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Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella XLVIII Giornata Mondiale della Pace, 01.01.2015


Santa Messa nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella XLVIII Giornata Mondiale della Pace

Omelia del Santo Padre

Testo in lingua francese

Testo in lingua inglese

Testo in lingua tedesca

Testo in lingua spagnola

Testo in lingua portoghese

Testo in lingua polacca

Alle ore 10 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha presieduto la celebrazione della Messa della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell’ottava di Natale e nella ricorrenza della 48a Giornata Mondiale della Pace sul tema: Non più schiavi, ma fratelli
Hanno concelebrato con il Papa Cardinali, Vescovi e Sacerdoti.
Pubblichiamo di seguito l’omelia che Papa Francesco ha pronunciato nel corso della Santa Messa:

Omelia del Santo Padre

Tornano oggi alla mente le parole con le quali Elisabetta pronunciò la sua benedizione sulla Vergine Santa: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga a me?» (Lc 1,42-43).

Questa benedizione si pone in continuità con la benedizione sacerdotale che Dio aveva suggerito a Mosè perché la trasmettesse ad Aronne e a tutto il popolo: «Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace» (Nm 6,24-26). Celebrando la solennità di Maria Santissima, la Santa Madre di Dio, la Chiesa ci ricorda che Maria è la prima destinataria di questa benedizione. In Lei essa trova compimento: infatti, nessun’altra creatura ha visto brillare su di sé il volto di Dio come Maria, che ha dato un volto umano al Verbo eterno, così che tutti lo possiamo contemplare.

Oltre alla contemplazione del volto di Dio, noi possiamo anche lodarlo e glorificarlo come i pastori, che se ne tornarono da Betlemme con un canto di ringraziamento dopo aver visto il Bambino e la sua giovane mamma (cfr Lc 2,16). Erano insieme, come sono stati insieme al Calvario, perché Cristo e la sua Madre sono inseparabili: tra loro esiste un rapporto strettissimo, come tra ogni figlio e la sua madre. La carne di Cristo – che è cardine della nostra salvezza (Tertulliano) – è stata intessuta nel grembo di Maria (cfr Sal 139,13). Tale inseparabilità è significata anche dal fatto che Maria, prescelta per essere Madre del Redentore, ne ha condiviso intimamente tutta la missione rimanendo accanto al Figlio fino alla fine sul calvario.

Maria è così unita a Gesù perché ha avuto di Lui la conoscenza del cuore, la conoscenza della fede, nutrita dall’esperienza materna e dal legame intimo con il suo Figlio. La Vergine Santa è la donna di fede, che ha fatto posto a Dio nel suo cuore, nei suoi progetti; è la credente capace di cogliere nel dono del Figlio l’avvento di quella «pienezza del tempo» (Gal 4,4) nella quale Dio, scegliendo l’umile via dell’esistenza umana, è entrato personalmente nel solco della storia della salvezza. Per questo non si può capire Gesù senza sua Madre.

Altrettanto inseparabili sono Cristo e la Chiesa, perché la Chiesa e Maria vanno sempre insieme e questo è proprio il mistero della donna nella comunità ecclesiale, e non si può capire la salvezza operata da Gesù senza considerare la maternità della Chiesa. Separare Gesù dalla Chiesa sarebbe voler introdurre una «dicotomia assurda», come scrisse il beato Paolo VI (cfr Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 16). Non è possibile «amare il Cristo, ma non la Chiesa, ascoltare il Cristo, ma non la Chiesa, appartenere al Cristo, ma al di fuori della Chiesa» (Ibid.) Infatti è proprio la Chiesa, la grande famiglia di Dio, che ci porta Cristo. La nostra fede non è una dottrina astratta o una filosofia, ma è la relazione vitale e piena con una persona: Gesù Cristo, il Figlio unigenito di Dio fattosi uomo, morto e risorto per salvarci e vivo in mezzo a noi. Dove lo possiamo incontrare? Lo incontriamo nella Chiesa, nella nostra Santa Madre Chiesa Gerarchica. È la Chiesa che dice oggi: "Ecco l’agnello di Dio"; è la Chiesa che lo annuncia; è nella Chiesa che Gesù continua a compiere i suoi gesti di grazia che sono i Sacramenti.

Questa azione e missione della Chiesa esprime la sua maternità. Infatti essa è come una madre che custodisce Gesù con tenerezza e lo dona a tutti con gioia e generosità. Nessuna manifestazione di Cristo, neanche la più mistica, può mai essere staccata dalla carne e dal sangue della Chiesa, dalla concretezza storica del Corpo di Cristo. Senza la Chiesa, Gesù Cristo finisce per ridursi a un’idea, a una morale, a un sentimento. Senza la Chiesa, il nostro rapporto con Cristo sarebbe in balia della nostra immaginazione, delle nostre interpretazioni, dei nostri umori.

Cari fratelli e sorelle! Gesù Cristo è la benedizione per ogni uomo e per l’intera umanità. La Chiesa, donandoci Gesù, ci offre la pienezza della benedizione del Signore. Proprio questa è la missione del popolo di Dio: irradiare su tutti popoli la benedizione di Dio incarnata in Gesù Cristo. E Maria, la prima e perfetta discepola di Gesù, la prima e perfetta credente, modello della Chiesa in cammino, è Colei che apre questa strada di maternità della Chiesa e ne sostiene sempre la missione materna rivolta a tutti gli uomini. La sua testimonianza discreta e materna cammina con la Chiesa fin dalle origini. Ella, Madre di Dio, è anche Madre della Chiesa e, per mezzo della Chiesa, è Madre di tutti gli uomini e di tutti i popoli.

