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L’UDIENZA GENERALE, 05.09.2012


L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 nell’Aula Paolo VI dove il Santo Padre - proveniente in elicottero dalla residenza estiva di Castel Gandolfo - ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.
Nel discorso in lingua italiana il Papa, riprendendo il ciclo di catechesi sulla preghiera, ha incentrato la sua meditazione sul Libro dell’Apocalisse.
Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti.
L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica.
Al termine, il Santo Padre è rientrato a Castel Gandolfo.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

Cari fratelli e sorelle, oggi, dopo l’interruzione delle vacanze, riprendiamo le Udienze in Vaticano, continuando in quella «scuola della preghiera» che sto vivendo insieme con voi in queste Catechesi del mercoledì.

Oggi vorrei parlare della preghiera nel Libro dell’Apocalisse, che, come sapete, è l’ultimo del Nuovo Testamento. E’ un libro difficile, ma che contiene una grande ricchezza. Esso ci mette in contatto con la preghiera viva e palpitante dell’assemblea cristiana, radunata «nel giorno del Signore» (Ap 1,10): è questa infatti la traccia di fondo in cui si muove il testo.

Un lettore presenta all’assemblea un messaggio affidato dal Signore all’Evangelista Giovanni. Il lettore e l’assemblea costituiscono, per così dire, i due protagonisti dello sviluppo del libro; ad essi, fin dall’inizio, viene indirizzato un augurio festoso: «Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia» (1,3). Dal dialogo costante tra loro, scaturisce una sinfonia di preghiera, che si sviluppa con grande varietà di forme fino alla conclusione. Ascoltando il lettore che presenta il messaggio, ascoltando e osservando l’assemblea che reagisce, la loro preghiera tende a diventarenostra.

La prima parte dell’Apocalisse (1,4-3,22) presenta, nell’atteggiamento dell’assemblea che prega, tre fasi successive. La prima (1,4-8) è costituita da un dialogo che – unico caso nel Nuovo Testamento – si svolge tra l’assemblea appena radunata e il lettore, il quale le rivolge un augurio benedicente: «Grazia a voi e pace» (1,4). Il lettore prosegue sottolineando la provenienza di questo augurio: esso deriva dalla Trinità: dal Padre, dallo Spirito Santo, da Gesù Cristo, coinvolti insieme nel portare avanti il progetto creativo e salvifico per l’umanità. L’assemblea ascolta e, quando sente nominare Gesù Cristo, ha come un sussulto di gioia e risponde con entusiasmo, elevando la seguente preghiera di lode: «A colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen» (1,5b-6). L’assemblea, avvolta dall’amore di Cristo, si sente liberata dai legami del peccato e si proclama «regno» di Gesù Cristo, che appartiene totalmente a Lui. Riconosce la grande missione che con il Battesimo le è stata affidata di portare nel mondo la presenza di Dio. E conclude questa sua celebrazione di lode guardando di nuovo direttamente a Gesù e, con entusiasmo crescente, ne riconosce «la gloria e la potenza» per salvare l’umanità. L’«amen» finale conclude l’inno di lode a Cristo. Già questi primi quattro versetti contengono una grande ricchezza di indicazioni per noi; ci dicono che la nostra preghiera deve essere anzitutto ascolto di Dio che ci parla. Sommersi da tante parole, siamo poco abituati ad ascoltare, soprattutto a metterci nella disposizione interiore ed esteriore del silenzio per essere attenti a ciò che Dio vuole dirci. Tali versetti ci insegnano inoltre che la nostra preghiera, spesso solo di richiesta, deve essere invece anzitutto di lode a Dio per il suo amore, per il dono di Gesù Cristo, che ci ha portato forza, speranza e salvezza.

