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L’UDIENZA GENERALE, 16.05.2012


L’UDIENZA GENERALE

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE  

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

APPELLO DEL SANTO PADRE

L’Udienza Generale di questa mattina si è svolta alle ore 10.30 in Piazza San Pietro dove il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato gruppi di pellegrini e fedeli giunti dall’Italia e da ogni parte del mondo.

Nel discorso in lingua italiana il Papa ha incentrato la sua meditazione sulla preghiera nelle Lettere di San Paolo.

Dopo aver riassunto la Sua catechesi in diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto particolari espressioni di saluto ai gruppi di fedeli presenti. Quindi ha rivolto un appello per la Giornata Internazionale delle Famiglie.

L’Udienza Generale si è conclusa con il canto del Pater Noster e la Benedizione Apostolica impartita insieme ai Vescovi presenti.

CATECHESI DEL SANTO PADRE IN LINGUA ITALIANA  

Cari fratelli e sorelle,

nelle ultime catechesi abbiamo riflettuto sulla preghiera negli Atti degli Apostoli, oggi vorrei iniziare a parlare della preghiera nelle Lettere di san Paolo, l’Apostolo delle genti. Anzitutto vorrei notare come non sia un caso che le sue Lettere siano introdotte e si chiudano con espressioni di preghiera: all’inizio ringraziamento e lode, e alla fine augurio affinché la grazia di Dio guidi il cammino delle comunità a cui è indirizzato lo scritto. Tra la formula di apertura: «ringrazio il mio Dio per mezzo di Gesù Cristo» (Rm 1,8), e l’augurio finale: la «grazia del Signore Gesù Cristo sia con tutti voi» (1Cor 16,23), si sviluppano i contenuti delle Lettere dell’Apostolo. Quella di san Paolo è una preghiera che si manifesta in una grande ricchezza di forme che vanno dal ringraziamento alla benedizione, dalla lode alla richiesta e all’intercessione, dall’inno alla supplica: una varietà di espressioni che dimostra come la preghiera coinvolga e penetri tutte le situazioni della vita, sia quelle personali, sia quelle delle comunità a cui si rivolge.

Un primo elemento che l’Apostolo vuole farci comprendere è che la preghiera non deve essere vista come una semplice opera buona compiuta da noi verso Dio, una nostra azione. È anzitutto un dono, frutto della presenza viva, vivificante del Padre e di Gesù Cristo in noi. Nella Lettera ai Romani scrive: «Allo stesso modo anche lo Spirito viene in aiuto alla nostra debolezza: non sappiamo infatti come pregare in modo conveniente, ma lo Spirito stesso intercede con gemiti inesprimibili» (8,26). E sappiamo come è vero quanto dice l'Apostolo: «Non sappiamo come pregare in modo conveniente». Vogliamo pregare, ma Dio è lontano, non abbiamo le parole, il linguaggio, per parlare con Dio, neppure il pensiero. Solo possiamo aprirci, mettere il nostro tempo a disposizione di Dio, aspettare che Lui ci aiuti ad entrare nel vero dialogo. L'Apostolo dice: proprio questa mancanza di parole, questa assenza di parole, eppure questo desiderio di entrare in contatto con Dio, è preghiera che lo Spirito Santo non solo capisce, ma porta, interpreta, presso Dio. Proprio questa nostra debolezza diventa, tramite lo Spirito Santo, vera preghiera, vero contatto con Dio. Lo Spirito Santo è quasi l'interprete che fa capire a noi stessi e a Dio che cosa vogliamo dire.

