www.vatican.va

Back Top Print Pdf


Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Ecuador, Bolivia e Paraguay (5-13 luglio 2015) - Cerimonia di benvenuto all’aeroporto di Quito (Ecuador), 05.07.2015


Cerimonia di benvenuto all’aeroporto internazionale “Mariscal Sucre”di Quito

Discorso del Santo Padre

Traduzione in lingua italiana

Traduzione in lingua inglese

L’aereo con a bordo il Santo Padre, partito questa mattina alle 9.15 da Roma-Fiumicino, è atterrato alle ore 14.45 locali (le 21.45 in Italia) all’aeroporto internazionale “Mariscal Sucre” di Quito, in Ecuador.

Alle ore 15 il Santo Padre Francesco è stato accolto dal Presidente della Repubblica Rafael Correa e dal Presidium dei Vescovi dell’Ecuador. Erano inoltre presenti alcune Autorità dello Stato e un gruppo di fedeli.

Nel corso della cerimonia di benvenuto, dopo l’indirizzo di saluto del Presidente dell’Ecuador, il Papa ha pronunciato il discorso che riportiamo di seguito:

Discorso del Santo Padre

Señor Presidente,
Distinguidas autoridades del Gobierno,
Hermanos en el Episcopado,
Señoras y señores, amigos todos

Doy gracias a Dios por haberme permitido volver a América Latina y estar hoy aquí con ustedes, en esta hermosa tierra del Ecuador. Siento alegría y gratitud al ver esta calurosa bienvenida: es una muestra más del carácter acogedor que tan bien define a las gentes de esta noble Nación.

Le agradezco, Señor Presidente, sus palabras - le agradezco su consonancia con mi pensamiento: me ha citado demasiado, ¡gracias! -, a las que correspondo con mis mejores deseos para el ejercicio de su misión: que pueda lograr lo que quiere para el bien de su pueblo. Saludo cordialmente a las distinguidas Autoridades del Gobierno, a mis hermanos Obispos, a los fieles de la Iglesia en el país y a todos aquellos que me abren hoy las puertas de su corazón, de su hogar y de su Patria. A todos ustedes mi afecto y sincero reconocimiento.

Visité Ecuador en distintas ocasiones por motivos pastorales; así también hoy, vengo como testigo de la misericordia de Dios y de la fe en Jesucristo. La misma fe que durante siglos ha modelado la identidad de este pueblo y ha dado tan buenos frutos, entre los que se destacan figuras preclaras como Santa Mariana de Jesús, el santo hermano Miguel Febres, santa Narcisa de Jesús o la beata Mercedes de Jesús Molina, beatificada en Guayaquil hace treinta años durante la visita del Papa san Juan Pablo II. Ellos vivieron la fe con intensidad y entusiasmo, y practicando la misericordia contribuyeron, desde distintos ámbitos, a mejorar la sociedad ecuatoriana de su tiempo.

En el presente, también nosotros podemos encontrar en el Evangelio las claves que nos permitan afrontar los desafíos actuales, valorando las diferencias, fomentando el diálogo y la participación sin exclusiones, para que los logros en progreso y desarrollo que se están consiguiendo se consoliden y garanticen un futuro mejor para todos, poniendo una especial atención en nuestros hermanos más frágiles y en las minorías más vulnerables, que son la deuda que todavía toda América Latina tiene. Para esto, Señor Presidente, podrá contar siempre con el compromiso y la colaboración de la Iglesia, para servir a este pueblo ecuatoriano que se ha puesto de pie con dignidad.

Amigos todos, comienzo con ilusión y esperanza los días que tenemos por delante. En Ecuador está el punto más cercano al espacio exterior: es el Chimborazo, llamado por eso al lugar “más cercano al sol”, a la luna y las estrellas. Nosotros, los cristianos, identificamos a Jesucristo con el sol, y a la luna con la iglesia; y la luna no tiene luz propia, y si la luna se esconde del sol se vuelve oscura. El sol es Jesucristo y si la Iglesia se aparta o se esconde de Jesucristo se vuelve oscura y no da testimonio. Que estos días se nos haga más evidente a todos la cercanía «del sol que nace de lo alto», y que seamos reflejo de su luz y de su amor.

