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Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella XLIX Giornata Mondiale della Pace, 01.01.2016


Omelia del Santo Padre

Traduzione in lingua francese

Traduzione in lingua inglese

Traduzione in lingua tedesca

Traduzione in lingua spagnola

Traduzioni in lingua portoghese

Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione della Messa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e nella ricorrenza della 49.ma Giornata Mondiale della Pace sul tema: Vinci l’indifferenza e conquista la pace.

Hanno concelebrato con il Papa Cardinali, Vescovi e Sacerdoti. Hanno partecipato alla Santa Messa i Pueri Cantores, che chiudono oggi il loro 40.mo Congresso Internazionale.

Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della Celebrazione Eucaristica, dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

Omelia del Santo Padre

Abbiamo ascoltato le parole dell’apostolo Paolo: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna» (Gal 4,4).

Che cosa significa che Gesù nacque nella “pienezza del tempo”? Se il nostro sguardo si rivolge al momento storico, possiamo restare subito delusi. Roma dominava su gran parte del mondo conosciuto con la sua potenza militare. L’imperatore Augusto era giunto al potere dopo cinque guerre civili. Anche Israele era stato conquistato dall’impero romano e il popolo eletto era privo della libertà. Per i contemporanei di Gesù, quindi, quello non era certamente il tempo migliore. Non è dunque alla sfera geopolitica che si deve guardare per definire il culmine del tempo.

E’ necessaria, allora, un’altra interpretazione, che comprenda la pienezza a partire da Dio. Nel momento in cui Dio stabilisce che è giunto il momento di adempiere la promessa fatta, allora per l’umanità si realizza la pienezza del tempo. Pertanto, non è la storia che decide della nascita di Cristo; è, piuttosto, la sua venuta nel mondo che permette alla storia di giungere alla sua pienezza. E’ per questo che dalla nascita del Figlio di Dio inizia il computo di una nuova era, quella che vede il compimento della promessa antica. Come scrive l’autore della Lettera agli Ebrei: «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo. Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente» (1,1-3). La pienezza del tempo, dunque, è la presenza di Dio in prima persona nella nostra storia. Ora possiamo vedere la sua gloria che risplende nella povertà di una stalla, ed essere incoraggiati e sostenuti dal suo Verbo fattosi “piccolo” in un bambino. Grazie a Lui, il nostro tempo può trovare la sua pienezza. Anche il nostro tempo personale troverà la sua pienezza nell’incontro con Gesù Cristo, Dio fatto uomo.

Tuttavia, questo mistero sempre contrasta con la drammatica esperienza storica. Ogni giorno, mentre vorremmo essere sostenuti dai segni della presenza di Dio, dobbiamo riscontrare segni opposti, negativi, che lo fanno piuttosto sentire come assente. La pienezza del tempo sembra sgretolarsi di fronte alle molteplici forme di ingiustizia e di violenza che feriscono quotidianamente l’umanità. A volte ci domandiamo: come è possibile che perduri la sopraffazione dell’uomo sull’uomo?, che l’arroganza del più forte continui a umiliare il più debole, relegandolo nei margini più squallidi del nostro mondo? Fino a quando la malvagità umana seminerà sulla terra violenza e odio, provocando vittime innocenti? Come può essere il tempo della pienezza quello che pone sotto i nostri occhi moltitudini di uomini, donne e bambini che fuggono dalla guerra, dalla fame, dalla persecuzione, disposti a rischiare la vita pur di vedere rispettati i loro diritti fondamentali? Un fiume di miseria, alimentato dal peccato, sembra contraddire la pienezza del tempo realizzata da Cristo. Ricordatevi, cari pueri cantores, questa era stata la terza domanda che mi avete fatto ieri: come si spiega questo... Anche i bambini si accorgono di questo.

Eppure, questo fiume in piena non può nulla contro l’oceano di misericordia che inonda il nostro mondo. Siamo chiamati tutti ad immergerci in questo oceano, a lasciarci rigenerare, per vincere l’indifferenza che impedisce la solidarietà, e uscire dalla falsa neutralità che ostacola la condivisione. La grazia di Cristo, che porta a compimento l’attesa di salvezza, ci spinge a diventare suoi cooperatori nella costruzione di un mondo più giusto e fraterno, dove ogni persona e ogni creatura possa vivere in pace, nell’armonia della creazione originaria di Dio.

