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Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015) - Santa Messa a Tacloban City, 17.01.2015


Viaggio Apostolico di Sua Santità Francesco in Sri Lanka e Filippine (12-19 gennaio 2015) - Santa Messa a Tacloban City

Santa Messa nell’area dell’aeroporto internazionale di Tacloban

Incontro nella Casa Arcivescovile di Palo con alcuni superstiti e familiari di vittime del tifone Yolanda

Santa Messa nell’area dell’aeroporto internazionale di Tacloban

Omelia pronunciata dal Santo Padre

Testo dell’omelia preparata dal Santo Padre

Questa mattina Papa Francesco ha lasciato Manila per recarsi - a bordo di un aereo A302 delle Philippine Airlines - a Tacloban City, capoluogo dell’Isola di Leyte che nel novembre del 2013 fu devastata dal tifone Yolanda-Haiyan. In considerazione delle cattive condizioni del tempo a Tacloban dovute all’avvicinarsi di una tempesta tropicale, la partenza è avvenuta alle 7.30, con un anticipo di 45 minuti sul programma.

Accolto al Suo arrivo da S.E. Mons. John F. Du, Arcivescovo di Palo, (nella cui giurisdizione ricade il capoluogo) dal Governatore di Leyte e dai Sindaci di Tacloban e di Palo, alle ore 9 il Santo Padre ha presieduto, nell’area adiacente all’aeroporto internazionale, la Celebrazione Eucaristica alla quale hanno partecipato, nonostante il forte vento e la pioggia, centinaia di migliaia di fedeli dell’Isola così duramente colpita quattordici mesi fa dal super-tifone che ha provocato enormi danni e oltre diecimila morti.

Nel corso della Santa Messa, dopo la proclamazione del Vangelo, lasciando da parte il testo preparato, Papa Francesco ha rivolto ai presenti una breve omelia a braccio, in lingua spagnola.

Dopo la Comunione il Santo Padre ha pronunciato una preghiera in lingua spagnola, quindi l'Arcivescovo di Palo S.E. Mons. John F. Du,  gli ha rivolto parole di saluto e di ringraziamento.

Di seguito pubblichiamo l’omelia pronunciata dal Papa, con la preghiera dopo la Comunione, e il testo dell’omelia preparata e data per letta:

Omelia pronunciata dal Santo Padre

Testo in lingua spagnola

Traduzione in lingua italiana

Traduzione in lingua inglese

Testo in lingua spagnola

En la primera Lectura, escuchamos que se dice que tenemos un gran sacerdote que es capaz de compadecerse de nuestras debilidades, que fue probado en todo como nosotros, excepto en el pecado (cf. Heb 4,15). Jesús es como nosotros. Jesús vivió como nosotros.

Es igual a nosotros en todo. En todo, menos en el pecado, porque Él no era pecador. Pero para ser más igual a nosotros se vistió, asumió nuestros pecados. ¡Se hizo pecado! Y eso lo dice Pablo, que lo conocía muy bien. Y Jesús va delante nuestro siempre, y cuando nosotros pasamos por alguna cruz, Él ya pasó primero.

Y, si hoy todos nosotros nos reunimos aquí, 14 meses después que pasó el tifón Yolanda, es porque tenemos la seguridad de que no nos vamos a frustrar en la fe, porque Jesús pasó primero. En su pasión, Él asumió todos nuestros dolores y, – permítanme esta confidencia – cuando yo vi desde Roma esta catástrofe, sentí que tenía que estar aquí. Ese día, esos días, decidí hacer el viaje aquí. Quise venir para estar con ustedes. Un poco tarde, me dirán; es verdad, pero estoy.

Estoy para decirles que Jesús es el Señor, que Jesús no defrauda. Padre, – me puede decir uno de ustedes –, a mí me defraudó, porque perdí mi casa, perdí mi familia, perdí lo que tenía, estoy enfermo. Es verdad eso que me decís y yo respeto tus sentimientos; pero lo miro ahí clavado y desde ahí no nos defrauda. Él fue consagrado Señor en ese trono y ahí pasó por todas las calamidades que nosotros tenemos. ¡Jesús es el Señor! Y es Señor desde la cruz; ahí reinó. Por eso, Él es capaz de entendernos, como escuchamos en la primera Lectura: Se hizo en todo igual a nosotros. Por eso tenemos un Señor que es capaz de llorar con nosotros, que es capaz de acompañarnos en los momentos más difíciles de la vida.

