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CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE ECCLESIA IN AMERICA (CITTÀ DEL VATICANO, 9-12 DICEMBRE 2012), 04.12.2012


CONFERENZA STAMPA DI PRESENTAZIONE DEL CONGRESSO INTERNAZIONALE ECCLESIA IN AMERICA (CITTÀ DEL VATICANO, 9-12 DICEMBRE 2012)

INTERVENTO DEL CARD. MARC OUELLET

INTERVENTO DEL PROF. AVV. GUZMÁN CARRIQUIRY LECOUR

INTERVENTO DEL DOTT. CARL ANDERSON

Alle ore 11.30 di questa mattina, nell’Aula Giovanni Paolo II della Sala Stampa della Santa Sede, ha luogo la conferenza stampa di presentazione del Congresso Internazionale Ecclesia in America sulla Chiesa nel Continente Americano, che si svolge in Vaticano dal 9 al 12 dicembre. Il Congresso è organizzato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina (Cal) e dai Cavalieri di Colombo, con la collaborazione dell’Istituto Superiore di Studi Guadalupani.
Intervengono nel corso della conferenza: l’Em.mo Card. Marc Ouellet, P.S.S., Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina; il Prof. Avv. Guzmán Carriquiry Lecour, Segretario della Pontificia Commissione per l’America Latina; il Dott. Carl Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo.
Ne pubblichiamo di seguito gli interventi:

INTERVENTO DEL CARD. MARC OUELLET

Dal 9 al 12 dicembre, fra pochi giorni, avrà luogo in Vaticano il Congresso internazionale destinato alla ripresa dell’Esortazione apostolica post-sinodale "Ecclesia in America", organizzato dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e i Cavalieri di Colombo.

Precisamente in questi giorni di dicembre di 15 anni fa concludeva i suoi lavori l’Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi per l’America, il cui frutto più maturo fu questa Esortazione apostolica post-sinodale, pubblicata dal Beato Giovanni Paolo II il 22 gennaio 1999.

Sua Santità Giovanni Paolo II aveva già accennato all’idea di convocare quel Sinodo nel suo discorso inaugurale alla IV Conferenza Generale dell’Episcopato latino-americano, a Santo Domingo, il 12 ottobre 1992, affermando che "la Chiesa, ormai alle soglie del terzo millennio cristiano ed in un’epoca in cui sono cadute molte barriere e frontiere ideologiche, avverte come un dovere ineludibile l’unire spiritualmente in modo ancor maggiore tutti i popoli che formano questo grande Continente e, allo stesso tempo, partendo dalla missione religiosa che le è propria, il promuovere uno spirito di solidarietà fra di essi". L’iniziativa fu poi ripresa dalla Sua Lettera apostolica Tertio Millennio adveniente confermando il proposito di convocare un’assemblea sinodale "sulle problematiche della nuova evangelizzazione in due parti dello stesso continente tanto diverse tra loro per origine e storia, e sulle tematiche della giustizia e dei rapporti economici internazionali, tenendo conto dell’enorme divario tra il Nord e il Sud". Tra il 16 novembre e il 12 dicembre 1997 questa Assemblea sinodale si svolse alla luce del tema scelto: "Incontro con Gesù Cristo vivo, via per la conversione, la comunione e la solidarietà in America".

Questo tema ispirerà certamente i lavori del nostro prossimo Congresso Internazionale, che pretende riesaminare l’intuizione profetica del Beato Giovanni Paolo II e i contenuti fondamentali dell’Esortazione Ecclesia in America, nonché intensificare i rapporti di comunione e di cooperazione tra le Chiese del Canada e degli Stati Uniti con le Chiese dell’America Latina per affrontare comuni problemi e sfide che si pongono alla missione della Chiesa nel continente americano.