Desde aquí quiero abrazar al Ecuador entero. Que desde la cima del Chimborazo, hasta las costas del Pacífico; desde la selva amazónica, hasta las Islas Galápagos, nunca pierdan la capacidad de dar gracias a Dios por lo que hizo y hace por ustedes, la capacidad de proteger lo pequeño y lo sencillo, de cuidar de sus niños y de sus ancianos, que son la memoria de su pueblo, de confiar en la juventud, y de maravillarse por la nobleza de su gente y la belleza singular de su País - que según el Señor Presidente es el paraíso.

Que el Sagrado Corazón de Jesús y el Inmaculado Corazón de María, a quienes Ecuador ha sido Consagrado, derramen sobre ustedes su gracia y bendición. Muchas gracias.

[01164-ES.02] [Texto original: Español]

Traduzione in lingua italiana

Signor Presidente,
Distinte Autorità del Governo,
Fratelli nell’Episcopato,
Signore e Signori, amici tutti,

ringrazio Dio per avermi concesso di venire di nuovo in America Latina e di trovarmi oggi qui con voi, in questa bella terra dell’Ecuador. Provo gioia e gratitudine nel vedere il caloroso benvenuto: è una prova in più del carattere accogliente che distingue così bene le genti di questa nobile Nazione.

La ringrazio, Signor Presidente, per le sue parole – la ringrazio per la sua consonanza con il mio pensiero: mi ha citato troppo, grazie! -, che ricambio con i miei migliori auguri per il compimento della Sua missione: che possa realizzare quanto desidera per il bene del suo popolo. Saluto cordialmente le distinte Autorità del Governo, i miei fratelli Vescovi, ai fedeli della Chiesa nel Paese e a tutti coloro che oggi mi aprono le porte del loro cuore, della loro famiglia e della loro Patria. A tutti voi il mio affetto e la mia sincera riconoscenza.

Ho visitato l’Ecuador in diverse occasioni per motivi pastorali; così anche oggi, vengo come testimone della misericordia di Dio e della fede in Gesù Cristo. La stessa fede che per secoli ha plasmato l’identità di questo popolo e ha dato tanti buoni frutti, tra i quali risaltano figure luminose come santa Marianna di Gesù, il santo fratello Michele Febres, santa Narcisa di Gesù o la beata Mercedes di Gesù Molina, beatificata a Guayaquil trent’anni fa durante la visita del Papa san Giovanni Paolo II. Essi hanno vissuto la fede con intensità ed entusiasmo, e praticando la misericordia hanno contribuito, in diversi ambiti, a migliorare la società ecuadoriana del loro tempo.

Oggi, anche noi possiamo trovare nel Vangelo le chiavi che ci permettono di affrontare le sfide attuali, apprezzando le differenze, promuovendo il dialogo e la partecipazione senza esclusioni, affinché i passi avanti in progresso e sviluppo che si stanno ottenendo si consolidino e garantiscano un futuro migliore per tutti, riservando una speciale attenzione ai nostri fratelli più fragili e alle minoranze più vulnerabili, che sono il debito che ancora ha tutta l’America Latina. Per questo scopo, Signor Presidente, potrà contare sempre sull’impegno e la collaborazione della Chiesa, per servire questo popolo ecuadoriano che si è alzato in piedi con dignità.

Amici tutti, comincio con attese e con speranza i giorni che abbiamo davanti. In Ecuador si trova il punto più vicino allo spazio esterno: è il Chimborazo, chiamato per questo il luogo “più vicino al sole”, alla luna e alle stelle. Noi cristiani paragoniamo Gesù Cristo con il sole, e la luna con la Chiesa; e la luna non ha luce propria, e se la luna si nasconde dal sole diventa scura. Il sole è Gesù Cristo, e se la Chiesa si separa o si nasconde da Gesù Cristo diventa oscura e non dà testimonianza. Che in queste giornate si renda più evidente a tutti noi la vicinanza del “sole che sorge dall’alto” (cfr Lc 1,78), e che siamo riflesso della sua luce, del suo amore.

