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Cappella Papale nella Solennità della Epifania del Signore, 06.01.2015


Cappella Papale nella Solennità della Epifania del Signore

Omelia del Santo Padre

Testo in lingua francese

Testo in lingua inglese

Testo in lingua tedesca

Testo in lingua spagnola

Testo in lingua portoghese

Testo in lingua polacca

Alle ore 10 di oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Vaticana.
Riportiamo di seguito il testo dell’omelia che il Papa ha pronunciato dopo la proclamazione del Santo Vangelo e l’annunzio del giorno della Pasqua, che quest’anno si celebra il 5 aprile:

Omelia del Santo Padre

Quel Bambino, nato a Betlemme dalla Vergine Maria, è venuto non soltanto per il popolo d’Israele, rappresentato dai pastori di Betlemme, ma anche per l’intera umanità, rappresentata oggi dai Magi, provenienti dall’Oriente. Ed è proprio sui Magi e sul loro cammino alla ricerca del Messia che la Chiesa ci invita oggi a meditare e pregare.

Questi Magi venuti dall’Oriente sono i primi di quella grande processione di cui ci ha parlato il profeta Isaia nella prima Lettura (cfr 60,1-6): una processione che da allora non si interrompe più, e che attraverso tutte le epoche riconosce il messaggio della stella e trova il Bambino che ci indica la tenerezza di Dio. Ci sono sempre nuove persone che vengono illuminate dalla luce della stella, che trovano la strada e giungono fino a Lui.

I Magi, secondo la tradizione, erano uomini sapienti: studiosi degli astri, scrutatori del cielo, in un contesto culturale e di credenze che attribuiva alle stelle significati e influssi sulle vicende umane. I Magi rappresentano gli uomini e le donne in ricerca di Dio nelle religioni e nelle filosofie del mondo intero: una ricerca che non ha mai fine. Uomini e donne in ricerca.

I Magi ci indicano la strada sulla quale camminare nella nostra vita. Essi cercavano la vera Luce: «Lumen requirunt lumine», dice un inno liturgico dell’Epifania, riferendosi proprio all’esperienza dei Magi; «Lumen requirunt lumine». Seguendo una luce essi ricercano la luce. Andavano alla ricerca di Dio. Visto il segno della stella, lo hanno interpretato e si sono messi in cammino, hanno fatto un lungo viaggio.

È lo Spirito Santo che li ha chiamati e li ha spinti a mettersi in cammino; e in questo cammino avverrà anche il loro personale incontro con il vero Dio.

Nel loro cammino i Magi incontrano tante difficoltà. Quando arrivano a Gerusalemme loro vanno al palazzo del re, perché considerano ovvio che il nuovo re sarebbe nato nel palazzo reale. Là perdono la vista della stella. Quante volte si perde la vista della stella! E incontrano una tentazione, messa lì dal diavolo: è l’inganno di Erode. Il re Erode si mostra interessato al bambino, ma non per adorarlo, bensì per eliminarlo. Erode è l’uomo di potere, che nell’altro riesce a vedere soltanto il rivale. E in fondo egli considera anche Dio come un rivale, anzi come il rivale più pericoloso. Nel palazzo i Magi attraversano un momento di oscurità, di desolazione, che riescono a superare grazie ai suggerimenti dello Spirito Santo, che parla mediante le profezie della Sacra Scrittura. Queste indicano che il Messia nascerà a Betlemme, la città di Davide.

A quel punto riprendono il cammino e rivedono la stella: l’evangelista annota che provarono «una gioia grandissima» (Mt 2,10), una vera consolazione. Giunti a Betlemme, trovarono «il bambino con Maria sua madre» (Mt 2,11). Dopo quella di Gerusalemme, questa per loro fu la seconda, grande tentazione: rifiutare questa piccolezza. E invece: «si prostrarono e lo adorarono», offrendogli i loro doni preziosi e simbolici. È sempre la grazia dello Spirito Santo che li aiuta: quella grazia che, mediante la stella, li aveva chiamati e guidati lungo il cammino, ora li fa entrare nel mistero. Quella stella che ha accompagnato il camino li fa entrare nel mistero. Guidati dallo Spirito, arrivano a riconoscere che i criteri di Dio sono molto diversi da quelli degli uomini, che Dio non si manifesta nella potenza di questo mondo, ma si rivolge a noi nell’umiltà del suo amore. L’amore di Dio è grande, sì. L’amore di Dio è potente, sì. Ma l’amore di Dio è umile, tanto umile! I Magi sono così modelli di conversione alla vera fede perché hanno creduto più nella bontà di Dio che non nell’apparente splendore del potere.

E allora ci possiamo chiedere: qual è il mistero in cui Dio si nasconde? Dove posso incontrarlo? Vediamo attorno a noi guerre, sfruttamento di bambini, torture, traffici di armi, tratta di persone… In tutte queste realtà, in tutti questi fratelli e sorelle più piccoli che soffrono per tali situazioni, c’è Gesù (cfr Mt 25,40.45). Il presepe ci prospetta una strada diversa da quella vagheggiata dalla mentalità mondana: è la strada dell’abbassamento di Dio, quell’umiltà dell’amore di Dio si abbassa, si annienta, la sua gloria nascosta nella mangiatoia di Betlemme, nella croce sul calvario, nel fratello e nella sorella che soffre.

