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L’UDIENZA GENERALE, 26.09.2012


L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sulla Liturgia.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.

Al termine, il Santo Padre è rientrato a Castel Gandolfo.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA  

Cari fratelli e sorelle,

in questi mesi abbiamo compiuto un cammino alla luce della Parola di Dio, per imparare a pregare in modo sempre più autentico guardando ad alcune grandi figure dell’Antico Testamento, ai Salmi, alle Lettere di san Paolo e all’Apocalisse, ma soprattutto guardando all’esperienza unica e fondamentale di Gesù, nel suo rapporto con il Padre celeste. In realtà, solo in Cristo l’uomo è reso capace di unirsi a Dio con la profondità e la intimità di un figlio nei confronti di un padre che lo ama, solo in Lui noi possiamo rivolgerci in tutta verità a Dio chiamandolo con affetto "Abbà! Padre!". Come gli Apostoli, anche noi abbiamo ripetuto in queste settimane e ripetiamo a Gesù oggi: «Signore, insegnaci a pregare» (Lc 11,1).

Inoltre, per apprendere a vivere ancora più intensamente la relazione personale con Dio, abbiamo imparato a invocare lo Spirito Santo, primo dono del Risorto ai credenti, perché è Lui che «viene in aiuto alla nostra debolezza: da noi non sappiamo come pregare in modo conveniente» (Rm 8,26), dice san Paolo, e noi sappiamo come abbia ragione.

A questo punto, dopo una lunga serie di catechesi sulla preghiera nella Scrittura, possiamo domandarci: come posso io lasciarmi formare dallo Spirito Santo e così divenire capace di entrare nell'atmosfera di Dio, di pregare con Dio? Qual è questa scuola nella quale Egli mi insegna a pregare, viene in aiuto alla mia fatica di rivolgermi in modo giusto a Dio? La prima scuola per la preghiera - lo abbiamo visto in queste settimane - è la Parola di Dio, la Sacra Scrittura. La Sacra Scrittura è un permanente dialogo tra Dio e l'uomo, un dialogo progressivo nel quale Dio si mostra sempre più vicino, nel quale possiamo conoscere sempre meglio il suo volto, la sua voce, il suo essere; e l'uomo impara ad accettare di conoscere Dio, a parlare con Dio. Quindi, in queste settimane, leggendo la Sacra Scrittura, abbiamo cercato, dalla Scrittura, da questo dialogo permanente, di imparare come possiamo entrare in contatto con Dio.

C’è ancora un altro prezioso «spazio», un’altra preziosa «fonte» per crescere nella preghiera, una sorgente di acqua viva in strettissima relazione con la precedente. Mi riferisco alla liturgia, che è un ambito privilegiato nel quale Dio parla a ciascuno di noi, qui ed ora, e attende la nostra risposta.

Che cos’è la liturgia? Se apriamo il Catechismo della Chiesa Cattolica - sussidio sempre prezioso, direi e indispensabile– possiamo leggere che originariamente la parola «liturgia» significa «servizio da parte del popolo e in favore del popolo» (n. 1069). Se la teologia cristiana prese questo vocabolo del mondo greco, lo fece ovviamente pensando al nuovo Popolo di Dio nato da Cristo che ha aperto le sue braccia sulla Croce per unire gli uomini nella pace dell’unico Dio. «Servizio in favore del popolo», un popolo che non esiste da sé, ma che si è formato grazie al Mistero Pasquale di Gesù Cristo. Di fatto, il Popolo di Dio non esiste per legami di sangue, di territorio, di nazione, ma nasce sempre dall’opera del Figlio di Dio e dalla comunione con il Padre che Egli ci ottiene.

Il Catechismo indica inoltre che «nella tradizione cristiana (la parola "liturgia") vuole significare che il Popolo di Dio partecipa all’opera di Dio» (n. 1069), perché il popolo di Dio come tale esiste solo per opera di Dio.

