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MESSAGGIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL TURISMO 2009, 10.07.2009


MESSAGGIO DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL TURISMO 2009

TESTO IN LINGUA ITALIANA

TESTO IN LINGUA INGLESE 

TESTO IN LINGUA FRANCESE

TESTO IN LINGUA TEDESCA

TESTO IN LINGUA SPAGNOLA

Pubblichiamo di seguito il Messaggio del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in occasione della Giornata Mondiale del Turismo 2009, che quest’anno sarà celebrata il 27 settembre sul tema: "Il turismo, celebrazione della diversità":

TESTO IN LINGUA ITALIANA

Il tema della Giornata Mondiale del Turismo, proposto dalla competente Organizzazione Mondiale, Il turismo, celebrazione della diversità, ci apre cammini di incontro con l’uomo nella sua diversità, nella sua ricchezza antropologica.

La diversità è un fatto, una realtà, ma, come ci ricorda Papa Benedetto XVI, è pure un dato positivo, un bene, e non una minaccia o un pericolo, al punto tale da volere egli che “le persone accettino non soltanto l'esistenza della cultura dell'altro, ma desiderino anche riceverne un arricchimento”[1].

L'esperienza della diversità è propria dell'esistenza umana, anche perché lo sviluppo di ciascuno procede per tappe diversificanti, che favoriscono la crescitae la maturazione personale. Si tratta di una scoperta progressiva che, nel confronto con chi e quanto ci circonda, ci distingue dal diverso da noi.

Nella valutazione positiva del diverso osserviamo un paradosso: se da un lato si constata, in questo tempo di globalizzazione, che le culture e le religioni si avvicinano sempre più, e che nel cuore di tutte le culture sboccia un autentico desiderio di pace, d’altro lato si verificano incomprensioni, ci sono pregiudizi e malintesi profondamente radicati, che elevano barriere e alimentano divisioni. È il timore in noi del diverso, dello sconosciuto.

Dobbiamo quindi impegnarci per trasformare la discriminazione, la xenofobia e l’intolleranza in comprensione e mutua accettazione, percorrendo le strade del rispetto, dell’educazione e del dialogo aperto, costruttivo e vincolante.

In questo sforzo la Chiesa ha un ruolo importante, partendo da quella profonda convinzione di Paolo VI nell’enciclica Ecclesiam suam che “la Chiesa deve entrare in dialogo con il mondo in cui essa vive. La Chiesa si fa parola, la Chiesa si fa messaggio, la Chiesa si fa conversazione”[2]. È dialogo costruttivo e sincero che, per essere autentico, “deve evitare cedimenti al relativismo e al sincretismo ed essere animato da sincero rispetto per gli altri e da generoso spirito di riconciliazione e di fraternità”[3].

In questa prospettiva, il turismo, in quanto pone a contatto con altri modi di vivere, altre religioni e forme di vedere il mondo e la sua storia[4], è pure un’occasione di dialogo e di ascolto, e costituisce un invito a non chiudersi nella propria cultura, ma ad aprirsi e confrontarsi con modi di pensare e vivere diversi[5]. Non deve sorprendere pertanto che settori estremisti e gruppi terroristici di indole fondamentalista indichino il turismo come un pericolo e un obiettivo da distruggere. La conoscenza reciproca aiuterà - lo speriamo ardentemente - a costruire una società più giusta, solidale e fraterna.

           L’esperienza iniziale dell’uomo circa la diversità è oggi vissuta anche nel mondo virtuale, megalopoli cosmica offerta permanentemente a ciascuno. Grazie a questa prima forma di “turismo”, virtuale, cinematico, la diversità è osservata da vicino, facilitando la prossimità del lontano diverso. È questo “turismo” il primo a consacrare la diversità.

           Ma è soprattutto il turismo inteso come spostamento fisico, che evidenzia la diversità naturale, ecologica, sociale, culturale, patrimoniale e religiosa, e ci fa scoprire anche il lavoro compiuto insieme, la cooperazione fra popoli, l'unità degli esseri umani nella magnifica e conturbante diversità delle sue realizzazioni.

           Nella scoperta della diversità appaiono tuttavia paradossi e limiti: se il turismo si sviluppa in assenza di un'etica di responsabilità, parallelamente prende corpo il pericolo della uniformità e della bellezza come “fascinatio nugacitatis” (cfr. Sap 4,12). Accade così, per esempio, che gli autoctoni possono fare per i turisti spettacolo delle loro tradizioni offrendo la diversità come un prodotto commerciale, solo per lucro.