I Magi sono entrati nel mistero. Sono passati dai calcoli umani al mistero: e questa è stata la loro conversione. E la nostra? Chiediamo al Signore che ci conceda di vivere lo stesso cammino di conversione vissuto dai Magi. Che ci difenda e ci liberi dalle tentazioni che nascondono la stella. Che abbiamo sempre l’inquietudine di domandarci: dov’è la stella?, quando – in mezzo agli inganni mondani – l’abbiamo persa di vista. Che impariamo a conoscere in modo sempre nuovo il mistero di Dio, che non ci scandalizziamo del "segno", dell’indicazione, quel segno detto dagli Angeli: «un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia» (Lc 2,12), e che abbiamo l’umiltà di chiedere alla Madre, alla nostra Madre, che ce lo mostri. Che troviamo il coraggio di liberarci dalle nostre illusioni, dalle nostre presunzioni, dalle nostre "luci", e che cerchiamo questo coraggio nell’umiltà della fede e possiamo incontrare la Luce, Lumen, come hanno fatto i santi Magi. Che possiamo entrare nel mistero. Così sia.

[00009-01.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua francese

Cet Enfant, né à Bethléem de la Vierge Marie, est venu non seulement pour le peuple d’Israël, représenté par les bergers de Bethléem, mais aussi pour l’humanité entière, représentée aujourd’hui par les Mages, venant d’Orient. Et c’est justement sur les Mages et sur leur chemin à la recherche du Messie que l’Église nous invite aujourd’hui à méditer et prier.

Ces Mages venant d’Orient sont les premiers de cette grande procession dont nous a parlé le prophète Isaïe dans la première lecture (cf. 60, 1-6) : une procession qui depuis lors ne s’interrompt plus, et qui, à toutes les époques, reconnaît le message de l’étoile et trouve l’Enfant qui nous indique la tendresse de Dieu. Il y a toujours de nouvelles personnes qui sont éclairées par la lumière de l’étoile, qui trouvent le chemin et arrivent jusqu’à Lui.

Les Mages, selon la tradition, étaient des hommes sages : étudiant les astres, scrutant le ciel, dans un contexte culturel et de croyances qui attribuait aux étoiles des significations et des influences sur les événements humains. Les mages représentent les hommes et les femmes à la recherche de Dieu dans les religions et dans les philosophies du monde entier : une recherche qui n’a jamais de fin. Hommes et femmes en recherche.

Les Mages nous indiquent la route sur laquelle marcher dans notre vie. Ils cherchaient la véritable Lumière : « Lumen requirunt lumine », dit une hymne liturgique de l’Épiphanie, se référant justement à l’expérience des Mages ; « Lumen requirunt lumine ». En suivant une lumière ils cherchaient la lumière. Ils allaient à la recherche de Dieu. Après avoir vu le signe de l’étoile, ils l’ont interprété et se sont mis en chemin, ils ont fait un long voyage.

C’est l’Esprit Saint qui les a appelés et qui les a poussés à se mettre en chemin ; et sur ce chemin, aura lieu aussi leur rencontre personnelle avec le vrai Dieu.

Sur leur chemin, les Mages rencontrent beaucoup de difficultés. Quand ils arrivent à Jérusalem, ils vont au palais du roi, parce qu’ils tenaient pour évident que le nouveau roi serait né dans le palais royal. Là, ils perdent de vue l’étoile. Que de fois l’étoile se perd de vue ! Et ils rencontrent une tentation, mise là par le diable : c’est la tromperie d’Hérode. Le roi Hérode se montre intéressé par l’enfant, non pas pour l’adorer, mais bien pour l’éliminer. Hérode est l’homme de pouvoir, qui ne réussit à voir dans l’autre que le rival. Et au fond, il considère aussi Dieu comme un rival, même comme le rival le plus dangereux. Dans le palais, les Mages traversent un moment d’obscurité, de désolation, qu’ils réussissent à surmonter grâce aux suggestions de l’Esprit Saint, qui parle par les prophéties de l’Écriture Sainte. Elles indiquent que le Messie naîtra à Bethléem, la cité de David.

À ce point, ils reprennent le chemin et voient à nouveau l’étoile : l’évangéliste note qu’ils éprouvèrent « une très grande joie » (Mt 2, 10), une véritable consolation. Arrivés à Bethléem, ils trouvèrent « l’enfant avec Marie, sa mère » (Mt 2, 11). Après celle de Jérusalem, ce fut pour eux la seconde, la grande tentation : refuser cette petitesse. Et au contraire : « tombant à ses pieds, ils se prosternèrent devant lui », lui offrant leurs dons précieux et symboliques. C’est toujours la grâce de l’Esprit Saint qui les aide : cette grâce qui, par l’étoile, les avait appelés et guidés au long du chemin, maintenant les fait entrer dans le mystère. Cette étoile qui a accompagné leur chemin les fait entrer dans le mystère. Guidés par l’Esprit Saint, ils arrivent à reconnaître que les critères de Dieu sont très différents de ceux des hommes, que Dieu ne se manifeste pas dans la puissance de ce monde, mais s’adresse à nous dans l’humilité de son amour. L’amour de Dieu est grand, oui. L’amour de Dieu est puissant, oui. Mais l’amour de Dieu est humble, tellement humble !Les Mages sont ainsi des modèles de conversion à la vraie foi parce qu’ils ont cru davantage dans la bonté de Dieu que dans l’apparente splendeur du pouvoir.