Tantos de ustedes han perdido todo. Yo no sé qué decirles. ¡Él sí sabe qué decirles! Tantos de ustedes han perdido parte de la familia. Solamente guardo silencio, los acompaño con mi corazón en silencio…

Tantos de ustedes se han preguntado mirando a Cristo: ¿Por qué, Señor? Y, a cada uno, el Señor responde en el corazón, desde su corazón. Yo no tengo otras palabras que decirles. Miremos a Cristo: Él es el Señor, y Él nos comprende porque pasó por todas las pruebas que nos sobrevienen a nosotros.

Y junto a Él en la cruz estaba la Madre. Nosotros somos como ese chico que está allí abajo, que en los momentos de dolor, de pena, en los momentos que no entendemos nada, en los momentos que queremos rebelarnos, solamente nos viene tirar la mano y agarrarnos de su pollera, y decirle: "¡Mamá!", como un chico que, cuando tiene miedo, dice: "¡Mamá!". Es quizás la única palabra que puede expresar lo que sentimos en los momentos oscuros: ¡Madre!, ¡Mamá!

Hagamos juntos un momento de silencio, miremos al Señor. Él puede comprendernos porque pasó por todas las cosas. Y miremos a nuestra Madre y, como el chico que está abajo, agarrémonos de la pollera y con el corazón digámosle: "Madre". En silencio, hagamos esta oración, cada uno dígale lo que siente…

[Silencio]

No estamos solos, tenemos una Madre, tenemos a Jesús, nuestro hermano mayor. No estamos solos. Y también tenemos muchos hermanos que, en el momento de catástrofe, vinieron a ayudarnos. Y también nosotros nos sentimos más hermanos… que nos hemos ayudado unos a otros.

Esto es lo único que me sale decirles. Perdónenme si no tengo otras palabras. Pero tengan la seguridad de que Jesús no defrauda; tengan la seguridad que el amor y la ternura de nuestra Madre no defrauda. Y, agarrados a ella como hijos y con la fuerza que nos da Jesús nuestro hermano mayor, sigamos adelante. Y como hermanos, caminemos. Gracias.

Después de la Comunión

Acabamos de celebrar la pasión, la muerte y la resurrección de Cristo.
Jesús nos precedió en este camino y nos acompaña en cada momento que nos reunimos a orar y celebrar.
Gracias, Señor, por estar hoy con nosotros. Gracias, Señor, por compartir nuestros dolores. Gracias, Señor, por darnos esperanza. Gracias, Señor, por tu gran misericordia. Gracias, Señor, porque quisiste ser como uno de nosotros. Gracias, Señor, porque siempre estás cercano a nosotros, aun en los momentos de cruz. Gracias, Señor, por darnos la esperanza. Señor, que no nos roben la esperanza. Gracias, Señor, porque en el momento más oscuro de tu vida, en la cruz, te acordaste de nosotros y nos dejaste una Madre, tu Madre. Gracias, Señor, por no dejarnos huérfanos.

[00093-04.01] [Texto original: Español]

Traduzione in lingua italiana

Nella prima Lettura abbiamo ascoltato che abbiamo un grande sacerdote che è capace di compatire le nostre debolezze, perché è stato Lui stesso provato in ogni cosa eccetto il peccato (cfr Eb 4,15). Gesù è come noi. Gesù ha vissuto come noi. E’ uguale a noi in tutto, in tutto tranne nel peccato, perché Egli non era peccatore. Ma per essere più uguale a noi si è rivestito, ha preso su di sé i nostri peccati. Si è fatto peccato (cfr 2 Cor 5,21)! E questo lo dice san Paolo che lo conosceva molto bene. E Gesù va davanti a noi sempre, e quando noi passiamo attraverso qualche croce, Lui è già passato prima.

E se oggi tutti noi ci siamo radunati qui, 14 mesi dopo che è passato il Tifone Yolanda, è perché abbiamo la certezza che non saremo delusi nella fede, perché Gesù è passato prima. Nella sua passione Egli ha preso su di sé tutte le nostre sofferenze. E quando – permettetemi questa confidenza – quando io ho visto da Roma questa catastrofe, ho sentito che dovevo venire qui. Quel giorno, in quei giorni ho deciso di fare il viaggio qui. Ho voluto venire per stare con voi - un po’ tardi mi direte, è vero, ma sono qui.