Che questa Madre dolce e premurosa ci ottenga la benedizione del Signore per l’intera famiglia umana. In modo speciale oggi, Giornata Mondiale della Pace, invochiamo la sua intercessione perché il Signore doni pace a questi nostri giorni: pace nei cuori, pace nelle famiglie, pace tra le Nazioni. Quest’anno, in particolare, il messaggio per la Giornata della Pace è: «Non più schiavi, ma fratelli». Tutti siamo chiamati a essere liberi, tutti a essere figli e ciascuno secondo le proprie responsabilità, a lottare contro le moderne forme di schiavitù. Da ogni popolo, cultura e religione, uniamo le nostre forze. Ci guidi e ci sostenga Colui che, per renderci tutti fratelli, si è fatto nostro servo.

Guardiamo Maria, contempliamo la Santa Madre di Dio. E vorrei proporvi di salutarla insieme, come ha fatto quel coraggioso popolo di Efeso, che gridava davanti ai suoi pastori quando entravano in Chiesa: "Santa Madre di Dio!". Che bel saluto per la nostra Madre… Dice una storia, non so se è vera, che alcuni, fra quella gente, avevano i bastoni in mano, forse per far capire ai Vescovi cosa sarebbe accaduto loro se non avessero avuto il coraggio di proclamare Maria "Madre di Dio". Invito tutti voi, senza bastoni, ad alzarvi e per tre volte salutarla, in piedi, con questo saluto della primitiva Chiesa: "Santa Madre di Dio!".

[00001-01.01] [Testo originale: Italiano]

Testo in lingua francese

Les paroles par lesquelles Elisabeth prononça sa bénédiction sur la Vierge Sainte nous reviennent aujourd’hui à l’esprit : « Tu es bénie entre toutes les femmes, et le fruit de tes entrailles est béni ! D’où m’est-il donné que la mère de mon Seigneur vienne jusqu’à moi ?» (Lc 1, 42-43)

Cette bénédiction est en continuité avec la bénédiction sacerdotale que Dieu avait suggérée à Moïse pour qu’il la transmette à Aaron et à tout le peuple : « Que le Seigneur te bénisse et te garde ! Que le Seigneur fasse briller sur toi son visage, qu’il te prenne en grâce ! Que le Seigneur tourne vers toi son visage, qu’il t’apporte la paix ! » (Nb 6, 24-26). En célébrant la solennité de Sainte Marie, la Sainte Mère de Dieu, l’Église nous rappelle que Marie est la première destinataire de cette bénédiction. En Elle, celle-ci trouve son accomplissement : en effet, aucune créature n’a vu briller sur elle le visage de Dieu comme Marie, qui a donné un visage humain au Verbe éternel, de sorte que tous puissent le contempler.

Outre la contemplation du visage de Dieu, nous pouvons aussi le louer et le glorifier comme les bergers, qui sont repartis de Bethléem avec un chant d’action de grâces après avoir vu l’Enfant et sa jeune maman (cf. Lc 2, 16). Ils étaient ensemble, comme ils ont été ensemble au Calvaire, parce que le Christ et sa Mère sont inséparables : il y a entre eux une relation très étroite, comme entre tout fils et sa mère. La chair du Christ – qui est le pivot de notre salut (Tertullien) – a été tissée dans le sein de Marie (cf. Ps 139, 13). Cette inséparabilité est signifiée aussi par le fait que Marie, choisie pour être la Mère du Rédempteur, en a partagé intimement toute la mission en restant auprès de son fils, jusqu’à la fin, sur le calvaire.

Marie est ainsi unie à Jésus parce qu’elle a reçu de Lui la connaissance du cœur, la connaissance de la foi, nourrie de l’expérience maternelle et du lien intime avec son Fils. La Vierge Sainte est la femme de foi, qui a fait place à Dieu dans son cœur, dans ses projets ; elle est la croyante capable de recevoir dans le don du Fils l’avènement de cette « plénitude des temps » (Ga 4, 4) dans laquelle Dieu, en choisissant l’humble voie de l’existence humaine, est entré personnellement dans le sillon de l’histoire du salut. C’est pourquoi on ne peut pas comprendre Jésus sans sa Mère.

De même, le Christ et l’Église sont inséparables, parce que l’Église et Marie vont toujours ensemble et cela est justement le mystère de la femme dans la communauté ecclésiale, et on ne peut pas comprendre le salut opéré par Jésus sans prendre en compte la maternité de l’Église. Séparer Jésus de l’Église serait vouloir introduire une « dichotomie absurde », comme l’a écrit le bienheureux Paul VI (cf. Ex. ap. Evangelii nuntiandi, n. 16). Il n’est pas possible d’« aimer le Christ mais sans l’Église, écouter le Christ mais non l’Église, être au Christ mais en dehors de l’Église » (Ibid). C’est en effet l’Église, la grande famille de Dieu, qui nous apporte le Christ. Notre foi n’est pas une doctrine abstraite ni une philosophie, mais elle est la relation vitale et pleine avec une personne : Jésus-Christ, le Fils unique de Dieu fait homme, mort et ressuscité pour nous sauver, et vivant au milieu de nous. Où pouvons-nous le rencontrer ? Nous le rencontrons dans l’Église, dans notre Sainte Mère l’Église hiérarchique. C’est l’Église qui dit aujourd’hui : « Voici l’agneau de Dieu » ; c’est l’Église qui l’annonce ; c’est dans l’Église que Jésus continue à accomplir ses gestes de grâce que sont les Sacrements.

Cette action et mission de l’Église exprime sa maternité. Elle est en effet comme une mère qui garde Jésus avec tendresse et le donne à tous avec joie et générosité. Aucune manifestation du Christ, pas même la plus mystique, ne peut jamais être séparée de la chair et du sang de l’Église, du réalisme historique du Corps du Christ. Sans l’Église, Jésus-Christ finit par se réduire à une idée, à une morale, à un sentiment. Sans l’Église, notre rapport avec le Christ serait à la merci de notre imagination, de nos interprétations, de nos humeurs.

