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Conferenza Stampa di presentazione dell’Incontro “Una giornata di riflessione – Uniti a Dio ascoltiamo un grido” (Roma, “Salesianum”, 17-19 luglio 2015), 17.07.2015


Intervento dell’Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson

Intervento di P. Dario Bossi, M.C.C.J.

Testimonianze

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la conferenza stampa di presentazione dell’Incontro “Una giornata di riflessione – Uniti a Dio ascoltiamo un grido”, promosso e organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace con i rappresentanti di comunità colpite da attività minerarie provenienti da Paesi dell’Africa, dell’Asia e dell’America, che si svolge a Roma, al Salesianum, dal 17 al 19 luglio 2015.

Intervengono alla Conferenza stampa: l’Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; P. Dario Bossi, M.C.C.J.; il Sig. Prassant Kumar Paikray (dall’India); il Sig. Juan Guillermo Peñaloza Sierra (dal Cile); la Sig.ra Patricia Generoso Thomas (dal Brasile) e il Sig. Héritier Wembo Nyama (dalla Repubblica Democratica del Congo).

Pubblichiamo di seguito gli interventi del Card. Peter Kodwo Appiah Turkson e di P. Dario Bossi, nonché le testimonianze del Sig. Paikray, del Sig. Peñaloza Sierra e della Sig.ra Generoso Thomas:

Intervento dell’Em.mo Card. Peter Kodwo Appiah Turkson

Gentili Signore e Signori,

Ringrazio Padre Lombardi e lo staff della la Sala Stampa del Vaticano per una occasione rinnovata di presentare un’iniziativa del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

In questi due giorni e sull' invito del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, sono riuniti nel Centro di Congresso Salesianum (Via della Pisana 1111) circa trenta rappresentanti di comunità colpite da attività minerarie, provenienti dall’Africa, dall’Asia e dell’America in un convegno sotto il titolo: “Una giornata di riflessione – Uniti a Dio ascoltiamo un grido". Lo scopo dell' incontro è di fare punto sulla situazione di queste comunità.

Già nel 27 settembre 2013, rispondendo al desiderio d' alcuni Dirigenti Esecutivi di compagnie minerarie, guidati dal Direttore del International Council of Mining and Metals, Mark Cutifani, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace organizzava una giornata di Riflessione: "Mining for the common Good" per ben 24 dirigenti e rappresentati di diverse compagnie minerarie, desiderosi di vedere criticamente il carattere dell' industria mineraria nel mondo. Il PCGP aveva preparato l' evento coi membri dei Congregazioni Religiose già impegnate nell' area; e alla fine della giornata di Riflessione, il PCGP aveva procurato e distribuito un resoconto dell' evento per informare le diverse Conferenze Episcopale Regionali.

Ora che i Dirigenti di compagnie minerarie desiderano fare una seconda giornata di Riflessione, come è stato deciso nel primo incontro, e col titolo: "Creating a new future, Reimaging the future of mining", il PCGP ha pensato bene di precedere e preparare questa seconda giornata di Riflessione, prevista per 17-19 settembre 2015, con un ascolto alle comunità colpite dell' attività di quest' industria.

Per questa decisione del dicastero pontificio, non mancano ragioni e motivazioni: Con l’Enciclica Laudato si’, il Santo Padre ci esorta ad «ascoltaretanto il grido della terra quanto il grido dei poveri» (n. 49). Non si può rimanere indifferenti a tale grido, poiché l’esigenza di ascoltarlo «deriva dalla stessa opera liberatrice della grazia in ciascuno di noi, per cui non si tratta di una missione riservata solo ad alcuni: “La Chiesa, guidata dal Vangelo della misericordia e dall’amore all’essere umano,ascolta il grido per la giustiziae desidera rispondervi con tutte le sue forze”» (Esortazione Evangelii gaudium, n. 188).

Siamo oramai in molti ad essere consapevoli di questo straziante grido proveniente dalle zone in cui si cercano ed estraggono minerali. Per citare solo alcuni esempi: L' Africa Progress Report di Kofi Annan, le direttive OECD Due Diligence Guidance for Responsible Supply Chains of Minerals from Conflict-Affected and High-Risk Areas; numerosi e dettagliati rapporti dello Special Rapporteur on the rights of indigenous peoples a proposito delle industrie estrattive; l’iniziativa Publish what you pay; la legislazione sulla tracciabilità dei minerali in elaborazione presso il Parlamento Europeo; il cinema con pellicole quali Blood diamonds oppure Avatar; e via dicendo.