Sono qui per dirvi che Gesù è il Signore, che Gesù non delude. "Padre – mi può dire uno di voi – a me ha deluso perché ho perso la mia casa, ho perso la mia famiglia, ho perso quello che avevo, sono malato…". E’ vero questo che mi dici, e io rispetto i tuoi sentimenti; ma Lo vedo lì inchiodato, e da lì non ci delude! Egli è stato consacrato Signore su quel trono, e lì è passato per tutte le calamità che noi abbiamo. Gesù è il Signore! Ed è il Signore dalla Croce, là ha regnato! Per questo Egli è capace di comprenderci, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: si è fatto in tutto uguale a noi. Per questo abbiamo un Signore che è capace di piangere con noi, è capace di accompagnarci nei momenti più difficili della vita.

Molti di voi hanno perso tutto. Io non so che cosa dirvi. Lui sì, sa che cosa dirvi! Molti di voi hanno perso parte della famiglia. Solamente rimango in silenzio, vi accompagno con il mio cuore in silenzio…

Molti di voi si sono domandati guardando Cristo: "Perché Signore?". E ad ognuno il Signore risponde nel cuore, dal suo cuore. Io non ho altre parole da dirvi. Guardiamo Cristo: Lui è il Signore, e Lui ci comprende perché è passato per tutte le prove che ci hanno colpito.

E insieme a Lui crocifisso stava la madre. Noi siamo come quel bimbo che sta laggiù: nei momenti di dolore, di pena, nei momenti in cui non capiamo niente, nei momenti in cui vogliamo ribellarci, ci viene solo da tendere la mano e aggrapparci alla sua sottana e dirle: "Mamma!". Come un bambino che quando ha paura dice: "Mamma!". E’ forse l’unica parola che può esprimere quello che sentiamo nei momenti bui: "Madre! Mamma!".

Facciamo insieme un momento di silenzio. Guardiamo al Signore: Lui può comprenderci perché è passato per tutte queste cose. E guardiamo a nostra Madre, e come il bimbo che sta laggiù aggrappiamoci alla sua sottana e con il cuore diciamole: "Madre!". In silenzio facciamo questa preghiera, ciascuno le dica ciò che sente…

[silenzio]

Non siamo soli, abbiamo una madre. Abbiamo Gesù nostro fratello maggiore. Non siamo soli. E abbiamo anche tanti fratelli che, nel momento della catastrofe, sono venuti ad aiutarci. E anche noi ci sentiamo più fratelli... noi che ci siamo aiutati gli uni gli altri.

Questo è tutto quello che mi viene da dirvi. Perdonatemi se non ho altre parole. Ma siate sicuri che Gesù non delude. Siate sicuri che l’amore e la tenerezza di nostra Madre non delude. E attaccati a lei come figli e con la forza che ci dà Gesù nostro fratello maggiore andiamo avanti. E come fratelli camminiamo. Grazie!

Dopo la Comunione

Abbiamo celebrato la passione, la morte e la risurrezione di Cristo.
Gesù ci ha preceduto in questo cammino e ci accompagna in ogni momento in cui ci riuniamo a pregare e celebrare.
Grazie, Signore, di essere oggi con noi. Grazie, Signore, di condividere le nostre sofferenze. Grazie, Signore, di darci speranza. Grazie, Signore, per la tua grande misericordia. Grazie, Signore, perché hai voluto essere come uno di noi. Grazie, Signore, perché sei sempre vicino a noi, anche nei momenti di croce. Grazie, Signore, perché ci dai la speranza. Signore, che non ci rubino la speranza! Grazie, Signore, perché nel momento più buio della tua vita, sulla croce, ti sei ricordato di noi e ci hai lasciato una madre. Grazie, Signore, di non averci lasciati orfani.

[00093-01.01] [Testo originale: Spagnolo]

Traduzione in lingua inglese

In the first reading, we heard that we have a great priest capable of sympathizing with out weakness, who in every respect has been tempted as we are… (cf. Heb 4:15). Jesus is like us. Jesus lived as we do.

He is like us in everything. In everything but sin, for he was not a sinner. But to be even more like us, he took upon himself our sins. He became sin! This is what Paul tells us, and it was something that he knew well. Jesus goes before us always; when we experience any kind of cross, he was already there before us.