Et alors nous pouvons nous demander : quel est ce mystère dans lequel Dieu se cache ? Où puis-je le rencontrer ? Nous voyons autour de nous des guerres, l’exploitation des enfants, des tortures, des trafics d’armes, la traite des personnes…. Dans toutes ces réalités, dans tous ces frères et sœurs les plus petits qui souffrent à cause de ces situations, il y a Jésus (cf. Mt 25, 40.45). La crèche nous présente un chemin différent de celui rêvé par la mentalité mondaine : c’est le chemin de l’abaissement de Dieu, cette humilité de l’amour de Dieu qui s’abaisse, s’anéantit, sa gloire cachée dans la mangeoire de Bethléem, dans la croix sur le calvaire, dans le frère et dans la sœur qui souffrent.

Les mages sont entrés dans le mystère. Ils sont passés des calculs humains au mystère : et cela a été leur conversion. Et la nôtre ? Demandons au Seigneur qu’il nous accorde de vivre le même chemin de conversion vécu par les Mages. Qu’il nous défende et nous libère des tentations qui cachent l’étoile. Que nous éprouvions toujours l’inquiétude de nous demander : où est l’étoile ? quand – au milieu des tromperies mondaines – nous l’avons perdue de vue. Que nous apprenions à connaître de façon toujours plus nouvelle le mystère de Dieu, que nous ne nous scandalisions pas du "signe", de l’indication, ce signe donné par les Anges : « un nouveau-né emmailloté et couché dans une mangeoire » (Lc 2, 12), et que nous ayons l’humilité de demander à la Mère, à notre Mère, qu’elle nous le montre. Que nous trouvions le courage de nous libérer de nos illusions, de nos présomptions, de nos "lumières", et que nous cherchions ce courage dans l’humilité de la foi et que nous puissions rencontrer la Lumière, Lumen, comme l’ont fait les saints Mages. Puissions-nous entrer dans le mystère. Qu’il en soit ainsi.

[00009-03.01] [Texte original: Français]

Testo in lingua inglese

That child, born in Bethlehem of the Virgin Mary, came not only for the people of Israel, represented by the shepherds of Bethlehem, but also for all humanity, represented today by the wise men from the East. It is on the Magi and their journey in search of the Messiah that the Church today invites us to meditate and pray.

These wise men from the East were the first in that great procession of which the prophet Isaiah spoke in today’s first reading (cf. 60:1-6): a procession which from that time on has continued uninterrupted; in every age it hears the message of the star and finds the Child who reveals the tenderness of God. New persons are always being enlightened by that star; they find the way and come into his presence.

According to tradition, the wise men were sages, watchers of the constellations, observers of the heavens, in a cultural and religious context which saw the stars as having significance and power over human affairs. The wise men represent men and woman who seek God in the world’s religions and philosophies: an unending quest. Men and women who seek God.

The wise men point out to us the path of our journey through life. They sought the true Light. As a liturgical hymn of Epiphany which speaks of their experience puts it:"Lumen requirunt lumine"; by following a light, they sought the light, "Lumen requirunt lumine". They set out in search of God. Having seen the sign of the star, they grasped its message and set off on a long journey.

It is the Holy Spirit who called them and prompted them to set out; during their journey they were also to have a personal encounter with the true God.

Along the way, the wise men encountered many difficulties. Once they reached Jerusalem, they went to the palace of the king, for they thought it obvious that the new king would be born in the royal palace. There they lost sight of the star. How often sight of the star is lost! And, having lost sight of the star, they met with a temptation, placed there by the devil: it was the deception of Herod. King Herod was interested in the child, not to worship him but to eliminate him. Herod is the powerful man who sees others only as rivals. Deep down, he also considers God a rival, indeed the most dangerous rival of all. In the palace the wise men experience a moment of obscurity, of desolation, which they manage to overcome thanks to the prompting of the Holy Spirit, who speaks through the prophecies of sacred Scripture. These indicate that the Messiah is to be born in Bethlehem, the city of David.

At that point they resume their journey, and once more they see the star; the evangelist says that they "rejoiced exceedingly" (Mt 2:10). Coming to Bethlehem, they found "the child with Mary his mother" (Mt 2:11). After that of Jerusalem, this was their second great temptation: to reject this smallness. But instead, "they fell down and worshiped him", offering him their precious symbolic gifts. Again, it is the grace of the Holy Spirit which assists them. That grace, which through the star had called them and led them along the way, now lets them enter into the mystery. The star which led them on the journey allows them to enter into the mystery. Led by the Spirit, they come to realize that God’s criteria are quite different from those of men, that God does not manifest himself in the power of this world, but speaks to us in the humbleness of his love. God’s love is great. God’s love is powerful. But the love of God is humble, yes, very humble. The wise men are thus models of conversion to the true faith, since they believed more in the goodness of God than in the apparent splendour of power.