All’inizio di un nuovo anno, la Chiesa ci fa contemplare la divina Maternità di Maria quale icona di pace. La promessa antica si compie nella sua persona. Ella ha creduto alle parole dell’Angelo, ha concepito il Figlio, è diventata Madre del Signore. Attraverso di lei, attraverso il suo “sì”, è giunta la pienezza del tempo. Il Vangelo che abbiamo ascoltato dice che la Vergine «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore» (Lc 2,19). Ella si presenta a noi come vaso sempre colmo della memoria di Gesù, Sede della Sapienza, da cui attingere per avere la coerente interpretazione del suo insegnamento. Oggi ci offre la possibilità di cogliere il senso degli avvenimenti che toccano noi personalmente, le nostre famiglie, i nostri Paesi e il mondo intero. Dove non può arrivare la ragione dei filosofi né la trattativa della politica, là può giungere la forza della fede che porta la grazia del Vangelo di Cristo, e che può aprire sempre nuove vie alla ragione e alle trattative.

Beata sei tu, Maria, perché hai dato al mondo il Figlio di Dio; ma ancora più beata tu sei per avere creduto in Lui. Piena di fede hai concepito Gesù prima nel cuore e poi nel grembo, per diventare Madre di tutti i credenti (cfr Agostino, Sermo 215, 4). Estendi, Madre, su di noi la tua benedizione in questo giorno a te consacrato; mostraci il volto del tuo Figlio Gesù, che dona al mondo intero misericordia e pace. Amen.

[00001-IT.02] [Testo originale: Italiano]

Traduzione in lingua francese

Nous avons entendu les paroles de l’apôtre Paul: «Lorsqu’est venue la plénitude des temps, Dieu a envoyé son Fils, né d’une femme» (Ga 4, 4).

Que signifie le fait que Jésus naisse à “la plénitude des temps”? Si notre regard se dirige vers le moment historique, nous pouvons vite rester déçus. Rome dominait sur une grande partie du monde connu par sa puissance militaire. L’empereur Auguste était arrivé au pouvoir après avoir combattu cinq guerres civiles. Même Israël avait été conquis par l’empereur romain et le peuple élu était privé de liberté. Pour les contemporains de Jésus, par conséquent, ce n’était certainement pas le temps le meilleur. Ce n’est donc pas vers la sphère géopolitique que l’on doit regarder pour définir le sommet du temps.

Une autre interprétation est alors nécessaire, qui comprenne la plénitude à partir de Dieu. Lorsque Dieu établit que le moment d’accomplir la promesse faite est arrivé, alors pour l’humanité se réalise la plénitude des temps. Donc, ce n’est pas l’histoire qui décide de la naissance du Christ; c’est, plutôt, sa venue dans le monde qui permet à l’histoire d’atteindre sa plénitude. C’est pour cela qu’à partir de la naissance du Fils de Dieu, commence le calcul d’une nouvelle ère, celle qui voit l’accomplissement de l’antique promesse. Comme écrit l’auteur de la Lettre aux Hébreux: «À bien des reprises et de bien des manières, Dieu, dans le passé, a parlé à nos pères par les prophètes; mais à la fin, en ces jours où nous sommes, il nous a parlé par son Fils qu’il a établi héritier de toutes chose et par qui il a créé les mondes. [Il est le] rayonnement de la gloire de Dieu, expression parfaite de son être, et porte l’univers par sa parole puissante» (1, 1-3). La plénitude des temps, donc, est la présence de Dieu personnellement dans notre histoire. Maintenant, nous pouvons voir sa gloire qui resplendit dans la pauvreté d’une étable, et être encouragés et soutenus par son Verbe qui s’est fait “petit” dans un enfant. Grâce à Lui, notre temps peut trouver sa plénitude. Notre temps personnel aussi trouvera sa plénitude dans la rencontre avec Jésus-Christ, Dieu fait homme.