If today all of us are gathered here, fourteen months after the passage of Typhoon Yolanda, it is because we are certain that we will not be disappointed in our faith, for Jesus has gone before us. In his passion he took upon himself all of our sorrows, and… Let me tell you something personal – when I witnessed his disaster from Rome, I felt that I had to be here. That is when I decided to come here. I wanted to come to be with you. Maybe you will tell me that I came a little late; that is true, but here I am!

I am here to tell you that Jesus is Lord; that Jesus does not disappoint. "Father", one of you may tell me, "he disappointed me because I lost my house, I lost my family, I lost everything I had, I am sick". What you say is true and I respect your feelings, but I see him there, nailed to the cross, and from there he does not disappoint us. He was consecrated Lord on that throne, and there he experienced all the disasters we experience. Jesus is Lord! And he is Lord from the cross, from there he reigned. That is why, as we heard in the first reading, he can understand us: he became like us in every way. So we have a Lord who is able to weep with us, who can be at our side through life’s most difficult moments.

So many of you have lost everything. I do not know what to tell you. But surely he knows what to tell you! So many of you have lost members of your family. I can only be silent; I accompany you silently, with my heart…

Many of you looked to Christ and asked: Why, Lord? To each of you the Lord responds from his heart. I have no other words to say to you. Let us look to Christ: he is the Lord, and he understands us, for he experienced all the troubles we experience.

With him, beneath the cross, is his Mother. We are like that child who stands down there, who, in times of sorrow and pain, times when we understand nothing, times when we want to rebel, can only reach out and cling to her skirts and say to her: "Mother!" Like a little child who is frightened and says: "Mother". Perhaps that is the only word which can express all the feelings we have in those dark moments: Mother!

Let us be still for a moment and look to the Lord. He can understand us, for he experienced all these things. And let us look to our Mother, and like that little child, let us reach out, cling to her skirts and say to her in our hearts: "Mother". Let us make this prayer in silence; let everyone say it whatever way he or she feels…

[Silence]

We are not alone; we have a Mother; we have Jesus, our older brother. We are not alone. And we also have many brothers and sisters who, when the disaster struck, came to our assistance. We too feel more like brothers and sisters whenever we help one another, whenever we help each other.

This is all that I feel I have to say to you. Forgive me if I have no other words. But be sure that Jesus does not disappoint us; be sure that the love and tenderness of our Mother does not disappoint us. Clinging to her as sons and daughters with the strength which Jesus our brother gives us, let us now move forward. As brothers and sisters, let us take up our journey. Thank you!

After Communion

We have just celebrated the passion, death and resurrection of Christ.
Jesus has gone before us on this journey and he is with us whenever we gather to pray and celebrate.
Thank you, Lord, for being with us here today. Thank you, Lord, for sharing our sorrows. Thank you, Lord, for giving us hope. Thank you, Lord, for your great mercy. Thank you, Lord, because you wanted to be like one of us. Thank you, Lord, because you keep ever close to us, even when we carry our crosses. Thank you, Lord, for giving us hope. Lord, may no one rob us of hope! Thank you, Lord, because in the darkest moment of your own life, on the cross, you thought of us and you left us a mother, your mother. Thank you Lord for not leaving us orphans!

[00093-02.01] [Original text: Spanish]

Testo dell’omelia preparata dal Santo Padre

Testo in lingua inglese

Traduzione  in lingua italiana

Traduzione in lingua spagnola

Testo in lingua inglese

What words of consolation we have just heard! Once again, we have been told that Jesus Christ is the Son of God, our Savior, our high priest who brings us mercy, grace and help in all our needs (cf. Heb 4:14-16). He heals our wounds, he forgives our sins, and he calls us, as he did Saint Matthew (cf. Mk 2:14), to be his disciples. Let us praise him for his love, his mercy and his compassion. Let us praise our great God!

I thank the Lord Jesus that we can be together this morning. I have come to be with you, in this city which was ravaged by Typhoon Yolanda fourteen months ago. I bring to you the love of a father, the prayers of the entire Church, the promise that you are not forgotten as you continue to rebuild. Here, the strongest storm ever recorded on earth was overcome by the strongest force in the universe: God’s love. We are here this morning to bear witness to that love, to its power to transform death and destruction into life and community. Christ’s resurrection, which we celebrate at this Mass, is our hope and a reality which we experience even now. We know that the resurrection comes only after the cross, the cross which you have borne with faith, dignity and God-given strength.