And so we can ask ourselves: what is the mystery in which God is hidden? Where can I find him? All around us we see wars, the exploitation of children, torture, trafficking in arms, trafficking in persons… In all these realities, in these, the least of our brothers and sisters who are enduring these difficult situations, there is Jesus (cf. Mt 25:40,45). The crib points us to a different path from the one cherished by the thinking of this world: it is the path of God’s self-abasement, that humility of God’s love by which he abases himself, he completely lowers himself, his glory concealed in the manger of Bethlehem, on the cross upon Calvary, in each of our suffering brothers and sisters.

The wise men entered into the mystery. They passed from human calculations to the mystery: this was their conversion. And our own? Let us ask the Lord to let us undergo that same journey of conversion experienced by the wise men. Let us ask him to protect us and to set us free from the temptations which hide the star. To let us always feel the troubling question: "Where is the star?", whenever – amid the deceptions of this world – we lose sight of it. To let us know ever anew God’s mystery, and not to be scandalized by the "sign", that sign spoken of by the angels, which points to "a babe wrapped in swaddling cloths, lying in a manger" (Lk 2:12), and to have the humility to ask the Mother, our Mother, to show him to us. To find the courage to be liberated from our illusions, our presumptions, our "lights", and to seek this courage in the humility of faith and in this way to encounter the Light, Lumen, like the holy wise men. May we enter into the mystery. So may it be. Amen.

[00009-02.01] [Original text: English]

Testo in lingua tedesca

Jenes Kind, das in Bethlehem von der Jungfrau Maria geboren wurde, ist nicht nur für das Volk Israel gekommen, das durch die Hirten von Bethlehem vertreten wurde, sondern auch für die gesamte Menschheit, für die heute die Sterndeuter aus dem Osten stehen. Und gerade über sie und ihren Weg auf der Suche nach dem Messias betend nachzudenken lädt uns die Kirche heute ein.

Diese „Weisen aus dem Morgenland" sind die ersten jener großen Prozession, von der uns der Prophet Jesaja in der ersten Lesung gesprochen hat (vgl. 60,1-6) – eine Prozession, die seit damals nicht mehr abreißt und die durch alle Zeiten hindurch die Botschaft des Sterns erkennt und das Kind findet, das uns auf die Zärtlichkeit Gottes hinweist. Immer wieder neu werden Menschen von dem Licht seines Sterns erleuchtet, finden den Weg und gelangen zum menschgewordenen Gott.

Die „Weisen aus dem Morgenland" waren der Überlieferung nach Gelehrte: Sterndeuter, Himmelsforscher in einem kulturellen und geistig-religiösen Umfeld, das den Sternen Bedeutung und Einfluss auf das menschliche Geschick zuschrieb. Sie stehen für die Menschen, die in den Religionen und Philosophien der ganzen Welt auf der Suche nach Gott sind – eine Suche, die nie endet. Männer und Frauen auf der Suche.

Diese Sterndeuter weisen uns den Weg, den wir in unserem Leben gehen müssen. Sie suchten das wahre Licht: « Lumen requirunt lumine », sagt ein liturgischer Hymnus zum Fest der Erscheinung des Herrn und bezieht sich dabei eigens auf die Erfahrung der Sterndeuter; « Lumen requirunt lumine ». Indem sie einem Licht folgen, suchen sie das Licht. Sie waren auf der Suche nach Gott. Als sie das Zeichen des Sterns sahen, haben sie es gedeutet und sind aufgebrochen, haben eine lange Reise zurückgelegt.

Der Heilige Geist ist es, der sie gerufen und gedrängt hat, sich auf den Weg zu machen; und auf diesem Weg sollte sich auch ihre persönliche Begegnung mit dem wahren Gott ereignen.

Unterwegs stoßen die Sterndeuter auf viele Schwierigkeiten. Als sie in Jerusalem ankommen, gehen sie zum Palast des Königs, denn sie halten es für selbstverständlich, dass der neue König im königlichen Palast geboren werde. Dort verlieren sie den Stern aus den Augen. Wie oft verliert man den Blick auf den Stern! Und sie begegnen einer Versuchung, die der Teufel dort bereitet hat: Es ist die Täuschung des Herodes. König Herodes zeigt sich interessiert an dem Kind, aber nicht, um es anzubeten, sondern um es zu beseitigen. Herodes ist ein Machtmensch, der im anderen nur den Rivalen zu sehen vermag. Und letztlich betrachtet er auch Gott als einen Rivalen, ja, als den gefährlichsten Rivalen. Im Palast durchleben die Sterndeuter einen Moment der Dunkelheit, der Trostlosigkeit, den sie dank der Eingebungen des Heiligen Geistes, der durch die Prophetien der Heiligen Schrift spricht, zu überwinden vermögen. Diese zeigen an, dass der Messias in Bethlehem, der Stadt Davids geboren werden sollte.