Non è per caso dunque che questo Congresso Internazionale abbia luogo in diretta relazione con due grandi eventi della cattolicità. Esso segue l’esigenza – segnalata nella Lettera apostolica Porta Fidei nella quale si indice l’Anno della fede – di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia e il rinnovato entusiasmo dell’incontro con Cristo". È un invito, anche alle Chiese in America "ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo" per "confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza". Il Congresso Internazionale sarà uno dei primi grandi eventi dell’Anno della fede. Allo stesso tempo, come non avvertire che esso si realizza poco tempo dopo la recente Assemblea generale del Sinodo dei Vescovi, che ha esaminato il tema della "nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede"? Questi saranno i riferimenti fondamentali per i lavori del Congresso, come lo sono per tutte le Chiese del continente americano. Il prezioso patrimonio di fede cristiana, che è all’origine del "Nuovo Mondo" americano e che anima la vita dei suoi popoli, oggi sottoposto all’erosione provocata dalle ondate di secolarizzazione, all’impatto di una cultura globale sempre più lontana e ostile e al proliferare delle "sette", ha bisogno di essere sempre più rivitalizzato, riformulato e riattualizzato. Quanto bello e arricchente può essere lo scambio di doni e di esperienze tra le Chiese di Dio che vivono nelle diverse latitudini del Continente! Questo scambio già trova un laboratorio provvidenziale con la sempre più massiccia presenza degli "ispani" negli Stati Uniti e nel Canada.

Inoltre, non può sfuggire a nessuno che in questi ultimi quindici anni si sono sviluppati problemi e sfide comuni che le Chiese del Nord, Centro e Sud America devono affrontare alla luce di una maggiore comunione e cooperazione. Basta elencare alcuni di essi per rendersi conto della loro portata: il tema dell’immigrazione è una questione scottante sia per gli Stati Uniti che per il Messico, i Caraibi e l’America Centrale; le reti del narcotraffico, il consumo delle droghe e le politiche per combatterle sono materia di grave preoccupazione e dibattito; c’è ovunque un incremento della violenza cittadina che coinvolge le frange giovanili; la cultura della vita e l’istituzione della famiglia stanno soffrendo una grave aggressione in tutto il continente; nell’ambito dell’educazione, la Chiesa conta su una rete di istituzioni che sono chiamate ad offrire un contributo fondamentale; preoccupa un po’ dappertutto la difesa e promozione della libertà religiosa; ci sono ovunque situazioni stridenti di povertà e di indigenza…E tutto ciò si inquadra entro le nuove condizioni di ripensamento delle relazioni politiche, economiche e culturali tra Stati Uniti, Canada e i Paesi Latino-americani, nella ricerca di maggiore dialogo, comprensione e rispetto, solidarietà e giustizia.

Per affrontare questi problemi alla luce della missione della Chiesa è fondamentale rafforzare il senso di comunione in ognuna delle Chiese e tra di loro. Questo Congresso Internazionale vuole anche cooperare a creare reti di amicizia lungo tutto il continente, con un fedele senso di appartenenza alla Chiesa. Senza una vera e forte unità, non c’è protagonismo né missionario né sociale. In questa luce, si comprende perché questo Congresso inter-americano si svolga in Vaticano. Infatti, esso mette alla luce la sollecitudine universale di Chiese che rappresentano più del 50% dei cattolici di tutto il mondo, nella fedeltà e devozione al Successore di Pietro, Pastore universale, primo testimone e garante dell’unità e della comunione.

Infine, il Congresso organizzato congiuntamente dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e i Cavalieri di Colombo conta anche con la collaborazione dell’Istituto di Studi Guadalupani. Non è stato per caso che il Beato Giovanni Paolo II presentò l’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in America portandola ai piedi di Nostra Signora di Guadalupe nel suo Santuario a Città del Messico. Anche il nostro Congresso affida i suoi propositi e lavori alla Patrona delle Americhe, Stella della nuova evangelizzazione, affinché nella sua materna intercessione, per opera dello Spirito Santo, l’amore misericordioso di Dio e la grazia di Cristo si rendano sempre più presenti nella vita personale, familiare e sociale di tutti gli americani.

[01620-01.01]

INTERVENTO DEL PROF. AVV. GUZMÁN CARRIQUIRY LECOUR

Il Congresso internazionale organizzato dalla Commissione per l’America Latina e i Cavalieri di Colombo, con la cooperazione dell’Istituto di Studi Guadalupani, convocato per i giorni 9-12 dicembre prossimi, prevede la partecipazione di più di 200 partecipanti. Sono stati invitati più di cento personalità del Nord, Centro e Sud America, tra i quali numerosi Prelati, che hanno già confermato la loro presenza. Ci saranno i Cardinali Thomas C. Collins (Toronto), Sean Patrick O’Malley (Boston), Juan Sandoval Íñiguez (emerito di Guadalajara), Nicolás de Jesús López Rodríguez (Santo Domingo), Oscar Rodríguez Maradiaga (Tegucigalpa) e arcivescovi e vescovi di molti Paesi del continente. Insieme a loro, l’invito è stato anche trasmesso ai Superiori dei diversi Dicasteri della Curia Romana, ai Superiori Generali e alle Superiore Generali di Congregazioni Religiose, e ai loro più diretti collaboratori, residenti a Roma e di origine nord-americana o latino-americana, ai Rettori e delegati dei Pontifici Collegi in cui risiedono sacerdoti delle diverse Chiese del continente a Roma, e molte altre personalità che hanno mostrato vivo interesse per questa iniziativa. I rappresentanti del Corpo diplomatico di tutti i Paesi del Continente accreditati presso la Santa Sede saranno anche presenti in alcune delle attività previste nel programma.