We come together above all to pray for those who died, those who are still missing and those who were injured. We lift up to God the souls of the dead, our mothers, fathers, sons and daughters, family, friends and neighbors. We can be confident that, in coming into the presence of God, they have encountered mercy and peace (cf. Heb 4:16). There remains much sadness because of their absence. For you who knew and loved them – and love them still – the pain of losing them is real. But let us look with the eyes of faith to the future. Our sadness is a seed which will one day bear fruit in the joy which our Lord has promised to those who trust in his words: "Blessed are you who mourn, for you will be comforted" (cf. Mt 5:4).

We have also come together this morning to give thanks to God for his help in time of need. God has been your strength in these very difficult months. There has been great loss of life, suffering, and destruction. Yet we are still able to gather and to thank him. We know that he cares for us, that in Jesus his Son, we have a high priest who is able to sympathize with us (cf. Heb 4:15), who suffers with us. God’s com-passion, his suffering with us, gives eternal meaning and value to our struggles. Your desire to thank him for every grace and blessing, even when you have lost so much, is not only a triumph of the resilience and strength of the Filipino people; it is also a sign of God’s goodness, his closeness, his tenderness, his saving power.

We also give thanks to Almighty God for so much that has been done to help, to rebuild, to assist in these months of unprecedented need. I think in the first place of those who welcomed and housed the great number of displaced families, elderly, and youth. How hard it is to flee one’s home and livelihood! We thank those who have taken care of the homeless, the orphaned and the destitute. Priests, and men and women religious, gave as much as they could. To those of you who housed and fed people seeking safety, in churches, convents, rectories, and who continue to assist those still struggling, I thank you. You are a credit to the Church. You are the pride of your nation. I personally thank each one of you. For whatever you did for the least of Christ’s brothers and sisters, you did for him (cf. Mt 25:41).

At this Mass we wish also to thank God for the good men and women who served as rescue and relief workers. We thank him for the many people around the world who generously gave of their time, money and goods. Countries, organizations and individuals across the globe put the needy first; it is an example that should be followed. I ask government leaders, international agencies, benefactors and people of goodwill not to give up. There is much that remains to be done. Though the headlines have changed, the needs continue.

Today’s first reading, from the Letter to the Hebrews, urges us to hold fast in our confession, to persevere in our faith, to draw near with confidence to the throne of God’s grace (cf. Heb 4:16). These words have a special resonance in this place. Amid great suffering you never ceased to confess the victory of the cross, the triumph of God’s love. You have seen the power of that love revealed in the generosity of so many people and in so many small miracles of goodness. But you have also seen, in the profiteering, the looting and the failed responses to this great human drama, so many tragic signs of the evil from which Christ came to save us. Let us pray that this, too, will lead us to greater trust in the power of God’s grace to overcome sin and selfishness. Let us pray in particular that it will make everyone more sensitive to the cry of our brothers and sisters in need. Let us pray that it will lead to a rejection of all forms of injustice and corruption which, by stealing from the poor, poison the very roots of society.

Dear brothers and sisters, throughout this ordeal you have felt the grace of God in a special way through the presence and loving care of the Blessed Virgin Mary, Our Lady of Perpetual Help. She is our Mother. May she help you to persevere in faith and hope, and to reach out to all in need. And with Saints Lorenzo Ruiz and Pedro Calungsod and all the saints, may she continue to implore God’s mercy and loving compassion for this country, and for all the beloved Filipino people. Amen.

[00054-02.01] [Original text: English]

Traduzione  in lingua italiana

Che parole consolanti abbiamo appena udito! Ancora una volta, ci è stato detto che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, il nostro Salvatore, il nostro sommo sacerdote che ci offre misericordia, grazia e sostegno in tutto ciò di cui abbiamo bisogno (cfr Eb 4,14-16). Egli guarisce le nostre ferite, perdona i nostri peccati e ci chiama ad essere suoi discepoli, come fece con san Matteo (cfr Mc 2,14). Lodiamolo per il suo amore, la sua misericordia e la sua compassione. Lodiamo il nostro grande Dio!

Rendo grazie al Signore Gesù perché questa mattina possiamo essere insieme. Sono giunto per stare con voi, in questa città che è stata devastata dal tifone Yolanda quattordici mesi fa. Vi porto l’amore di un padre, le preghiere di tutta la Chiesa, la promessa che non siete dimenticati mentre continuate la ricostruzione. Qui, la tempesta più forte mai registrata sul pianeta è stata vinta dalla forza più potente dell’universo: l’amore di Dio. Siamo qui questa mattina per dare testimonianza di quell’amore, del suo potere di trasformare morte e distruzione in vita e comunione. La risurrezione di Cristo, che celebriamo in questa Messa, è la nostra speranza, è una realtà di cui facciamo esperienza anche ora. E sappiamo che la risurrezione avviene soltanto dopo la croce, quella croce che voi avete portato con fede, dignità e forza data da Dio.