           Tutto ciò esige uno sforzo, tanto da parte del visitatore che dell’autoctono accogliente, di assumere atteggiamenti di apertura, rispetto, vicinanza, fiducia in modo che nel desiderio di incontrare gli altri, rispettandoli nella loro diversità personale, culturale e religiosa, si aprano al dialogo e alla comprensione[6].

La diversità si fonda nel mistero di Dio. La Parola creatrice sta all’origine della ricchezza delle specie, con distacco di colui/colei che è “immagine e somiglianza” di Dio. Questa Parola biblica poetica è quella della diversità, fondatrice dell'identità di ogni creatura, essendo il Creatore il primo a contemplare la bellezza-bontà di tutto ciò che Egli ha fatto (cfr. Gen 1). E Dio è anche quella forza meravigliosa, principio di unità di tutte le diversità, che appaiono come “una manifestazione particolare dello Spirito per l'utilità comune” (1 Cor 12,7). Nel contemplare la diversità, l'uomo scopre le tracce del divino nelle orme dell'umano. E per il credente, l’insieme delle diversità apre cammini per avvicinarsi all’infinita grandezza di Dio.Come fenomeno possibile di consacrazione della diversità, per noi il turismo può essere cristiano, strada aperta alla sua confessione contemplativa.

           Dio affida alla Chiesa il compito di forgiare in Cristo Gesù, grazie allo Spirito, una nuova creazione, ricapitolando in Lui (cfr. Ef 1,9-10) tutto il tesoro della diversità umana che il peccato ha trasformato in divisione e conflitti[7], affinché contribuisca “alla fondazione, nello Spirito della Pentecoste, di una nuova società nella quale le diverse lingue e culture non costituiranno più confini insuperabili, come dopo Babele, ma in cui, proprio in tale diversità, è possibile realizzare un nuovo modo di comunicazione e di comunione”[8].

           Sono pensieri, questi, che possono incoraggiare nell'impegno quanti si occupano della pastorale specifica del turismo, specialmente verso chi soffre in qualche modo per tale fenomeno, che pur è segno del nostro tempo e porta con sé aspetti positivi che abbiamo sottolineati di nuovo in occasione della recente celebrazione dei 40 anni di pubblicazione del Direttorio Peregrinans in terra.

           Il soffio divino vinca ogni xenofobia, discriminazione, razzismo, renda vicini coloro che sono lontani, nella contemplazione della unità/diversità di una famiglia umana benedetta da Dio. È lo Spirito che riunisce nell'unità e nella pace, nell'armonia e nel mutuo riconoscimento. In Lui vi è ordine e bontà nei sette giorni della creazione. Entri, Egli, anche nella travagliata storia umana, grazie pure al turismo.

 Dal Vaticano, 24 giugno 2009

X Antonio Maria Vegliò
Presidente

X Agostino Marchetto
 Arcivescovo Segretario 

 
[1]Benedetto XVI, Messaggio in occasione della giornata di studio sul tema “Culture e religioni in dialogo” organizzata dalPontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e dal Pontificio Consiglio della Cultura, 3 dicembre 2008: L’Osservatore Romano, n. 287 (45.027), 9-10 dicembre 2008, p. 1. Nella stessa linea si esprimeva Giovanni Paolo II: “Estraniarsi dalla realtà della diversità o - peggio - tentare di estinguere quella diversità significa precludersi la possibilità di sondare le profondità del mistero della vita umana. La verità sull’uomo è l’immutabile criterio con cui tutte le culture vengono giudicate; ma ogni cultura ha qualcosa da insegnare circa l’una dimensione o l’altra di quella complessa verità. Pertanto la ‘differenza’, che alcuni trovano così minacciosa, può divenire, mediante un dialogo rispettoso, la fonte di una più profonda comprensione del mistero dell’esistenza umana” (Discorso all’Assemblea Generale dell’ONU nel 50º anniversario della sua fondazione, 5 ottobre 1995, n. 10: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 -1995-, Libreria Editrice Vaticana, 1998, p. 738).
[2] Paolo VI, Lettera enciclica Ecclesiam suam, 6 agosto 1964, n. 67: AAS LVI (1964), p. 639.
[3] Benedetto XVI, Messaggio in occasione della giornata di studio sul tema “Culture e religioni in dialogo”, l.c.
[4] Cfr.Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi (La carità di Cristo verso i migranti), 3 maggio 2004, n. 30:AASXCVI (2004), p. 778.
[5] “Figlio della propria cultura, il viaggiatore, il turista, parte all’incontro/scontro con i figli di un’altra cultura e, se entra in dialogo con essa, accetta di lasciarsi interpellare dagli elementi atti ad arricchire il suo patrimonio intellettuale, spirituale e culturale. Può essere portato quindi a rimettere in questione un certo numero di comportamenti, di considerazioni a priori, anche di credenze che influiscono sulla sua vita di tutti i giorni”(Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Documento Finale della IV Riunione Europea sulla Pastorale del Turismo, 29-30 aprile 2009, n. 34).
[6] Cfr. Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale del Turismo, 16 luglio 2005:Insegnamenti di Benedetto XVI, I (2005), Libreria Editrice Vaticana, 2006, p. 339.
[7] Cfr.Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Istruzione Erga migrantes caritas Christi (La carità di Cristo verso i migranti), l.c., n. 102.
[8]Ibidem, n. 89.