Un nuovo intervento del lettore richiama poi all’assemblea, afferrata dall’amore di Cristo, l’impegno a coglierne la presenza nella propria vita. Dice così: «Ecco, viene con le nubi e ogni occhio lo vedrà, anche quelli che lo trafissero, e per lui tutte le tribù della terra si batteranno il petto» (1,7a). Dopo essere salito al cielo in una «nube», simbolo della trascendenza (cfr At 1,9), Gesù Cristo ritornerà così come è salito al Cielo (cfr At 1,11b). Allora tutti i popoli lo riconosceranno e, come esorta san Giovanni nel Quarto Vangelo, «volgeranno lo sguardo verso colui che hanno trafitto» (19,37). Penseranno ai propri peccati, causa della sua crocifissione, e, come coloro che avevano assistito direttamente ad essa sul Calvario, «si batteranno il petto» (cfr Lc 23,48) chiedendogli perdono, per seguirlo nella vita e preparare così la comunione piena con Lui, dopo il suo ritorno finale. L’assemblea riflette su questo messaggio e dice: «Sì. Amen!» (Ap 1,7b). Esprime col suo «sì» l’accoglienza piena di quanto le è comunicato e chiede che questo possa davvero diventare realtà. E’ la preghiera dell’assemblea, che medita sull’amore di Dio manifestato in modo supremo sulla Croce e chiede di vivere con coerenza da discepoli di Cristo. E c’è la risposta di Dio: «Io sono l’Alfa e l'Omèga, Colui che è, che era e che viene, l’Onnipotente!» (1,8). Dio, che si rivela come l’inizio e la conclusione della storia, accoglie e prende a cuore la richiesta dell’assemblea. Egli è stato, è, e sarà presente e attivo con il suo amore nelle vicende umane, nel presente, nel futuro, come nel passato, fino a raggiungere il traguardo finale. Questa è la promessa di Dio. E qui troviamo un altro elemento importante: la preghiera costante risveglia in noi il senso della presenza del Signore nella nostra vita e nella storia, e la sua è una presenza che ci sostiene, ci guida e ci dona una grande speranza anche in mezzo al buio di certe vicende umane; inoltre, ogni preghiera, anche quella nella solitudine più radicale, non è mai un isolarsi e non è mai sterile, ma è la linfa vitale per alimentare un’esistenza cristiana sempre più impegnata e coerente.

La seconda fase della preghiera dell’assemblea (1,9-22) approfondisce ulteriormente il rapporto con Gesù Cristo: il Signore si fa vedere, parla, agisce, e la comunità, sempre più vicina a Lui, ascolta, reagisce ed accoglie. Nel messaggio presentato dal lettore, san Giovanni racconta una sua esperienza personale di incontro con Cristo: si trova nell’isola di Patmos a causa della «parola di Dio e della testimonianza di Gesù» (1,9) ed è il «giorno del Signore» (1,10a), la domenica, nella quale si celebra la Risurrezione. E san Giovanni viene «preso dallo Spirito» (1,10a). Lo Spirito Santo lo pervade e lo rinnova, dilatando la sua capacità di accogliere Gesù, il Quale lo invita a scrivere. La preghiera dell’assemblea che ascolta, assume gradualmente un atteggiamento contemplativo ritmato dai verbi «vede», «guarda»: contempla, cioè, quanto il lettore le propone, interiorizzandolo e facendolo suo.