Chers frères et sœurs, Jésus Christ est la bénédiction pour tout homme et pour l’humanité entière. L’Église, en nous donnant Jésus, nous offre la plénitude de la bénédiction du Seigneur. C’est précisément cela qui est la mission du peuple de Dieu : irradier sur tous les peuples la bénédiction de Dieu incarnée en Jésus-Christ. Et Marie, la première et parfaite disciple de Jésus, la première et parfaite croyante, modèle de l’Église en chemin, est celle qui ouvre cette route de maternité de l’Église et en soutient toujours la mission maternelle adressée à tous les hommes. Son témoignage discret et maternel marche avec l’Église depuis les origines. Elle, la Mère de Dieu, elle est aussi la Mère de l’Église et, par l’Église, elle est la Mère de tous les hommes et de tous les peuples.

Que cette Mère douce et prévenante nous obtienne la bénédiction du Seigneur pour toute la famille humaine. Spécialement aujourd’hui, Journée Mondiale de la Paix, demandons son intercession pour que le Seigneur donne la paix à notre temps : paix dans les cœurs, paix dans les familles, paix entre les nations. Cette année, en particulier, le message pour la Journée de la Paix est : « Non plus esclaves, mais frères ». Nous somme tous appelés à être libres, tous à être fils et, chacun selon ses responsabilités, à lutter contre les formes modernes d’esclavage. Venant de tout peuple, culture et religion, unissons nos forces. Que Celui qui pour nous rendre tous frères s’est fait notre serviteur, nous guide et nous soutienne.

Regardons Marie, contemplons la Sainte Mère de Dieu. Et je voudrais vous proposer de la saluer ensemble, comme l’a fait ce courageux peuple d’Éphèse, qui criait devant ses pasteurs quand ils entraient dans l’église : « Sainte Mère de Dieu ! ». Quel beau salut pour notre Mère… Une histoire dit, je ne sais pas si elle est vraie, que certains, parmi ces gens, avaient des bâtons en main, peut-être pour faire comprendre aux Évêques ce qui leur serait arrivé s’ils n’avaient pas eu le courage de proclamer Marie « Mère de Dieu ». Je vous invite tous, sans bâtons, à vous lever et à la saluer par trois fois, debout, avec ce salut de la primitive Église : « Sainte Mère de Dieu ! ».

[00001-03.01] [Texte original: Français]

Testo in lingua inglese

Today we are reminded of the words of blessing which Elizabeth spoke to the Virgin Mary: "Blessed are you among women, and blessed is the fruit of your womb! And why has this happened to me, that the mother of my Lord comes to me?" (Lk 1:42-43).

This blessing is in continuity with the priestly blessing which God had given to Moses to be passed on to Aaron and to all the people: "The Lord bless you and keep you; the Lord make his face to shine upon you and be gracious to you; the Lord lift up his countenance upon you, and give you peace" (Num 6:24-26). In celebrating the Solemnity of Mary Most Holy, the Holy Mother of God, the Church reminds us that Mary, more than anyone else, received this blessing. In her the blessing finds fulfilment, for no other creature has ever seen God’s face shine upon it as did Mary. She gave a human face to the eternal Word, so that all of us can contemplate him.

In addition to contemplating God’s face, we can also praise him and glorify him, like the shepherds who came away from Bethlehem with a song of thanksgiving after seeing the Child and his young mother (cf. Lk 2:16). The two were together, just as they were together at Calvary, because Christ and his mother are inseparable: there is a very close relationship between them, as there is between every child and his or her mother. The flesh (caro) of Christ – which, as Tertullian says, is the hinge (cardo) of our salvation – was knit together in the womb of Mary (cf. Ps 139:13). This inseparability is also clear from the fact that Mary, chosen beforehand to be the Mother of the Redeemer, shared intimately in his entire mission, remaining at her Son’s side to the end on Calvary.

Mary is so closely united to Jesus because she received from him the knowledge of the heart, the knowledge of faith, nourished by her experience as a mother and by her close relationship with her Son. The Blessed Virgin is the woman of faith who made room for God in her heart and in her plans; she is the believer capable of perceiving in the gift of her Son the coming of that "fullness of time"(Gal 4:4) in which God, by choosing the humble path of human existence, entered personally into the history of salvation. That is why Jesus cannot be understood without his Mother.

Likewise inseparable are Christ and the Church – because the Church and Mary are always together and this is precisely the mystery of womanhood in the ecclesial community – and the salvation accomplished by Jesus cannot be understood without appreciating the motherhood of the Church. To separate Jesus from the Church would introduce an "absurd dichotomy", as Blessed Paul VI wrote (Evangelii Nuntiandi, 16). It is not possible "to love Christ but without the Church, to listen to Christ but not the Church, to belong to Christ but outside the Church" (ibid.). For the Church is herself God’s great family, which brings Christ to us. Our faith is not an abstract doctrine or philosophy, but a vital and full relationship with a person: Jesus Christ, the only-begotten Son of God who became man, was put to death, rose from the dead to save us, and is now living in our midst. Where can we encounter him? We encounter him in the Church, in our hierarchical, Holy Mother Church. It is the Church which says today: "Behold the Lamb of God"; it is the Church, which proclaims him; it is in the Church that Jesus continues to accomplish his acts of grace which are the sacraments.

This, the Church’s activity and mission, is an expression of her motherhood. For she is like a mother who tenderly holds Jesus and gives him to everyone with joy and generosity. No manifestation of Christ, even the most mystical, can ever be detached from the flesh and blood of the Church, from the historical concreteness of the Body of Christ. Without the Church, Jesus Christ ends up as an idea, a moral teaching, a feeling. Without the Church, our relationship with Christ would be at the mercy of our imagination, our interpretations, our moods.

Dear brothers and sisters! Jesus Christ is the blessing for every man and woman, and for all of humanity. The Church, in giving us Jesus, offers us the fullness of the Lord’s blessing. This is precisely the mission of the people of God: to spread to all peoples God’s blessing made flesh in Jesus Christ. And Mary, the first and most perfect disciple of Jesus, the first and most perfect believer, the model of the pilgrim Church, is the one who opens the way to the Church’s motherhood and constantly sustains her maternal mission to all mankind. Mary’s tactful maternal witness has accompanied the Church from the beginning. She, the Mother of God, is also the Mother of the Church, and through the Church, the mother of all men and women, and of every people.