[01112-01.01] [Testo originale: Italiano]

TESTO IN LINGUA INGLESE

 Theme: Tourism - celebrating diversity

 “Tourism - celebrating diversity”, the theme of World Tourism Day 2009 proposed by the relevant World Organization, opens for us ways of meeting with human beings, with their diversity, their anthropological richness. 

Diversity is a fact, a reality, but, as Pope Benedict XVI reminds us, it is also a positive factor, something good, and not a threat or a danger, up to the point that the Holy Father wants “people not only [to] accept the existence of other cultures but also desire to be enriched by them.”[1].

The experience of diversity belongs to human existence, also because each one’s development advances by diversifying steps that promote the person’s growth and maturity process. It is a progressive discovery, as we compare ourselves with people and everything around us, thus distinguishing ourselves from what is unlike us. 

In positively evaluating what is different, we note a contradiction. On one hand we observe that in this time of globalization, cultures and religions approach each other more and more, and that in the heart of all cultures, an authentic desire for peace is emerging. On the other hand, we see misunderstandings, prejudices and deeply rooted misconceptions that raise barriers and nurture divisions. This is the fear that is in us of what is different, unknown.  

We must therefore do everything we can to transform discrimination, xenophobia and intolerance into understanding and mutual acceptance, through the roads of respect, education and open, constructive and binding dialogue. 

In seeking to do this, the Church has an important role to play, starting with Paul VI’s deep conviction, expressed in the encyclical Ecclesiam suam, that “theChurch must enter into dialogue with the world in which it lives. It has something to say, a message to give, a communication to make.[2] This means a constructive and sincere dialogue which, to be authentic, “must avoid sinking into relativism and syncretism and must be inspired by sincere respect for others and by a generous spirit of reconciliation and fraternity.[3]

From this perspective, tourism is also an occasion for dialogue and listening, inasmuch as it puts people in contact with other ways of living, other religions, other ways of seeing the world and its history.[4] It is likewise an invitation not to withdraw into one’s own culture, but to be open and face different ways of thinking and living.[5] It should not be surprising, therefore, that extremist sectors and terrorist groups of a fundamentalist nature indicate tourism as a danger and an objective to destroy. Mutual knowledge – let us ardently hope – will help in building a more just, supportive and fraternal society. 

           People’s initial experience regarding diversity takes place today also in the virtual world, a cosmic megalopolis permanently offered to everyone. Thanks to this first form of “tourism”, which is virtual and kinematic, diversity is observed at a close range, facilitating a proximity of the different one who is distant. It is this “tourism” that first celebrates diversity. 

           However, it is above all tourism understood as a physical mobility, that underlines natural, ecological, social, cultural, patrimonial and religious diversity. It also allows us to discover the work done together, cooperation among peoples, unity among human beings in the magnificent and disturbing diversity of its achievements.

           However, in discovering diversity, contradictions and limits appear. If tourism develops in the absence of an ethic of responsibility, there would at the same time be the danger of uniformity and of beauty as “fascinatio nugacitatis” (cfr. Wis 4:12). What happens, for example, is that local residents make of their traditions a show for tourists, offering diversity as a commercial product, only for lucrative purposes.

           All this requires an effort, both on the part of the visitors and of the local residents who welcome, to assume an attitude of openness, respect, nearness, trust in such a way that, motivated by their desire to meet others, respecting their personal, cultural and religious diversity, they will be open to dialogue and understanding.[6]

The foundation of diversity lies in the mystery of God. The Word that creates is at the origin of the richness of the species, particularly of him/her who is the “image and likeness” of God. This poetical biblical Word is diversity, source of the identity of every creature, since the Creator was the first to contemplate the beauty-goodness of everything that He made (cf. Gen 1). And God is also that wonderful force which is the principle of unity of all differences, seen as a “manifestation of the Spirit … given for some benefit (1 Cor 12:7). In contemplating diversity, the human person discovers traces of the divine in the footprints of what is human. And for the believer, differences as a whole open ways by which one can draw near the infinite greatness of God. As a phenomenon having the possibility of celebrating diversity, tourism, for us, can be Christian, an open road to contemplative confession.   

