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Messaggio del Santo Padre al Presidente Esecutivo del “World Economic Forum” in occasione del Meeting annuale a Davos-Klosters (Svizzera), 20.01.2016


Messaggio del Santo Padre

Testo in lingua francese

Testo in lingua inglese

Testo in lingua tedesca

Testo in lingua spagnola

Testo in lingua portoghese

Pubblichiamo di seguito il Messaggio che il Santo Padre Francesco ha inviato al Prof. Klaus Schwab, Fondatore e Presidente esecutivo del World Economic Forum, in occasione dell’apertura dell’incontro annuale, in programma in questi giorni a Davos-Klosters (Svizzera).

Latore del Messaggio è il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace:

Messaggio del Santo Padre

Al Professore Klaus Schwab
Presidente esecutivo del Forum Economico Mondiale

Innanzitutto vorrei ringraziarla per il suo cortese invito a rivolgermi alla riunione annuale del Forum Economico Mondiale, che avrà luogo a Davos-Klosters alla fine di gennaio sul tema “Mastering the Fourth Industrial Revolution” [“Padroneggiare la quarta rivoluzione industriale”]. Le porgo i miei cordiali auguri per la proficua riuscita dell’incontro, che cerca di incoraggiare una continua responsabilità sociale ed ambientale mediante un dialogo costruttivo con responsabili di governo, dell’attività imprenditoriale e della società civile, nonché con distinti rappresentanti dell’ambito politico, finanziario e culturale.

Il sorgere della cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” è stato accompagnato da una crescente percezione dell’inevitabilità di una drastica riduzione nel numero dei posti di lavoro. I più recenti studi, condotti dall’Organizzazione Internazionale per il Lavoro, indicano che attualmente la disoccupazione riguarda centinaia di milioni di persone. La finanziarizzazione e la tecnologizzazione delle economie nazionali e di quella globale hanno prodotto cambiamenti di ampia portata nel campo del lavoro. Le diminuite opportunità per un’occupazione vantaggiosa e dignitosa, insieme a una riduzione della copertura previdenziale, stanno causando una preoccupante crescita della disuguaglianza e della povertà in diversi Paesi. Emerge con chiarezza il bisogno di dar vita a nuovi modelli imprenditoriali che, nel promuovere lo sviluppo di tecnologie avanzate, siano anche in grado di utilizzarle per creare un lavoro dignitoso per tutti, sostenere e consolidare i diritti sociali e proteggere l’ambiente. L’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico, senza lasciarsi dominare da esso!

Faccio appello una volta ancora a tutti voi: “Non dimenticate i poveri!”. Questa è la sfida primaria che, come dirigenti nel mondo degli affari, avete dinanzi. «Chi ha i mezzi per condurre una vita dignitosa, invece di essere preoccupato per i privilegi, deve cercare di aiutare i più poveri ad accedere anch’essi a condizioni di vita rispettose della dignità umana, in particolare attraverso lo sviluppo del loro potenziale umano, culturale, economico e sociale» (Discorso alla classe dirigente e al Corpo Diplomatico, Bangui, 29 novembre 2015).

Non dobbiamo mai permettere che la cultura del benessere ci anestetizzi e ci renda «in­capaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri», così che «non piangiamo più davanti al dramma degli altri né ci interessa curarci di loro, come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (Evangelii gaudium, 54).

Piangere davanti al dramma degli altri non significa solo partecipare alle loro sofferenze, ma anche, e soprattutto, rendersi conto che le nostre stesse azioni sono causa di ingiustizia e disuguaglianza. Pertanto «apriamo i nostri occhi per guardare le miserie del mondo, le ferite di tanti fratelli e sorelle privati della dignità, e sentiamoci provocati ad ascoltare il loro grido di aiuto. Le nostre mani stringano le loro mani, e tiriamoli a noi perché sentano il calore della nostra presenza, dell’amicizia e della fraternità. Che il loro grido diventi il nostro e insieme possiamo spezzare la barriera di indifferenza che spesso regna sovrana per nascondere l’ipocrisia e l’egoismo» (Bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia, Misericordiae Vultus, 15).

Quando ci rendiamo conto di questo, diventiamo più pienamente umani, dal momento che la responsabilità nei confronti dei nostri fratelli e sorelle è una parte essenziale della nostra comune umanità. Non abbiate paura di aprire le menti e i cuori ai poveri. In questo modo darete completa libertà di azione ai vostri talenti economici e tecnici e scoprirete la felicità di una vita piena, che il consumismo di per sé non può procurare.