Si può ben affermare che il programma del Congresso non manca di una certa originalità. È lontano dall’offrire una successione ininterrotta di conferenze e di interventi, come spesso succede. Sa combinare adeguatamente momenti accademici, di riflessione teologica-pastorale e di dibattito generale, con altri di condivisione in gruppi di lavoro tra i partecipanti, con conclusioni propositive e operative, insieme a fondamentali celebrazioni liturgiche e a significative espressioni di devozione.

Infatti, il Congresso si apre e si chiude con due celebrazioni eucaristiche. La prima sarà domenica 9 dicembre, alle ore 18.30, nella Basilica di San Pietro, aperta per questa occasione soltanto per i partecipanti al Congresso, precisamente nella giornata in cui la Chiesa ricorda San Juan Diego, il messaggero del Tepeyac. Conclusa questa Santa Messa, avremo il dono di ricevere il Santo Padre, che scenderà alla Basilica dalle stanze pontificie e rivolgerà un breve messaggio inaugurale. Non ci sarà miglior modo per cominciare e illuminare i lavori congressuali. Un ricevimento nella sala di ingresso dell’Aula Paolo VI concluderà la prima giornata. La seconda celebrazione eucaristica, con cui si concluderà il Congresso, si svolgerà nella Chiesa di Santa Maria in Traspontina, il 12 dicembre, alle 18.30, nella festività di Nostra Signora di Guadalupe, Patrona delle Americhe, con tutta la prevedibile larga partecipazione e viva devozione, entusiasmo e allegria. Questa Santa Messa porterà con sé la memoria grata di quella presieduta dal Santo Padre nella Basilica di San Pietro il 12 dicembre 2011.

Nella mattina di lunedì 10 dicembre, sotto la presidenza del Sig. Cardinale Marc Ouellet, Presidente della Pontificia Commissione per l’America Latina, nell’aula del Sinodo si terranno tre relazioni: "L’avvenimento guadalupano all’origine dell’evangelizzazione del Nuovo Mondo", pronunciata da Mons. Eduardo Chávez, Direttore dell’Istituto di Studi Guadalupani, "L’Esortazione apostolica post-sinodale: profezia, insegnamenti e impegni", a carico del Prof. Avv. Guzmán Carriquiry Lecour, Segretario della Pontificia Commissione, e "L’Esortazione Apostolica Ecclesia in America sotto l’intercessione di Nostra Signora di Guadalupe, stella della nuova evangelizzazione e madre della civiltà dell’amore", che sarà presentata dal Prof. Carl Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo. Tutto il pomeriggio sarà dedicato allo scambio di esperienze, riflessioni e proposte in 8 gruppi di lavoro, sui temi fondamentali per la cooperazione tra le Chiese nel continente, introdotti da diversi Prelati e studiosi. In essi si affronteranno temi come la nuova evangelizzazione nel continente americano, esperienze di filiazione e discepolato nei popoli americani, la Chiesa come sacramento di comunione e di riconciliazione nel continente, le sfide che vi si pongono alla famiglia cristiana, alla dignità della donna e alla speranza dei giovani, l’impegno delle Chiese nel campo dell’educazione e specialmente nel mondo universitario, l’unità dei cristiani e la sfida delle sette, la carità e la solidarietà dall’amore preferenziale per i poveri e alcuni altri problemi sociali come la corruzione, le droghe, la corsa agli armamenti, la cultura della morte, la situazione degli indigeni e degli afro-americani, la problematica degli immigrati…Concluderà la giornata una Conferenza di S.E.R. Mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I. sul "Significato dell’Anno della fede".