Anche la Chiesa, in più occasioni e da numerosi anni, segue da vicino le attività minerarie. A livello nazionale, i documenti di Conferenze episcopali che denunciano la violazione dei diritti umani, l’illegalità, la violenza e lo sfruttamento dei giacimenti in modo inquinante o problematico per la sicurezza alimentare locale. Una lettera del Vescovo statunitense Richard Pates, pubblicata il 24 luglio 2014, commenta il contesto in cui operano alcune multinazionali minerarie in questi termini: «calamitous public health and environmental consequences of mining operations (…) violence, gang activity, narcotics, weapons and human trafficking, inadequate institutions of law enforcement and corruption/impunity, poverty, as well as unequal and inadequate economic development». Il Pontificio Consiglio è consapevole anche dell’impegno di molteplici attori

a) a livello regionale come le Conferenze Episcopali Continentali: la Red Eclesial Panamazónica, oppure il Dipartimento Giustizia e Pace dell’Association of Member Episcopal Conferences in Eastern Africa con la recente dichiarazione Laying foudations for a just extractive indistry, e

b) a livello transnazionale, come le reti dei francescani, di CIDSE o ancora la famiglia Caritas.

Tutte queste voci vanno in una sola direzione: dinnanzi a tali situazioni non si può lasciare che l’indifferenza, il cinismo e l’impunità continuino. Serve un radicale cambiamento di paradigma in vista del bene comune, della giustizia, della sostenibilità, della dignità umana.

Con questo incontro di tre giorni, il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace riunisce rappresentanti di comunità colpite in diversi modi da svariate attività minerarie. Portano anche, in un certo senso, il grido di coloro che non sono potuti venire, delle zone e situazioni che non sono rappresentate, che spesso sfuggono all’occhio degli esperti e dei commentatori. Mi preme sottolineare che alcune persone che partecipano all’incontro hanno ricevuto pressioni e intimidazioni negli ultimi giorni, per esempio dopo aver richiesto un passaporto. Al Pontificio Consiglio sono pervenute le testimonianze di minaccia, violenze e uccisioni, di rappresaglie, di compensazioni mai arrivate e di promesse mai tenute.

Ci sono, dunque, individui che lavorano «senza uno scopo veramente umano» (Esortazione Evangelii gaudium, n. 188). Ci sono negazioni del primato dell’essere umano, insensibilità al benestare dell’ambiente sociale e naturale e piena esperienza di fragilità, abbandono e scarto. Responsabili sono gli investitori, imprenditori, politici e governanti dei Paesi dove si trovano i giacimenti oppure dei Paesi dove risiedono i quartieri generali delle multinazionali minerarie.

Da l' altra parte, nei Paesi sfruttati e poveri, ci vuole in anzi tutto governi integri, genti educate e investitori con senso acuto di giustizia e di bene comune, poiché è moralmente inaccettabile, politicamente pericoloso, ambientalmente insostenibile ed economicamente ingiustificabile che «i popoli in via di sviluppo […continuino] ad alimentare lo sviluppo dei Paesi più ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. (…Laudato si’, nn. 52 e 160).

Si spera di poter testimoniare la vicinanza della Chiesa ai partecipanti e a tutti popoli colpiti da quest' industria tramite le sue diverse reti e istituzioni, soprattutto nella prossima giornata della Riflessione coi dirigenti di compagnie minerarie.

Grazie!

[01250-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Intervento di P. Dario Bossi, M.C.C.J.

Il Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ospiterà il 17 -19 luglio, a Roma presso il Salesianum, una trentina di rappresentanti di comunità, provenienti da Africa, Asia e America Latina, danneggiate dalle attività estrattive per un incontro di tre giorni sul tema, “Una giornata di riflessione – Uniti a Dio ascoltiamo un grido”. L'incontro vuole essere un momento di riflessione, di condivisione di esperienze e di raccolta di proposte per le azioni future da parte della Chiesa o delle comunità stesse

Ascoltiamo il grido degli oppressi e della Terra: Comunità in diverse parti del mondo si trovano ad affrontare situazioni di violenza e di intimidazione, illegalità e corruzione, inquinamento e violazioni dei diritti umani a causa di attività legate al settore minerario. Le comunità si trovano inoltre a far fronte alla criminalizzazione e alla persecuzione dei leader impegnati a difendere la loro terra e i loro diritti.