Di fronte a cambiamenti profondi ed epocali, i leader mondiali sono chiamati alla sfida di assicurare che l’imminente “quarta rivoluzione industriale”, gli effetti della robotica e delle innovazioni scientifiche e tecnologiche non conducano alla distruzione della persona umana – ad essere rimpiazzata da una macchina senz’anima – o alla trasformazione del nostro pianeta in un giardino vuoto per il diletto di pochi scelti.

Al contrario, il momento presente offre una preziosa opportunità per dirigere e governare i processi in corso e per edificare società inclusive, basate sul rispetto della dignità umana, sulla tolleranza, sulla compassione e sulla misericordia. Vi esorto, pertanto, a riprendere nuovamente la vostra conversazione su come costruire il futuro del pianeta, la “nostra casa comune”, e vi chiedo di fare uno sforzo congiunto al fine di perseguire uno sviluppo sostenibile ed integrale.

Come ho spesso detto, ed ora volentieri ripeto, l’attività imprenditoriale è «una nobile voca­zione orientata a produrre ricchezza e a migliorare il mondo per tutti», soprattutto «se comprende che la creazione di posti di lavoro è parte imprescindibile del suo servizio al bene comune» (Laudato si’, 129). Come tale, essa ha la responsabilità di aiutare a superare la complessa crisi sociale ed ambientale e di combattere la povertà. Ciò renderà possibile migliorare le precarie condizioni di vita di milioni di persone e colmare il divario sociale, che dà origine a numerose ingiustizie ed erode i valori fondamentali della società, tra cui l’uguaglianza, la giustizia e la solidarietà.

In questo senso, attraverso mezzi di dialogo preferenziali, il Forum Economico Mondiale può diventare una piattaforma per la difesa e la tutela del creato e per il raggiungimento di un progresso che sia «più sano, più umano, più sociale e più integrale» (Laudato si’, 112), anche con il dovuto riguardo per gli obiettivi ambientali e per la necessità di massimizzare gli sforzi al fine di sradicare la povertà, come stabilito nell’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile e nell’Accordo di Parigi nel contesto della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Signor Presidente, rinnovando l’augurio per il successo dell’imminente incontro a Davos, invoco su di lei, su tutti i partecipanti al Forum e sulle loro famiglie abbondanti benedizioni divine.

Dal Vaticano, 30 dicembre 2015

FRANCISCUS

[00077-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua francese

Au Professeur Klaus Schwab
Président Exécutif du World Economic Forum

Avant tout, je voudrais vous remercier de votre aimable invitation à m’adresser à la réunion annuelle du World Economic Forum à Davos-Klosters à la fin de janvier sur le thème:«Maîtriser la quatrième révolution industrielle ». Je vous présente mes vœux cordiaux pour la fécondité de cette rencontre, qui cherche à encourager une continuelle responsabilité sociale et environnementale à travers un dialogue constructif de la part des gouvernements, des responsables d’affaires et responsables civils, aussi bien que des distingués représentants des secteurs politiques, financiers et culturels.

L’aurore de ladite «quatrième révolution industrielle» a été accompagnée par le sentiment croissant d’une inévitable et drastique réduction du nombre de postes de travail. Les dernières études conduites par l’International Labour Organization montrent que le chômage actuel touche des centaines de millions de personnes. La financiarisation et la technologisation des économies, globales et nationales, ont produit un profond changement dans le domaine du travail. La diminution des possibilités d’avoir un emploi utile et digne, associée à la réduction de la protection sociale, a provoqué une augmentation inquiétante des inégalités et de la pauvreté dans différents pays. Il y a clairement besoin de créer de nouveaux modèles de faire des affaires qui, tout en promouvant le développement des technologies avancées, soient aussi capables de les utiliser pour créer du travail digne pour tous, pour maintenir et renforcer les droits sociaux, et pour protéger l’environnement. L’homme doit guider le développement technologique, sans se laisser dominer par lui!

Je lance un appel à vous tousune fois de plus : «N’oubliez pas les pauvres!» C’est le premier défi qui se trouve devant vous en tant que responsables dans le monde des affaires. « Celui qui a les moyens d’une vie décente, au lieu d’être préoccupé par les privilèges, doit chercher à aider les plus pauvres à accéder eux aussi à des conditions respectueuses de la dignité humaine, notamment à travers le développement de leur potentiel humain, culturel, économique et social» (Rencontre avec les Autorités et le Corps diplomatique, Bangui, 29 novembre 2015).

Nous ne devons jamais permettre que «la culture du bien être nous anesthésie», au point de nous rendre incapables «d’éprouver de la compassion devant le cri de douleur des autres; nous ne pleurons plus devant le drame des autres, leur prêter attention ne nous intéresse pas, comme si tout nous était une responsabilité étrangère qui n’est pas de notre ressort» (Evangelii gaudium, n. 54).