Giovanni ode «una voce potente, come di tromba» (1,10b): la voce gli impone di inviare un messaggio «alle sette Chiese» (1,11) che si trovano nell’Asia Minore e, attraverso di esse, a tutte le Chiese di tutti i tempi, unitamente ai loro Pastori. L’espressione «voce … di tromba», presa dal libro dell’Esodo (cfr 20,18), richiama la manifestazione divina a Mosè sul monte Sinai e indica la voce di Dio, che parla dal suo Cielo, dalla sua trascendenza. Qui è attribuita a Gesù Cristo Risorto, che dalla gloria del Padre parla, con la voce di Dio, all’assemblea in preghiera. Voltatosi «per vedere la voce» (1,12), Giovanni scorge «sette candelabri d’oro e, in mezzo ai candelabri, uno simile a un Figlio d’uomo» (1,12-13), termine particolarmente familiare a Giovanni, che indica Gesù stesso. I candelabri d’oro, con le loro candele accese, indicano la Chiesa di ogni tempo in atteggiamento di preghiera nella Liturgia: Gesù Risorto, il «Figlio dell’uomo», si trova in mezzo ad essa e, rivestito delle vesti del sommo sacerdote dell’Antico Testamento, svolge la funzione sacerdotale di mediatore presso il Padre. Nel messaggio simbolico di Giovanni, segue una manifestazione luminosa di Cristo Risorto, con le caratteristiche proprie di Dio, che ricorrono nell’Antico Testamento. Si parla dei «capelli… candidi, simili a lana candida come neve» (1,14), simbolo dell’eternità di Dio (cfr Dn 7,9) e della Risurrezione. Un secondo simbolo è quello del fuoco, che, nell’Antico Testamento, viene spesso riferito a Dio per indicare due proprietà. La prima è l’intensità gelosa del suo amore, che anima la sua alleanza con l’uomo (cfr Dt 4,24). Ed è questa stessa intensità bruciante dell’amore che si legge nello sguardo di Gesù Risorto: «i suoi occhi erano come fiamma di fuoco» (Ap 1,14a). La seconda è la capacità inarrestabile di vincere il male come un «fuoco divoratore» (Dt 9,3). Così anche «i piedi» di Gesù, in cammino per affrontare e distruggere il male, hanno l’incandescenza del «bronzo splendente» (Ap 1,15). La voce di Gesù Cristo poi, «simile al fragore di grandi acque» (1,15c), ha il frastuono impressionante «della gloria del Dio di Israele» che si muove verso Gerusalemme, di cui parla il profeta Ezechiele (cfr 43,2). Seguono ancora tre elementi simbolici che mostrano quanto Gesù Risorto stia facendo per la sua Chiesa: la tiene saldamente nella sua mano destra - un’immagine molto importante: Gesù tiene la Chiesa nella sua mano - le parla con la forza penetrante di una spada affilata, e le mostra lo splendore della sua divinità: «il suo volto era come il sole quando splende in tutta la sua forza» (Ap 1,16). Giovanni è talmente preso da questa stupenda esperienza del Risorto, che si sente venire meno e cade come morto.

Dopo questa esperienza di rivelazione, l’Apostolo ha davanti il Signore Gesù che parla con lui, lo rassicura, gli pone una mano sulla testa, gli dischiude la sua identità di Crocifisso Risorto e gli affida l’incarico di trasmettere un suo messaggio alle Chiese (cfr Ap 1,17-18). Una cosa bella questo Dio davanti al quale viene meno, cade come morto. E’ l’amico della vita, e gli pone la mano sulla testa. E così sarà anche per noi: siamo amici di Gesù. Poi la rivelazione del Dio Risorto, del Cristo Risorto, non sarà tremenda, ma sarà l’incontro con l’amico. Anche l’assemblea vive con Giovanni il momento particolare di luce davanti al Signore, unito, però, all’esperienza dell’ incontro quotidiano con Gesù, avvertendo la ricchezza del contatto con il Signore, che riempie ogni spazio dell’esistenza.