Questo ce lo ha ricordato lo sviluppo stesso del Concilio Vaticano II, che iniziò i suoi lavori, cinquant’anni orsono, con la discussione dello schema sulla sacra liturgia, approvato poi solennemente il 4 dicembre del 1963, il primo testo approvato dal Concilio. Che il documento sulla liturgia fosse il primo risultato dell’assemblea conciliare forse fu ritenuto da alcuni un caso. Tra tanti progetti, il testo sulla sacra liturgia sembrò essere quello meno controverso, e, proprio per questo, capace di costituire come una specie di esercizio per apprendere la metodologia del lavoro conciliare. Ma senza alcun dubbio, ciò che a prima vista può sembrare un caso, si è dimostrata la scelta più giusta, anche a partire dalla gerarchia dei temi e dei compiti più importanti della Chiesa. Iniziando, infatti, con il tema della «liturgia» il Concilio mise in luce in modo molto chiaro il primato di Dio, la sua priorità assoluta. Prima di tutto Dio: proprio questo ci dice la scelta conciliare di partire dalla liturgia. Dove lo sguardo su Dio non è determinante, ogni altra cosa perde il suo orientamento. Il criterio fondamentale per la liturgia è il suo orientamento a Dio, per poter così partecipare alla sua stessa opera.

Però possiamo chiederci: qual è questa opera di Dio alla quale siamo chiamati a partecipare? La risposta che ci offre la Costituzione conciliare sulla sacra liturgia è apparentemente doppia. Al numero 5 ci indica, infatti, che l’opera di Dio sono le sue azioni storiche che ci portano la salvezza, culminate nella Morte e Risurrezione di Gesù Cristo; ma al numero 7 la stessa Costituzione definisce proprio la celebrazione della liturgia come «opera di Cristo». In realtà questi due significati sono inseparabilmente legati. Se ci chiediamo chi salva il mondo e l’uomo, l’unica risposta è: Gesù di Nazaret, Signore e Cristo, crocifisso e risorto. E dove si rende attuale per noi, per me oggi il Mistero della Morte e Risurrezione di Cristo, che porta la salvezza? La risposta è: nell’azione di Cristo attraverso la Chiesa, nella liturgia, in particolare nel Sacramento dell’Eucaristia, che rende presente l’offerta sacrificale del Figlio di Dio, che ci ha redenti; nel Sacramento della Riconciliazione, in cui si passa dalla morte del peccato alla vita nuova; e negli altri atti sacramentali che ci santificano (cfr Presbyterorum ordinis, 5). Così, il Mistero Pasquale della Morte e Risurrezione di Cristo è il centro della teologia liturgica del Concilio.

Facciamo un altro passo in avanti e chiediamoci: in che modo si rende possibile questa attualizzazione del Mistero Pasquale di Cristo? Il beato Papa Giovanni Paolo II, a 25 anni dalla Costituzione Sacrosanctum Concilium, scrisse: «Per attualizzare il suo Mistero Pasquale, Cristo è sempre presente nella sua Chiesa, soprattutto nelle azioni liturgiche. La liturgia è, di conseguenza, il luogo privilegiato dell’incontro dei cristiani con Dio e con colui che Egli inviò, Gesù Cristo (cfr Gv 17,3)» (Vicesimus quintus annus, n. 7). Sulla stessa linea, leggiamo nel Catechismo della Chiesa Cattolica così: «Ogni celebrazione sacramentale è un incontro dei figli di Dio con il loro Padre, in Cristo e nello Spirito Santo, e tale incontro si esprime come un dialogo, attraverso azioni e parole» (n. 1153). Pertanto la prima esigenza per una buona celebrazione liturgica è che sia preghiera, colloquio con Dio, anzitutto ascolto e quindi risposta. San Benedetto, nella sua «Regola», parlando della preghiera dei Salmi, indica ai monaci: mens concordet voci, «che la mente concordi con la voce». Il Santo insegna che nella preghiera dei Salmi le parole devono precedere la nostra mente. Abitualmente non avviene così, prima dobbiamo pensare e poi quanto abbiamo pensato, si converte in parola. Qui invece, nella liturgia, è l'inverso, la parola precede. Dio ci ha dato la parola e la sacra liturgia ci offre le parole; noi dobbiamo entrare all'interno delle parole, nel loro significato, accoglierle in noi, metterci noi in sintonia con queste parole; così diventiamo figli di Dio, simili a Dio. Come ricorda la Sacrosanctum Concilium, per assicurare la piena efficacia della celebrazione «è necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione di animo, pongano la propria anima in consonanza con la propria voce e collaborino con la divina grazia per non riceverla invano» (n. 11). Elemento fondamentale, primario, del dialogo con Dio nella liturgia, è la concordanza tra ciò che diciamo con le labbra e ciò che portiamo nel cuore. Entrando nelle parole della grande storia della preghiera noi stessi siamo conformati allo spirito di queste parole e diventiamo capaci di parlare con Dio.