Cependant, ce mystère semble contraster avec la dramatique expérience historique. Chaque jour, tandis que nous voudrions être soutenus par des signes de la présence de Dieu, nous devons rencontrer des signes opposés, négatifs, qui le font plutôt sentir comme absent. La plénitude des temps semble s’effriter devant les multiples formes d’injustice et de violence qui blessent chaque jour l’humanité. Parfois nous nous demandons: comment est-il possible que perdure le mépris de l’homme par l’homme?, que l’arrogance du plus fort continue à humilier le plus faible, le reléguant aux marges les plus sordides de notre monde? Jusqu’à quand la méchanceté humaine sèmera sur la terre violence et haine, provoquant d’innocentes victimes? Comment ce peut être le temps de la plénitude, ce que nous donnent à voir des multitudes d’hommes, de femmes et d’enfants qui fuient la guerre, la faim, la persécution, disposés à risquer leur vie pour voir respectés leurs droits fondamentaux? Un fleuve de misère, alimenté par le péché, semble contredire la plénitude des temps réalisée par le Christ. Rappelez-vous, chers pueri cantores, c’était la troisième question que vous m’avez posée hier: comment cela s’explique… Les enfants aussi se rendent compte de cela.

Pourtant, ce fleuve en crue ne peut rien contre l’océan de miséricorde qui inonde notre monde. Nous sommes tous appelés à nous immerger dans cet océan, à nous laisser régénérer, pour vaincre l’indifférence qui empêche la solidarité, et sortir de la fausse neutralité qui empêche le partage. La grâce du Christ, qui porte l’attente du salut à son accomplissement, nous pousse à devenir ses coopérateurs dans la construction d’un monde plus juste et fraternel, où chaque personne et chaque créature puisse vivre en paix, dans l’harmonie de la création originaire de Dieu.

Au début d’une nouvelle année, l’Église nous fait contempler la maternité divine de Marie comme icône de paix. L’antique promesse s’accomplit en sa personne. Elle a cru aux paroles de l’Ange, elle a conçu le Fils, elle est devenue Mère du Seigneur. À travers elle, à travers son “oui”, est arrivée la plénitude des temps. L’Évangile que nous avons entendu dit que la Vierge «retenait tous ces évènements et les méditait dans son cœur» (Lc 2, 19). Elle se présente à nous comme un vase toujours rempli de la mémoire de Jésus, Siège de la Sagesse, où puiser pour avoir l’interprétation cohérente de son enseignement. Aujourd’hui, elle nous offre la possibilité de saisir le sens des événements qui nous touchent personnellement, qui touchent nos familles, nos pays et le monde entier. Là où ne peut arriver la raison des philosophes ni les négociations de la politique, là peut arriver la force de la foi qui porte la grâce de l’Évangile du Christ, et qui peut toujours ouvrir de nouvelles voies à la raison et aux négociations.

Bienheureuse es-tu, Marie, parce que tu as donné au monde le Fils de Dieu; mais encore plus heureuse es-tu pour avoir cru en Lui. Pleine de foi, tu as conçu Jésus d’abord dans ton cœur et puis dans ton sein, pour devenir Mère de tous les croyants (cf. Augustin, Sermon 215, 4). Mère, étends sur nous ta bénédiction en ce jour qui t’est consacré ; montre-nous le visage de ton Fils Jésus, qui donne au monde entier miséricorde et paix. Amen.

[00001-FR.02] [Texte original: Italien]

Traduzione in lingua inglese

We have heard the words of the Apostle Paul: “When the fullness of time had come, God sent his Son, born of a woman” (Gal 4:4).

What does it mean to say that Jesus was born in “the fullness of time”? If we consider that particular moment of history, we might quickly be deluded. Rome had subjugated a great part of the known world by her military might. The Emperor Augustus had come to power after five civil wars. Israel itself had been conquered by the Roman Empire and the Chosen People had lost their freedom. For Jesus’ contemporaries, it was certainly not the best of times. To define the fullness of time, then, we should not look to the geopolitical sphere.

Another interpretation is needed, one which views that fullness from God’s standpoint. It is when God decided that the time had come to fulfil his promise, that the fullness of time came for humanity. History does not determine the birth of Christ; rather, his coming into the world enables history to attain its fullness. For this reason, the birth of the Son of God inaugurates a new era, a new computation of time, the era which witnesses the fulfilment of the ancient promise. As the author of the Letter to the Hebrews writes: “God spoke to our ancestors in many and various ways by the prophets, but in these last days he has spoken to us by a Son, whom he appointed heir of all things, through whom he also created the world. He is the reflection of God’s glory and the exact imprint of God’s very being, and he sustains all things by his powerful word” (1:1-3). The fullness of time, then, is the presence of God himself in our history. Now we can see his glory, which shines forth in the poverty of a stable; we can be encouraged and sustained by his Word, made “little” in a baby. Thanks to him, our time can find its fullness. The use of our personal time can also find its fullness in the encounter with Jesus Christ, God made man.