Pleurer devant le drame des autres ne veut pas dire seulement partager leurs souffrances, mais aussi et surtout réaliser que nos propres actions sont cause d’injustice et d’inégalité. « Ouvrons nos yeux pour voir les misères du monde, les blessures de tant de frères et sœurs privés de dignité, et sentons-nous appelés à entendre leur cri qui appelle à l’aide. Que nos mains serrent leurs mains et les attirent vers nous afin qu’ils sentent la chaleur de notre présence, de l’amitié et de la fraternité. Que leur cri devienne le nôtre et qu’ensemble, nous puissions briser la barrière d’indifférence qui règne souvent en souveraine pour cacher l’hypocrisie et l’égoïsme» (Bulle d’indiction du Jubilé Extraordinaire de la Miséricorde, Misericordia Vultus, n.15).

Quand on réalise cela, on devient plus pleinement humain, puisque la responsabilité envers nos frères et sœurs est une part essentielle de notre commune humanité. N’ayez pas peur d’ouvrir vos esprits et vos cœurs aux pauvres. De cette manière, vous donnerez libre cours à vos talents économiques et techniques, et découvrirez la joie d’une vie pleine, que le consumérisme ne peut de lui-même apporter.

Face aux profonds changements actuels, les responsables mondiaux ont le défi de garantir que la prochaine «quatrième révolution industrielle», le résultat des innovations robotiques, scientifiques et technologiques, ne conduisent pas à la destruction de la personne humaine – pour être remplacée par une machine sans cœur – ou à la transformation de notre planète en un jardin vide pour le plaisir de quelques élus.

Au contraire, le moment présent offre une précieuse occasion de guider et de gouverner le processus actuellement en cours, et de construire des sociétés inclusives basées sur le respect de la dignité humaine, la tolérance, la compassion et la miséricorde. Je vous presse donc de reprendre votre conversation sur la manière de construire l’avenir de la planète, «notre maison commune», et je vous demande de faire un effort uni pour rechercher un développement durable et intégral.

Comme je l’ai souvent dit, et je le répète maintenant volontiers, les affaires sont «une noble vocation, orientée à produire de la richesse et à améliorer le monde pour tous», surtout «si on comprend que la création de postes de travail est une partie incontournable de son service du bien commun» (Laudato si’, n. 129). Ainsi, elles ont une responsabilité pour aider à surmonter la crise complexe de la société et de l’environnement, et pour combattre la pauvreté. Cela permettra d’améliorer les conditions de vie précaires de millions de gens et comblera le fossé social qui provoque de nombreuses injustices et ronge les valeurs fondamentales de la société, comme l’égalité, la justice et la solidarité.

De cette manière, par le moyen privilégié du dialogue, le World Economic Forum peut devenir une plateforme pour la défense et la protection de la création, pour la réussite d’un «progrès plus sain, plus humain, plus social, plus intégral» (Laudato si’, n. 112), dans le respect aussi des objectifs environnementaux, et le besoin de maximiser les efforts pour éradiquer la pauvreté, tel que cela a été défini dans l’Agenda 2030 pour le Développement Durable et dans le Paris Agreement under the United Nations Framework Convention on Climate Change.

Monsieur le Président, renouvelant mes bons vœux pour le succès de la prochaine réunion de Davos, j’invoque sur vous et sur tous ceux qui participent au Forum, ainsi que sur vos familles, d’abondantes bénédictions divines.

Du Vatican, le 30 décembre 2015

FRANCISCUS

[00077-FR.01] [Texte original: Français]

Testo in lingua inglese

To Professor Klaus Schwab
Executive President of the World Economic Forum

Before all else, I would like to thank you for your gracious invitation to address the annual gathering of the World Economic Forum in Davos-Klosters at the end of January on the theme: “Mastering the Fourth Industrial Revolution”. I offer you my cordial good wishes for the fruitfulness of this meeting, which seeks to encourage continuing social and environmental responsibility through a constructive dialogue on the part of government, business and civic leaders, as well as distinguished representatives of the political, financial and cultural sectors.

The dawn of the so-called “fourth industrial revolution” has been accompanied by a growing sense of the inevitability of a drastic reduction in the number of jobs. The latest studies conducted by the International Labour Organization indicate that unemployment presently affects hundreds of millions of people. The financialization and technologization of national and global economies have produced far-reaching changes in the field of labour. Diminished opportunities for useful and dignified employment, combined with a reduction in social security, are causing a disturbing rise in inequality and poverty in different countries. Clearly there is a need to create new models of doing business which, while promoting the development of advanced technologies, are also capable of using them to create dignified work for all, to uphold and consolidate social rights, and to protect the environment. Man must guide technological development, without letting himself be dominated by it!