In questa linea, vorrei solo accennare ad uno dei momenti che, durante la stessa liturgia, ci chiama e ci aiuta a trovare tale concordanza, questo conformarci a ciò che ascoltiamo, diciamo e facciamo nella celebrazione della liturgia. Mi riferisco all’invito che formula il Celebrante prima della Preghiera Eucaristica: «Sursum corda», innalziamo i nostri cuori al di fuori del groviglio delle nostre preoccupazioni, dei nostri desideri, delle nostre angustie, della nostra distrazione. Il nostro cuore, l’intimo di noi stessi, deve aprirsi docilmente alla Parola di Dio e raccogliersi nella preghiera della Chiesa, per ricevere il suo orientamento verso Dio dalle parole stesse che ascolta e dice. Lo sguardo del cuore deve dirigersi al Signore, che sta in mezzo a noi: è una disposizione fondamentale.

Quando viviamo la liturgia con questo atteggiamento di fondo, il nostro cuore è come sottratto alla forza di gravità, che lo attrae verso il basso, e si leva interiormente verso l’alto, verso la verità e verso l’amore, verso Dio. Come ricorda il Catechismo della Chiesa Cattolica: «La missione di Cristo e dello Spirito Santo che, nella Liturgia sacramentale della Chiesa, annunzia, attualizza e comunica il Mistero della salvezza, prosegue nel cuore che prega. I Padri della vita spirituale talvolta paragonano il cuore a un altare» (n. 2655): altare Dei est cor nostrum.

Cari amici, celebriamo e viviamo bene la liturgia solo se rimaniamo in atteggiamento orante, non se vogliamo "fare qualcosa", farci vedere o agire, ma se orientiamo il nostro cuore a Dio e stiamo in atteggiamento di preghiera unendoci al Mistero di Cristo e al suo colloquio di Figlio con il Padre. Dio stesso ci insegna a pregare, afferma san Paolo (cfr Rm 8,26). Egli stesso ci ha dato le parole adeguate per dirigerci a Lui, parole che incontriamo nel Salterio, nelle grandi orazioni della sacra liturgia e nella stessa Celebrazione eucaristica. Preghiamo il Signore di essere ogni giorno più consapevoli del fatto che la Liturgia è azione di Dio e dell’uomo; preghiera che sgorga dallo Spirito Santo e da noi, interamente rivolta al Padre, in unione con il Figlio di Dio fatto uomo (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2564). Grazie.

[01216-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

Sintesi della catechesi in lingua francese

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Sintesi della catechesi in lingua francese  

Chers frères et sœurs, en relation étroite avec la Parole de Dieu, la liturgie est une source précieuse pour grandir dans la prière. Elle est le « service » du nouveau Peuple de Dieu formé grâce au Mystère pascal. À travers elle, le Christ, grand Prêtre, continue son œuvre de Salut. En commençant ses travaux avec le thème de la « liturgie », le Concile Vatican II a mis en relief le primat absolu de Dieu. Le critère fondamental pour la liturgie est son orientation à Dieu, qui nous fait participer à son œuvre, dont le sommet est le Mystère de la Mort et de la Résurrection du Christ. La Rédemption du monde et de l’homme est actualisée dans l’action du Christ à travers l’Église et dans la liturgie, particulièrement dans le Sacrement de l’Eucharistie et de la Réconciliation, et les autres actes sacramentels. La liturgie est le lieu privilégié de la rencontre avec le Seigneur. Toute bonne célébration liturgique est une prière et un dialogue avec Dieu, caractérisé par l’harmonie entre ce que nous disons et ce que nous portons dans le cœur. Dans une telle attitude, nos cœurs se libèrent des pesanteurs d’ici-bas et s’élèvent vers le haut, vers la vérité et l’amour. Dieu lui-même nous donne les paroles justes pour nous adresser à Lui, par les psaumes, les grandes oraisons de la liturgie et dans la célébration eucharistique.