Nella giornata di martedì 11 dicembre sono da mettere in rilievo due preziosi gesti di devozione. Il primo sarà la recita del Santo Rosario nei Giardini Vaticani, alle ore 11.30, attorno alla statua che raffigura Nostra Signora di Guadalupe insieme con Juan Diego e l’Arcivescovo Juan de Zumárraga. La preghiera sarà guidata dalla lettura di testi ispirati dal "Nican Mopohua", primo documento che raccoglie i dialoghi della Santissima Vergine Maria con Juan Diego nella collina del Tepeyac. E alle 16.00, nell’Aula Pio X, in via della Conciliazione n. 5, si svolgerà un atto allo stesso tempo culturale, teologico e devozionale in cui si presenterà attraverso mezzi audiovisivi lo splendore della bellezza nell’immagine di Nostra Signora di Guadalupe, arricchito dalle più serie ricerche scientifiche sulla "tilma" e intercalato anche da inni guadalupani.

Nella mattina di mercoledì 12 dicembre i congressisti parteciperanno all’Udienza generale presieduta dal Santo Padre. Nel pomeriggio seguirà la conferenza propositiva sugli "Scenari e proposte per la comunione e la cooperazione tra le Chiese del continente americano e per la solidarietà tra i loro popoli", a carico del Sig. Cardinale Sean Patrick O’Malley O.F.M., arcivescovo di Boston, alla quale seguirà un dibattito generale e la sintesi conclusiva del Sig. Cardinale Marc Ouellet. I risultati del Congresso saranno poi comunicati ai Dicasteri della Curia Romana, alle Conferenze episcopali del continente e al CELAM.

[01621-01.01]

INTERVENTO DEL DOTT. CARL ANDERSON

Before I begin, I would like to thank Cardinal Ouellet, Professor Guzman Carriquiry and Fr. Lombardi for the invitation to be here with you today.

It is indeed an honor for the Knights of Columbus to have the opportunity to help organize this conference on Ecclesia in America – together with the Pontifical Commission for Latin America – under the patronage of Our Lady of Guadalupe.

As a lay organization that has been in the United States, Canada, Mexico – and other parts of Latin America – for more than a century, we are particularly aligned with the vision presented in Ecclesia in America, and are working with the Church in our hemisphere on the project of the New Evangelization.

In re-reading Ecclesia in America 15 years after the close of the Synod for America held here in Rome in November and December 1997, three things stand out to me as particularly important to our discussion here and at the conference next week.

First, Ecclesia in America makes clear that "America" – broadly defined as the entire American continent from Alaska to Argentina – is a key area for the work of the New Evangelization. America remains today a Christian continent. Christianity is interwoven in the history of each of its countries, and the faith in America is stronger and more vibrant than in most other places. It is fertile ground for the New Evangelization: for an even greater spiritual awakening among the people of our continent.

Second, Ecclesia in America, reminds us that the laity has an indispensible role to play in that New Evangelization, without which "the renewal of the Church in America will not be possible." (44)

Third, Our Lady of Guadalupe is described as key to our understanding of the New Evangelization in America. In the words of Ecclesia in America; "Holy Mary of Guadalupe is invoked as ‘Patroness of all America and Star of the first and new evangelization,’" and as "a perfectly inculturated evangelization." (11)

It is Our Lady of Guadalupe, then, that ties together the threads of Ecclesia in America, and indeed the history of Christianity itself in that hemisphere.

When Our Lady of Guadalupe appeared, the American continent was host to one of the greatest recorded clashes of civilizations. For years following that clash, the work of the Spanish missionaries had born little fruit. But all of that changed, when Our Lady appeared to a humble layman.

Juan Diego was not a powerful noble, he was an ordinary, common man. But by cooperating with Our Lady of Guadalupe and with his bishop, millions converted and the seeds of a Christian hemisphere were sown.

I believe that the legacy of Our Lady of Guadalupe is not limited either by time or by geography, nor is the model of New Evangelization that she and Juan Diego provide us. Indeed as an organization with 300,000 members in the Philippines, the Knights have seen her effect and the importance of the laity’s work for evangelization far beyond America’s shores.

In next week’s conference, we will discuss the New Evangelization of which Ecclesia in America speaks. We will be mindful that the continent’s first evangelization, and its new evangelization have the same foundation: Our Lady of Guadalupe – leading us to the message of her son. We will work together on these issues alongside priests, bishops and lay people from throughout the American continent and beyond, and we hope that what we learn may be of use not only to the Church in America, but to the universal Church as well.

Thank you very much.

[01623-01.01]

[B0708-XX.01]