Nella preghiera noi sperimentiamo, più che in altre dimensioni dell’esistenza la nostra debolezza, la nostra povertà, il nostro essere creature, poiché siamo posti di fronte all’onnipotenza e alla trascendenza di Dio. E quanto più progrediamo nell’ascolto e nel dialogo con Dio, perché la preghiera diventi il respiro quotidiano della nostra anima, tanto più percepiamo anche il senso del nostro limite, non solo davanti alle situazioni concrete di ogni giorno, ma anche nello stesso rapporto con il Signore. Cresce allora in noi il bisogno di fidarci, di affidarci sempre più a Lui; comprendiamo che «non sappiamo… come pregare in modo conveniente» (Rm 8,26). Ed è lo Spirito Santo che aiuta la nostra incapacità, illumina la nostra mente e scalda il nostro cuore, guidando il nostro rivolgerci a Dio. Per san Paolo la preghiera è soprattutto l’operare dello Spirito nella nostra umanità, per farsi carico della nostra debolezza e trasformarci da uomini legati alle realtà materiali in uomini spirituali. Nella Prima Lettera ai Corinti dice: «Ora, noi non abbiamo ricevuto lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Dio per conoscere ciò che Dio ci ha donato. Di queste cose noi parliamo, con parole non suggerite dalla sapienza umana, bensì insegnate dallo Spirito, esprimendo cose spirituali in termini spirituali» (2,12-13). Con il suo abitare nella nostra fragilità umana, lo Spirito Santo ci cambia, intercede per noi e ci conduce verso le altezze di Dio (cfr Rm 8,26).

Con questa presenza dello Spirito Santo si realizza la nostra unione a Cristo, poiché si tratta dello Spirito del Figlio di Dio, nel quale siamo resi figli. San Paolo parla dello Spirito di Cristo (cfr Rm 8,9), e non solo dello Spirito di Dio. E' ovvio: se Cristo è il Figlio di Dio, il suo Spirito è anche Spirito di Dio e così se lo Spirito di Dio, Spirito di Cristo, divenne già molto vicino a noi nel Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, lo Spirito di Dio diventa anche spirito umano e ci tocca; possiamo entrare nella comunione dello Spirito. E' come se dicesse che non solamente Dio Padre si è fatto visibile nell’Incarnazione del Figlio, ma anche lo Spirito di Dio si manifesta nella vita e nell’azione di Gesù, di Gesù Cristo, che ha vissuto, è stato crocifisso, è morto e risorto. L’Apostolo ricorda che «nessuno può dire "Gesù è Signore", se non sotto l’azione dello Spirito Santo» (1Cor 12,3). Dunque lo Spirito orienta il nostro cuore verso Gesù Cristo, in modo che «non siamo più noi a vivere, ma Cristo vive in noi» (cfr Gal 2,20). Nelle sue Catechesi sui Sacramenti, riflettendo sull’Eucaristia, sant’Ambrogio afferma: «Chi si inebria dello Spirito è radicato in Cristo» (5, 3, 17: PL 16, 450).

E vorrei adesso evidenziare tre conseguenze nella nostra vita cristiana quando lasciamo operare in noi non lo spirito del mondo, ma lo Spirito di Cristo come principio interiore di tutto il nostro agire.

Anzitutto con la preghiera animata dallo Spirito siamo messi in condizione di abbandonare e superare ogni forma di paura o di schiavitù, vivendo l’autentica libertà dei figli di Dio. Senza la preghiera che alimenta ogni giorno il nostro essere in Cristo, in una intimità che cresce progressivamente, ci troviamo nella condizione descritta da san Paolo nella Lettera ai Romani: non facciamo il bene che vogliamo, bensì il male che non vogliamo (cfr Rm 7,19). E questa è l'espressione dell'alienazione dell'essere umano, della distruzione della nostra libertà, per le circostanze del nostro essere per il peccato originale: vogliamo il bene che non facciamo e facciamo ciò che non vogliamo, il male. L’Apostolo vuole far capire che non è anzitutto la nostra volontà a liberarci da queste condizioni, e neppure la Legge, bensì lo Spirito Santo. E poiché «dove c’è lo Spirito del Signore c’è libertà» (2Cor 3,17), con la preghiera sperimentiamo la libertà donata dallo Spirito: una libertà autentica, che è libertà dal male e dal peccato per il bene e per la vita, per Dio. La libertà dello Spirito, continua san Paolo, non s’identifica mai né con il libertinaggio, né con la possibilità di fare la scelta del male, bensì con il «frutto dello Spirito che è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza e dominio di sé» (Gal 5,22). Questa è la vera libertà: poter realmente seguire il desiderio del bene, della vera gioia, della comunione con Dio e non essere oppresso dalle circostanze che ci chiedono altre direzioni.