Je salue avec joie les pèlerins de langue française. Demandons au Seigneur de nous aider à prendre toujours conscience que la liturgie est action de Dieu et de l’homme, une prière qui vient de l’Esprit Saint et de nous ; une prière entièrement adressée au Père, en union avec son Fils incarné. Bon pèlerinage à tous !

[01217-03.01[Texte original: Français]

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Dear Brothers and Sisters in Christ,

Having focused for several weeks now on prayer as taught to us in the sacred Scriptures, we turn to another precious source of prayer, namely the liturgy. The word "liturgy" in Greek means "work done by the people and for the people". Here, this "people" is the new People of God, brought into being by Christ, a people which does not exist by itself and which is not bound by blood, territory or country, but is brought into being through the Paschal Mystery. The liturgy is also the "work of God". As the Second Vatican Council teaches, it is by means of the liturgy that Christ our Redeemer and High Priest continues the work of our redemption in, with, and through his Church. This is the great marvel of the liturgy: God acts, while we are caught up in his action.

The Council began its work by discussing the liturgy, and righty so, for the liturgy reminds us of the primacy of God. The fundamental criterion for it is its orientation towards the Father, whose saving love culminates in the death and resurrection of his Son. It is in the liturgy that we "lift up our hearts", opening ourselves to the word of God as we gather with our brethren in a prayer which rises within us, and which is directed to the Father, through the Son, in the Spirit.

I greet all the English-speaking pilgrims present, especially those from England, Scotland, Denmark, Norway, Sweden, Australia, India, Indonesia, Japan, the Philippines, Sri Lanka, Vietnam, Canada and the United States. Upon all of you, I invoke God’s blessings of joy and peace.

[01218-02.01] [Original text: English]

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Liebe Brüder und Schwestern!

In der heutigen Katechese möchte ich über die Liturgie als Schule des Gebetes sprechen. Die Liturgie hilft uns, beten zu lernen, denn sie ist der bevorzugte Ort, an dem Gott zu uns spricht und uns zugleich Worte schenkt, mit denen wir antworten können. Was aber heißt Liturgie? Es ist ein griechisches Wort, das ursprünglich bedeutet »Dienst des Volkes und für das Volk« (vgl. KKK 1069). In der Liturgie geht es natürlich nicht um irgendein Volk, sondern um das neue Volk Gottes, die Kirche, die dadurch entstanden ist, daß Christus gestorben und auferstanden ist und uns in sich hineinzieht. Und deswegen fallen in der Liturgie »Werk des Volkes« und »Werk Gottes« ineinander. Zuerst ist sie Werk Gottes, der überhaupt dieses Volk schafft und es dazu schafft, daß es dann selbst mit ihm zusammen das gemeinsame Werk der Liturgie vollbringt. Durch die Liturgie setzt Christus in seiner Kirche, mit der Kirche und durch sie das Werk unserer Erlösung fort. Der Herr macht das Geheimnis von Tod und Auferstehung gegenwärtig. Gott selbst also handelt in der Liturgie, und wir sind in sein Handeln miteinbezogen. Deswegen ist Liturgie immer Ausrichtung auf Gott. Damit Liturgie wirklich Ausrichtung auf ihn sei, Gebet, Begegnung mit ihm, müssen wir hören und antworten. Die Liturgie schenkt uns die Worte; wir müssen in ihre Bedeutung eintauchen, uns von ihnen formen lassen. Normalerweise ist zuerst der Gedanke und wird dann zum Wort. Hier aber gehen uns die Worte voraus, in denen Jahrhunderte das Beten, die Begegnung mit Gott geformt haben, und wir gehen in diese Worte hinein und werden von diesen Worten umgewandelt und erneuert, hinaufgehoben zu Gott. Das Herz, so sagt uns der heilige Benedikt, muß mit der Stimme zusammenklingen. Dieses Gleichgestaltetwerden mit dem, was wir in der Liturgie hören, sagen und tun, finden wir ausgedrückt in der Gebetseinladung „Sursum corda" – „Das Herz empor": heraus aus unseren Zerstreuungen, aus der Schwerkraft, die uns nach unten zieht, und das Herz von diesen Worten, von der Kraft Gottes hinaufziehen zu lassen auf die Höhe der Wahrheit, auf die Höhe der Liebe und so auf die Höhe Gottes. So wird dann, wie die Väter sagen, das Herz selber zu einem Altar: Die Sendung Christi und des Heiligen Geistes setzt sich in unserem betenden Herzen fort (vgl. KKK 2655).