Siamo riuniti insieme prima di tutto per pregare per coloro che sono morti, per quanti sono ancora dispersi e per i feriti. Presentiamo a Dio le anime dei morti, le nostre madri, i nostri padri, i figli e le figlie, i familiari, gli amici e i vicini. Abbiamo fiducia che, giungendo alla presenza di Dio, essi abbiano trovato misericordia e pace (cfr Eb 4,16). Rimane, tuttavia, molta tristezza a causa della loro assenza. Per voi che li avete conosciuti e amati – e che ancora li amate – il dolore di averli persi è reale. Ma guardiamo al futuro con gli occhi della fede. Il nostro dolore è un seme che un giorno sboccerà nella gioia che il Signore ha promesso a quanti hanno creduto alle sue parole: "Beati voi afflitti, perché sarete consolati" (cfr Mt 5,4).

Siamo qui raccolti oggi, inoltre, per rendere grazie a Dio per il suo aiuto nel momento del bisogno. Egli è stato la nostra forza in questi mesi veramente difficili. Si sono perdute tante vite, c’è stata tanta sofferenza e distruzione. E tuttavia siamo ancora in grado di radunarci e di ringraziarlo. Sappiamo che Egli si prende cura di noi; sappiamo che in Gesù Figlio suo, abbiamo un sommo sacerdote in grado di compatire il nostro dolore (cfr Eb 4,15), di soffrire con noi. La com-passione di Dio, il suo soffrire insieme con noi, offre un significato e un valore eterni ai nostri sforzi. Il vostro desiderio di ringraziarlo per ogni grazia e benedizione, anche quando avete perso così tanto, non è soltanto un trionfo della capacità di ripresa e della forza del popolo filippino; è anche un segno della bontà di Dio, della sua vicinanza, della sua tenerezza, del suo potere salvifico.

Rendiamo grazie a Dio Altissimo anche per quanto è stato fatto per aiutare, ricostruire, assistere in questi mesi di bisogno senza precedenti. Penso in primo luogo a quanti hanno accolto e dato riparo al gran numero di famiglie sfollate, agli anziani, ai giovani. Com’è duro lasciare la propria casa e i propri mezzi di sussistenza! Ringraziamo quanti si sono presi cura dei senza tetto, degli orfani e delle persone sole. Sacerdoti, religiosi e religiose che hanno dato tutto ciò che potevano. A quanti di voi hanno ospitato e nutrito le persone in cerca di sicurezza in chiese, conventi, rettorie e che continuano ad assistere coloro che sono ancora in difficoltà, esprimo la mia gratitudine. Siete un onore per la Chiesa, siete l’orgoglio della vostra nazione. Io ringrazio personalmente ognuno di voi, poiché qualunque cosa voi avete fatto per l’ultimo dei fratelli e delle sorelle di Cristo, lo avete fatto a Lui (cfr Mt 25,41).

In questa Messa vogliamo anche ringraziare Dio per quegli uomini e donne che hanno prestato servizio come operatori dei salvataggi e dei soccorsi. Lo ringraziamo per le tante persone che da tutto il mondo hanno offerto generosamente il proprio tempo, soldi e beni. Stati, organizzazioni e singole persone in ogni parte della terra hanno messo al primo posto i bisognosi; si tratta di un esempio che dovrebbe essere seguito. Chiedo ai governanti, alle agenzie internazionali, ai benefattori e alle persone di buona volontà di non stancarsi. Rimane ancora molto da fare. Anche se le prime pagine dei giornali sono cambiate, le necessità rimangono.