To all of you I appeal once more: “Do not forget the poor!” This is the primary challenge before you as leaders in the business world. “Those who have the means to enjoy a decent life, rather than being concerned with privileges, must seek to help those poorer than themselves to attain dignified living conditions, particularly through the development of their human, cultural, economic and social potential” (Address to Civic and Business Leaders and the Diplomatic Corps, Bangui, 29 November 2015).

We must never allow the culture of prosperity to deaden us, to make us incapable of “feeling compassion at the outcry of the poor, weeping for other people’s pain, and sensing the need to help them, as though all this were someone else’s responsibility and not our own” (Evangelii Gaudium, 54).

Weeping for other people’s pain does not only mean sharing in their sufferings, but also and above all realizing that our own actions are a cause of injustice and inequality. “Let us open our eyes, then, and see the misery of the world, the wounds of our brothers and sisters who are denied their dignity, and let us recognize that we are compelled to heed their cry for help! May we reach out to them and support them so they can feel the warmth of our presence, our friendship, and our fraternity! May their cry become our own, and together may we break down the barriers of indifference that too often reign supreme and mask our hypocrisy and egoism!” (Bull of Indiction of the Extraordinary Jubilee of Mercy, Misericordiae Vultus, 15).

Once we realize this, we become more fully human, since responsibility for our brothers and sisters is an essential part of our common humanity. Do not be afraid to open your minds and hearts to the poor. In this way, you will give free rein to your economic and technical talents, and discover the happiness of a full life, which consumerism of itself cannot provide.

In the face of profound and epochal changes, world leaders are challenged to ensure that the coming “fourth industrial revolution”, the result of robotics and scientific and technological innovations, does not lead to the destruction of the human person – to be replaced by a soulless machine – or to the transformation of our planet into an empty garden for the enjoyment of a chosen few.

On the contrary, the present moment offers a precious opportunity to guide and govern the processes now under way, and to build inclusive societies based on respect for human dignity, tolerance, compassion and mercy. I urge you, then, to take up anew your conversation on how to build the future of the planet, “our common home”, and I ask you to make a united effort to pursue a sustainable and integral development.

As I have often said, and now willingly reiterate, business is “a noble vocation, directed to producing wealth and improving our world”, especially “if it sees the creation of jobs as an essential part of its service to the common good” (Laudato Si’, 129). As such, it has a responsibility to help overcome the complex crisis of society and the environment, and to fight poverty. This will make it possible to improve the precarious living conditions of millions of people and bridge the social gap which gives rise to numerous injustices and erodes fundamental values of society, including equality, justice and solidarity.

In this way, through the preferred means of dialogue, the World Economic Forum can become a platform for the defence and protection of creation and for the achievement of a progress which is “healthier, more human, more social, more integral” (Laudato Si’, 112), with due regard also for environmental goals and the need to maximize efforts to eradicate poverty as set forth in the 2030 Agenda for Sustainable Development and in the Paris Agreement under the United Nations Framework Convention on Climate Change.

Mr President, with renewed good wishes for the success of the forthcoming meeting in Davos, I invoke upon you and upon all taking part in the Forum, together with your families, God’s abundant blessings.

From the Vatican, 30 December 2015

FRANCISCUS

[00077-EN.01] [Original text: English]

Testo in lingua tedesca

An Professor Klaus Schwab
geschäftsführender Präsident des World Economic Forum

Zunächst einmal möchte ich Ihnen für die Freundlichkeit danken, mich einzuladen, ein Grußwort an die Jahresversammlung des World Economic Forum Ende Januar in Davos-Klosters zum Thema „Die vierte industrielle Revolution meistern“ zu richten. Von Herzen entbiete ich Ihnen meine guten Wünsche im Blick auf die Ergiebigkeit dieses Treffens, das sich zur Aufgabe gesetzt hat, eine fortwährende Sozial- und Umweltverantwortung zu fördern durch einen konstruktiven Dialog unter Führungskräften aus Regierung, Wirtschaft und öffentlichem Leben wie auch herausragenden Vertretern aus Politik, Finanzwesen und Kultur.

Der Anbruch der so genannten „vierten industriellen Revolution“ wurde von einem wachsenden Bewusstsein für die Unvermeidlichkeit einer drastischen Reduzierung der Zahl der Arbeitsplätze begleitet. Die jüngsten von der Internationalen Arbeitsorganisation durchgeführten Studien zeigen, dass die Arbeitslosigkeit gegenwärtig Hunderte Millionen Menschen betrifft. Die Finanzialisierung und die Technologisierung der nationalen und weltweiten Wirtschaftssysteme haben weitreichende Veränderungen im Arbeitsleben erzeugt. Verringerte Gelegenheiten für dienliche und würdevolle Beschäftigung in Verbindung mit einer Senkung der sozialen Sicherheit verursachen einen beunruhigenden Anstieg an sozialer Ungerechtigkeit und Armut in verschiedenen Ländern. Sicher besteht eine Notwendigkeit, neue Modelle unternehmerischer Tätigkeit zu erstellen, die die Entwicklung fortgeschrittener Technologien fördern und zugleich auch imstande sind, diese zu nutzen, um würdevolle Arbeit für alle zu schaffen, soziale Rechte aufrecht zu erhalten und zu festigen sowie die Umwelt zu schützen. Der Mensch muss die technologische Entwicklung bestimmen, ohne sich von ihr beherrschen zu lassen.