Una seconda conseguenza che si verifica nella nostra vita quando lasciamo operare in noi lo Spirito di Cristo, è che il rapporto stesso con Dio diventa talmente profondo da non essere intaccato da alcuna realtà o situazione. Comprendiamo allora che con la preghiera non siamo liberati dalle prove o dalle sofferenze, ma possiamo viverle in unione con Cristo, con le sue sofferenze, nella prospettiva di partecipare anche della sua gloria (cfr Rm 8,17). Molte volte, nella nostra preghiera, chiediamo a Dio di essere liberati dal male fisico e spirituale, e lo facciamo con grande fiducia. Tuttavia spesso abbiamo l’impressione di non essere ascoltati e allora rischiamo di scoraggiarci e di non perseverare. In realtà non c’è grido umano che non sia ascoltato da Dio e proprio nella preghiera costante e fedele comprendiamo con san Paolo che «le sofferenze del tempo presente non ostacolano la gloria futura che sarà rivelata in noi» (Rm 8,18). La preghiera non ci esenta dalla prova e dalle sofferenze, anzi – dice san Paolo - noi «gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo» (Rm 8, 26); egli dice che la preghiera non ci esenta dalla sofferenza ma la preghiera ci permette di viverla e affrontarla con una forza nuova, con la stessa fiducia di Gesù, il quale – secondo la Lettera agli Ebrei - «nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo dalla morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito» (5,7). La risposta di Dio Padre al Figlio, alle sue forti grida e lacrime, non è stata la liberazione dalle sofferenze, dalla croce, dalla morte, ma è stata un esaudimento molto più grande, una risposta molto più profonda; attraverso la croce e la morte, Dio ha risposto con la risurrezione del Figlio, con la nuova vita. La preghiera animata dallo Spirito Santo porta anche noi a vivere ogni giorno il cammino della vita con le sue prove e sofferenze, nella piena speranza, nella fiducia in Dio che risponde come ha risposto al Figlio.

E, terzo, la preghiera del credente si apre anche alle dimensioni dell’umanità e dell’intero creato, facendosi carico dell’«ardente aspettativa della creazione, protesa verso la rivelazione dei figli di Dio» (Rm 8,19). Questo significa che la preghiera, sostenuta dallo Spirito di Cristo che parla nell’intimo di noi stessi, non rimane mai chiusa in se stessa, non è mai solo preghiera per me, ma si apre alla condivisione delle sofferenze del nostro tempo, degli altri. Diventa intercessione per gli altri, e così liberazione da me, canale di speranza per tutta la creazione, espressione di quell’amore di Dio che è riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito che ci è stato dato (cfr Rm 5,5). E proprio questo è un segno di una vera preghiera, che non finisce in noi stessi, ma si apre per gli altri e così mi libera, così aiuta per la redenzione del mondo.

Cari fratelli e sorelle, san Paolo ci insegna che nella nostra preghiera dobbiamo aprirci alla presenza dello Spirito Santo, il quale prega in noi con gemiti inesprimibili, per portarci ad aderire a Dio con tutto il nostro cuore e con tutto il nostro essere. Lo Spirito di Cristo diventa la forza della nostra preghiera «debole», la luce della nostra preghiera «spenta», il fuoco della nostra preghiera «arida», donandoci la vera libertà interiore, insegnandoci a vivere affrontando le prove dell’esistenza, nella certezza di non essere soli, aprendoci agli orizzonti dell’umanità e della creazione «che geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Grazie.