“Solo nella nostra regione di Carajás, nel nord del Brasile, abbiamo avuto negli ultimi tre anni 26 conflitti aperti tra l’impresa mineraria Vale e le comunità locali. Alle manifestazioni popolari, in molti casi, la risposta del Governo e della Multinazionale è stata la criminalizzazione e la denuncia della nostra gente. E cosí l’impresa da aggressore diventa vittima, come se le nostre comunità disturbassero i suoi progetti e pregiudicassero i suoi guadagni” – commenta Alaide Abreu da Silva, leader di una delle comunità colpite dalle attività minerarie nello stato del Maranhão.

La coalizione ecumenica “Iglesias y Minería” (Chiese e Miniere) riunisce circa 70 gruppi di base cristiani latinoamericani; lavorando fianco a fianco con le comunità promuove e difende la dignità umana. Come Papa Francesco ha sottolineato nel suo discorso rivolto ai movimenti sociali del 9 luglio in Bolivia, i poveri e gli esclusi devono fare, e stanno facendo molto: il futuro dell'umanità è in gran parte nelle loro mani, nella loro capacità di organizzarsi e di promuovere alternative creative agli attuali modelli di sviluppo che stanno danneggiando sia la natura che le persone.

Iglesias y Minería accoglie questo messaggio e lavora per “l'empowerment” delle comunità, ma, allo stesso tempo, denuncia il problema di squilibrio di fondo: da un lato ci sono le grandi imprese che investono capitali e che agiscono seguendo gli interessi economici legati a un determinato territorio, e dall'altro lato ci sono le comunità locali. Queste ultime si ritrovano quotidianamente a difendere l'esistenza dei loro popoli, le loro culture, i progetti, gli stili di vita e la relazione con la Madre Terra, contro i progetti che li colpiscono; ma non hanno il potere economico, né l’influenza politica e mediatica di cui le imprese spesso sono munite.

“La nostra rete di gruppi cristiani di base è nata esattamente per difendere le comunità in questo scenario disuguale. La lobby politica ed il potere economico delle imprese è molto forte e promuove un incremento sempre maggiore dell’estrazione mineraria. E’ molto importante che la Chiesa a tutti i livelli (anche istituzionali) rafforzi la visibilità, le denunce e le giuste rivendicazioni legate all’autodeterminazione delle comunità” – dichiara il Missionario Comboniano p. Dario Bossi, impegnato in America Latina su questi temi.

Mentre alcune società minerarie affermano di cercare il dialogo con le comunità locali, stabiliscono spesso invece un falso 'dialogo'. L'obiettivo principale di questo dialogo è piuttosto quello di ottenere l’approvazione dei progetti delle società da parte delle comunità in cambio di pochi benefici a breve termine e di ottenere il mantenimento di una facciata di "buoni rapporti".

Agire con diligenza e responsabilità al servizio del bene comune, della giustizia e della dignità umana: Un certo numero di comunità colpite sono sostenute e difese dalle Chiese, che hanno preso posizioni coraggiose in una varietà di contesti. L'incontro organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace (PCJP) il 17-19 Luglio per ascoltare le storie delle comunità colpite, è un esempio di tale impegno della Chiesa. I principi del rispetto per l'autodeterminazione delle comunità e della cura del bene comune al di sopra dell’interesse economico sono messi in rilievo nell'enciclica e motivano ulteriormente il lavoro di Iglesias y Minería - nelle “note per i redattori” sono state inserite alcune citazioni dell'enciclica che sostengono questi punti.

Con il sostegno della Chiesa è importante lavorare su misure che contribuiscano a garantire il rispetto dei diritti delle comunità da parte delle imprese. Basandosi sulle esperienze concrete delle comunità, diverse proposte per il futuro saranno prese in considerazione nel corso della riunione del PCJP. Tra questi vi è il rispetto per l'autodeterminazione delle comunità, e l’avvio di un processo verso un consenso libero e informato delle comunità, sancito dal diritto internazionale. C'è anche bisogno di una regolamentazione applicata correttamente. Un esempio a livello internazionale è il lavoro avviato su un trattato vincolante delle Nazioni Unite per le imprese, per il rispetto dei diritti umani. La Santa Sede ha dato un importante sostegno al processo verso la costruzione di questo trattato, con una dichiarazione a favore di uno strumento giuridico nel corso della sessione del Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite del 2014 in cui è stata decisa l'istituzione di tale procedimento.