Nella terza ed ultima fase della prima parte dell’Apocalisse (Ap 2-3), il lettore propone all’assemblea un messaggio settiforme in cui Gesù parla in prima persona. Indirizzato a sette Chiese situate nell’Asia Minore intorno ad Efeso, il discorso di Gesù parte dalla situazione particolare di ciascuna Chiesa, per poi estendersi alle Chiese di ogni tempo. Gesù entra subito nel vivo della situazione di ciascuna Chiesa, evidenziandone luci e ombre e rivolgendole un pressante invito: «Convertiti» (2,5.16; 3,19c); «Tieni saldo quello che hai» (3,11); «compi le opere di prima» (2,5); «Sii dunque zelante e convertiti» (3,19b)... Questa parola di Gesù, se ascoltata con fede, inizia subito ad essere efficace: la Chiesa in preghiera, accogliendo la Parola del Signore viene trasformata. Tutte le Chiese devono mettersi in attento ascolto del Signore, aprendosi allo Spirito come Gesù richiede con insistenza ripetendo questo comando sette volte: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (2,7.11.17.29; 3,6.13.22). L’assemblea ascolta il messaggio ricevendo uno stimolo per il pentimento, la conversione, la perseveranza, la crescita nell’amore, l’orientamento per il cammino.

Cari amici, l’Apocalisse ci presenta una comunità riunita in preghiera, perché è proprio nella preghiera che avvertiamo in modo sempre crescente la presenza di Gesù con noi e in noi. Quanto più e meglio preghiamo con costanza, con intensità, tanto più ci assimiliamo a Lui, ed Egli entra veramente nella nostra vita e la guida, donandole gioia e pace. E quanto più noi conosciamo, amiamo e seguiamo Gesù, tanto più sentiamo il bisogno di fermarci in preghiera con Lui, ricevendo serenità, speranza e forza nella nostra vita. Grazie per l’attenzione.

[01096-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE

Sintesi della catechesi in lingua francese

Sintesi della catechesi in lingua inglese

Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Sintesi della catechesi in lingua francese

Chers frères et sœurs, nous reprenons ce matin les catéchèses sur la prière. Le livre de l’Apocalypse, dont je voudrais parler aujourd’hui, nous met en contact avec la prière de l’assemblée chrétienne, réunie « le Jour du Seigneur » (Ap 1, 10). Dès le début un souhait joyeux est annoncé : « Heureux le lecteur et les auditeurs de ces paroles prophétiques ! » (1, 3). Les premiers versets de ce livre nous disent que notre prière est d’abord écoute de Dieu qui nous parle et qu’elle doit être avant tout une prière de louange à Dieu pour son amour, pour Jésus Christ qui nous a apporté force, espérance et salut. La prière réveille le sens de la présence du Seigneur dans notre vie et dans l’histoire, présence qui nous soutient, nous guide et nous donne une grande espérance. Elle est la sève qui nourrit la vie chrétienne authentique. Dans son message, saint Jean affirme qu’il s’agit d’écouter ce que l’Esprit dit, et de s’engager avec persévérance sur le chemin de la conversion et de l’amour ! Chers amis, plus nous prions avec constance et avec intensité, plus nous nous assimilons au Christ qui entre vraiment dans notre vie lui donnant joie et paix. Plus nous connaissons, aimons et suivons Jésus, plus nous ressentons le besoin de nous arrêter en prière avec lui, recevant sérénité, espérance et force dans notre vie.

Je salue les francophones présents, particulièrement les séminaristes de Luxembourg, accompagnés de l’Archevêque, Mgr Hollerich, et ceux des Missions étrangères de Paris. Puissiez-vous trouver chaque jour un temps de silence pour pouvoir entendre ce que Dieu veut vous dire ! Que Jésus soit lui-même votre guide sur le chemin de la prière ! Bon pèlerinage à tous!

[01097-03.01] [Texte original: Français]

Sintesi della catechesi in lingua inglese

Dear Brothers and Sisters,

Today we consider the theme of prayer as found at the start of the Book of Revelation, also known as the Apocalypse. In some ways, it is a difficult book, but it contains many riches. Even the opening verses of the Book contain a great deal: they tell us that prayer means, above all, listening to the God who speaks to us. Today, amid the din of so many useless words, many people have lost the habit of listening, even to God’s word. The opening lines of the Apocalypse teach us that prayer is not just more words, asking God to grant our various needs, but rather it must begin as praise to God for his love, and for his gift of Jesus Christ, who has brought us strength, hope and salvation. We are to welcome Jesus into our lives, to proclaim our "Yes!" to Christ and to nourish and deepen our Christian living. Constant prayer will reveal to us the meaning of God’s presence in our lives and in history. Prayer with others, liturgical prayer in particular, will deepen our awareness of the crucified and risen Jesus in our midst. Thus, the more we know, love and follow Christ, the more we will want to meet him in prayer, for he is the peace, hope and strength of our lives.