May this gentle and loving Mother obtain for us the Lord’s blessing upon the entire human family. On this, the World Day of Peace, we especially implore her intercession that the Lord may grant peace in our day; peace in hearts, peace in families, peace among the nations. The message for the Day of Peace this year is "No Longer Slaves, but Brothers and Sisters". All of us are called to be free, all are called to be sons and daughters, and each, according to his or her own responsibilities, is called to combat modern forms of enslavement. From every people, culture and religion, let us join our forces. May he guide and sustain us, who, in order to make us all brothers and sisters, became our servant.

Let us look to Mary, let us contemplate the Holy Mother of God. I suggest that you all greet her together, just like those courageous people of Ephesus, who cried out before their pastors when they entered Church: "Holy Mother of God!" What a beautiful greeting for our Mother. There is a story – I do not know if it is true – that some among those people had clubs in their hands, perhaps to make the Bishops understand what would happen if they did not have the courage to proclaim Mary "Mother of God"! I invite all of you, without clubs, to stand up and to greet her three times with this greeting of the early Church: "Holy Mother of God!"

[00001-02.02] [Original text: English]

Testo in lingua tedesca

Heute kommen einem wieder die Worte in den Sinn, mit denen Elisabet ihren Segen über die heilige Jungfrau sprach: » Gesegnet bist du mehr als alle anderen Frauen, und gesegnet ist die Frucht deines Leibes. Wer bin ich, dass die Mutter meines Herrn zu mir kommt? « (Lk 1,42-43).

Dieser Segen steht in Kontinuität mit dem priesterlichen Segen, dessen Formel Gott dem Mose vorgegeben hatte, damit er sie an Aaron und an das ganze Volk weitergeben sollte: » Der Herr segne dich und behüte dich. Der Herr lasse sein Angesicht über dich leuchten und sei dir gnädig. Der Herr wende sein Angesicht dir zu und schenke dir Heil « (Num 6,24-26). Indem die Kirche das Hochfest der heiligen Gottesmutter Maria feiert, erinnert sie uns daran, dass Maria die erste Empfängerin dieses Segens ist. In ihr findet er seine Erfüllung: Tatsächlich hat kein anderes Geschöpf das Angesicht Gottes über sich leuchten gesehen wie Maria, die dem ewigen Wort ein menschliches Antlitz gegeben hat, so dass wir alle es betrachten können.

Außer das Antlitz Gottes zu betrachten, können wir ihn auch loben und verherrlichen wie die Hirten, die mit einem Dankgesang von Bethlehem zurückkehrten, nachdem sie das Kind und seine junge Mutter gesehen hatten (vgl. Lk 2,16.20). Mutter und Sohn waren zusammen, wie sie auf Golgotha zusammen waren, denn Christus und seine Mutter sind nicht voneinander zu trennen: Zwischen ihnen besteht eine ganz enge Verbindung, wie zwischen jedem Kind und seiner Mutter. Das Fleisch Christi – der Angelpunkt unseres Heils ( Tertullian) – wurde in Marias Schoß » gewoben « (vgl. Ps 139,13). Diese Untrennbarkeit kommt auch darin zum Ausdruck, dass Maria, die auserwählt war, die Mutter des Erlösers zu sein, seine gesamte Sendung innerlich mitgetragen hat, indem sie bis zum Ende auf dem Kalvarienberg an der Seite ihres Sohnes blieb.

Maria ist so mit Jesus vereint, weil sie ihn mit dem Herzen und im Glauben kannte – eine Kenntnis, die von der mütterlichen Erfahrung und der innigen Verbindung mit ihrem Sohn gespeist wurde. Die heilige Jungfrau ist die Frau des Glaubens, die Gott in ihrem Herzen, in ihren Plänen Raum gegeben hat; sie ist die Glaubende, die fähig war, in dem Geschenk des Sohnes die Ankunft jener „Fülle der Zeit" (vgl. Gal 4,4) zu erfassen, in der Gott den demütigen Weg des menschlichen Daseins wählte, um persönlich in die Bahn der Heilsgeschichte einzutreten. Darum kann man Jesus nicht ohne seine Mutter verstehen.

Ebenso untrennbar sind Christus und die Kirche – denn die Kirche und Maria gehören immer zusammen, und darin liegt gerade das Geheimnis der Frau in der Gemeinschaft der Kirche –, und man kann das von Jesus gewirkte Heil nicht begreifen, ohne die Mutterschaft der Kirche zu berücksichtigen. Jesus von der Kirche zu trennen, würde bedeuten, eine „absurde Zweiteilung" einführen zu wollen, wie der selige Paul VI. schrieb (vgl. Apostolisches Schreiben Evangelii nuntiandi, 16). Es ist nicht möglich, » Christus zu lieben, aber ohne die Kirche; auf Christus zu hören, aber nicht auf die Kirche; mit Christus zu sein, aber außerhalb der Kirche « (ebd.). Es ist ja gerade die Kirche, die große Familie Gottes, die uns Christus bringt. Unser Glaube ist keine abstrakte Lehre oder eine Philosophie, sondern er ist die lebendige und volle Beziehung zu einer Person: zu Jesus Christus, dem eingeborenen Sohn Gottes, der Mensch geworden, gestorben und auferstanden ist, um uns zu retten, und der in unserer Mitte lebendig ist. Wo können wir ihm begegnen? Wir begegnen ihm in der Kirche, in unserer heiligen hierarchischen Mutter Kirche. Es ist die Kirche, die heute sagt: „Seht das Lamm Gottes"; die Kirche ist es, die ihn verkündet; in der Kirche führt Jesus sein gnadenvolles Handeln in den Sakramenten fort.