An Sie alle appelliere ich ein weiteres Mal: „Vergessen Sie die Armen nicht!“ Das ist die hauptsächliche Herausforderung, die vor Ihnen als Führungskräften der Wirtschaftswelt liegt. »Wer die Mittel zu einem angenehmen Leben besitzt, soll nicht um seine Privilegien besorgt sein, sondern versuchen, den Armen zu helfen, dass auch sie Bedingungen erlangen, die ihrer Menschenwürde entsprechen, besonders durch die Entwicklung ihres menschlichen, kulturellen, wirtschaftlichen und sozialen Potenzials« (Ansprache an die Vertreter des öffentlichen Lebens und das Diplomatische Corps, Bangui, 29. November 2015).

Wir dürfen niemals zulassen, dass die Kultur des Wohlstands uns betäubt und uns unfähig macht, Mitleid zu empfinden gegenüber dem schmerzvollen Aufschrei der anderen, so dass wir nicht mehr weinen angesichts des Dramas der anderen, noch daran interessiert sind, uns um sie zu kümmern, als sei all das eine uns fern liegende Verantwortung, die uns nichts angeht (vgl. Evangelii Gaudium, 54).

Angesichts des Dramas der anderen zu weinen heißt nicht nur, an ihrem Leiden Anteil zu nehmen, sondern auch und vor allem, sich bewusst zu werden, dass durch unser eigenes Handeln Unrecht und soziale Ungerechtigkeit verursacht werden. „Öffnen wir unsere Augen, um das Elend dieser Welt zu sehen, die Wunden so vieler Brüder und Schwestern, die ihrer Würde beraubt sind. Fühlen wir uns herausgefordert, ihren Hilfeschrei zu hören. Unsere Hände mögen ihre Hände erfassen und sie an uns heranziehen, damit sie die Wärme unserer Gegenwart, unserer Freundschaft und unserer Brüderlichkeit verspüren. Möge ihr Schrei zu dem unsrigen werden und mögen wir gemeinsam die Barriere der Gleichgültigkeit abtragen, der wir gerne freie Hand geben, um unsere Heuchelei und unseren Egoismus zu verbergen“ (Verkündigungsbulle des Außerordentlichen Jubiläums der Barmherzigkeit Misericordiae Vultus, 15).

Sobald wir uns dessen bewusst sind, werden wir in vollkommenerer Weise menschlich, weil die Verantwortung für unsere Brüder und Schwestern ein wesentlicher Teil unseres gemeinschaftlichen Menschseins ist. Scheuen Sie sich nicht, sich mit Geist und Herz den Armen zu öffnen. Auf diese Weise können Sie Ihren wirtschaftlichen und technischen Talenten freien Lauf lassen und zugleich das Glück einer Lebensfülle entdecken, die der Konsumismus von sich aus nicht bieten kann.

Angesichts tiefgreifender und epochaler Veränderungen sind die Verantwortlichen in der Welt aufgerufen sicherzustellen, dass die bevorstehende „vierte industrielle Revolution“ als Ergebnis von Robotik wie auch von wissenschaftlichen und technologischen Innovationen nicht zu einer Zerstörung der menschlichen Person führt – um sie durch eine seelenlose Maschine zu ersetzen – oder zur Verwandlung unseres Planeten in einen leeren Garten zum Vergnügen einiger weniger Auserwählter.

Demgegenüber bietet der gegenwärtige Moment eine kostbare Gelegenheit, um die laufenden Prozesse zu lenken und zu regeln und zugleich inklusive Gesellschaften aufzubauen, die sich auf die Achtung gegenüber der Menschenwürde, auf Toleranz, Mitgefühl und Barmherzigkeit gründen. Ich lege Ihnen außerdem ans Herz, von Neuem das Gespräch darüber aufzunehmen, wie die Zukunft des Planeten, „unseres gemeinsamen Hauses“, zu gestalten ist, und ich bitte Sie, eine gemeinsame Anstrengung zu unternehmen, um eine nachhaltige und integrierende Entwicklung voranzubringen.