Nonetheless, this mystery constantly clashes with the dramatic experience of human history. Each day, as we seek to be sustained by the signs of God’s presence, we encounter new signs to the contrary, negative signs which tend to make us think instead that he is absent. The fullness of time seems to fade before the countless forms of injustice and violence which daily wound our human family. Sometimes we ask ourselves how it is possible that human injustice persists unabated, and that the arrogance of the powerful continues to demean the weak, relegating them to the most squalid outskirts of our world. We ask how long human evil will continue to sow violence and hatred in our world, reaping innocent victims. How can the fullness of time have come when we are witnessing hordes of men, women and children fleeing war, hunger and persecution, ready to risk their lives simply to encounter respect for their fundamental rights? A torrent of misery, swollen by sin, seems to contradict the fullness of time brought by Christ. Remember, dear pueri cantores, this was the third question you asked me yesterday: how do we explain this… even children are aware of this.

And yet this swollen torrent is powerless before the ocean of mercy which floods our world. All of us are called to immerse ourselves in this ocean, to let ourselves be reborn, to overcome the indifference which blocks solidarity, and to leave behind the false neutrality which prevents sharing. The grace of Christ, which brings our hope of salvation to fulfilment, leads us to cooperate with him in building an ever more just and fraternal world, a world in which every person and every creature can dwell in peace, in the harmony of God’s original creation.

At the beginning of a new year, the Church invites us to contemplate Mary’s divine maternity as an icon of peace. The ancient promise finds fulfilment in her person. She believed in the words of the angel, conceived her Son and thus became the Mother of the Lord. Through her, through her “yes”, the fullness of time came about. The Gospel we have just heard tells us that the Virgin Mary “treasured all these words and pondered them in her heart” (Lk 2:19). She appears to us as a vessel filled to the brim with the memory of Jesus, as the Seat of Wisdom to whom we can have recourse to understand his teaching aright. Today Mary makes it possible for us to grasp the meaning of events which affect us personally, events which also affect our families, our countries and the entire world. Where philosophical reason and political negotiation cannot arrive, there the power of faith, which brings the grace of Christ’s Gospel, can arrive, opening ever new pathways to reason and to negotiation.

Blessed are you, Mary, for you gave the Son of God to our world. But even more blessed are you for having believed in him. Full of faith, you conceived Jesus first in your heart and then in your womb, and thus became the Mother of all believers (cf. Saint Augustine, Sermo 215,4). Send us, O Mother, your blessing on this day consecrated to your honour. Show us the face of Jesus your Son, who bestows upon the entire world mercy and peace. Amen.

[00001-EN.02] [Original text: Italian]

Traduzione in lingua tedesca

Wir haben die Worte des Apostels Paulus gehört: »Als aber die Zeit erfüllt war, sandte Gott seinen Sohn, geboren von einer Frau« (Gal4,4).

Was bedeutet das, dass Jesus geboren wurde „als die Zeit erfüllt war“? Wenn wir unseren Blick auf den geschichtlichen Moment richten, können wir gleich enttäuscht sein. Rom herrschte mit seiner militärischen Macht über einen großen Teil der damals bekannten Welt. Kaiser Augustus war an die Macht gekommen, nachdem er fünf Bürgerkriege geführt hatte. Auch Israel war vom Römischen Reich erobert worden, und das erwählte Volk war seiner Freiheit beraubt. Für die Zeitgenossen Jesu war das also sicher nicht die beste Zeit. Demnach ist es nicht der geopolitische Bereich, auf den man schauen muss, um den Höhepunkt der Zeit zu bestimmen.

