiarimento.

Il programma ha inoltre sempre previsto dei “Circoli” linguistici, che hanno il compito di approfondire la conoscenza tra Vescovi e per uno scambio di riflessioni sulle tematiche trattate nelle Relazioni. Un ampio dibattito per Continenti avviene nei Circoli Continentali, presieduti da personalità di spicco nel contesto delle Chiese locali.

L’ambiente in cui, sin dall’inizio, si svolge il Convegno, ovvero il Seminario dei Legionari di Cristo, ha garantito, con successo, il regolare svolgimento del Simposio nel corso degli anni.

Nel volume che oggi viene presentato, sono raccolti gli interventi dell’ultima sessione, sia in forma di relazioni, tenute da qualificati esperti dell'area tematica sviluppata, che di omelie, pronunciate da alcuni tra i principali responsabili dei Dicasteri della Curia Romana durante le S. Eucaristie concelebrate in quei giorni.

Come precisato nella stessa prefazione del libro, l'itinerario proposto, di riflessione e condivisione, ha preso le mosse da due relazioni ecclesiologiche, dei Cardinali Ouellet e Muller, che hanno ancorato il senso dell'episcopato nel mistero di comunione che è la Chiesa, di cui il Vescovo è servitore, anzitutto perché chiamato a condividere, cum Petro e sub Petro, la responsabilità collegiale della successione apostolica.

Ci si è poi soffermati nella presa di coscienza, anche attraverso testimonianze esperienziali come quella dell’Arcivescovo Cacucci, che poi sentiremo personalmente, delle varie articolazioni in cui si declina il ministero di comunione del Vescovo, inviato da Cristo a presiedere una Chiesa particolare: dalla cura del proprio presbiterio, a quella dell'intera famiglia del Popolo di Dio.

Sempre in un'ottica comunionale, un terzo momento è stato dedicato, sotto la guida del Cardinale Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, alla conoscenza della vita ecclesiale delle comunità di rito orientale e poi alla riflessione, condotta dal Cardinale Koch, Presidente del relativo Pontificio Consiglio, sul cammino di unità tra i cristiani di diversa confessione.

Dopo una sosta presso il Santuario mariano del Divino Amore, per un intensa giornata di preghiera e meditazione, facilitati dai suggerimenti spirituali del Vescovo Renato Corti, gli ultimi giorni hanno visto i Presuli cimentarsi con ambiti riferiti direttamente al governo delle diocesi: la gestione amministrativa – con il Cardinale Pell, l'applicazione della normativa canonica – con il Vescovo di Ibiza, Mons. Segura, l'utilizzo degli strumenti di comunicazione – con Mons. Paul Tighe, e da ultimo, con il Card. Tauran, la sfida del dialogo interreligioso nella diversità dei contesti culturali e sociali.

Al cuore di questa esperienza di comunione vi è stata la preghiera sulla tomba dell'Apostolo Pietro e l'incontro con il suo Successore, il Santo Padre Francesco, con cui i Vescovi hanno rinnovato quel vincolo di comunione sacramentale che, sulla pietra che è Cristo, tiene unita la Chiesa Cattolica diffusa su tutta la terra.

In questa raccolta dei vari contributi di questi giorni di formazione, oltre al discorso pronunciato dal Santo Padre ai Vescovi novelli, ci è sembrato opportuno inserire in appendice anche quello pronunciato dal Papa pochi giorni dopo ai Vescovi degli Stati Uniti. Entrambi i testi, infatti, a nostro umile parere, chiariscono molto bene lo stile del ministero pastorale che Francesco indica agli odierni Successori degli Apostoli.

In questo mondo frantumato, che richiede una vicinanza paziente, con attenzione agli stadi di crescita personale, il Papa invoca Pastori che vegliano sul loro popolo, centrati sull’essenziale, realmente vicini alla gente attraversata da varie forme di sofferenza. Prima degli altri infatti, grazie alla scelta fatta dal Signore verso di loro tramite la chiamata al ministero, i Vescovi stessi hanno fatto esperienza della misericordia divina che li ha amati nonostante le loro fragilità e le loro debolezze, e che oggi li invia, come testimoni del Risorto, qualificati da un sincero atteggiamento di accoglienza e dialogo verso tutti, cominciando da quanti apparentemente sembrano più lontani.

Come accennava il Cardinale Prefetto, la scelta di pubblicare, per la prima volta, l'intero materiale del Corso di Formazione viene fatta con l'auspicio che possa contribuire alla costruzione, anzitutto nel corpo episcopale, di quella matura autocoscienza ecclesiale, continuamente auspicata da Papa Francesco, per saper annunciare e testimoniare con gioia l'Evangelo del Risorto alle persone del nostro tempo.

[00164-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di S.E. Mons. Francesco Cacucci

Quando sono stato nominato Vescovo, 29 anni orsono, non erano previsti convegni per i nuovi Vescovi. Per quanto utili, ritengo che non esistano, in ogni caso, corsi per imparare a “fare il Vescovo”.