An diesem Punkt nehmen sie ihren Weg wieder auf und sehen erneut den Stern: Der Evangelist bemerkt, dass sie « von sehr großer Freude erfüllt » wurden (Mt 2,10), ein wirklicher Trost. Als sie in Bethlehem ankamen, fanden sie » das Kind und Maria, seine Mutter « (Mt 2,11). Nach der von Jerusalem war diese für sie die zweite große Versuchung: diese Kleinheit abzulehnen. Statt dessen » fielen sie nieder und huldigten ihm « und brachten ihm ihre wertvollen und symbolträchtigen Geschenke dar. Wieder ist es die Gnade des Heiligen Geistes, die ihnen hilft: Jene Gnade, die sie durch den Stern gerufen und unterwegs geführt hatte, lässt sie jetzt in das Geheimnis eindringen. Der Stern, der sie auf dem Weg begleitet hat, lässt sie in das Geheimnis eindringen. Vom Geist geleitet, kommen sie zu der Erkenntnis, dass die Maßstäbe Gottes ganz anders sind als die der Menschen, dass Gott sich nicht in der Macht dieser Welt zeigt, sondern sich in der Demut seiner Liebe an uns wendet. Die Liebe Gottes ist groß, ja. Die Liebe Gottes ist machtvoll, ja. Aber die Liebe Gottes ist demütig, sehr demütig! So sind die Sterndeuter Vorbilder für die Hinwendung zum wahren Glauben, weil sie mehr an die Güte Gottes als an den augenscheinlichen Glanz der Macht geglaubt haben.

Und nun können wir uns fragen: Welches ist das Geheimnis, in dem Gott sich verbirgt? Wo kann ich ihm begegnen? Wir sehen um uns Kriege, Ausbeutung von Kindern, Folterungen, Waffenhandel, Menschenhandel… In all diesen Wirklichkeiten, in all diesen geringsten Brüdern und Schwestern, die aufgrund dieser Situationen leiden, ist Jesus da (vgl. Mt 25,40-45). Die Krippe führt uns einen Weg vor Augen, der anders ist als der, den die weltliche Mentalität sich erträumt: Es ist der Weg der Erniedrigung Gottes, jene Demut der Liebe Gottes, die sich klein macht und erniedrigt, seine in der Krippe von Bethlehem, im Kreuz auf Golgotha und im leidenden Mitmenschen verborgene Herrlichkeit.

Die Sterndeuter sind ins Geheimnis eingedrungen. Sie sind vom menschlichen Kalkül zum Mysterium übergegangen – und das war ihre Umkehr. Und unsere? Bitten wir den Herrn, dass er uns gewährt, den gleichen Weg der Umkehr zu erfahren, den sie erfahren haben. Dass er uns gegen die Versuchungen, die den Stern verbergen, verteidigt und uns von ihnen befreit. Dass wir stets die Unruhe haben, uns zu fragen: Wo ist der Stern?, wenn wir ihn inmitten der Täuschungen der Welt aus den Augen verloren haben. Dass wir lernen, auf immer neue Weise das Geheimnis Gottes zu erkennen; dass wir keinen Anstoß nehmen an dem „Zeichen", an dem Hinweis, an dem Zeichen, das von den Engeln genannt wurde: » ein Kind … das, in Windeln gewickelt, in einer Krippe liegt « (Lk 2,12), und dass wir die Demut besitzen, seine Mutter – unsere Mutter – zu bitten, es uns zu zeigen. Dass wir den Mut finden, uns von unseren Illusionen, von unseren Dünkeln, von unseren „Lichtern" zu befreien, diesen Mut in der Demut des Glaubens suchen und wie die heiligen Sterndeuter dem wahren Licht – Lumen – begegnen können. Dass wir in das Geheimnis eindringen können. So sei es.

[00009-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

Testo in lingua spagnola

Ese Niño, nacido de la Virgen María en Belén, vino no sólo para el pueblo de Israel, representado en los pastores de Belén, sino también para toda la humanidad, representada hoy por los Magos de Oriente. Y precisamente hoy, la Iglesia nos invita a meditar y rezar sobre los Magos y su camino en busca del Mesías.

Estos Magos que vienen de Oriente son los primeros de esa gran procesión de la que habla el profeta Isaías en la primera lectura (cf. 60,1-6). Una procesión que desde entonces no se ha interrumpido jamás, y que en todas las épocas reconoce el mensaje de la estrella y encuentra el Niño que nos muestra la ternura de Dios. Siempre hay nuevas personas que son iluminadas por la luz de la estrella, que encuentran el camino y llegan hasta él.

Según la tradición, los Magos eran hombres sabios, estudiosos de los astros, escrutadores del cielo, en un contexto cultural y de creencias que atribuía a las estrellas un significado y un influjo sobre las vicisitudes humanas. Los Magos representan a los hombres y a las mujeres en busca de Dios en las religiones y filosofías del mundo entero, una búsqueda que no acaba nunca. Hombres y mujeres en búsqueda.

Los Magos nos indican el camino que debemos recorrer en nuestra vida. Ellos buscaban la Luz verdadera: «Lumen requirunt lumine», dice un himno litúrgico de la Epifanía, refiriéndose precisamente a la experiencia de los Magos; «Lumen requirunt lumine». Siguiendo una luz ellos buscan la luz. Iban en busca de Dios. Cuando vieron el signo de la estrella, lo interpretaron y se pusieron en camino, hicieron un largo viaje.

El Espíritu Santo es el que los llamó e impulsó a ponerse en camino, y en este camino tendrá lugar también su encuentro personal con el Dios verdadero.