So bedarf es einer anderen Interpretation, welche die Fülle von Gott her versteht. Zu dem Zeitpunkt, an dem Gott festlegt, dass der Moment gekommen ist, seine Verheißung zu erfüllen, verwirklicht sich für die Menschheit die Fülle der Zeit. Daher entscheidet nicht etwa die Geschichte über die Geburt Christi; es ist vielmehr sein Kommen in die Welt, das der Geschichte erlaubt, zu ihrer Fülle zu gelangen. Das ist der Grund, warum mit der Geburt des Gottessohnes eine neue Zeitrechnung beginnt, jene, die die Erfüllung der alten Verheißung sieht. Wie der Autor des Hebräerbriefes schreibt: »Viele Male und auf vielerlei Weise hat Gott einst zu den Vätern gesprochen durch die Propheten; in dieser Endzeit aber hat er zu uns gesprochen durch den Sohn, den er zum Erben des Alls eingesetzt und durch den er auch die Welt erschaffen hat; er ist der Abglanz seiner Herrlichkeit und das Abbild seines Wesens; er trägt das All durch sein machtvolles Wort« (1,1-3). Die Fülle der Zeit ist also die persönliche Gegenwart Gottes in unserer Geschichte. Jetzt können wir seine Herrlichkeit sehen, die in der Armut eines Stalles erstrahlt, und von seinem Wort, das in Gestalt eines Kindes „klein“ geworden ist, Ermutigung und Halt erfahren. Dank ihm kann unsere Zeit zu ihrer Fülle finden. Auch unsere persönliche Zeit findet zu ihrer Fülle in der Begegnung mit Christus, dem menschgewordenen Gott.

Dieses Geheimnis steht jedoch stets im Widerspruch zur dramatischen geschichtlichen Erfahrung. Während wir gerne Halt und Stütze finden würden durch die Zeichen der Gegenwart Gottes, müssen wir jeden Tag gegenteilige, negative Zeichen feststellen, die eher ein Gefühl seiner Abwesenheit vermitteln. Die Fülle der Zeit scheint zu zerbröckeln angesichts der zahlreichen Formen von Ungerechtigkeit und Gewalt, die täglich die Menschheit verwunden. Manchmal fragen wir uns: Wie ist es möglich, dass der Übergriff auf den Menschen durch den Menschen fortdauert; dass die Arroganz des Stärkeren weiter den Schwächeren demütigt und ihn in die trostlosesten Randgebiete unserer Welt verbannt? Wie lange noch wird die menschliche Bosheit Gewalt und Hass über die Erde aussäen und unschuldige Opfer fordern? Wie kann eine Zeit, die uns Scharen von Männern, Frauen und Kindern vor Augen führt, die vor Krieg, Hunger und Verfolgung fliehen und bereit sind, ihr Leben zu riskieren, nur um ihre Grundrechte respektiert zu sehen, die Zeit der Fülle sein? Ein Strom des Elends, der von der Sünde genährt wird, scheint der von Christus verwirklichten Fülle der Zeit zu widersprechen. Erinnert euch, liebe Pueri Cantores, das war die dritte Frage, die ihr mir gestern gestellt habt: wie erklärt man das … Auch die Kinder nehmen das wahr.

Und doch ist dieser Hochwasser führende Fluss machtlos gegen den Ozean der Barmherzigkeit, der unsere Welt überflutet. Wir sind alle aufgerufen, in diesen Ozean einzutauchen, uns zu neuem Leben erwecken zu lassen, um die Gleichgültigkeit zu überwinden, die die Solidarität vereitelt, und aus der falschen Neutralität herauszutreten, die das Miteinander-Teilen behindert. Die Gnade Christi, die die Heilserwartung zur Vollendung führt, drängt uns, seine Mitarbeiter zu werden beim Aufbau einer gerechteren und brüderlicheren Welt, wo jeder Mensch und jedes Geschöpf in Frieden leben kann, in der Harmonie der ursprünglichen Schöpfung Gottes.