La prima Lettura di oggi, dalla Lettera agli Ebrei, ci esorta a stare saldi nella nostra confessione, di perseverare nella fede, ad accostarci con fiducia al trono della grazia di Dio (cfr Eb 4,16). Tali parole hanno una speciale risonanza in questo luogo: in mezzo a tanta sofferenza, voi non avete mai cessato di confessare la vittoria della croce, il trionfo dell’amore di Dio. Avete visto la potenza di quell’amore rivelata nella generosità di moltissime persone, nei tanti piccoli miracoli della bontà. Ma avete constatato anche, nello "sciacallaggio", nelle ruberie e nelle mancate risposte a questo grande dramma umano, altrettanti tragici segni del male dal quale Cristo è venuto a salvarci. Preghiamo affinché anche questo ci conduca ad una fiducia più grande nella potenza della grazia di Dio per vincere il peccato e l’egoismo. Preghiamo in particolare affinché renda ciascuno sempre più sensibile al grido dei nostri fratelli e delle nostre sorelle nel bisogno. Preghiamo affinché ci conduca a respingere ogni forma di ingiustizia e corruzione, le quali, derubando i poveri, avvelenano le radici stesse della società.

Cari fratelli e sorelle, in questa grande prova avete sentito in modo speciale la grazia di Dio mediante la presenza e l’amorevole cura della Beata Vergine Maria, Nostra Signora del Perpetuo Soccorso. Ella è nostra madre. Vi aiuti Lei a perseverare nella fede e nella speranza e a raggiungere quanti sono nel bisogno. Con i santi Lorenzo Ruiz e Pedro Calungsod e tutti i santi, Ella continui ad impetrare la misericordia di Dio e l’amorevole compassione per questo Paese e per tutti gli amati filippini. Amen.

[00054-01.01] [Testo originale: Inglese]

Traduzione in lingua spagnola

¡Qué consoladoras son las palabras que hemos escuchado! Una vez más, se nos dice que Jesucristo es el Hijo de Dios, nuestro Salvador, nuestro Sumo Sacerdote que nos trae la misericordia, la gracia y la ayuda en nuestras necesidades (cf. Hb 4,14-16). Él sana nuestras heridas, perdona nuestros pecados y nos llama, como a san Mateo (cf. Mc 2,14), para que seamos sus discípulos. Lo bendecimos por su amor, su misericordia y su compasión. Alabado sea Dios.

Doy gracias al Señor Jesús que nos ha permitido reunirnos aquí esta mañana. He venido para estar con vosotros, en esta ciudad que fue devastada por el tifón Yolanda hace catorce meses. Les traigo el amor de un padre, la oración de toda la Iglesia, la promesa de que no nos olvidamos de vosotros, que seguís reconstruyendo. Aquí, la tormenta más fuerte jamás registrada en la tierra fue superada por la fuerza más poderosa del universo: el amor de Dios. En esta mañana, queremos dar testimonio de aquel amor, de su poder para transformar muerte y destrucción en vida y comunidad. La resurrección de Cristo, que celebramos en esta Misa, es nuestra esperanza y una realidad que experimentamos también ahora. Sabemos que la resurrección viene sólo después de la cruz, la cruz que habéis llevado con fe, dignidad y la fuerza que viene de Dios.

Nos reunimos sobre todo para orar por aquellos que han muerto, por los que siguen desaparecidos y por los heridos. Encomendamos a Dios las almas de los difuntos, nuestras madres, padres, hijos e hijas, familiares, amigos y vecinos. Tenemos la confianza de que, en la presencia de Dios, encontrarán misericordia y paz (cf. Hb 4,16). Su ausencia causa una gran tristeza. Para vosotros que los conocíais y amabais –y todavía los amáis–, el dolor por su pérdida es grande. Pero miremos con ojos de fe hacia el futuro. Nuestra tristeza es una semilla que algún día dará como fruto la alegría que el Señor ha prometido a los que confían en sus palabras: «Bienaventurados los que lloran, porque ellos serán consolados» (Mt 5,5).

Nos hemos reunido esta mañana también para dar gracias a Dios por su ayuda en los momentos de necesidad. Él ha sido vuestro apoyo en estos meses tan difíciles. Se han perdido muchas vidas, ha habido sufrimiento y destrucción. Y, a pesar de todo, nos reunimos para darle gracias. Sabemos que él cuida de nosotros, que en Jesús su Hijo, tenemos un Sumo Sacerdote que puede compadecerse de nosotros (cf. Hb 4,15), que sufre con nosotros. La com-pasión de Dios, su sufrimiento con nosotros, le da sentido y valor eterno a nuestras luchas. Vuestro deseo de darle las gracias por todos los bienes recibidos, aun cuando se ha perdido tanto, no indica sólo el triunfo de la resistencia y la fortaleza del pueblo filipino, sino también un signo de la bondad de Dios, de su cercanía, su ternura, su poder salvador.