En su camino, los Magos encuentran muchas dificultades. Cuando llegan a Jerusalén van al palacio del rey, porque consideran algo natural que el nuevo rey nazca en el palacio real. Allí pierden de vista la estrella. Cuántas veces se pierde de vista la estrella. Y encuentran una tentación, puesta ahí por el diablo, es el engaño de Herodes. El rey Herodes muestra interés por el niño, pero no para adorarlo, sino para eliminarlo. Herodes es un hombre de poder, que sólo consigue ver en el otro a un rival. Y en el fondo, también considera a Dios como un rival, más aún, como el rival más peligroso. En el palacio los Magos atraviesan un momento de oscuridad, de desolación, que consiguen superar gracias a la moción del Espíritu Santo, que les habla mediante las profecías de la Sagrada Escritura. Éstas indican que el Mesías nacerá en Belén, la ciudad de David.

En este momento, retoman el camino y vuelven a ver la estrella. El evangelista apunta que experimentaron una «inmensa alegría» (Mt 2,10), una verdadera consolación. Llegados a Belén, encontraron «al niño con María, su madre» (Mt 2,11). Después de lo ocurrido en Jerusalén, ésta será para ellos la segunda gran tentación: rechazar esta pequeñez. Y sin embargo: «cayendo de rodillas lo adoraron», ofreciéndole sus dones preciosos y simbólicos. La gracia del Espíritu Santo es la que siempre los ayuda. Esta gracia que, mediante la estrella, los había llamado y guiado por el camino, ahora los introduce en el misterio. Esta estrella que les ha acompañado durante el camino los introduce en el misterio. Guiados por el Espíritu, reconocen que los criterios de Dios son muy distintos a los de los hombres, que Dios no se manifiesta en la potencia de este mundo, sino que nos habla en la humildad de su amor. El amor de Dios es grande, sí. El amor de Dios es potente, sí. Pero el amor de Dios es humilde, muy humilde. De ese modo, los Magos son modelos de conversión a la verdadera fe porque han dado más crédito a la bondad de Dios que al aparente esplendor del poder.

Y ahora nos preguntamos: ¿Cuál es el misterio en el que Dios se esconde? ¿Dónde puedo encontrarlo? Vemos a nuestro alrededor guerras, explotación de los niños, torturas, tráfico de armas, trata de personas… Jesús está en todas estas realidades, en todos estos hermanos y hermanas más pequeños que sufren tales situaciones (cf. Mt 25, 40.45). El pesebre nos presenta un camino distinto al que anhela la mentalidad mundana. Es el camino del anonadamiento de Dios, de esa humildad del amor de Dios que se abaja, se anonada, de su gloria escondida en el pesebre de Belén, en la cruz del Calvario, en el hermano y en la hermana que sufren.

Los Magos han entrado en el misterio. Han pasado de los cálculos humanos al misterio, y éste es el camino de su conversión. ¿Y la nuestra? Pidamos al Señor que nos conceda vivir el mismo camino de conversión que vivieron los Magos. Que nos defienda y nos libre de las tentaciones que oscurecen la estrella. Que tengamos siempre la inquietud de preguntarnos, ¿dónde está la estrella?, cuando, en medio de los engaños mundanos, la hayamos perdido de vista. Que aprendamos a conocer siempre de nuevo el misterio de Dios, que no nos escandalicemos de la "señal", de la indicación, de aquella señal anunciada por los ángeles: «un niño envuelto en pañales y acostado en un pesebre» (Lc 2,12), y que tengamos la humildad de pedir a la Madre, a nuestra Madre, que nos lo muestre. Que encontremos el valor de liberarnos de nuestras ilusiones, de nuestras presunciones, de nuestras "luces", y que busquemos este valor en la humildad de la fe y así encontremos la Luz, Lumen, como han hecho los santos Magos. Que podamos entrar en el misterio. Que así sea.

[00009-04.01] [Texto original: Español]

Testo in lingua portoghese

Aquele Menino, nascido em Belém da Virgem Maria, não veio só para o povo de Israel, representado pelos pastores de Belém, mas para toda a humanidade, representada neste dia pelos Magos, vindos do Oriente. E é precisamente a propósito dos Magos e do seu caminho à procura do Messias que a Igreja nos convida hoje a meditar e rezar.

Estes Magos, vindos do Oriente, são os primeiros daquela grande procissão de que nos falou o profeta Isaías na primeira Leitura (cf. 60, 1-6): uma procissão que nunca se interrompeu desde então e que, através de todas as épocas, reconhece a mensagem da estrela e encontra o Menino que nos mostra a ternura de Deus. Há sempre novas pessoas que são iluminadas pela luz da estrela, que encontram o caminho e chegam até Ele.

Segundo a tradição, os Magos eram homens sábios: estudiosos dos astros, perscrutadores do céu, num contexto cultural com crenças que atribuíam às estrelas explicações e influxos sobre as vicissitudes humanas. Os Magos representam os homens e as mulheres à procura de Deus nas religiões e nas filosofias do mundo inteiro: uma busca que jamais terá fim. Homens e mulheres à procura.

Os Magos indicam-nos o caminho por onde seguir na nossa vida. Eles procuravam a verdadeira Luz: «Lumen requirunt lumine», diz um hino litúrgico da Epifania, aludindo precisamente à experiência dos Magos. «Lumen requirunt lumine». Seguindo uma luz, eles buscam a luz. Andavam à procura de Deus. Tendo visto o sinal da estrela, interpretaram-no e puseram-se a caminho, fazendo uma longa viagem.

Foi o Espírito Santo que os chamou e impeliu a pôr-se a caminho; e, neste caminho, terá lugar também o seu encontro pessoal com o verdadeiro Deus.