Gerne heiße ich alle deutschsprachigen Pilger willkommen. Besonders grüße ich die Gruppe der Schulen der Brede und überhaupt all die vielen Schüler und Jugendlichen. Wir feiern die Liturgie in der rechten Weise, wenn wir in betender Haltung dem Herrn zusammen gegenübertreten, miteinander sind. Der Herr selbst lehrt uns beten. Wir dürfen uns ihm anvertrauen. Von Herzen segne ich euch alle und wünsche euch gute Pilgerschaft. Herzlichen Dank!

[01219-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Queridos hermanos y hermanas:

La catequesis de hoy presenta la Liturgia como lugar privilegiado de encuentro con Dios Padre, en Cristo y en el Espíritu Santo, como un diálogo de gestos y palabras. Por ello la primera exigencia de una buena celebración es que haya oración, coloquio con Dios, escucha y respuesta. La mente debe de ir concorde con la voz, penetrar en las palabras de la Liturgia, acogerlas y estar en sintonía con ellas. La mirada del corazón debe dirigirse a Dios, elevarse por encima del alboroto de las preocupaciones, angustias y distracciones. Abrirse dócilmente a la palabra y recogerse en la oración de la Iglesia, de modo que las palabras que se dicen conduzcan a Dios, hagan del propio corazón un altar.

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española, en particular a los grupos provenientes de España, México, Panamá, Costa Rica, Chile, Puerto Rico, Colombia, Argentina y otros países latinoamericanos. Saludo asimismo de modo especial al Presidente de la Cámara de Diputados de Chile, Señor Nicolás Monckeberg Díaz, acompañado de un grupo de parlamentarios, de visita en Roma, recordando al mismo tiempo a los políticos católicos la necesidad de buscar generosamente el bien común de todos los ciudadanos, y de modo coherente con las convicciones propias de hijos de la Iglesia. Invito en fin a todos a celebrar y vivir la liturgia con actitud orante, uniéndonos al Misterio de Cristo y a su diálogo filial con el Padre.

Muchas gracias.

[01220-04.01] [Texto original: Español]

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Queridos irmãos e irmãs,

Ao tratar o tema da oração, nestes últimos meses, procuramos aprender a rezar de modo cada vez mais autêntico, fixando o olhar em algumas grandes figuras, especialmente no exemplo de Jesus, cientes de que somente Ele é capaz de nos unir a Deus com a profundidade e intimidade de filhos que Lhe podem chamar: Abba, Pai. Pois bem! Um âmbito privilegiado, onde Deus fala a cada um de nós e espera a nossa resposta é a liturgia. Nesta, o povo fiel toma parte na obra de Deus, isto é nas ações por Ele realizadas na história humana que nos trazem a salvação e que culminam na Morte e Ressurreição de Jesus. A liturgia é o «espaço» onde o Mistério da Morte e Ressurreição se torna atual, se faz presente no meu hoje, através da ação de Cristo na Igreja. Por isso, cada celebração litúrgica, especialmente a Eucaristia, é um encontro dos filhos de Deus com o seu Pai, por Cristo e no Espírito Santo.

Queridos peregrinos de língua portuguesa, a todos vós dirijo uma calorosa saudação! Particularmente, saúdo os membros da Ordem de Cavalaria do Santo Sepulcro de Jerusalém e todos os grupos vindos do Brasil. Tende por centro da vossa vida de oração a liturgia, que vos une ao Mistério de Cristo e ao Seu diálogo com o Pai, procurando que concordem as palavras de vossos lábios com os sentimentos do coração. E que desça sobre vós as bênçãos de Deus.