           God entrusts the Church with the task of forging a new creation in Jesus Christ – thanks to the Spirit – recapitulating in Him (cf. Eph 1:9-10) all the treasures of human diversity that sin has transformed into division and conflict,[7] so that, “in the Spirit of Pentecost”, it may contribute “to the foundation of a new society, in which the different languages and cultures no longer constitute inviolable confines, as after Babel, but in which this very diversity can realize a new manner of communication and communion.”[8]

           These are reflections that can encourage the commitment of those who are involved in the specific pastoral care of tourism, especially towards those who suffer in some way due to the phenomenon. This, however, is a sign of our time and brings with it positive aspects. We stressed this once again on the occasion of the recent celebration of the 40th anniversary of the publication of the Directory Peregrinans in terra.

           May the divine breath of life win over every xenophobia, discrimination, racism, and bring nearer those who are far away, through a contemplation of the unity/diversity of a human family blessed by God. It is the Spirit that gathers together in unity and peace, in harmony and mutual recognition. In Him, there is order and beauty in the seven days of creation. May He, too, enter the tormented history of humankind, thanks also to tourism.

 From the Vatican, 24 June 2009

 XAntonio Maria Vegliò
 President

 XAgostino Marchetto
  Archbishop Secretary 

 
[1]Benedict XVI, Message on the occasion of the Study Day on the theme “Culture and Religions in Dialogue”, organized by the Pontifical Councils for Interreligious Dialogue and for Culture, 3 December 2008: L’Osservatore Romano, n. 287 (45.027), 9-10 December 2008, p. 1. Along the same line, John Paul II affirmed: “To cut oneself off from the reality of difference — or, worse, to attempt to stamp out that difference — is to cut oneself off from the possibility of exploring the depths of the mystery of human life. The truth about man is the unchangeable standard by which all cultures are judged; but every culture has something to teach us about one or other dimension of that complex truth. Thus the ‘difference’ which some find so threatening can, through respectful dialogue, become the source of a deeper understanding of the mystery of human existence” (Address to the fiftieth General Assembly of the United Nations, 5 October 1995, n. 10: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 -1995-, Vatican City 1998, p. 738).
[2]Paul VI, Encyclical Letter Ecclesiam suam, 6 August 1964, n. 65: AAS LVI (1964), p. 639.
[3]Benedict XVI, Message on the occasion of the Study Day on the theme “Culture and Religions in Dialogue”, l.c.
[4]Cf.Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People, Instruction Erga migrantes caritas Christi (The love of Christ towards migrants), 3 May 2004, n. 30:AASXCVI (2004), p. 778.
[5]“As children of their own culture, travelers, tourists, take off for the encounter/clash with children of another culture. If they start a dialogue with it, they agree to let themselves be questioned by the elements that can enrich their intellectual, spiritual and cultural patrimony. This may lead them to put up for question some behaviors, a priori considerations and even beliefs that influence their everyday lives”(Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People, Final Document of the Fourth European Meeting on the Pastoral Care of Tourism, 29-30 April 2009, no. 34).
[6] Cf. Benedict XVI, Message on the occasion of World Tourism Day, 16 July 2005:Insegnamenti di Benedetto XVI, I (2005), Vatican City 2006, p. 339.
[7]Cf.Pontifical Council for the Pastoral Care of Migrants and Itinerant People, Instruction Erga migrantes caritas Christi (The love of Christ towards migrants),no. 102, l.c.
[8]Ibid., no. 89.

[01112-02.01] [Original text: English]

  TESTO IN LINGUA FRANCESE

  Thème :Le tourisme,consécration de la diversité

            Le thème de la Journée Mondiale du Tourisme, proposé par l’Organisation compétente, à savoir l’Organisation Mondiale du Tourisme, Le tourisme, consécration de la diversité, nous ouvre des chemins de rencontre avec l’homme dans sa diversité, dans sa richesse anthropologique.

            La diversité est un fait, une réalité, mais, comme nous le rappelle le Pape Benoît XV, c’est également une donnée positive, un bien et non pas une menace ou un danger, au point qu’il souhaite « que les personnes acceptent non seulement l'existence de la culture de l’autre, mais souhaitent également en faire une source d'enrichissement »[1].