I am pleased to welcome all the English-speaking pilgrims and visitors present today, including those from England, Indonesia, Japan, the Philippines, and the United States. I am especially pleased to welcome the group of Missionary Sisters Servants of the Holy Spirit as well as the young men and women of the Focolare Movement who have been participating in this year’s Genfest in Budapest. Dear young people, you have taken to heart Christ’s call to promote unity in the human family by courageously building bridges. I therefore encourage you: be strong in your Catholic faith; and let the simple joy, the pure love, and the profound peace that come from the encounter with Jesus Christ make you radiant witnesses of the Good News before the young people of your own lands. God bless all of you abundantly!

[01098-02.01] [Original text: English]

Sintesi della catechesi in lingua tedesca

Liebe Brüder und Schwestern!

Nach der Sommerpause möchte ich heute die Reihe der Katechesen über das Gebet wieder aufnehmen, die ich vor den Ferien begonnen hatte. Das letzte Buch des Neuen Testaments, die Offenbarung des Johannes, deutet das Gebet als ein dialogisches Geschehen. Das regelmäßige Beten weckt in uns den Sinn für Gottes Gegenwart in unserem Leben als einer, der da ist, der uns kennt, der uns trägt und führt und Hoffnung schenkt. Der Herr sagt in der Apokalypse: »Ich bin das Alpha und das Omega, […] der Herr, der ist und der war und der kommt, der Herrscher über die ganze Schöpfung« (Offb 1,8). Gott ist immer gegenwärtig. Er gehört nicht der Vergangenheit an und auch nicht nur der Zukunft. Er ist gegenwärtig – gestern, heute und morgen – und ist immer, wenn auch verborgen, aktiv in der Geschichte. Und er will unsere Treue. Das beständige Gespräch mit ihm, das Gebet, hilft uns, ihm ähnlicher und näher zu werden, ihn besser kennenzulernen. Er tritt dann, wenn wir auf ihn zugehen, wirklich in unser Leben herein und zeigt uns den Weg zum Guten und zum Frieden. Je mehr wir Christus kennen, ihn lieben und ihm folgen, um so mehr fühlen wir auch das Bedürfnis, mit ihm im Gebet zu verweilen und so Hoffnung, Kraft und Weisung für unser Leben zu erhalten. In den sieben Sendschreiben an die Gemeinden um Ephesus herum im 2. und 3. Kapitel der Apokalypse ruft er zur Umkehr auf. »Wen ich liebe, den weise ich zurecht«, sagt er (3,19). Der Grund seines Handelns ist immer die Liebe; es ist ein Ansporn an die Gemeinde, sich noch mehr dem Herrn zu nähern: »Wer meine Stimme hört und die Tür öffnet, bei dem werde ich eintreten, und wir werden Mahl halten«, sagt er (3,20). Die Offenbarung des Johannes gibt damit auch uns eine Wegweisung, nämlich unserer Berufung als Getaufte zu folgen, in Einheit mit dem Herrn und untereinander zu leben und so Gottes Gegenwart in dieser Welt aufleuchten zu lassen.

Ganz herzlich grüße ich alle deutschsprachigen Pilger und Besucher, besonders die ständigen Diakone und die Kandidaten zum Diakonat der Diözese Gurk-Klagenfurt mit Bischof Schwarz sowie die Stadtjugendkapelle Landsberg am Lech. Christus lädt uns ein, die Freundschaft mit ihm im Gebet zu pflegen und so mit ihm gemeinsam eine bessere Zukunft zu gestalten. Bitten wir ihn um seinen Heiligen Geist, der die Liebe in der Welt zum Sieg führt. Euch allen wünsche ich Gottes reichsten Segen und schöne Tage hier in Rom!