[00662-01.01] [Testo originale: Italiano]

SINTESI DELLA CATECHESI NELLE DIVERSE LINGUE 

Sintesi della catechesi in lingua francese

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Sintesi della catechesi in lingua francese  

Chers frères et sœurs, après avoir réfléchi sur la prière dans le livre des Actes des Apôtres, je voudrais commencer aujourd’hui à parler de la prière dans les Lettres de Saint Paul. L’Apôtre des gentils présente la prière dans une grande richesse de formes et la fait pénétrer toutes les réalités personnelles et communautaires. Pour lui, la prière est avant tout le fruit de la présence vivifiante du Père et de Jésus Christ en nous par l’Esprit Saint. Plus nous progressons dans le dialogue avec Dieu, plus nous percevons le sens de nos limites et le besoin de nous confier toujours au Seigneur. Par sa présence et son action dans notre fragilité, l’Esprit du Père et du Fils nous transforme, réalise notre union au Christ. Il est le principe intérieur de toute notre action. Il nous rend capable d’abandonner toute peur et tout esclavage pour vivre la liberté des fils de Dieu, qui est une liberté pour le bien et la vie. Lorsque l’Esprit du Christ guide notre prière, notre rapport avec Dieu devient si profond qu’aucune réalité ne peut l’ébranler. Soutenue par l’Esprit du Christ, la prière du croyant s’ouvre au partage des souffrances de son temps et devient un canal d’espérance pour toute l’humanité. Chers amis, comme nous l’enseigne Saint Paul, ouvrons-nous à la présence et à l’action du Saint Esprit.

Je salue les pèlerins francophones, en particulier les Frères du Sacré-Cœur, les Maronites de Cotonou, les fidèles venus d’Haïti et de la Réunion, les Amis de Madeleine Delbrel et tous les jeunes ! Puissiez-vous laisser l’Esprit habiter en vous et y imprimer le visage du Christ pour devenir libres et capables de vivre dans l’amour de Dieu et des autres. Bon pèlerinage à tous !

[00663-03.01] [Texte original: Français]

Sintesi della catechesi in lingua inglese  

Dear Brothers and Sisters,

In our catechesis on Christian prayer, we now turn to the teaching of the Apostle Paul. Saint Paul’s letters show us the rich variety of his own prayer, which embraces thanksgiving, praise, petition and intercession. For Paul, prayer is above all the work of the Holy Spirit within our hearts, the fruit of God’s presence within us. The Spirit comes to the aid of our weakness, teaching us to pray to the Father through the Son. In the eighth chapter of the Letter to the Romans, Paul tells us that the Spirit intercedes for us, unites us to Christ and enables us to call God our Father. In our prayer, the Holy Spirit grants us the glorious freedom of the children of God, the hope and strength to remain faithful to the Lord amid our daily trials and tribulations, and a heart attentive to the working of God’s grace in others and in the world around us. With Saint Paul, let us open our hearts to the presence of the Holy Spirit, who prays with us and leads us to an ever deeper union in love with the Triune God.

I greet all the English-speaking visitors present at today’s Audience, including those from, Ireland, India, Indonesia, Japan, the Philippines, Canada and the United States. I welcome in particular the pilgrimage groups from Australia. Upon you and your families I cordially invoke the joy and peace of the Risen Lord.

I am pleased to greet Cardinal Oscar Rodríguez Maradiaga, President of Caritas Internationalis, together with Members of the Executive Board and Representative Council. Your presence here today expresses your communion with the Successor of Peter and your readiness to welcome the new juridical framework of your organization. I thank you for this and I am certain that the new structures will support and encourage your important service to those most in need.

[00664-02.01] [Original text: English]

Sintesi della catechesi in lingua tedesca  

Liebe Brüder und Schwestern!