Dieses Tun und diese Sendung der Kirche drückt ihre Mutterschaft aus. In der Tat ist sie wie eine Mutter, die Jesus mit zärtlicher Liebe hütet und ihn freudig und großherzig allen schenkt. Keine Offenbarung Christi, auch nicht eine noch so mystische, kann je vom Leib und Blut der Kirche, von der geschichtlichen Konkretheit der Leibes Christi losgelöst werden. Ohne die Kirche wird Jesus schließlich auf eine Idee, auf eine Moral, auf ein Gefühl reduziert. Ohne die Kirche wäre unsere Beziehung zu Christus unserer Fantasie, unseren Interpretationen, unseren Launen preisgegeben.

Liebe Brüder und Schwestern! Jesus Christus ist der Segen für jeden Menschen und für die gesamte Menschheit. Indem die Kirche uns Jesus schenkt, bietet sie uns die Fülle des Segens des Herrn. Genau das ist die Sendung des Gottesvolkes: über alle Völker den in Jesus Christus menschgewordenen Segen Gottes auszustrahlen. Und Maria, die erste und vollkommene Jüngerin Jesu, die erste und vollkommene Glaubende, das Vorbild der pilgernden Kirche, ist diejenige, die diesen Weg der Mutterschaft der Kirche eröffnet und stets ihre mütterliche, an alle Menschen gerichtete Sendung unterstützt. Ihr taktvolles und mütterliches Zeugnis begleitet die Kirche von Anfang an. Sie, die Mutter Gottes, ist auch Mutter der Kirche, und durch die Kirche ist sie Mutter aller Menschen und aller Völker.

Möge diese liebenswürdige und fürsorgliche Mutter uns den Segen des Herrn für die gesamte Menschheitsfamilie erlangen. In besonderer Weise bitten wir heute, am Weltfriedenstag, um ihre Fürsprache, dass der Herr diesen unseren Tagen Frieden verleihe: Frieden in den Herzen, Frieden in den Familien, Frieden unter den Nationen. In diesem Jahr speziell lautet die Botschaft zum Weltfriedenstag: » Nicht mehr Knechte, sondern Brüder «. Alle sind wir berufen, frei zu sein, Söhne bzw. Töchter zu sein, und jeder ist entsprechend seiner persönlichen Verantwortung berufen, gegen die modernen Formen der Sklaverei zu kämpfen. Aus allen Völkern, Kulturen und Religionen vereinen wir unsere Anstrengungen. Möge derjenige, der unser Diener geworden ist, um uns zu Brüdern und Schwestern zu machen, uns leiten und uns unterstützen.

Schauen wir auf Maria, betrachten wir die heilige Mutter Gottes. Und ich möchte euch einladen, sie gemeinsam zu grüßen, wie es das mutige Volk von Ephesus getan hat. Als seine Hirten in die Kirche hineingingen, rief es vor ihnen: „Heilige Mutter Gottes!" Welch schöner Gruß für unsere Mutter … Eine Geschichte besagt – ich weiß nicht, ob sie stimmt –, dass einige unter diesen Leuten Stöcke in der Hand hatten, vielleicht um den Bischöfen zu verstehen zu geben, was ihnen geschehen würde, wenn sie nicht den Mut hätten, Maria als „Mutter Gottes" zu verkünden. Ich lade euch alle, ohne Stöcke, ein, euch zu erheben und stehend Maria mit diesem Gruß der frühen Kirche dreimal zu grüßen: „Heilige Mutter Gottes!".

[00001-05.02] [Originalsprache: Deutsch]

Testo in lingua spagnola

Vuelven hoy a la mente las palabras con las que Isabel pronunció su bendición sobre la Virgen Santa: «¡Bendita tú entre las mujeres, y bendito el fruto de tu vientre! ¿Quién soy yo para que me visite la madre de mi Señor?» (Lc 1,42-43).

Esta bendición está en continuidad con la bendición sacerdotal que Dios había sugerido a Moisés para que la transmitiese a Aarón y a todo el pueblo: «El Señor te bendiga y te proteja, ilumine su rostro sobre ti y te conceda su favor. El Señor te muestre su rostro y te conceda la paz» (Nm 6,24-26). Con la celebración de la solemnidad de María, la Santa Madre de Dios, la Iglesia nos recuerda que María es la primera destinataria de esta bendición. Se cumple en ella, pues ninguna otra criatura ha visto brillar sobre ella el rostro de Dios como María, que dio un rostro humano al Verbo eterno, para que todos lo puedan contemplar.

Además de contemplar el rostro de Dios, también podemos alabarlo y glorificarlo como los pastores, que volvieron de Belén con un canto de acción de gracias después de ver al niño y a su joven madre (cf. Lc 2,16). Ambos estaban juntos, como lo estuvieron en el Calvario, porque Cristo y su Madre son inseparables: entre ellos hay una estrecha relación, como la hay entre cada niño y su madre. La carne de Cristo, que es el eje de la salvación (Tertuliano), se ha tejido en el vientre de María (cf. Sal 139,13). Esa inseparabilidad encuentra también su expresión en el hecho de que María, elegida para ser la Madre del Redentor, ha compartido íntimamente toda su misión, permaneciendo junto a su hijo hasta el final, en el Calvario.

María está tan unida a Jesús porque él le ha dado el conocimiento del corazón, el conocimiento de la fe, alimentada por la experiencia materna y el vínculo íntimo con su Hijo. La Santísima Virgen es la mujer de fe que dejó entrar a Dios en su corazón, en sus proyectos; es la creyente capaz de percibir en el don del Hijo el advenimiento de la «plenitud de los tiempos» (Ga 4,4), en el que Dios, eligiendo la vía humilde de la existencia humana, entró personalmente en el surco de la historia de la salvación. Por eso no se puede entender a Jesús sin su Madre.