[01099-05.02] [Originalsprache: Deutsch]

Sintesi della catechesi in lingua spagnola

Queridos hermanos y hermanas:

Deseo hoy tratar la oración en el libro del Apocalipsis, que nos pone en contacto con la plegaria viva y palpitante de la asamblea cristiana, reunida «en el día del Señor» (Ap 1, 10). Un lector presenta a dicha asamblea un mensaje confiado por Dios al Evangelista Juan. Del diálogo constante entre ellos, resuena una sinfonía de oración que se extiende con gran variedad de formas hasta la conclusión. La primera parte del Apocalipsis (1,4-3,22) nos presenta en tres fases sucesivas la actitud de la asamblea que ora: la primera pone en evidencia que la oración debe ser ante todo alabanza a Dios por su amor, por el don de Jesucristo, que da fuerza, esperanza y salvación. La segunda fase asevera que la oración profundiza la relación con Jesucristo, asumiendo gradualmente una actitud contemplativa. Y la tercera fase señala que la Iglesia en oración, acogiendo la palabra del Señor, se transforma y recibe aliento para el arrepentimiento, la conversión, la perseverancia, el crecimiento en el amor y la orientación para el camino.

Saludo a los peregrinos de lengua española, en particular a los fieles de la diócesis de Santander, acompañados por su Obispo, así como a los demás grupos provenientes de España, Argentina, Venezuela, Colombia, México y otros países latinoamericanos. Invito a todos a descubrir la presencia de Cristo en nuestra vida. Mientras más oremos, con constancia e intensidad, mejor nos asimilaremos a Jesús, y Él entrará en nuestra existencia y la guiará, colmándonos de alegría y paz. Muchas gracias.

[01100-04.01] [Texto original: Español]

Sintesi della catechesi in lingua portoghese

Queridos irmãos e irmãs,

No âmbito da «escola de oração», que vos tenho vindo a propor, quero hoje falar da oração no Apocalipse, o último livro do Novo Testamento. Na primeira parte deste livro, vemos a oração viva e palpitante da assembleia cristã reunida no domingo, «no dia do Senhor». Envolvida pelo amor do Senhor, a assembleia sente-se livre dos laços do pecado e proclama-se como «reino» de Jesus Cristo: isto é, pertence só a Ele. Reconhece a grande missão, recebida no Baptismo, de levar ao mundo a presença de Deus. Conclui esta sua celebração de louvor, fixando o olhar directamente em Jesus e, com entusiasmo crescente, reconhece que Ele detém a glória e o poder para salvar a humanidade. O «ámen» final conclui o hino de louvor a Cristo Senhor. Tudo isto nos ensina que a nossa oração, feita muitas vezes só de pedidos, deve, pelo contrário, ser sobretudo louvor a Deus pelo seu amor, pelo dom de Jesus Cristo, que nos trouxe força, esperança e salvação.

Amados fiéis brasileiros de Nossa Senhora das Dores e de São Bento e São Paulo, a graça e a paz de Jesus Cristo para todos vós e demais peregrinos de língua portuguesa. Quanto mais e melhor souberdes rezar, tanto mais sereis parecidos com o Senhor e Ele entrará verdadeiramente na vossa vida. É na oração que melhor podereis dar conta desta presença de Jesus em vós, recebendo serenidade, esperança e força na vossa vida. Tudo isto vos desejo, com a minha Bênção.