Da qui voglio abbracciare l’intero Ecuador. Dalla cima del Chimborazo, fino alla costa del Pacifico; dalla selva amazonica fino alle isole Galapagos; non perdete mai la capacità di rendere grazie a Dio per quello che ha fatto e fa per voi; la capacità di difendere il piccolo e il semplice, di aver cura dei vostri bambini e dei vostri anziani, che sono la memoria del vostro popolo, di avere fiducia nella gioventù, e di provare meraviglia per la nobiltà della vostra gente e la bellezza singolare del vostro Paese – che secondo il Signor Presidente è il paradiso [si riferisce a un’espressione del discorso del Presidente].

Che il Sacro Cuore di Gesù e il Cuore Immacolato di Maria, ai quali l’Ecuador è stato consacrato, effondano su di voi grazia e benedizione. Tante grazie!

[01164-IT.02] [Testo originale: Spagnolo]

Traduzione in lingua inglese

Mr President,
Distinguished Government Authorities,
My Brother Bishops,
Ladies and Gentlemen, Dear Friends,

I thank God for having allowed me to return to Latin America and to be here with you today in this beautiful land of Ecuador. I feel joy and gratitude as I see the warm welcome. It is a sign of the hospitality which so well defines the people of this noble nation.

I thank you, Mr President, for your words and I appreciate the convergence of what you have said with my own way of thinking: you have quoted me far too much, thank you! I, in turn, express my cordial good wishes for the exercise of your office: that you may achieve your objectives for the good of your people. I greet the distinguished government authorities, my brother bishops, the faithful of the Church in this country, and all those who today have opened to me their hearts, their homes, their nation. To all of you, I express my affection and sincere appreciation.

I visited Ecuador on a number of occasions for pastoral reasons. Today too I have come as a witness of God’s mercy and of faith in Jesus Christ. For centuries that faith has shaped the identity of this people and borne much good fruit, including the outstanding figures of Saint Mariana de Jesus, Saint Miguel Febres, Saint Narcisa de Jesús and Blessed Mercedes de Jesús Molina, beatified in Guayaquil thirty years ago, during the visit of Pope Saint John Paul II. These, and others like them, lived their faith with intensity and enthusiasm, and by their works of mercy they contributed in a variety of ways to improving the Ecuadorian society of their day.

In our own time too, we can find in the Gospel a key to meeting contemporary challenges, respecting differences, fostering dialogue and full participation, so that the growth in progress and development already registered will be strengthened and ensure a better future for everyone, with particular concern for the most vulnerable of our brothers and sisters who are the debt still outstanding in Latin America. In these efforts, Mr President, you can always count on the commitment and cooperation of the Church to serve the Ecuadorian people who move forward with great dignity.

Dear friends, I begin my visit filled with excitement and hope for the days ahead. In Ecuador is the point closest to outer space: it is the Chimborazo, which for that reason is called the place “closest to the sun”, the moon and the stars. We Christians identify Christ with the sun, and the moon with the Church; the moon does not have its own light, indeed if it hides from the sun it will be enveloped by darkness. The sun is Jesus Christ and if the Church moves away or hides from him, she will be in darkness and no longer able to offer witness. May the coming days make all of us ever more clearly aware of how close is the sun which “dawns upon us from on high”. May each of us be a true reflection of his light and his love.

From this place, I wish to embrace all of Ecuador. From the peak of Chimborazo to the Pacific coast; from the Amazon rainforest to the Galapagos Islands, may you never lose the ability to thank God for what he has done and is doing for you. May you never lose the ability to protect what is small and simple, to care for your children and for your elderly, who are the living memory of your people, to have confidence in the young, and to be constantly struck by the nobility of your people and the singular beauty of your country, which, according to the President, is nothing short of paradise.

May the Sacred Heart of Jesus and the Immaculate Heart of Mary, to which Ecuador has been consecrated, grant you every grace and blessing. Thank you.

[01164-EN.02] [Original text: Spanish]

Al termine della cerimonia di benvenuto, il Santo Padre si è trasferito in auto la Nunziatura Apostolica di Quito, dove è giunto alle 17.15.

[B0536-XX.03]