            L’expérience de la diversité est propre à l’expérience humaine, notamment parce que le développement de chacun procède par étapes de diversification, qui favorisent la croissance et la maturation personnelle. Il s’agit d’une découverte progressive qui, grâce à la confrontation avec tous ceux qui nous entourent, nous distingue de ce qui est différent de nous.

            Dans l’évaluation positive de la différence, nous observons un paradoxe : si, d’un côté, on constate, en cette époque de mondialisation, que les cultures et les religions se rapprochent toujours plus et que dans le cœur de toutes les cultures naît un authentique désir de paix, d’un autre côté des incompréhensions se manifestent, ainsi que des préjugés et des malentendus profondément enracinés, qui dressent des barrières et alimentent des divisions. C’est la crainte en nous de la différence, de l’inconnu. 

           Nous devons donc nous engager pour transformer la discrimination, la xénophobie et l’intolérance en compréhension et en acceptation mutuelle, en parcourant les voies du respect, de l’éducation et du dialogue ouvert, constructif et liant.

            Dans cet effort, l’Eglise a un rôle important, en partant de cette profonde conviction de Paul VI dans l’encyclique Ecclesiam suam, selon laquelle « L’Eglise doit entrer en dialogue avec le monde dans lequel elle vit. L’Eglise se fait parole, l’Eglise se fait message, l’Eglise se fait conversation »[2]. C’est un dialogue constructif et sincère qui, pour être authentique, « doit éviter de céder au relativisme et au syncrétisme et être animé par un respect sincère pour les autres et un esprit généreux de réconciliation et de fraternité »[3].

            Dans cette perspective, le tourisme, dans la mesure où il met en contact avec d’autres modes de vie, d’autres religions et façons de voir le monde et son histoire[4], est également une occasion de dialogue et d’écoute ; il constitue une invitation à ne pas s’enfermer dans sa propre culture, mais à s’ouvrir et à se confronter avec des façons de penser et de vivre différentes[5]. Il ne faut donc pas être surpris si des secteurs extrémistes et des groupes terroristes à caractère fondamentaliste considèrent le tourisme comme un danger et un objectif à détruire. La connaissance réciproque aidera – nous l’espérons ardemment – à édifier une société plus juste, solidaire et fraternelle.

            L’expérience initiale de l’homme quant à la diversité est aujourd’hui vécue dans le monde virtuel, mégapole cosmique offerte en permanence à chacun. Grâce à cette première forme de « tourisme », virtuel, cinématique, la diversité est observée de près, facilitant la proximité avec la différence lointaine. Ce « tourisme » est le premier à consacrer la diversité.

            Mais c’est surtout le tourisme entendu comme déplacement physique, qui met en évidence la diversité naturelle, écologique, sociale, culturelle, patrimoniale et religieuse, et qui nous fait découvrir aussi le travail fait ensemble, la coopération entre les peuples, l’unité des êtres humains dans la magnifique et troublante diversité de ses réalisations.

            La découverte de la diversité fait toutefois apparaître des paradoxes et des limites : si le tourisme se développe en l’absence d’une éthique de responsabilité, parallèlement prend corps le danger de l’uniformité et de la beauté comme « fascinatio nugacitatis » (cf. Sg 4, 12). Il arrive ainsi, par exemple, que les autochtones puissent, pour les touristes, faire spectacle de leurs traditions en offrant la diversité comme un produit commercial, simplement par lucre.

            Tout ceci exige un effort, aussi bien de la part du visiteur que de l’autochtone qui accueille, pour adopter des attitudes d’ouverture, de respect, de proximité, de confiance, de façon à ce que, dans le désir de rencontrer les autres, en les respectant dans leur diversité personnelle, culturelle et religieuse, ils s’ouvrent au dialogue et à la compréhension[6].

            La diversité se fonde dans le mystère de Dieu. La Parole créatrice est à l’origine de la richesse des espèces, avec un détachement par rapport à celui/celle qui est « image et ressemblance » de Dieu. Cette Parole biblique poétique est celle de la diversité et fonde l’identité de toute créature, le Créateur étant le premier à contempler la beauté-bonté de tout ce qu’Il a fait (cf. Gn 1). Et Dieu est également cette merveilleuse force, principe d’unité de toutes les diversités, qui apparaissent comme « une manifestation particulière de l’Esprit en vue du bien commun » (1 Co 12, 7). En contemplant la diversité, l’homme découvre les traces du divin dans les traces de l’humain. Et, pour le croyant, l’ensemble des diversités ouvre des chemins à la grandeur infinie de Dieu. Comme phénomène possible de consécration de la diversité, pour nous le tourisme peut être chrétien, route ouverte à sa confession contemplative.