In der Reihe der Katechesen über das Gebet möchte ich heute zu den Gebeten des heiligen Paulus übergehen und fragen, was wir aus seinen Briefen lernen können. Die Briefe des hl. Paulus schließen immer mit einem Segenswunsch – das war damals allgemein üblich –, aber sie beginnen auch fast alle mit einem Dankgebet oder einem Lobpreis. Paulus unterbricht seine Ausführungen immer wieder mit Abschnitten von Segen und Dank, Lob und Bitte, mit Hymnen und Anrufungen. Diese Vielfalt weist darauf hin, daß das Beten gleichsam immer auf dem Grunde seines Denkens da ist, und zeigt auch, wie vielgestaltig es ist, wie intensiv es alle Situationen des Lebens – des einzelnen wie der Gemeinde – durchdringt. Das Gebet ist kein frommes Werk, das wir Gott darbringen, das man gelegentlich verrichtet. Es ist eine innere Haltung, die zugleich ein Geschenk Gottes ist. Er ist es, der uns überhaupt öffnet, der uns den Anstoß gibt, daß wir an ihn denken können, daß wir uns auf ihn hin ausrichten können. Der Heilige Geist ist nach Paulus der Vermittler, gleichsam der Dolmetscher in unserem Reden mit Gott. Er hilft uns, beten zu lernen, und er überträgt unsere armselige Sprache auf Gott hin, so daß sie ihn anrührt. Aus uns selber verstehen wir die Sprache Gottes nicht, können wir gleichsam nicht mit ihm reden, weil es eine fremde Sprache ist. Paulus sagt: »Wir wissen nicht, wie wir beten sollen, aber der Heilige Geist tritt für uns ein« (Röm 8,26). Er steht uns bei: Wenn wir uns auftun, lernen wir langsam durch seinen Beistand mit Gott zu reden, stellen wir uns gleichsam auf ihn ein, kommen in Berührung mit ihm. Der Heilige Geist zeigt uns Jesus. Paulus sagt: »Keiner kann sagen: Jesus ist der Herr!, wenn er nicht aus dem Heiligen Geist redet« (1 Kor 12,3), das heißt, wenn wir Jesus wirklich als den erkennen, der er ist, als unseren Herrn, dann wirkt in uns der Heilige Geist, und dann sind wir schon auf dem Weg zu Gott. Wenn wir den Geist als Führer unseres Gebetes zulassen, ergeben sich drei Konsequenzen: Erstens macht uns das vom Geist angeregte Gebet frei. Es führt zur Freiheit vom Bösen, von diesem Zwang zu tun, was wir eigentlich selber gar nicht wollen, und eröffnet uns die Freude am Guten, die Freude am Mitsein mit Gott, läßt uns die Schönheit dessen spüren und läßt uns so innerlich freier werden. Zweitens hilft uns das Gebet, auch im Leiden in der Nähe Gottes zu bleiben. Natürlich bitten wir Gott, daß er uns das Leiden erspart, daß er uns den Schmerz wegnimmt, daß er uns vor dem Tod behütet. Gott hört jedes Gebet, und er erhört es auf seine Weise. Christus selber hat, wie der Hebräerbrief sagt, mit lautem Schreien und Tränen zu Gott gerufen, er möge ihn vor dem Tod bewahren (vgl. Hebr 5,7). Gott hat ihn erhört, sagt der Hebräerbrief, aber nicht dadurch, daß er ihm das Kreuz ersparte, sondern dadurch, daß er ihm Kraft gab, es anzunehmen, und dadurch daß, er ihn dann auferweckte und mehr Leben gab, als er im Fleische, wie wir sagen würden, haben konnte. So ist es auch bei uns. Gott erhört nicht die Gebete so, daß er uns vom Leiden befreit. Wir brauchen es. Aber er erhört uns so, daß wir darin wachsen und reifen auf das eigentliche Leben, auf die Auferstehung hin. Und endlich drittens: Der Heilige Geist erzeugt Gemeinschaft. Wer mit dem Heiligen Geist, mit Jesus Christus betet, betet nie für sich allein, sondern wird im Beten geöffnet für die anderen, stellt sein eigenes Wollen zurück gegenüber dem, was die Gemeinschaft will, wirkt damit mit am Heil des Ganzen. Wir sind von der Gemeinschaft der Betenden mitgetragen, sie hilft uns beten. Sie ist die Art, wie der Geist zu uns kommt, und werden dann in der Fürbitte für die Geschwister, die wir in Christus sind, reicher und reifer und lernen Gott immer tiefer kennen und werden so mehr wir selber.