Ich habe oft gesagt und wiederhole es jetzt gerne, dass die Unternehmertätigkeit »eine edle Berufung darstellt und darauf ausgerichtet ist, Wohlstand zu erzeugen und die Welt für alle zu verbessern«, besonders »wenn sie versteht, dass die Schaffung von Arbeitsplätzen ein unausweichlicher Teil ihres Dienstes am Gemeinwohl ist« (Laudato si’, 129). So trägt sie eine Verantwortung, die verwickelte Krise der Gesellschaft und der Umwelt überwinden zu helfen und die Armut zu bekämpfen. Das wird es möglich machen, die ungesicherten Lebensbedingungen von Millionen Menschen zu verbessen und die soziale Kluft zu überbrücken, die vielfache Ungerechtigkeiten entstehen lässt und grundlegende Werte der Gesellschaft, einschließlich der Gleichstellung, der Gerechtigkeit und der Solidarität, aushöhlt.

Auf diese Weise kann das World Economic Forum durch die bevorzugten Mittel des Dialogs eine Plattform werden für den Schutz und die Bewahrung der Schöpfung sowie für die Erzielung eines »Fortschritts […], der gesünder, menschlicher, sozialer und ganzheitlicher ist« (Laudato si’, 112) und dabei auch die Umweltziele und die Notwendigkeit größtmöglicher Anstrengungen zur Ausrottung der Armut gebührend berücksichtigt, wie es in der 2030-Agenda für Nachhaltige Entwicklung und im Paris-Abkommen im Rahmen der UN-Klimakonferenz (UNFCCC) dargelegt ist.

Herr Präsident, mit nochmaligen guten Wünschen für den Erfolg des bevorstehenden Treffens in Davos rufe ich auf Sie sowie auf alle Teilnehmer am Forum und auf Ihre Familien Gottes reichen Segen herab.

Aus dem Vatikan, am 30. Dezember 2015

FRANCISCUS

[00077-DE.01] [Originalsprache: Deutsch]

Testo in lingua spagnola

Al Profesor Klaus Schwab
Presidente Ejecutivo del Fórum Económico Mundial

Ante todo, quisiera darle las gracias por su amable invitación a dirigirme a la convención anual del Fórum Económico Mundial, que tendrá lugar en Davos-Klosters, a finales de enero, sobre el tema «El Dominio de la Cuarta Revolución Industrial». Le hago presente mis mejores deseos por la fecundidad de este encuentro, que busca incentivar la continuidad social y la responsabilidad ambiental, por medio de un diálogo constructivo entre el gobierno, líderes empresariales y cívicos, así como también con distinguidos representantes de los sectores políticos, financieros y culturales.

Los albores de la así llamada «cuarta revolución industrial» han sido acompañados por una creciente sensación de la inevitabilidad de una drástica reducción del número de puestos de trabajo. Los últimos estudios conducidos por la Organización Internacional del Trabajo indican que, en la actualidad, el desempleo afecta a cientos de millones de personas. La «financialización» y la «tecnologización» de las economías globales y nacionales, han producido cambios de gran envergadura en el campo del trabajo. Menos oportunidades para un empleo satisfactorio y digno, conjugado con la reducción de la seguridad social, están causando un inquietante aumento de desigualdad y pobreza en diferentes países. Hay una clara necesidad de crear nuevas formas de actividad empresarial que, mientras fomentan el desarrollo de tecnologías avanzadas, sean también capaces de utilizarlas para crear trabajo digno para todos, sostener y consolidar los derechos sociales y proteger el medioambiente. Es el hombre quien debe guiar el desarrollo tecnológico, sin dejarse dominar por él.

A todos ustedes me dirijo una vez más: ¡No se olviden de los pobres! Este es el principal desafío que tienen ustedes, como líderes en el mundo de los negocios. «Quien tiene los medios para vivir una vida digna, en lugar de preocuparse por sus privilegios, debe tratar de ayudar a los más pobres para que puedan acceder también a una condición de vida acorde con la dignidad humana, mediante el desarrollo de su potencial humano, cultural, económico y social» (Encuentro con la Clase Dirigente y con el Cuerpo Diplomático, Bangui, 29 noviembre 2015).

Nunca debemos permitir que «la cultura del bienestar nos anestesie», volviéndonos incapaces de «compadecernos ante los clamores de los otros, de no llorar ante el drama de los demás ni de interesarnos de cuidarlos, como si todo fuera una responsabilidad ajena que no nos incumbe» (Evangelium gaudium, 54).