Zu Beginn eines neuen Jahres lässt uns die Kirche die göttliche Mutterschaft Marias als ein Bild des Friedens betrachten. Die alte Verheißung erfüllt sich in ihrer Person. Sie hat an die Worte des Engels geglaubt, hat den göttlichen Sohn empfangen und ist Mutter des Herrn geworden. Durch sie, durch ihr „Ja“ ist die Fülle der Zeit erreicht. Das Evangelium, das wir gehört haben, sagt: Die Jungfrau »bewahrte alles, was geschehen war, in ihrem Herzen und dachte darüber nach« (Lk 2,19). Sie zeigt sich uns wie ein Gefäß, das stets erfüllt ist von der Erinnerung an Jesus, als Sitz der Weisheit, aus der man schöpfen muss, um die schlüssige Deutung seiner Lehre zu erhalten. Heute bietet sie uns die Möglichkeit, den Sinn der Ereignisse zu erfassen, die uns persönlich, unsere Familien, unsere Länder und die ganze Welt betreffen. Was weder die Vernunft der Philosophen noch die Verhandlung der Politik zu erreichen vermag, dazu kann die Kraft des Glaubens gelangen, welche die Gnade des Evangeliums Christi bringt und imstande ist, der Vernunft und den Verhandlungen immer neue Wege zu öffnen.

Selig bist du, Maria, weil du der Welt den Sohn Gottes geschenkt hast; doch noch seliger bist du, weil du an ihn geglaubt hast. Voller Glauben hast du Jesus zuerst im Herzen und dann in deinem Schoß empfangen, um so Mutter aller Glaubenden zu werden (vgl. Augustinus, Sermo 215,4). Breite, o Mutter, an diesem dir geweihten Tag deinen Segen über uns aus; zeige uns das Antlitz deines Sohnes Jesus, der der ganzen Welt Barmherzigkeit und Frieden schenkt. Amen.

[00001-DE.02] [Originalsprache: Italienisch]

Traduzione in lingua spagnola

Hemos escuchado las palabras del apóstol Pablo: «Cuando llegó la plenitud de los tiempos, envió Dios a su Hijo, nacido de mujer» (Ga 4,4).

¿Qué significa el que Jesús naciera en la «plenitud de los tiempos»? Si nos fijamos únicamente en el momento histórico, podemos quedarnos pronto defraudados. Roma dominaba con su potencia militar gran parte del mundo conocido. El emperador Augusto había llegado al poder después de haber combatido cinco guerras civiles. También Israel había sido conquistado por el Imperio Romano y el pueblo elegido carecía de libertad. Para los contemporáneos de Jesús, por tanto, esa no era en modo alguno la mejor época. La plenitud de los tiempos no se define desde una perspectiva geopolítica.

Se necesita, pues, otra interpretación, que entienda la plenitud desde el punto de vista de Dios. Para la humanidad, la plenitud de los tiempos tiene lugar en el momento en el que Dios establece que ha llegado la hora de cumplir la promesa que había hecho. Por tanto, no es la historia la que decide el nacimiento de Cristo, sino que es más bien su venida en el mundo la que hace que la historia alcance su plenitud. Por esta razón, el nacimiento del Hijo de Dios señala el comienzo de una nueva era en la que se cumple la antigua promesa. Como escribe el autor de la Carta a los Hebreos: «En muchas ocasiones y de muchas maneras habló Dios antiguamente a los padres por los profetas. En esta etapa final, nos ha hablado por el Hijo, al que ha nombrado heredero de todo, y por medio del cual ha ido realizando las edades del mundo. Él es reflejo de su gloria, impronta de su ser. Él sostiene el universo con su palabra poderosa» (1,1-3). La plenitud de los tiempos es, pues, la presencia en nuestra historia del mismo Dios en persona. Ahora podemos ver su gloria que resplandece en la pobreza de un establo, y ser animados y sostenidos por su Verbo que se ha hecho «pequeño» en un niño. Gracias a él, nuestro tiempo encuentra su plenitud. También nuestro tiempo personal alcanzará su plenitud en el encuentro con Jesucristo, el Dios hecho hombre.