Von Herzen grüße ich die Pilger und Besucher aus den Ländern deutscher Sprache wie auch die Schüler aus den Niederlanden. Besonders danke ich auch der Blaskapelle von Dettingen für das schöne »Großer Gott«. Herzlichen Dank! Der Heilige Geist stärke und entflamme unser armseliges Gebet, er schenke uns die wahre Freiheit und das Licht, das Gute zu erkennen. Er geleite euch auf allen euren Wegen.

Sintesi della catechesi in lingua spagnola  

Queridos hermanos y hermanas:

Hoy quiero comenzar a tratar la oración en las Cartas de san Pablo, que las inicia y termina siempre con una plegaria, y que en su epistolario nos ha dejado una riquísima gama de formas de orar. Para el Apóstol, la oración no es una obra buena hecha a Dios, sino un don del Señor, la acción de su Espíritu en nosotros. En el texto que hemos escuchado, Pablo canta al Espíritu, manifestando cómo en la oración nos damos cuenta de nuestra pequeñez y de la necesidad que tenemos de fiarnos y encomendarnos a Él. Así, el Espíritu viene en ayuda de nuestra debilidad y nos trasforma. El Espíritu del Hijo de Dios nos hace hijos y nos orienta hacia Él, para que no seamos nosotros los que vivamos, sino que sea Cristo quien viva en nosotros. La obra del Espíritu nos libera de la esclavitud del pecado, nos une radicalmente a Cristo, incluso en la cruz, pues los sufrimientos ya no pueden apartarnos de Él, y nuestros gemidos son un canto de esperanza. Por último, nos abre al clamor de los hermanos, de modo que nuestra intercesión exprese siempre el amor que Dios ha derramado en nuestros corazones.

Saludo cordialmente a los grupos de lengua española, en particular al de la Institución Teresiana, en el centenario de su fundación y fiel servicio a la Iglesia, así como a los provenientes de España, México, Costa Rica, Guatemala, Argentina y otros países latinoamericanos. Invito a todos a pedir al Señor, que su Espíritu sea nuestra fuerza para afrontar las pruebas con la esperanza de estar radicados en Dios. Muchas gracias.

[00666-04.01] [Texto original: Español]

Sintesi della catechesi in lingua portoghese  

Queridos irmãos e irmãs,

Para São Paulo, a oração é sobretudo o Espírito Santo em acção dentro de nós. Ele orienta o nosso coração para Jesus Cristo, a ponto de podermos dizer: «Já não sou eu que vivo, é Cristo que vive em mim». Habitando na nossa fragilidade humana, o Espírito intercede por nós com gemidos inefáveis e conduz-nos para as alturas de Deus. Muitas vezes rezamos a Deus, para que nos livre de males e tribulações; mas temos a impressão de não ser ouvidos e… desanimamos. Ora, não há grito humano que não seja ouvido por Deus; e é precisamente na oração constante e fiel que compreendemos, com São Paulo, que «os sofrimentos do tempo presente não impedem a glória futura de se revelar em nós». A resposta do Pai a seu Filho não foi a libertação imediata dos sofrimentos, da cruz, da morte, mas precisamente através da cruz e da morte – como expressão do amor supremo – Deus respondeu, para além de todas as expectativas humanas, com a ressurreição.

Amados peregrinos de língua portuguesa, em particular os vários grupos vindos do Brasil, cuja peregrinação se detém hoje junto do túmulo de São Pedro e neste Encontro com o seu Sucessor: Obrigado pela vossa presença e oração! A todos saúdo, confiando à Virgem Maria os vossos corações e os vossos passos para que neles se mantenha viva a luz de Deus. Para vós e vossas famílias, a minha Bênção!