[01101-06.01] [Texto original: Português]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua slovacca

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca

Pozdrawiam serdecznie pielgrzymów polskich. Apokalipsa świętego Jana Apostoła uczy nas modlitwy, która rodzi poczucie bliskości Chrystusa, uświadamia Jego obecność i działanie w nas oraz w dziejach świata. On jest naszą mocą i nadzieją. Darzy nas radością i pokojem. Prośmy, by On sam przewodził naszemu życiu i nam błogosławił. Niech będzie pochwalony Jezus Chrystus.

[Saluto cordialmente i pellegrini polacchi. L’Apocalisse di San Giovanni Apostolo ci insegna la preghiera che genera il senso della vicinanza di Cristo, ci rende consapevoli della Sua presenza e la Sua azione in noi e nella storia del mondo. Lui è la nostra forza e la nostra speranza. Ci dona la grazia e la pace. Preghiamo perché Lui stesso sia la guida della nostra vita e ci benedica. Sia lodato Gesù Cristo.]

[01102-09.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua slovacca

S láskou pozdravujem účastníkov Púte Ordinariátu ozbrojených síl a zborov pod vedením jeho biskupa Františka Rábeka ako aj skupinu študentov a učiteľov Gymnázia svätého Jána Bosca z Bardejova.
Bratia a sestry, vaša návšteva Ríma počas Roka, v ktorom si Cirkev na Slovensku pripomína svätého Cyrila a Metoda, nech posilní vašu vernosť Kristovi a Apoštolskému Stolcu. Rád vás žehnám.

Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto con affetto i partecipanti al Pellegrinaggio dell’Ordinariato militare guidato dal loro Vescovo S.E. Mons. František Rábek, come pure il gruppo degli studenti e docenti del Ginnasio di San Giovanni Bosco di Bardejov.
Fratelli e sorelle, la vostra visita a Roma nell’Anno nel quale la Chiesa in Slovacchia ricorda i Santi Cirillo e Metodio, rafforzi la vostra fedeltà a Cristo e alla Sede Apostolica. Volentieri vi benedico.
Sia lodato Gesù Cristo!]

[01103-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

Saluto in lingua croata 

Srdačno pozdravljam hodočasnike hrvatskoga jezika, posebno učenike nadbiskupske klasične gimnazije u Splitu.
Potičem vas da žarko molite za dar nade i snage u svojem životu. Hvaljen Isus i Marija.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua croata, in particolare gli studenti del liceo classico arcivescovile di Spalato. Vi esorto a pregare con intensità per ricevere speranza e forza nella vostra vita. Siano lodati Gesù e Maria.]

[01104-AA.01] [Testo originale: Croato] 

Saluto in lingua italiana

Cari fratelli e sorelle, rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i Vescovi e i sacerdoti ex-alunni del Collegio Urbano, che ricordano il 40° di Ordinazione sacerdotale. Auguri. Saluto i giovani di Pesaro accompagnati dal loro Pastore Mons. Coccia; i ragazzi di Lucca che hanno ricevuto la Cresima, qui convenuti con il loro Vescovo Mons. Italo Castellani; gli altri ragazzi, provenienti da varie Regioni, che si apprestano a ricevere il Sacramento della Confermazione. Saluto altresì i rappresentanti della Pia Società San Gaetano. Auguro a tutti che questa visita alle tombe degli Apostoli vi rinsaldi nell'adesione a Cristo e vi renda suoi testimoni nelle vostre famiglie e nelle vostre comunità ecclesiali.

Saluto infine tutti i giovani qui presenti, le persone ammalate e gli sposi novelli. Cari giovani, tornando dopo le vacanze alle consuete attività quotidiane, riprendete anche il ritmo regolare del vostro dialogo con Dio, che infonda luce in voi e attorno a voi. Cari ammalati, trovate sostegno e conforto nel Signore Gesù, che continua la sua opera di redenzione nella vita di ogni uomo. E voi, cari sposi novelli, sappiate coltivare la dimensione spirituale, affinché la vostra unione sia sempre solida e profonda. Grazie.

[01105-01.02] [Testo originale: Italiano]

[B0489-XX.01]