Sin embargo, este misterio contrasta siempre con la dramática experiencia histórica. Cada día, aunque deseamos vernos sostenidos por los signos de la presencia de Dios, nos encontramos con signos opuestos, negativos, que nos hacen creer que él está ausente. La plenitud de los tiempos parece desmoronarse ante la multitud de formas de injusticia y de violencia que golpean cada día a la humanidad. A veces nos preguntamos: ¿Cómo es posible que perdure la opresión del hombre contra el hombre, que la arrogancia del más fuerte continúe humillando al más débil, arrinconándolo en los márgenes más miserables de nuestro mundo? ¿Hasta cuándo la maldad humana seguirá sembrando la tierra de violencia y de odio, que provocan tantas víctimas inocentes? ¿Cómo puede ser este un tiempo de plenitud, si ante nuestros ojos muchos hombres, mujeres y niños siguen huyendo de la guerra, del hambre, de la persecución, dispuestos a arriesgar sus vidas con tal de que se respeten sus derechos fundamentales? Un río de miseria, alimentado por el pecado, parece contradecir la plenitud de los tiempos realizada por Cristo. Acordaos, queridos pueri cantores, que ésta era la tercera pregunta que ayer me hicisteis: ¿Cómo se explica esto…? También los niños se dan cuenta de esto

Y, sin embargo, este río en crecida nada puede contra el océano de misericordia que inunda nuestro mundo. Todos estamos llamados a sumergirnos en este océano, a dejarnos regenerar para vencer la indiferencia que impide la solidaridad y salir de la falsa neutralidad que obstaculiza el compartir. La gracia de Cristo, que lleva a su cumplimiento la esperanza de la salvación, nos empuja a cooperar con él en la construcción de un mundo más justo y fraterno, en el que todas las personas y todas las criaturas puedan vivir en paz, en la armonía de la creación originaria de Dios.

Al comienzo de un nuevo año, la Iglesia nos hace contemplar la Maternidad de María como icono de la paz. La promesa antigua se cumple en su persona. Ella ha creído en las palabras del ángel, ha concebido al Hijo, se ha convertido en la Madre del Señor. A través de ella, a través de su «sí», ha llegado la plenitud de los tiempos. El Evangelio que hemos escuchado dice: «Conservaba todas estas cosas, meditándolas en su corazón» (Lc 2,19). Ella se nos presenta como un vaso siempre rebosante de la memoria de Jesús, Sede de la Sabiduría, al que podemos acudir para saber interpretar coherentemente su enseñanza. Hoy nos ofrece la posibilidad de captar el sentido de los acontecimientos que nos afectan a nosotros personalmente, a nuestras familias, a nuestros países y al mundo entero. Donde no puede llegar la razón de los filósofos ni los acuerdos de la política, allí llega la fuerza de la fe que lleva la gracia del Evangelio de Cristo, y que siempre es capaz de abrir nuevos caminos a la razón y a los acuerdos.

Bienaventurada eres tú, María, porque has dado al mundo al Hijo de Dios; pero todavía más dichosa por haber creído en él. Llena de fe, has concebido a Jesús antes en tu corazón que en tu seno, para hacerte Madre de todos los creyentes (cf. San Agustín, Sermón 215, 4). Madre, derrama sobre nosotros tu bendición en este día consagrado a ti; muéstranos el rostro de tu Hijo Jesús, que trae a todo el mundo misericordia y paz. Amén.

[00001-ES.02] [Texto original: Italiano]

Traduzione in lingua portoghese

Ouvimos as palavras do apóstolo Paulo: «Quando chegou a plenitude do tempo, Deus enviou o seu Filho, nascido de uma mulher» (Gl 4, 4).

Que significa Jesus nasceu na «plenitude do tempo»? Se o nosso olhar se fixa no momento histórico, podemos imediatamente ficar decepcionados. Sobre grande parte do mundo conhecido de então, dominava Roma com o seu poderio militar. O imperador Augusto chegara ao poder depois de ter combatido cinco guerras civis. Também Israel fora conquistado pelo Império Romano e o povo eleito estava privado da liberdade. Por conseguinte, aquele não era certamente o tempo melhor para os contemporâneos de Jesus. Portanto, se queremos definir o clímax do tempo, não é para a esfera geopolítica que devemos olhar.