También damos gracias a Dios Todopoderoso por todo lo que se ha hecho, en estos meses de una emergencia sin precedentes, para ayudar, reconstruir y auxiliar. Pienso, en primer lugar, en aquellos que acogieron y alojaron al gran número de familias desplazadas, ancianos y jóvenes. ¡Qué difícil es abandonar el propio hogar y modo de vida! Damos las gracias a aquellos que han cuidado a las personas sin hogar, los huérfanos y los indigentes. Los sacerdotes y los religiosos y religiosas hicieron todo lo que pudieron. Mi agradecimiento para todos aquellos que habéis alojado y alimentado a los que buscaban refugio en las iglesias, conventos, casas parroquiales, y que seguís ayudando a los que todavía lo necesitan. Vosotros acreditáis a la Iglesia. Sois el orgullo de vuestra nación. Os doy las gracias a cada uno personalmente. Cuanto hicisteis por el más pequeño de los hermanos y hermanas de Cristo, lo hicisteis por él (cf. Mt 25,41).

En esta Misa queremos también dar gracias a Dios por los hombres y mujeres de bien que llevaron a cabo las operaciones de rescate y socorro. Damos gracias por tantas personas que en todo el mundo dieron generosamente su tiempo, su dinero y sus recursos. Países, organizaciones y personas individuales en todo el mundo pusieron a los necesitados en primer lugar; es un ejemplo a seguir. Pido a los líderes de los gobiernos, a los organismos internacionales, a los benefactores y a las personas de buena voluntad que no cejen en su empeño. Es mucho lo que queda por hacer. Aunque ya no estén en los titulares de prensa, las necesidades continúan.

La primera lectura de hoy, tomada de la Carta a los Hebreos, nos insta a ser firmes en nuestra fe, a perseverar, a acercarnos con confianza al trono de la gracia de Dios (cf. Hb 4,16). Estas palabras tienen una resonancia especial en este lugar. En medio de un gran sufrimiento, vosotros no dejasteis nunca de confesar la victoria de la cruz, el triunfo del amor de Dios. Habéis visto el poder de ese amor en la generosidad de tantas personas y pequeños milagros de bondad. Pero también habéis visto, en la especulación, el saqueo y las respuestas fallidas a este gran drama humano, tantos signos trágicos de la maldad de la que Cristo vino a salvarnos. Oremos para que también esto nos lleve a una mayor confianza en el poder de la gracia de Dios para vencer el pecado y el egoísmo. Oremos en particular para que todos sean más sensibles al grito de nuestros hermanos y hermanas necesitados. Oremos para que se rechace toda forma de injusticia y corrupción que, robando a los pobres, envenenan las raíces mismas de la sociedad.

Queridos hermanos y hermanas, en esta dura prueba habéis sentido la gracia de Dios de una manera especial a través de la presencia y el cuidado amoroso de la Santísima Virgen María, Nuestra Señora del Perpetuo Socorro. Ella es nuestra Madre. Que os ayude a perseverar en la fe y la esperanza, y a atender a todos los necesitados. Que ella, junto con los santos Lorenzo Ruiz y Pedro Calungsod, y todos los demás santos, siga implorando la misericordia de Dios y la amorosa compasión para este país y para todo el amado pueblo filipino. Amén.

[00054-04.01] [Texto original: Inglés]

Incontro nella Casa Arcivescovile di Palo con alcuni superstiti e familiari di vittime del tifone Yolanda

Conclusa la Celebrazione Eucaristica nell'aeroporto di Tacloban, il Papa è partito alla volta di Palo. 
In vettura scoperta nonostante il maltempo, per poter salutare lungo il tragitto il maggior numero di persone possibile, il Santo Padre si è diretto alla Residenza dell’Arcivescovo che si trova su una collina alle cui pendici è in fase di realizzazione un complesso assistenziale per anziani e per orfani, finanziato dal Pontificio Consiglio "Cor Unum". Lungo il percorso si è fermato a salutare una famiglia di pescatori davanti allo loro casa devastata dal tifone nel 2013. Giunto alla Casa Arcivescovile, anch’essa semidistrutta dal tifone Yolanda e ora quasi completamente ricostruita, Papa Francesco ha pranzato velocemente con alcuni superstiti e familiari di vittime del tifone Yolanda. Tra loro, alcuni seminaristi.

[00090-09.01]

[B0042-XX.02]