[01254-IT.01] [Testo originale: Italiano]

Testimonianze

Testimonianza di Prassant Kumar Paikray dall’India (diocesi di Cuttack-Bhubaneswar)

Testimonianza di Juan Guillermo Peñaloza Sierra dal Cile (diocesi di Copiapó)

Testimonianza di Patricia Generoso Thomas dal Brasile (diocesi di Guanhães)

Testimonianza di Prassant Kumar Paikray dall’India (diocesi di Cuttack-Bhubaneswar)

I promote peace and harmony in Odisha by keeping out the steel company. I have done this for 10 years. When a company comes in the community with a memo of understanding (MOU) the community becomes divided with pros and cons regarding the company. We have sustained this effort for 10 years by peaceful demonstrations near the border of the proposed project areas. The companies not only want the land but also the water which we have for drinking and for irrigating the fields.

Just July16, 2015 the company said it was temporarily suspending the project due to lack of progress and the drop on steel prices.

This success did have a cost. There have been 370 criminal cases against the people by the government, police and by the companies which are false. 2500 persons have been under warrant 500 of them are women. 700 persons have been in jail and 4 persons have died.

We have a stay on the cutting of trees on the private land.

Testimonianza di Juan Guillermo Peñaloza Sierra dal Cile (diocesi di Copiapó)

Nuestra experiencia con las Empresas Mineras nos permite afirmar que estas empresas despliegan estrategias que buscan dividir a las comunidades indígenas y a los movimientos sociales, cooptar a algunos líderes. Las empresas y sus aliados realizan actos de amenaza, amedrentamiento, agresión y criminalización contra los líderes que representan a las comunidades y poblaciones, quienes defendemos el medio ambiente y los derechos humanos. En muchos casos las agresiones han terminado con el asesinato de los defensores como sucede en varias regiones de América Latina.

Los efectos que constatamos día a días son: El agotamiento y contaminación de las fuentes de agua, destrucción de ecosistemas y contaminación ambiental que repercute finalmente en la salud de las personas incluyendo a los propios trabajadores de las mismas empresas, los impactos incluyen la salud física pero también la salud emocional y la destrucción del los ecosistemas humano. Las instalación de un proyecto minero puede significar la destrucción de toda de una comunidad indígena como en el Caso de la Minera Afrodita en el Perú.

Constatamos que la llamada Responsabilidad Social Empresarial ha mostrado ampliamente su fracaso, porque que es sólo una manera que tienen las empresas para mejorar su imagen, es un esquema inconsistente que permite por ejemplo por un lado "destruir los glaciales" y a la vez pretender compensar este daño mediante pequeñas inversiones específicas como sucede en Chile en el caso Pascualama. En Pascualama los efectos irreversible e irreparables en los ecosistemas han sido verificados incluso mediante informes oficiales.

Constatamos que el Poder Político en nuestros países ha elaborado leyes y acuerdos que son permisivos y adecuados para las mineras. Las mismas leyes y acuerdos afectan los derechos y territorios de las comunidades y poblaciones, comprendemos esta situación como la expresión de actos de corrupción. Los acuerdos y tratados internacionales vulneran también los derechos de los propios estados, como el caso del Estado de El Salvador que ha sido demandado por una transnacional minera exigiéndole al estado pagar más de 300 millones de dólares por haber detenido un proyecto que podrían afectar a su población.

Nos sumamos a las comunidades indígenas y campesinas quienes milenariamente vienen defendiendo la vida y el territorio porque como ellos comprendemos que compartimos una casa común, o como nos recuerda el Papa tenemos una hermana en común, la hermana Tierra.

Testimonianza di Patricia Generoso Thomas dal Brasile (diocesi di Guanhães)

Patrícia, por que a mineração gera violentos impactos também sobre os recursos hídricos? O que vocês estão fazendo como comunidades para impedir isso?