Cristo y la Iglesia son igualmente inseparables, porque la Iglesia y María están siempre unidas y éste es precisamente el misterio de la mujer en la comunidad eclesial, y no se puede entender la salvación realizada por Jesús sin considerar la maternidad de la Iglesia. Separar a Jesús de la Iglesia sería introducir una «dicotomía absurda», como escribió el beato Pablo VI (cf. Exhort. ap. N. Evangelii nuntiandi, 16). No se puede «amar a Cristo pero sin la Iglesia, escuchar a Cristo pero no a la Iglesia, estar en Cristo pero al margen de la Iglesia» (ibíd.). En efecto, la Iglesia, la gran familia de Dios, es la que nos lleva a Cristo. Nuestra fe no es una idea abstracta o una filosofía, sino la relación vital y plena con una persona: Jesucristo, el Hijo único de Dios que se hizo hombre, murió y resucitó para salvarnos y vive entre nosotros. ¿Dónde lo podemos encontrar? Lo encontramos en la Iglesia, en nuestra Santa Madre Iglesia Jerárquica. Es la Iglesia la que dice hoy: «Este es el Cordero de Dios»; es la Iglesia quien lo anuncia; es en la Iglesia donde Jesús sigue haciendo sus gestos de gracia que son los sacramentos.

Esta acción y la misión de la Iglesia expresa su maternidad. Ella es como una madre que custodia a Jesús con ternura y lo da a todos con alegría y generosidad. Ninguna manifestación de Cristo, ni siquiera la más mística, puede separarse de la carne y la sangre de la Iglesia, de la concreción histórica del Cuerpo de Cristo. Sin la Iglesia, Jesucristo queda reducido a una idea, una moral, un sentimiento. Sin la Iglesia, nuestra relación con Cristo estaría a merced de nuestra imaginación, de nuestras interpretaciones, de nuestro estado de ánimo.

Queridos hermanos y hermanas. Jesucristo es la bendición para todo hombre y para toda la humanidad. La Iglesia, al darnos a Jesús, nos da la plenitud de la bendición del Señor. Esta es precisamente la misión del Pueblo de Dios: irradiar sobre todos los pueblos la bendición de Dios encarnada en Jesucristo. Y María, la primera y perfecta discípula de Jesús, la primera y perfecta creyente, modelo de la Iglesia en camino, es la que abre esta vía de la maternidad de la Iglesia y sostiene siempre su misión materna dirigida a todos los hombres. Su testimonio materno y discreto camina con la Iglesia desde el principio. Ella, la Madre de Dios, es también Madre de la Iglesia y, a través de la Iglesia, es Madre de todos los hombres y de todos los pueblos.

Que esta madre dulce y premurosa nos obtenga la bendición del Señor para toda la familia humana. De manera especial hoy, Jornada Mundial de la Paz, invocamos su intercesión para que el Señor nos de la paz en nuestros días: paz en nuestros corazones, paz en las familias, paz entre las naciones. Este año, en concreto, el mensaje para la Jornada Mundial de la Paz lleva por título: «No más esclavos, sino hermanos». Todos estamos llamados a ser libres, todos a ser hijos y, cada uno de acuerdo con su responsabilidad, a luchar contra las formas modernas de esclavitud. Desde todo pueblo, cultura y religión, unamos nuestras fuerzas. Que nos guíe y sostenga Aquel que para hacernos a todos hermanos se hizo nuestro servidor.

Miremos a María, contemplemos a la Santa Madre de Dios. Os propongo que juntos la saludemos como hizo aquel pueblo valiente de Éfeso, que gritaba cuando sus pastores entraban en la Iglesia: «¡Santa Madre de Dios!». Qué bonito saludo para nuestra Madre… Hay una historia que dice, no sé si es verdadera, que algunos de ellos llevaban bastones en sus manos, tal vez para dar a entender a los obispos lo que les podría pasar si no tenían el valor de proclamar a María como «Madre de Dios». Os invito a todos, sin bastones, a poneros en pie y saludarla tres veces con este saludo de la primitiva Iglesia: «¡Santa Madre de Dios!».

[00001-04.01] [Texto original: Español]

Testo in lingua portoghese

Hoje voltam à mente as palavras com que Isabel pronunciou a sua bênção sobre a Virgem Santa: «Bendita és Tu entre as mulheres e bendito é o fruto do teu ventre. E donde me é dado que venha ter comigo a mãe do meu Senhor?» (Lc 1,42-43).

Esta bênção está em continuidade com a bênção sacerdotal que Deus sugerira a Moisés para que a transmitisse a Aarão e a todo o povo: «O Senhor te abençoe e te guarde! O Senhor faça brilhar sobre ti a sua face e te favoreça. O Senhor volte para ti a sua face e te dê a paz» (Nm 6,24-26). Ao celebrar a solenidade de Santa Maria, a Santa Mãe de Deus, a Igreja recorda-nos que Maria é a primeira destinatária desta bênção. N’Ela tem a sua realização perfeita: na verdade, mais nenhuma criatura viu brilhar sobre si a face de Deus como Maria, que deu uma face humana ao Verbo eterno, para que todos nós O pudéssemos contemplar.

E, para além de contemplar a face de Deus, podemos também louvá-Lo e glorificá-Lo como os pastores, que regressaram de Belém com um cântico de agradecimento depois de ter visto o Menino e a sua jovem mãe (cf. Lc 2, 16). Estavam juntos, como juntos estiveram no Calvário, porque Cristo e a sua Mãe são inseparáveis: há entre ambos uma relação estreitíssima, como aliás entre cada filho e sua mãe. A carne de Cristo – que é charneira da nossa salvação (Tertuliano) – foi tecida no ventre de Maria (cf. Sal 139/138,13). Tal inseparabilidade é significada também pelo facto de Maria, escolhida para ser Mãe do Redentor, ter compartilhado intimamente toda a sua missão, permanecendo junto do Filho até ao fim no calvário.

Maria está assim tão unida a Jesus, porque recebeu d’Ele o conhecimento do coração, o conhecimento da fé, alimentada pela experiência materna e pela união íntima com o seu Filho. A Virgem Santa é a mulher de fé, que deu lugar a Deus no seu coração, nos seus projectos; é a crente capaz de individuar no dom do Filho a chegada da que la «plenitude do tempo» (Gl 4,4) na qual Deus, escolhendo o caminho humilde da existência humana, entrou pessoalmente no sulco da história da salvação. Por isso, não se pode compreender Jesus sem a sua Mãe.