Llorar por la miseria de los demás no significa sólo compartir sus sufrimientos, sino también y sobre todo, tomar conciencia que nuestras propias acciones son una de las causas de la injusticia y la desigualdad. «Abramos nuestros ojos para mirar las miserias del mundo, las heridas de tantos hermanos y hermanas privados de la dignidad, y sintámonos provocados a escuchar su grito de auxilio. Nuestras manos estrechen sus manos, y acerquémoslos a nosotros para que sientan el calor de nuestra presencia, de nuestra amistad y de la fraternidad. Que su grito se vuelva el nuestro y juntos podamos romper la barrera de la indiferencia que suele reinar campante para esconder la hipocresía y el egoísmo» (Bula de indicción del Jubileo Extraordinario de la Misericordia, Misericordia vultus, 15).

Una vez que tomamos conciencia de esto, llegamos a ser humanos más plenos, pues nuestra responsabilidad para con nuestros hermanos y hermanas es una parte esencial de nuestra humanidad común. No tengan miedo de abrir su mente y su corazón a los pobres. De este modo, ustedes podrán dar rienda suelta a sus talentos económicos y técnicos, y descubrir la felicidad de una vida plena, que no les puede proporcionar el solo consumismo.

Frente a los profundos cambios que marcan época, los líderes mundiales se enfrentan al reto de garantizar que la futura «cuarta revolución industrial», resultado de la robótica y de las innovaciones científicas y tecnológicas, no conduzca a la destrucción de la persona humana —remplazada por una máquina sin alma—, o a la transformación de nuestro planeta en un jardín vacío para el disfrute de unos pocos elegidos.

Por el contrario, el momento actual proporciona una valiosa oportunidad para guiar y gobernar el proceso ahora en curso, y construir sociedades inclusivas basadas en el respeto por la dignidad humana, la tolerancia, la compasión y la misericordia. Les insto, pues, a afrontar de nuevo el diálogo sobre cómo construir el futuro del planeta, «nuestra casa común», y exhorto a ustedes a hacer un esfuerzo unido para lograr un desarrollo sostenible e integral.

Como he señalado muchas veces, y lo reitero ahora con mucho gusto, la actividad empresarial es «una noble vocación orientada a producir riqueza y a mejorar el mundo para todos», especialmente «si entiende que la creación de puestos de trabajo es parte ineludible de su servicio al bien común» (Laudato si’, 129). Como tal, tiene la responsabilidad de ayudar a superar la compleja crisis de la sociedad y del medio ambiente, y luchar contra la pobreza. Esto hará que sea posible mejorar la precaria condición de vida de millones de personas y cerrar la brecha que da lugar a numerosas injusticias, que erosiona los valores fundamentales de la sociedad, como la igualdad, la justicia y la solidaridad.

De este modo, a través del recurso privilegiado al diálogo, el Foro Económico Mundial puede convertirse en una plataforma para la defensa y protección de la creación, como también para la consecución de «un progreso más sano, más humano, más social, más integral» (Laudato si’, 112), teniendo además debidamente en cuenta los objetivos ambientales y la necesidad de maximizar los esfuerzos para erradicar la pobreza, como se establece en el Programa para el Desarrollo Sostenible de 2030 y en el Acuerdo de París establecido en la Convención Marco de las Naciones Unidas sobre el Cambio Climático.

Señor Presidente, renovando mis mejores deseos para el éxito de la próxima reunión en Davos, invoco sobre Ud. y sobre todos los participantes en el Foro, junto con sus familias, la abundante bendición de Dios.

Vaticano, el 30 de diciembre de 2015

FRANCISCUS

[00077-ES.01] [Texto original: Español]

Testo in lingua portoghese

Ao Professor Klaus Schwab
Presidente executivo do Fórum Económico Mundial

Antes de mais nada, quero agradecer-lhe pelo gentil convite a dirigir uma palavra à reunião anual do Fórum Económico Mundial, que terá lugar em Davos-Klosters, no final de Janeiro, sobre o tema «Mastering the Fourth Industrial Revolution – Dominar a quarta revolução industrial». Formulo votos cordiais pelo bom sucesso do encontro, que visa incentivar uma contínua responsabilidade social e ambiental através dum diálogo construtivo com responsáveis de governo, da actividade empresarial e da sociedade civil, e também com representantes ilustres dos sectores político, financeiro e cultural.

A aparição da chamada «quarta revolução industrial» foi acompanhada pela crescente percepção da inevitabilidade duma redução drástica do número de postos de trabalho. Os últimos estudos, realizados pela Organização Internacional do Trabalho, indicam que o desemprego afecta, actualmente, centenas de milhões de pessoas. O financiamento e tecnologização das economias nacionais e da global produziram profundas mudanças no campo do trabalho. A diminuição de oportunidades para um emprego vantajoso e digno, aliada a uma redução da cobertura da previdência social, estão a causar um aumento preocupante da desigualdade e da pobreza em vários países. Claramente surge a necessidade de criar novos modelos empresariais que, enquanto promovem o desenvolvimento de tecnologias avançadas, sejam capazes também de utilizá-las para criar trabalho digno para todos, manter e consolidar os direitos sociais e proteger o meio ambiente. O homem deve guiar o progresso tecnológico, sem se deixar dominar por ele!