Nossas comunidades tinham à disposição muita água potável. Elas se organizaram em função dos recursos hídricos, construindo suas vilas próximas aos cursos de água. Especificamente na minha cidade, Conceição do Mato Dentro, temos 17 comunidades que sofrem pelos danos que a mineração provocou. Para extrair o minério é preciso rebaixar o lençol freático, bombeando água que vem sendo usada, em parte, no próprio processo de transformação do minério. Assim, a água pura e preciosa para a vida e a produção alimentar está sendo contaminada.

Muitas famílias foram obrigadas a se retirarem dos locais onde viviam há várias gerações para dar lugar às cavas de minério e barragens de rejeito. Outras foram forçadas a conviver, cotidianamente, com a agressão ambiental e tiveram alterações violentas de seu modo de vida, de seu sossego e bem viver.

Mas a violência é ainda pior: num momento de extrema escassez hídrica, as empresas estão utilizando a água até para transportar o minério de ferro da mina ao porto. Por exemplo, o mineroduto Minas-Rio da empresa Anglo American inicia na minha cidade, onde há uma cava de 12km de extensão, e vai até o porto de Açu no Rio de Janeiro atravessando 32 municípios por 529 Km. Esse mineroduto utiliza 2.500 m3 de água por hora, o que seria suficiente para abastecer uma cidade de 220.000 habitantes!

A água potável foi reconhecida como um direito humano inviolável e a comunidade já denunciou a violação desse direito em várias instâncias: nos órgãos licenciadores, fiscalizadores, nas Secretarias dos poderes públicos e até mesmo frente ao Relator Especial das Nações Unidas pelo Direito à Água e Saneamento.

Papa Francisco apoiou os movimentos sociais argentinos com seu lema “A água vale mais que o ouro”. Nós em Minas Gerais dizemos “Minério não mata sede!”.

***

Patrícia, perché l’estrazione mineraria provoca impatti violenti anche sulle risorse idriche? Cosa stanno facendo le vostre comunità per impedirlo?

Le nostre comunità avevano a disposizione molta acqua potabile. Si erano organizzate in funzione delle risorse idriche, costruendo i loro villaggi vicini ai corsi d’acqua. In particolare, nella mia città di Conceição do Mato Dentro, abbiamo 17 comunità che soffrono per i danni provocati dalle attività minerarie.

Per estrarre il minerale occorre abbassare la falda freatica, risucchiando l’acqua, che viene usata in parte a servizio dello stesso processo di trasformazione del minerale. E così, acqua pura e preziosa per la vita e la produzione alimentare viene continuamente contaminata.

Molte famiglie sono state obbligate a ritirarsi dai luoghi in cui vivevano da varie generazioni per lasciare posto alle cave minerarie e a laghi artificiali con gli scarti del processo di estrazione. Altre famiglie devono convivere quotidianamente con l’aggressione ambientale e hanno sofferto alterazioni violente del loro stile di vita, della loro tranquillità e buon vivere.

Ma c’è ancor più violenza: in un momento di estrema scarsità di risorse idriche, le imprese stanno utilizzando l’acqua perfino per trasportare il minerale di ferro, dalla miniera fino al porto. Per esempio, il minerodotto Minas-Rio dell’impresa Anglo American inizia nella mia città, in cui si trova una cava di 12 Km di estensione, e va fino al porto di Açu, vicino a Rio de Janeiro, attraversando 32 municipi lungo 529 Km. Questo minerodotto utilizza 2.500 m3 di acqua ogni ora, una quantità sufficiente per rifornire una città di 220.000 abitanti!

L’acqua potabile è stata riconosciuta come diritto umano inviolabile e la comunità ha già denunciato la violazione di questo diritto a vari livelli: agli organismi responsabili per la licenza ambientale, a quelli che devono occuparsi dei controlli ambientali, alle segreterie dei poteri pubblici, perfino al Relatore Speciale delle Nazioni Unite per il Diritto all’Acqua e ai Servizi Igienici Sanitari.

Papa Francesco ha dato appoggio ai movimenti sociali argentini con il loro slogan “L’acqua vale più dell’oro”. Noi in Minas Gerais diciamo “Il minerale non toglie la sete!”

[01251-XX.01] [Testo originale: Plurilingue]

[B0579-XX.01]