É necessária uma interpretação diferente, que entenda a plenitude a partir de Deus. No momento em que Deus estabelece ter chegado a hora de cumprir a promessa feita, realiza-se então, para a humanidade, a plenitude do tempo. Por isso, não é a história que decide acerca do nascimento de Cristo; mas, ao invés, é a sua vinda ao mundo que permite à história chegar à sua plenitude. É por isso que se começa, do nascimento do Filho de Deus, o cálculo duma nova era, ou seja, a que vê o cumprimento da antiga promessa. Como escreve o autor da Carta aos Hebreus, «muitas vezes e de muitos modos, falou Deus aos nossos pais, nos tempos antigos, por meio dos profetas. Nestes dias, que são os últimos, Deus falou-nos por meio do Filho, a quem constituiu herdeiro de todas as coisas, e por meio de quem fez o mundo. Este Filho é resplendor da sua glória e imagem fiel da sua substância e tudo sustenta com a sua palavra poderosa» (1, 1-3). Assim, a plenitude do tempo é a presença de Deus em pessoa na nossa história. Agora, podemos ver a sua glória que refulge na pobreza dum estábulo, e ser encorajados e sustentados pelo seu Verbo que Se fez «pequeno» numa criança. Graças a Ele, o nosso tempo pode encontrar a sua plenitude. Também o nosso tempo pessoal encontrará a sua plenitude no encontro com Jesus Cristo, Deus feito homem.

Este mistério, porém, sempre contrasta com a dramática experiência histórica. Cada dia, quereríamos ser sustentados pelos sinais da presença de Deus, mas o que constatamos são sinais opostos, negativos, que fazem antes senti-Lo como ausente. A plenitude do tempo parece esboroar-se perante as inúmeras formas de injustiça e violência que ferem diariamente a humanidade. Às vezes perguntamo-nos: Como é possível que perdure a prepotência do homem sobre o homem? Que a arrogância do mais forte continue a humilhar o mais fraco, relegando-o para as margens mais esquálidas do nosso mundo? Até quando a maldade humana semeará na terra violência e ódio, causando vítimas inocentes? Como pode ser o tempo da plenitude este que coloca diante dos nossos olhos multidões de homens, mulheres e crianças que fogem da guerra, da fome, da perseguição, dispostos a arriscar a vida para verem respeitados os seus direitos fundamentais? Um rio de miséria, alimentado pelo pecado, parece contradizer a plenitude do tempo realizada por Cristo. Lembrai-vos, queridos pueri cantores, que esta era precisamente a terceira pergunta que me fizestes ontem? Como se explica? Até as crianças se dão conta disto!

Contudo este rio alagador nada pode contra o oceano de misericórdia que inunda o nosso mundo. Todos nós somos chamados a mergulhar neste oceano, a deixarmo-nos regenerar, para vencer a indiferença que impede a solidariedade e sair da falsa neutralidade que dificulta a partilha. A graça de Cristo, que realiza a expectativa da salvação, impele a tornar-nos seus cooperadores na construção dum mundo mais justo e fraterno, onde cada pessoa e cada criatura possam viver em paz, na harmonia da criação primordial de Deus.

No início dum novo ano, a Igreja faz-nos contemplar, como ícone de paz, a maternidade divina de Maria. A antiga promessa realiza-se na sua pessoa, que acreditou nas palavras do Anjo, concebeu o Filho, tornou-Se Mãe do Senhor. Através d’Ela, por meio do seu «sim», chegou a plenitude do tempo. O Evangelho, que escutámos, diz que a Virgem «conservava todas estas coisas, ponderando-as no seu coração» (Lc 2, 19). Aparece-nos como vaso sempre cheio da memória de Jesus, Sede da Sabedoria, onde recorrer para termos a interpretação coerente do seu ensinamento. Hoje dá-nos a possibilidade de individuar o sentido dos acontecimentos que nos tocam pessoalmente a nós, às nossas famílias, aos nossos países e ao mundo inteiro. Aonde não pode chegar a razão dos filósofos, nem as negociações da política, consegue fazê-lo a força da fé que a graça do Evangelho de Cristo nos traz e que pode abrir sempre novos caminhos à razão e às negociações.

Feliz sois Vós, ó Maria, por terdes dado ao mundo o Filho de Deus; mas mais feliz ainda sois porque acreditastes n’Ele. Cheia de fé, concebestes Jesus, primeiro no coração e depois no seio, para Vos tornardes Mãe de todos os crentes (cf. Santo Agostinho, Sermo 215, 4). Mãe, lançai sobre nós a vossa bênção neste dia que Vos é consagrado; mostrai-nos o rosto do vosso Filho Jesus, que dá ao mundo inteiro misericórdia e paz. Amen.

[00001-PO.02] [Texto original: Italiano]

[B0001-XX.02]