Mais uma vez faço apelo a todos vós: «Não esqueçais os pobres!» Este é o principal desafio que, como líderes no mundo dos negócios, tendes diante de vós. «Quem tem os meios para levar uma vida decente, em vez de estar preocupado com os privilégios, deve procurar ajudar os mais pobres a terem, também eles, acesso a condições de vida respeitosas da dignidade humana, nomeadamente através do desenvolvimento do seu potencial humano, cultural, económico e social» (Discurso à classe dirigente e ao Corpo Diplomático, Bangui, 29 de Novembro de 2015).

Não devemos permitir jamais que «a cultura do bem-estar nos anestesie» e torne «incapazes de nos compadecer ao ouvir os clamores alheios», de modo que «já não choramos à vista do drama dos outros, nem nos interessamos por cuidar deles, como se tudo fosse uma responsabilidade de outrem, que não nos incumbe» (Evangelii gaudium, 54).

Chorar à vista do drama dos outros não significa apenas compartilhar os seus sofrimentos, mas também e sobretudo dar-se conta de que as nossas acções são causa de injustiça e desigualdade. Por isso, «abramos os nossos olhos para ver as misérias do mundo, as feridas de tantos irmãos e irmãs privados da própria dignidade e sintamo-nos desafiados a escutar o seu grito de ajuda. As nossas mãos apertem as suas mãos e estreitemo-los a nós para que sintam o calor da nossa presença, da amizade e da fraternidade. Que o seu grito se torne o nosso e, juntos, possamos romper a barreira de indiferença que frequentemente reina soberana para esconder a hipocrisia e o egoísmo» (Bula de proclamação do Jubileu Extraordinário da Misericórdia, Misericordiae vultus, 15).

Quando nos damos conta disto, tornamo-nos mais plenamente humanos, uma vez que a responsabilidade pelos nossos irmãos e irmãs é uma parte essencial da nossa humanidade comum. Não tenhais medo de abrir a mente e o coração aos pobres. Desta forma, dareis livre curso aos vossos talentos económicos e técnicos e descobrireis a felicidade duma vida plena, que o consumismo, de por si, não pode oferecer.

Perante mudanças profundas e epocais, os líderes mundiais são desafiados a garantir que a vinda da «quarta revolução industrial», os efeitos da robótica e das inovações científicas e tecnológicas não levem à destruição da pessoa humana – acaba substituída por uma máquina sem alma – nem à transformação do nosso planeta num jardim vazio para deleite de poucos escolhidos.

Ao contrário, o momento presente oferece uma oportunidade preciosa para guiar e governar os processos em curso e construir sociedades inclusivas, baseadas no respeito da dignidade humana, na tolerância, na compaixão e na misericórdia. Exorto-vos, pois, a retomar os vossos debates sobre como construir o futuro do planeta, «nossa casa comum», e peço-vos para fazerdes um esforço conjunto para perseguir um desenvolvimento sustentável e integral.

Como já disse muitas vezes e agora de bom grado o repito, a actividade empresarial é «uma nobre vocação orientada para produzir riqueza e melhorar o mundo para todos», sobretudo se «se pensa que a criação de postos de trabalho é parte imprescindível do seu serviço ao bem comum» (Laudato si’, 129). Como tal, tem a responsabilidade de ajudar a superar a complexa crise social e ambiental presente e de combater a pobreza. Isto tornará possível melhorar as precárias condições de vida de milhões de pessoas e colmatar o fosso social que dá origem a inúmeras injustiças e corrói os valores fundamentais da sociedade, nomeadamente a igualdade, a justiça e a solidariedade.

Desta forma, preferindo os meios do diálogo, o Fórum Económico Mundial pode tornar-se uma plataforma para a defesa e salvaguarda da criação e para a obtenção dum «progresso que seja mais saudável, mais humano, mais social, mais integral» (Laudato si’, 112), tendo em conta também os objectivos ambientais e a necessidade de maximizar os esforços para erradicar a pobreza, como estabelecido na Agenda 2030 para o Desenvolvimento Sustentável e no Acordo de Paris sob a Convenção Quadro das Nações Unidas sobre as Alterações Climáticas.

Senhor Presidente, com renovados votos pelo bom sucesso da próxima reunião de Davos, invoco sobre a sua pessoa, sobre todos os participantes no Fórum e sobre as suas famílias abundantes bênçãos de Deus.

Vaticano, 30 de Dezembro de 2015.

FRANCISCUS

[00077-PO.01] [Texto original: Português]

[B0038-XX.01]