            Dieu confie à l’Eglise la tâche de forger en Jésus-Christ, grâce à l’Esprit, une nouvelle création, récapitulant en Lui (cf. Ep 1, 9-10) tout le trésor de la diversité humaine que le péché a transformé en division et en conflits[7], afin qu’elle contribue « à la fondation, dans l’Esprit de Pentecôte, d’une société nouvelle dans laquelle les différentes langues et cultures ne constitueront plus des barrières infranchissables, comme après Babel, mais permettront, dans la diversité, de créer un nouveau mode de communication et de communion »[8].

            Ce sont là des pensées qui peuvent encourager les efforts de tous ceux qui s’occupent de la pastorale spécifique du tourisme, en particulier envers ceux qui souffrent d’une manière ou d’une autre de ce phénomène qui est un signe de notre temps et porte en soi des aspects positifs que nous avons de nouveau souligné à l’occasion de la récente célébration des 40 ans de la publication du Directoire Peregrinans in terra.

            Que le souffle divin l’emporte sur toute xénophobie, discrimination et racisme ; qu’il rapproche ceux qui sont éloignés, dans la contemplation de l’unité/diversité d’une famille humaine bénie de Dieu. C’est l’Esprit qui réunit dans l’unité et dans la paix, dans l’harmonie et dans la reconnaissance réciproque. En Lui résident l’ordre et la bonté dans les sept jours de la création. Qu’Il entre aussi dans l’histoire humaine tourmentée, grâce notamment au tourisme.

 Du Vatican, le 24 juin 2009  

XAntonio Maria Vegliò
Président 

                                                                                 X Agostino Marchetto
                                                                                 Archevêque Secrétaire



[1]Benoît xvi, Message à l’occasion de la journée d’étude sur le thème : « Cultures et religions en dialogue » organisée par le Conseil Pontifical pour le Dialogue Interreligieux et par le Conseil Pontifical de la Culture, 3 décembre 2008 : L’Osservatore Romano, n° 287 (45.027), 9-10 dicembre 2008, p. 1. Jean-Paul II s’exprimait dans la même ligne : « Faire abstraction des diversités réelles - ou, pire encore, tenter d’abolir ces diversités -, cela revient à se priver de la possibilité de sonder la profondeur du mystère de la vie humaine. La vérité sur l’homme est le critère immuable de jugement qui s’applique aux cultures ; mais toute culture a quelque chose à enseigner sur l’une ou l’autre dimension de cette vérité complexe. C'est pourquoi la “ différence ”, que certains trouvent si menaçante, peut devenir, grâce à un dialogue respectueux, la source d’une compréhension plus profonde du mystère de l’existence humaine » (Discours à l’Assemblée Générale des Nations-Unies pour le 50ème anniversaire de sa fondation, 5 octobre 1995, n° 10 : Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 -1995-, Libreria Editrice Vaticana, 1998, p. 738).
[2]Paul vi, Lettre encyclique Ecclesiam suam, 6 août 1964, n° 67 : AAS LVI (1964), p. 639.
[3]Benoît xvi, Message à l’occasion de la Journée d’études sur le thème « Cultures et religions en dialogue », l.c.
[4] Cf. Conseil Pontifical pour la Pastorale des Migrants et des Personnes en déplacement, Instruction Erga migrantes caritas Christi (La Charité du Christ envers les migrants), 3 mai 2004, n° 30 : AAS XCVI (2004), p. 778.
[5]« Fils de sa propre culture, le voyageur, le touriste, part à la rencontre/confrontation avec les fils d’une autre culture et, s’il entre en dialogue avec elle, il accepte de se laisser interpeller par les éléments capables d’enrichir son patrimoine intellectuel, spirituel et culturel. Il peut donc être amené à remettre en question un certain nombre de comportements, de considérations à priori, et même de croyances qui influent sur sa vie de tous les jours », (Conseil Pontifical pour la Pastorale des Migrants et des Personnes en déplacement,, Document Final de la IVème Rencontre Européenne sur la Pastorale du Tourisme, 29-30 avril 2009, n° 34).
[6] Cf. Benoît xvi, Message pour la Journée Mondiale du Tourisme, 16 juillet 2005 : Insegnamenti di Benedetto XVI, I (2005), Libreria Editrice Vaticana, 2006, p. 339.
[7] Cf. Conseil Pontifical pour la Pastorale des Migrants et des Personnes en déplacement, Instruction Erga migrantes caritas Christi (La Charité du Christ envers les migrants), l.c., n° 102.
[8]Ibidem, n° 89.