Igualmente inseparáveis são Cristo e a Igreja, porque a Igreja e Maria caminham sempre juntas, sendo isto exactamente o mistério da mulher na comunidade eclesial, e não se pode compreender a salvação realizada por Jesus sem considerar a maternidade da Igreja. Separar Jesus da Igreja seria querer introduzir uma «dicotomia absurda», como escreveu o Beato Paulo VI (cf. Exort. ap.Evangelii nuntiandi, 16). Não é possível«amar a Cristo, mas sem amar a Igreja, ouvir Cristo mas não a Igreja, ser de Cristo mas fora da Igreja» (Ibid., 16).Na verdade, é precisamente a Igreja, a grande família de Deus, que nos traz Cristo. A nossa fé não é uma doutrina abstracta nem uma filosofia, mas a relação vital e plena com uma pessoa: Jesus Cristo, o Filho unigénito de Deus que Se fez homem, morreu e ressuscitou para nos salvar e que está vivo no meio de nós. Onde podemos encontrá-Lo? Encontramo-Lo na Igreja, na nossa Santa Mãe Igreja hierárquica. É a Igreja que diz hoje: «Eis o Cordeiro de Deus»; é a Igreja que O anuncia; é na Igreja que Jesus continua a realizar os seus gestos de graça que são os sacramentos.

Esta acção e missão da Igreja exprimem a sua maternidade. Na verdade, ela é como uma mãe que guarda Jesus com ternura, e O dá a todos com alegria e generosidade. Nenhuma manifestação de Cristo, nem sequer a mais mística, pode jamais ser separada da carne e do sangue da Igreja, da realidade histórica concreta do Corpo de Cristo. Sem a Igreja, Jesus Cristo acaba por ficar reduzido a uma ideia, a uma moral, a um sentimento. Sem a Igreja, a nossa relação com Cristo ficaria à mercê da nossa imaginação, das nossas interpretações, dos nossos humores.

Amados irmãos e irmãs! Jesus Cristo é a bênção para cada homem e para a humanidade inteira. Ao dar-nos Jesus, a Igreja oferece-nos a plenitude da bênção do Senhor. Esta é precisamente a missão do povo de Deus: irradiar sobre todos os povos a bênção de Deus encarnada em Jesus Cristo. E Maria, a primeira e perfeita discípula de Jesus, a primeira e perfeita crente, modelo da Igreja em caminho, é Aquela que abre esta estrada de maternidade da Igreja e sempre sustenta a sua missão materna destinada a todos os homens. O seu testemunho discreto e materno caminha com a Igreja desde as origens. Ela, Mãe de Deus, é também Mãe da Igreja e, por intermédio dela, é Mãe de todos os homens e de todos os povos.

Que esta Mãe doce e carinhosa nos obtenha a bênção do Senhor para a família humana inteira! Hoje, Dia Mundial da Paz, invoquemos de modo especial a sua intercessão para que o Senhor dê paz a estes nossos dias: paz nos corações, paz nas famílias, paz entre as nações. Este ano, a mensagem especial para o Dia Mundial da Paz reza: «Já não escravos, mas irmãos». Todos somos chamados a ser livres, todos chamados a ser filhos; e cada um chamado, segundo as próprias responsabilidades, a lutar contra as formas modernas de escravidão. Nós todos, de cada nação, cultura e religião, unamos as nossas forças. Que nos guie e sustente Aquele que, para nos tornar irmãos a todos, Se fez nosso servo!

Olhemos para Maria, contemplemos a Santa Mãe de Deus. Gostaria de vos propor que a saudássemos juntos, como fez o povo corajoso de Éfeso, que gritava à frente dos seus pastores quando entravam na Igreja: «Santa Mãe de Deus»! Que bela saudação para a nossa Mãe… Conta-se, mas não sei se a história é verdadeira, que alguns de entre aquelas pessoas tinham os bastões na mão, talvez para dar a entender aos bispos o que lhes aconteceria se não tivessem tido a coragem de proclamar Maria «Mãe de Deus». Sem bastão, convido a todos vós que vos levanteis e, de pé, Lhe dirijais por três vezes esta saudação da Igreja primitiva: «Santa Mãe de Deus»!

[00001-06.02] [Texto original: Português]

Testo in lingua polacca

Powracają dziś na myśl słowa, którymi Elżbieta wypowiedziała swoje błogosławieństwo wobec Najświętszej Dziewicy: „Błogosławiona jesteś między niewiastami i błogosławiony jest owoc Twojego łona. A skądże mi to, że Matka mojego Pana przychodzi do mnie?" (Łk 1,42- 43).

Błogosławieństwo to jest kontynuacją błogosławieństwa kapłańskiego, które Bóg podpowiedział Mojżeszowi, aby je przekazał Aaronowi i całemu ludowi: „Niech cię Pan błogosławi i strzeże. Niech Pan rozpromieni oblicze swe nad tobą, niech cię obdarzy swą łaską. Niech zwróci ku tobie oblicze swoje i niech cię obdarzy pokojem" (Lb 6,24- 26). Obchodząc uroczystość Najświętszej Maryi, Świętej Matki Bożej, Kościół przypomina nam, że Maryja jest pierwszą, do której kierowane jest to błogosławieństwo. W Niej znajduje ono swoje wypełnienie, bowiem żadne inne stworzenie nie widziało jaśniejącego nad sobą oblicza Boga tak, jak Maryja, która dała ludzkie oblicze Odwiecznemu Słowu, abyśmy wszyscy mogli Je kontemplować.