No seu caminho, os Magos encontram muitas dificuldades. Quando chegam a Jerusalém, vão ao palácio do rei, porque consideram óbvio que o novo rei nasceria no palácio real. Lá perdem de vista a estrela – quantas vezes se perde de vista a estrela! – e embatem numa tentação, posta lá pelo diabo: é o engano de Herodes. O rei Herodes mostra interesse pelo Menino, não para O adorar, mas para O eliminar. Herodes é homem do poder, que consegue ver no outro apenas o rival. E, no fundo, considera Deus também como um rival, antes, como o rival mais perigoso. No palácio, os Magos atravessam um momento de escuridão, de desolação, que conseguem superar graças às sugestões do Espírito Santo, que fala através das profecias da Sagrada Escritura. Estas indicam que o Messias nascerá em Belém, a cidade de David.

Então eles retomam a viagem e de novo vêem a estrela: o evangelista observa que sentiram «imensa alegria» (Mt 2, 10), uma verdadeira consolação. Tendo chegado a Belém, encontraram «o menino com Maria, sua mãe» (Mt 2, 11). Depois da tentação em Jerusalém, apareceu aqui a segunda grande tentação: rejeitar esta pequenez. Mas não o fizeram; em vez disso, «prostrando-se, adoraram-No», oferecendo-Lhe seus preciosos e simbólicos dons. É sempre a graça do Espírito Santo que os ajuda: aquela graça que, por meio da estrela, os chamara e guiara ao longo do caminho, agora fá-los entrar no mistério. Aquela estrela que os acompanhou no caminho, fá-los entrar no mistério. Guiados pelo Espírito, chegam a reconhecer que os critérios de Deus são muito diferentes dos critérios dos homens, já que Deus não Se manifesta no poder deste mundo, mas vem até nós na humildade do seu amor. O amor de Deus é certamente grande. O amor de Deus é forte, sem dúvida. Mas o amor de Deus é humilde, tão humilde! Assim os Magos são modelo de conversão à verdadeira fé, porque acreditaram mais na bondade de Deus do que no brilho aparente do poder.

Deste modo, podemos interrogar-nos: Qual é o mistério onde Deus Se esconde? Onde posso encontrá-Lo? Ao nosso redor, vemos guerras, exploração de crianças, torturas, tráficos de armas, comércio de pessoas... Em todas estas realidades, em todos estes irmãos e irmãs mais pequeninos que sofrem por tais situações, está Jesus (cf. Mt 25, 40.45). O presépio propõe-nos um caminho diferente do sonhado pela mentalidade mundana: é o caminho do abaixamento de Deus, aquela humildade do amor de Deus que Se abaixa, aniquila, a sua glória escondida na manjedoura de Belém, na cruz do Calvário, no irmão e na irmã que sofre.

Os Magos entraram no mistério. Passaram dos cálculos humanos ao mistério: esta foi a sua conversão. E a nossa? Peçamos ao Senhor que nos conceda fazer o mesmo caminho de conversão vivido pelos Magos. Que nos defenda e livre das tentações que escondem a estrela. Que sintamos sempre a inquietação de nos interrogarmos «onde está a estrela», quando a perdermos de vista no meio dos enganos do mundo. Que aprendamos a conhecer de forma sempre nova o mistério de Deus, que não nos escandalizemos do «sinal», do sinal referido pelos Anjos, da indicação «um menino envolto em panos e deitado numa manjedoura» (Lc 2, 12), e que tenhamos a humildade de pedir à Mãe, à nossa Mãe, que no-Lo mostre. Que encontremos a coragem de nos libertar das nossas ilusões, das nossas presunções, das nossas «luzes», e que busquemos tal coragem na humildade da fé e possamos encontrar a Luz, Lumen, como fizeram os santos Magos. Que possamos entrar no mistério. Assim seja.

[00009-06.01] [Texto original: Português]

Testo in lingua polacca

To Dzieciątko, narodzone w Betlejem z Maryi Dziewicy przyszło nie tylko dla ludu Izraela, reprezentowanego przez pasterzy z Betlejem, ale także dla całej ludzkości, reprezentowanej dziś przez Mędrców ze Wschodu. Właśnie do rozważania i modlitwy na temat Trzech Mędrców oraz ich drogi w poszukiwaniu Mesjasza zachęca nas dzisiaj Kościół.

Ci Magowie pochodzący ze Wschodu są pierwszymi w tej wielkiej procesji, o której mówił nam prorok Izajasz w pierwszym czytaniu (por. 60,1-6): procesji, która od owych czasów już się więcej nie zatrzymuje i która poprzez wszystkie wieki rozpoznaje orędzie gwiazdy i znajduje Dzieciątko, wskazujące nam czułość Boga. Zawsze są nowi ludzie, którzy zostają oświeceni światłem Jego gwiazdy, którzy znajdują drogę i do Niego docierają.

Magowie według tradycji byli ludźmi mądrymi: studiowali gwiazdy, badali niebo, w kontekście kulturowym i wierzeniach przypisujących gwiazdom znaczenie i wpływy na sprawy ludzkie. Magowie reprezentują mężczyzn i kobiety poszukujących Boga w religiach i filozofii całego świata: poszukiwanie, które nigdy się nie kończy. Mężczyźni i kobiety poszukujący.