[00667-06.01] [Texto original: Português]

SALUTI PARTICOLARI NELLE DIVERSE LINGUE  

Saluto in lingua polacca

Saluto in lingua croata

Saluto in lingua ceca

Saluto in lingua slovacca

Saluto in lingua ucraina

Saluto in lingua bulgara

Saluto in lingua italiana

Saluto in lingua polacca  

Witam uczestniczących w tej audiencji pielgrzymów polskich. Bracia i siostry, klękając do codziennej modlitwy bądźmy otwarci na działanie Ducha Świętego. Święty Paweł nam przypomina, że sam Duch wstawia się za nami w błaganiach, gdy nie umiemy się modlić tak, jak trzeba. Prośmy Chrystusa, by wspierał naszą modlitwę mocą swego Ducha, opromieniał ją swoim światłem, uczynił ją zgodną z wolą Bożą. Wam wszystkim tu obecnym i waszym bliskim z serca błogosławię.

[Do il mio benvenuto ai pellegrini polacchi partecipanti a quest’udienza. Fratelli e sorelle, inginocchiandoci per la preghiera quotidiana ci apriamo all’azione dello Spirito Santo. San Paolo ci ricorda che è lo stesso Spirito a intercedere per noi con gemiti inesprimibili. Domandiamo a Cristo di sostenere la nostra preghiera con la potenza del Suo Spirito, di illuminarla con la Sua luce, di renderla conforme alla volontà di Dio. Benedico di cuore voi qui presenti e i vostri cari.]

[00668-09.01] [Testo originale: Polacco]

Saluto in lingua croata  

Radosno pozdravljam sve hrvatske hodočasnike, a osobito profesore i studente Visoke škole za međunarodne odnose i diplomaciju iz Zagreba. Dragi prijatelji, prošle nam je nedjelje Krist dao temelj svakog odnosa, a to je: Ljubite jedni druge kao što sam ja vas ljubio! Nosite ovu zapovijed u svom srcu i vršite je uvijek i na svakom mjestu. Hvaljen Isus i Marija!

[Con gioia saluto tutti i pellegrini croati, particolarmente i docenti e gli studenti della Scuola superiore per i rapporti internazionali e di diplomazia di Zagabria. Cari amici, domenica scorsa Cristo ci ha dato il fondamento di ogni relazione, cioè: Amatevi gli uni gli altri, come io vi ho amati! Portate questo comandamento nel vostro cuore e praticatelo sempre e in ogni luogo. Siano lodati Gesù e Maria!]

[00669-AA.01] [Testo originale: Croato]

Saluto in lingua ceca  

Zdravím české poutníky na cestě víry k hrobům apoštolů a po stopách svatého Benedikta. Ať modlitba na těchto místech posílí vaši víru a naději.

[Saluto i pellegrini della Repubblica Ceca, in cammino di fede alle tombe degli Apostoli e ai luoghi di San Benedetto. Auspico che queste soste di preghiera rafforzino la vostra fede e sostengano la vostra speranza.]

[00670-AA.01] [Testo originale: Ceco]

Saluto in lingua slovacca  

S láskou pozdravujem slovenských pútnikov, osobitne z farností Nové Mesto nad Váhom, Humenné, Tulčík, Žilina a Rajecká Lesná. Bratia a sestry, Cirkev na Slovensku zajtra bude sláviť sviatok Nanebovstúpenia. Pán má pripravené miesto pre každého a očakáva nás. Tam, na nebeskú domovinu, nech sú nasmerované naše myšlienky i skutky. Zo srdca vás žehnám. Pochválený buď Ježiš Kristus!

[Saluto con affetto i pellegrini slovacchi, specialmente quelli provenienti dalle parrocchie di Nové Mesto nad Váhom, Humenné, Tulčík, Žilina e Rajecká Lesná. Fratelli e sorelle, la Chiesa in Slovacchia domani celebrerà la festa dell’Ascensione. Il Signore ha preparato un posto per ognuno e ci attende. I nostri pensieri e le nostre opere siano rivolti verso la patria celeste. Di cuore vi benedico. Sia lodato Gesù Cristo!]

[00671-AA.01] [Testo originale: Slovacco]

Saluto in lingua ucraina  

Вітаю військовиків з України, учасників військового паломництва до Люрду, і заохочую їх великодушно трудитись для безпеки та миру, з радістю даючи свідчення Євангелію Христа.