Możemy nie tylko kontemplować oblicze Boga, ale również wysławiać i chwalić Go jak pasterze, którzy powracali z Betlejem z pieśnią dziękczynienia, ujrzawszy Dzieciątko i Jego młodą Matkę (por. Łk 2,16). Obydwoje byli razem, tak jak byli razem na Kalwarii, bo Chrystus i Jego Matka są od siebie nierozdzielni: istnieje między nimi ścisła relacja, taka jak między każdym dzieckiem a jego matką. Ciało Chrystusa – które jest podstawą naszego zbawienia (Tertulian) – zostało utworzone w łonie Maryi (por. Ps 139, 13). Ta nierozdzielność podkreślona jest także przez fakt, że Maryja, uprzednio wybrana na Matkę Odkupiciela, dzieliła w swoim wnętrzu całą Jego misję, pozostając u boku Syna aż do kresu na Kalwarii.

Maria jest tak zjednoczona z Jezusem, bo otrzymała od Niego poznanie serca, poznanie wiary karmione doświadczeniem matki i wewnętrzną więzią z Synem. Najświętsza Dziewica jest kobietą wiary, która uczyniła miejsce dla Boga w swoim sercu, w swoich planach; jest osobą wierzącą, będącą w stanie pojąć w darze Syna nadejście tej „pełni czasu" (Ga 4,4), w której Bóg, wybierając pokorną drogę ludzkiej egzystencji, osobiście wszedł w historię zbawienia. Dlatego też nie można zrozumieć Jezusa bez Jego Matki.

Tak samo nierozłączni są Chrystus i Kościół, ponieważ Kościół i Maryja idą zawsze razem i to jest właśnie tajemnica kobiety we wspólnocie eklezjalnej, i nie można zrozumieć zbawienia dokonanego przez Jezusa nie uwzględniając macierzyństwa Kościoła. Oddzielanie Jezusa od Kościoła oznaczałoby chęć wprowadzania „niedorzecznego rozdziału", jak pisał błogosławiony Paweł VI (por. Evangelii nuntiandi, 16). Nie można „kochać Chrystusa, ale nie kochać Kościoła, słuchać Chrystusa, ale nie Kościoła, należeć do Chrystusa, ale pozostając poza Kościołem" (tamże). W istocie to Kościół jest wielką rodziną Bożą, która przynosi nam Chrystusa. Nasza wiara nie jest abstrakcyjną ideą czy jakąś filozofią, ale życiodajną relacją, wypełnioną osobą Jezusa Chrystusa, Syna Bożego, który stał się człowiekiem, umarł i zmartwychwstał, aby nas zbawić, i który żyje wśród nas. Gdzie możemy Go spotkać? Spotykamy go w Kościele, w naszej Świętej Matce Kościele Hierarchicznym. To Kościół mówi dzisiaj: „Oto Baranek Boży"; to Kościół Go przepowiada; to w Kościele Jezus nadal dokonuje swoich aktów łaski, jakimi są sakramenty.

To działanie i misja Kościoła wyraża jego macierzyństwo. Rzeczywiście jest on jak matka, która czule strzeże Jezusa i daje Go wszystkim z radością i wielkodusznością. Żadne objawienie się Chrystusa, nawet najbardziej mistyczne, nigdy nie może być oddzielone od ciała i krwi Kościoła, od historycznej konkretności Ciała Chrystusa. Bez Kościoła Jezus Chrystus sprowadza się ostatecznie do jakiejś idei, pewnej moralności, do jakiegoś sentymentu. Bez Kościoła, nasza relacja z Chrystusem byłaby na łasce i niełasce naszej wyobraźni, naszych interpretacji, naszych nastrojów.

Drodzy bracia i siostry! Jezus Chrystus jest błogosławieństwem dla każdego człowieka i dla całej ludzkości. Kościół, dając nam Jezusa, obdarza nas pełnię błogosławieństwa Pana. To jest właśnie misją ludu Bożego: promieniować na wszystkie narody błogosławieństwem Boga wcielonym w Jezusie Chrystusie. A Maryja, pierwsza i doskonała uczennica Jezusa, pierwsza i doskonała wierząca, wzór pielgrzymującego Kościoła jest tą, która otwiera tę drogę macierzyństwa Kościoła i zawsze wspiera jego macierzyńską misję skierowaną do wszystkich ludzi. Jej dyskretne i macierzyńskie świadectwo podąża wraz z Kościołem od jego początków. Ona, Matka Boga, jest również Matką Kościoła, a przez Kościół jest Matką wszystkich ludzi i wszystkich narodów.

Niech ta umiłowana i troskliwa Matka wyjedna nam błogosławieństwo Pana dla całej rodziny ludzkiej. W szczególny sposób dzisiaj, w Światowy Dzień Pokoju, przyzywamy Jej wstawiennictwa, aby Pan obdarzył nasze dni pokojem: pokojem w naszych sercach, pokojem w rodzinach, pokojem między narodami. W tym roku, w szczególności, orędzie na Światowy Dzień Pokoju brzmi: „Już nie niewolnicy, lecz bracia". Wszyscy jesteśmy powołani, aby być wolnymi, wszyscy, aby być dziećmi i to każdy według swojej odpowiedzialności, by zwalczać nowoczesne formy niewolnictwa. Połączmy nasze siły z każdego narodu, kultury i religii. Niech nas prowadzi i wspiera Ten, który, aby uczynić nas wszystkich braćmi, stał się naszym sługą.

Patrzymy na Maryję, kontemplujemy Świętą Matkę Boga. Chciałbym wam zaproponować, byśmy Ją razem pozdrowili, jak to uczynił ten odważny lud Efezu, który wołał do swoich pasterzy, kiedy wchodzili do Kościoła: „Święta Matka Boża!". Co za piękne pozdrowienie dla naszej Matki… Pewna historia, nie wiem, czy prawdziwa, mówi, że niektórzy spośród tego ludu mieli w dłoniach laski, może, by dać do zrozumienia biskupom, co mogłoby się im przydarzyć, gdyby nie mieli odwagi, by ogłosić Maryję „Matką Boga". Zapraszam was wszystkich, bez lasek, byście powstali i stojąc trzy razy pozdrowili Ją tym pozdrowieniem pierwotnego Kościoła: „Święta Matko Boża!".

[00001-09.02] [Testo originale: Polacco]

[B0001-XX.02]