[01221-06.01] [Texto original: Português]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua slovacca

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca

Serdeczne pozdrowienie kieruję do Polaków. Moi Drodzy, liturgia Eucharystii jest źródłem i szczytem życia modlitewnego wspólnoty Kościoła i każdego wierzącego. Jest to działanie Boga i człowieka: modlitwa płynąca z Ducha Świętego i z naszych serc, skierowana do Ojca, w jedności z Bożym Synem, który stał się człowiekiem. Niech udział we Mszy św. będzie dla nas wszystkich upragnionym czasem spotkania z Bogiem. Niech Jego błogosławieństwo stale wam towarzyszy!

[Un cordiale saluto rivolgo ai polacchi. Carissimi, la Liturgia eucaristica è fonte e culmine della vita di preghiera della comunità della Chiesa e di ogni credente. E’ azione di Dio e dell’uomo: preghiera che sgorga dallo Spirito Santo e dai nostri cuori, rivolta al Padre, in unione con il Figlio di Dio fatto uomo. La partecipazione alla santa Messa sia per tutti noi un desiderabile tempo d’incontro con Dio. La Sua benedizione vi accompagni sempre.]

[01222-09.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua croata  

Srdačno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito vjernike iz hrvatskih katoličkih misija u Norveškoj i Švedskoj. Dragi prijatelji, svaki je kršćanin pozvan u svojoj sredini biti apostol i svjedočiti dar vjere. Neka vam sveti apostoli i mučenici pomognu da ustrajete u toj zadaći. Hvaljen Isus i Marija!

[Saluto di cuore tutti i pellegrini Croati particolarmente i fedeli delle Missioni cattoliche croate in Norvegia e in Svezia. Cari amici, ogni cristiano è chiamato ad essere apostolo ed a testimoniare il dono della fede nel proprio ambiente. I santi apostoli e martiri vi aiutino a perseverare in tale compito. Siano lodati Gesù e Maria!]

[01223-AA.01] [Testo originale: Croato]

Saluto in lingua slovacca  

Zo srdca vítam slovenských pútnikov, osobitne z Farností Raková, Čadca a Tesáre. Bratia a sestry, vaša púť ku hrobom svätých apoštolov a rímskych mučeníkov nech vás naplní novým zápalom na ceste evanjeliového svedectva. Ochotne žehnám vás i vaše rodiny. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Di cuore do il benvenuto ai pellegrini slovacchi, in particolare a quelli provenienti dalle Parrocchie di Raková, Čadca e Tesáre. Fratelli e sorelle, il vostro pellegrinaggio alle tombe dei Santi Apostoli e Martiri romani vi riempia di un nuovo zelo sulla via della testimonianza evangelica. Volentieri benedico voi e le vostre famiglie. Sia lodato Gesù Cristo!]

[01224-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

Saluto in lingua italiana  

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto le Suore Missionarie dell’Immacolata e le Carmelitane Missionarie, che celebrano i rispettivi Capitoli Generali: care sorelle, vi incoraggio a proseguire nella missione dell’evangelizzazione rimanendo fedeli ai carismi dei Fondatori. Accolgo con gioia i pellegrini della Diocesi di Belluno-Feltre, accompagnati dal Vescovo Mons. Andrich, qui convenuti in occasione del centenario della nascita del Papa Giovanni Paolo I, e i membri della Fondazione Piccola Opera Charitas, della Diocesi di Teramo-Atri accompagnati del Vescovo, Mons. Seccia, nel cinquantesimo anniversario di attività. Saluto i rappresentanti del Centro Alfredo Rampi e quelli di "CasAmica" di Milano, incoraggiandoli a spendere le proprie energie a servizio della sicurezza e della accoglienza delle persone con difficoltà di salute.

Un pensiero infine per i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Oggi celebriamo la memoria dei Santi Medici Cosma e Damiano: cari giovani, imparate a curare ogni sofferenza dei fratelli con l’affetto e l’accoglienza; cari ammalati, la migliore terapia per ogni malattia è la fiducia in Dio a cui parliamo nella preghiera; e voi, cari sposi novelli, abbiate cura l’uno dell’altro nel vostro cammino coniugale.

[01225-01.01] [Testo originale: Italiano]

[B0542-XX.01]