Devo però confidare (anche se oggi l’età media delle nomine si è notevolmente innalzata), che l’incontro con 125 nuovi Vescovi mi ha arricchito e mi ha richiamato l’invito rivolto dall’Apostolo Paolo a Timoteo: «ti ricordo di ravvivare il dono di Dio, che è in te mediante l’imposizione delle mie mani» (2Tim 1,6). Ho finora ordinato Vescovi quattro sacerdoti, e vi assicuro che nulla fa avvertire la pienezza della paternità episcopale quanto imporre le mani su nuovi successori degli Apostoli. Proprio come è accaduto all’Apostolo Paolo. Non per nulla le sue Lettere rivolte ai suoi “figli” Timoteo e Tito vibrano di particolare affetto e intensità.

Incontrando questi nuovi fratelli nell’episcopato, gli “occhi della mia mente” hanno contemplato una singolare “catena di mani” che si estende nella storia. Dagli apostoli, attraverso una catena ininterrotta di imposizione di mani, arriviamo fino ad oggi, ai Vescovi di questo ultimo anno 2014-2015. La successione apostolica non consiste tanto in un semplice, meccanico avvicendamento di uomini ai posti di guida della Chiesa e nemmeno in una banale trasmissione di poteri. E’ la sopravvivenza degli Apostoli nei loro successori.

Le Lettere di San Paolo a Timoteo e a Tito, che sono chiamate «pastorali», sono state per me una fonte di ispirazione nel rivolgermi ai nuovi fratelli nell’episcopato, chiamati anch’essi, in un «contesto difficile», a una rinnovata vigilanza e al fedele esercizio della responsabilità pastorale.

L’esperienza mi suggerisce che la fecondità del ministero del Vescovo dipende in misura rilevante dal suo rapporto con i preti. E’ un rapporto consolante e, al tempo stesso, faticoso.

È necessario risalire al Seminario, perché la preoccupazione del numero dei sacerdoti non deve essere cattiva consigliera, soprattutto nel momento del discernimento vocazionale dei futuri preti da parte del Vescovo. Una “prudenza” maggiore previene quelle difficoltà che inevitabilmente possono deflagrare nella vita dei preti. Il Vescovo non può “arrivare a tutto”, ma soprattutto i primi mesi dall’ingresso in diocesi devono vederlo privilegiare l’incontro personale con tutti i presbiteri, senza eccezione.

Mi sembra di poter sottolineare che, in un tempo di super-attivismo e di frammentazione, il Vescovo è chiamato, oggi più che mai, a essere l’uomo della sintesi e ad aiutare i “fratelli e amici” preti a ricercare l’essenziale.

Fonte di ispirazione è sempre lo “stile” di Gesù con i suoi “amici” apostoli.

Il Convegno delle Chiese Italiane, svoltosi a Firenze nel novembre scorso, ha ricevuto dal Santo Padre un incoraggiamento a vivere una “sinodalità” effettiva. Camminare insieme (sinodo) con i sacerdoti, i consacrati, i laici, è una fatica, ma è l’espressione dell’amore, della comunione nella Chiesa. Verrebbe da dire con sant’Agostino che «quando si ama, anche la fatica è amata». Perciò per essere “Testimone del Risorto” il Vescovo è chiamato ad essere uomo di preghiera, soprattutto di preghiera di intercessione.

Un richiamo infine, al tema difficile del rapporto autorità-obbedienza.

Il dosaggio è molto difficile. In fondo l’obbedienza, come realizzazione della fede, è una forma di rinuncia, perché è innanzitutto obbedienza a Dio, per poi diventare anche obbedienza reciproca. Perciò soleva dire il Card. Siri: “Il Vescovo è una moltiplicatissima obbedienza”. Mi ritorna in mente un’espressione del Vescovo che mi ha ordinato presbitero, durante un’assemblea di clero colma di tensione: “che sapete voi della solitudine di un Vescovo!”. Senza drammatizzare, il coraggio di rimanere “soli” con Dio è un dono che viene dall’Alto.

All’inizio del mio episcopato, ho avuto la grazia di partecipare in Belgio (a Malines) a un incontro informale di un ristretto numero di Vescovi di alcune grandi città europee (tra gli altri i cardd. Martini, Lustiger, Vetter). Il leit-motiv della loro testimonianza evidenziava la gravità della responsabilità episcopale e la quasi “impossibilità” di rispondervi adeguatamente. Ne ho ricavato un senso di consolazione.

In un incontro confidenziale, il card. Basil Hume, Arcivescovo di Westminster, si domandava: come fa un vescovo a sopravvivere? La risposta: “I do not Know”, “Non lo so”. Poi, analizzando i diversi momenti della giornata (e della vita), notava come il Signore viene realmente in nostro soccorso.

[00165-IT.01] [Testo originale: Italiano]

[B0073-XX.01]