[01112-03.01] [Texte original: François]

TESTO IN LINGUA TEDESCA

 Thema: Der Tourismus, Feier der Verschiedenheit. 

           Das Thema des Welttags des Tourismus 2009, vorgeschlagen von der zuständigen Welt-Organisation, Der Tourismus, Feier der Verschiedenheit, öffnet uns Wege der Begegnung mit dem Menschen in seiner Verschiedenheit, in seinem anthropologischen Reichtum.

            Die Verschiedenheit ist eine Tatsache, eine Realität, aber sie ist auch, wie uns Papst Benedikt XVI. erinnert, eine positive Gegebenheit, ein Gut und nicht eine Drohung oder eine Gefahr, ja er geht sogar so weit, dass er dem Willen Ausdruck gibt: „dass die Menschen nicht nur die Existenz der Kultur des anderen akzeptieren, sondern auch eine Bereicherung zu erhalten wünschen“[1]

            Die Erfahrung der Verschiedenheit ist typisch für die menschliche Existenz, auch weil die Entwicklung jedes einzelnen in unterschiedlichen Etappen erfolgt, wodurch das persönliche Reifen und Wachsen gefördert wird. Es handelt sich um eine progressive Entdeckung, mit dem und mit was uns umgibt, und uns von der Andersartigkeit des anderen unterscheidet. 

            In der positiven Bewertung der Verschiedenheit stellt sich ein Paradox heraus: wenn wir einerseits in dieser Zeit der Globalisierung eine immer größere Annäherung der Kulturen und der Religionen feststellen können und in den Herzen aller Kulturen das Aufbrechen eines wahren Wunsches nach Frieden, so bewahrheitet sich andererseits ein Unverständnis, es gibt Vorurteile und tief verwurzelte Missverständnisse, durch die Schranken aufgestellt und Teilungen genährt werden. Es ist die Angst in uns vor dem Andersartigen, dem Unbekannten.

            Wir müssen uns also bemühen, Diskriminierung, Fremdenfeindlichkeit und Voreingenommenheit umzuwandeln in ein gegenseitiges Verstehen und Annehmen, und vorangehen auf dem Weg der Achtung, des guten Benehmens und des offenen, konstruktiven und bindenden Dialogs.

            In dieser Bestreben hat die Kirche eine wichtige Rolle, ausgehend von der festen Überzeugung Papst Paul VI., der in seiner Enzyklika Ecclesiam suam, sagt, dass die Kirche in einen Dialog mit der Welt, in der sie lebt eingehen muss. Die Kirche wird Wort, die Kirche wird Botschaft, die Kirche wird Gespräch“[2]Ein Dialog ist konstruktiv und ehrlich, wenn er, um authentisch zu sein, „vermeidet dem Relativismus und dem Synkretismus nachzugeben und beseelt ist von einem ehrlichen Respekt vor dem andern und einem großherzigen Geist der Versöhnung und der Geschwisterlichkeit“[3]. 

            In dieser Perspektive ist der Tourismus auch eine Gelegenheit des Dialogs und des Zuhörens, stellt er doch den Kontakt her mit anderen Lebensmodellen, anderen Religionen und Ansichten der Welt und ihrer Geschichte[4]zu sehen, und lädt dazu ein, sich nicht in der eigenen Kultur zu verschließen, sondern sich zu öffnen, sich auseinander zu setzen mit anderen Denk- und Lebensformen[5]. So darf es nicht verwundern, wenn Extremistengruppen und terroristische Vereinigungen fundamentalistischer Natur, den Tourismus wie eine Gefahr anzeigen und ein Objekt, das zerstört werden muss. Das gegenseitige Kennen lernen wird helfen – so hoffen wir brennend – eine gerechtere, mehr solidarische und geschwisterliche Gesellschaft zu schaffen.

            Die anfängliche Erfahrung des Menschen mit der Andersartigkeit, wird heute auch in der virtuellen Welt gelebt, kosmische Megalopolis, die permanent jedem angeboten wird. Dank dieser ersten Form des virtuellen, kinographischen “Tourismus“ wird die Verschiedenheit aus der Nähe betrachtet und erleichtert so das Näherkommen des fernen Andersartigen. Dies ist der erste Tourismus, der die Verschiedenheit heiligt.

            Aber es ist vor allem der Tourismus, verstanden als physische Fortbewegung, durch die die natürliche, ökologische, soziale, kulturelle, ökonomische und religiöse Verschiedenheit herausgestellt wird. Sie lässt uns aber auch die gemeinsam geleistete Arbeit entdecken, die Zusammenarbeit unter den Völkern, die Einheit der Menschen in ihrer herrlichen und bewegenden Verschiedenheit ihrer Realisierungen. 