[Saluto i militari provenienti dall’Ucraina, partecipanti al pellegrinaggio militare a Lourdes, e li incoraggio a lavorare generosamente per la sicurezza e la pace, testimoniando con gioia il Vangelo di Cristo. Cristo è risorto!]

[00672-AA.01] [Testo originale: Ucraino]

Saluto in lingua bulgara  

Поздравявам поклонниците от България. Скъпи приятели, поверявам вас и вашата Родина на Дева Мария: нека Нейното Непорочно Сърце винаги ви води в търсенето на истината и истинския мир. Да бъде хвален Исус Христос.

[Saluto i pellegrini provenienti dalla Bulgaria. Cari amici affido voi e la vostra Patria alla Vergine Maria: il suo Cuore Immacolato vi guidi sempre nella ricerca della verità e dell’autentica pace. Sia lodato Gesù Cristo.]

[00673-AA.01] [Testo originale: Bulgaro]

Saluto in lingua italiana

Rivolgo ora un cordiale saluto ai pellegrini di lingua italiana, in particolare ai fedeli dell’Arcidiocesi de L’Aquila, accompagnati dal loro Pastore Mons. Giuseppe Molinari, come pure a quelli di Rocca Santo Stefano qui convenuti con il loro Vescovo Mons. Domenico Sigalini: invoco su ciascuno una rinnovata effusione di grazia divina per una sempre più feconda e lieta adesione a Cristo. Saluto i genitori e gli alunni della Scuola «Regina Apostolorum» delle Suore Francescane dell’Immacolata in Roma, ed auspico che continui con rinnovato slancio spirituale l’opera educativa e sociale iniziata cinquant’anni orsono. Saluto i sacerdoti e i diaconi del Collegio Urbano di Roma, assicurando la mia preghiera affinché siano rafforzati nei generosi propositi di fedeltà alla chiamata del Signore.

Il mio pensiero va ora ai rappresentanti della Comunità cattolica «Shalom». Cari amici, voi festeggiate il 30° anniversario di fondazione. Grazie per la vostra presenza! Questa ricorrenza, come pure l’approvazione dei vostri statuti, siano di incoraggiamento a proseguire con entusiasmo nella testimonianza evangelica. Ma vedo già il vostro entusiasmo! Vi accompagno con la mia preghiera e la mia benedizione, affinché possiate essere gioiosi strumenti dell’amore e della misericordia di Dio tra quanti incontrate nel vostro impegno missionario.

Il mio pensiero si rivolge adesso ai giovani, ai malati ed agli sposi novelli. La Solennità dell’Ascensione del Signore, che domani celebreremo, ci invita a guardare a Gesù che, salendo al cielo, affida agli Apostoli il mandato di portare il suo messaggio di salvezza in tutto il mondo. Cari giovani, impegnatevi a mettere il vostro entusiasmo a servizio del Vangelo. Voi, cari malati, vivete le vostre sofferenze uniti al Signore, per offrire un contributo prezioso alla crescita del Regno di Dio. E voi, cari sposi novelli, testimoniate l’amore di Cristo con il vostro amore coniugale.

[00674-01.01] [Testo originale: Italiano]

APPELLO DEL SANTO PADRE  

Ieri, martedì 15 maggio, si è celebrata la Giornata Internazionale delle Famiglie, istituita dalle Nazioni Unite e dedicata quest’anno all’equilibrio fra due questioni strettamente connesse: la famiglia e il lavoro. Quest’ultimo non dovrebbe ostacolare la famiglia, ma piuttosto sostenerla e unirla, aiutarla ad aprirsi alla vita e ad entrare in relazione con la società e con la Chiesa. Auspico, inoltre, che la Domenica, giorno del Signore e Pasqua della settimana, sia giorno di riposo e occasione per rafforzare i legami familiari.

[00675-01.01] [Testo originale: Italiano]

[B0281-XX.01]