Magowie wskazują nam drogę, którą należy podążać w naszym życiu. Poszukiwali prawdziwego światła, „Lumen requirunt lumine" [„W blasku gwiazdy szukali światła"]: mówi hymn liturgiczny Objawienia Pańskiego, odwołując się właśnie do doświadczenia Trzech Magów; „Lumen requirunt lumine". Idąc za światłem poszukiwali światła. Wyruszyli na poszukiwanie Boga. Widząc znak gwiazdy, odczytali go i wyruszyli w drogę, odbyli długą podróż.

To Duch Święty ich wezwał i pobudził do wyruszenia w drogę; a w tej drodze dojdzie także do ich osobistego spotkania z prawdziwym Bogiem.

Na swej drodze Mędrcy napotykają wiele trudności. Po przybyciu do Jerozolimy idą do królewskiego pałacu, gdyż uważają za oczywiste, że nowy król narodzi się w pałacu monarszym. Tam tracą z oczu gwiazdę. Ile razy traci się z oczu gwiazdę! I napotykają pokusę, zastawioną przez diabła: jest to oszustwo Heroda. Król Herod okazuje zainteresowanie dzieckiem, ale nie po to, żeby oddać mu pokłon, ale aby go wyeliminować. Herod jest człowiekiem władzy, który w innym widzi jedynie swojego rywala. I w istocie uważa też Boga za rywala, a wręcz za najbardziej niebezpiecznego rywala. W pałacu Mędrcy przeżywają chwilę ciemności, pustki, którą udaje im się przezwyciężyć dzięki natchnieniom Ducha Świętego, który mówi poprzez proroctwa Pisma Świętego. Wskazują one, że Mesjasz narodzi się w Betlejem, mieście Dawidowym.

W tym momencie podejmują drogę na nowo i ponownie widzą gwiazdę: Ewangelista odnotowuje, że „bardzo się uradowali" (Mt 2,10), jest to prawdziwe pocieszenie. Przybywając do Betlejem, znaleźli „Dziecię z Matką Jego, Maryją" (Mt 2,11). Po pokusie w Jerozolimie pojawiła się druga wielka pokusa: odrzucenia tej małości. Natomiast „upadli na twarz i oddali Mu pokłon", składając Jemu swoje cenne i symboliczne dary. Zawsze pomaga im łaska Ducha Świętego, ta łaska, która za pośrednictwem gwiazdy wezwała ich i kierowała na drodze, teraz pozwala im wejść w tajemnicę. Gwiazda, która towarzyszyła im w drodze, pozwala im wejść w tajemnicę. Prowadzeni przez Ducha, dochodzą do uznania, że kryteria Boga są bardzo różne od kryteriów ludzi, że Bóg nie objawi się w mocy tego świata, ale zwraca się do nas w pokorze swej miłości. Wielka jest miłość Boga, tak. Miłość Boga jest potężna, tak. Ale miłość Boga jest pokorna, bardzo pokorna! W ten sposób Mędrcy są więc wzorem nawrócenia do prawdziwej wiary, ponieważ bardziej uwierzyli w dobroć Boga, niż pozorny splendor władzy.

Możemy zatem zapytać: co to za tajemnica, w której ukrywa się Bóg? Gdzie mogę Go spotkać? Widzimy wokół nas wojny, wykorzystywanie dzieci, tortury, handel bronią, handel ludźmi... W tym wszystkim, we wszystkich tych braciach i siostrach najmniejszych, cierpiących z powodu tych sytuacji, obecny jest Jezus (por. Mt 25, 40-45). Żłóbek przedstawia nam inną drogę od tej, jaką zachwyca się mentalność tego świata: jest to droga uniżenia Boga – pokora miłości Boga, która się uniża, która się unicestwia, Jego chwała ukryta w żłóbku w Betlejem, w krzyżu na Kalwarii, w cierpiącym bracie i siostrze.

Mędrcy weszli w tajemnicę. Przeszli od ludzkich obliczeń do tajemnicy: to było ich nawrócenie. A nasze nawrócenie? Prośmy Pana, aby pozwolił nam przeżyć tę samą drogę nawrócenia, jaką przeżywali Mędrcy. Aby nas bronił i wyzwolił od pokus, zakrywających gwiazdę. Abyśmy zawsze żywili niepokój i stawiali sobie pytanie: gdzie jest gwiazda, kiedy pośród złud światowych straciliśmy ją z pola widzenia. Abyśmy nauczyli się poznawania nieustannie na nowy sposób tajemnicy Boga, abyśmy nie gorszyli się „znakiem", wskazaniem danym przez Aniołów: „Niemowlę, owinięte w pieluszki i leżące w żłobie" (Łk 2,12), i abyśmy mieli pokorę, by prosić, naszą Matkę, aby nam Go ukazała. Abyśmy znaleźli odwagę, żeby uwolnić się od naszych iluzji, od naszych założeń, od naszych „świateł", i abyśmy poszukiwali tej odwagi w pokorze wiary i mogli spotkać Światło, Lumen, podobnie jak uczynili to trzej święci Mędrcy. Abyśmy mogli wejść w tajemnicę. Amen.

[00009-09.01] [Testo originale: Polacco]

[B0007-XX.02]