            In der Entdeckung der Verschiedenheit stellen sich jedoch auch Paradoxe und Grenzen ein: wenn sich der Tourismus ohne eine Ethik der Verantwortlichkeit entwickelt, tritt gleichlaufend                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  die Gefahr in Form der Einförmigkeit und die Schönheit als „fascinatio nugacitatis“ (vgl. Weish 4,12) auf. So geschieht es, zum Beispiel, dass die Einheimischen für die Touristen ihre Tradition darstellen und so die Verschiedenheit als kommerzielles Produkt anbieten, nur als Erwerbszweck.

            Das alles verlangt ein großes Bemühen seitens der Besucher wie auch der aufnehmenden Einheimischen, eine Haltung der Öffnung, der Achtung, der Nähe, des Vertrauens zu entwickeln, so dass im Wunsch, dem Andern in der Achtung seiner persönlichen, kulturellen und religiösen Verschiedenheit zu begegnen, die Öffnung zum Dialog und zum Verständnis erwächst[6].

            Die Verschiedenheit verschmilzt sich im Geheimnis Gottes. Das schöpferische Wort steht am Ursprung des Reichtums aller Arten von Lebewesen, geringer als der Mensch, den er als sein „Abbild und Gleichnis“ schuf. Dieses biblisch poetische Wort ist das der Verschiedenheit, Begründerin der Identität jedes Geschöpfes, denn er, der Schöpfer ist es, der als erster die Schönheit/Güte all dessen, was er gemacht hat (vgl. Gen 1) bewunderte. Gott ist auch die wunderbare Kraft, Anfang der Einheit aller Verschiedenheiten, die ausgedrückt werden, darin, dass  „Jedem aber die Offenbarung des Geistes geschenkt wird, damit sie anderen nützt“ (1 Kor 12,7). Beim Betrachten der Verschiedenheit entdeckt der Mensch die Zeichen des Göttlichen in den Spuren des Menschlichen. Für den Gläubigen öffnet die Gesamtheit der Verschiedenheit Wege, um sich der unendlichen Größe Gottes zu nähern. Für uns kann als mögliches Phänomen der Heiligung der Verschiedenheit der christliche Tourismus stehen, offener Weg zum kontemplativen Geständnis.

            Gott vertraut also der Kirch die Aufgabe an, in Jesus Christus durch den Geist, eine neue Schöpfung zu schaffen, wie er es gnädig im voraus bestimmt hat. Er hat beschlossen, die Fülle der Zeiten heraufzuführen und in Christus den ganzen Schatz der menschlichen Verschiedenheit zusammenzufassen (vgl. Eph 1,9-10), den die Sünde in Trennung und Konflikte verwandelt hat[7], damit sie im Pfingstgeist beiträgt zu der Gründung einer neuen Gesellschaft, in der die verschiedenen Sprachen und Kulturen nicht mehr unüberwindbare Grenzen darstellen, wie nach Babel, sondern wo gerade diese Verschiedenheit es möglich macht, eine neue Form der Verständigung und der Kommunion zu verwirklichen[8].

                      Dies sind Gedanken, welche die ermutigen können, die in dieser spezifischen Seelsorge des Tourismus arbeiten, mit sich besonders einsetzen für diejenigen, die durch dieses Phänomen in irgend einer Weise leiden. Es handelt sich ja um ein Zeichen unserer Zeit, das geprägt ist von positiven Aspekten, die wir ja bereits hervorgehoben haben bei der kürzlich begangenen Feier des 40. Jahrestags der Veröffentlichung des Direktoriums Peregrinans in terra.

            Möge der Atem Gottes jede Fremdenfeindlichkeit, jede Diskriminierung, jeden Rassismus besiegen und die zusammenführen, die fern von einander sind, in der Kontemplation der Einheit/Verschiedenheit einer von Gott gesegneten menschlichen Familie. Es ist der Geist, der in Einheit und Frieden, in Harmonie und in gegenseitigem Anerkennen vereint. In Ihm ist Ordnung und Güte in den sieben Schöpfungstagen. Trete er ein in diese geplagte Menschengeschichte, dank auch des Tourismus’.

 Ausdem Vatikan, 24. Juni 2009.

 XAntonio Maria Vegliò
Präsident

 XAgostino Marchetto
           Erzbischof Sekretär


[1]Benedikt xvi., Botschaft anlässlich des Studientags zum Thema „Kultur und Religion im Dialog“, organisiert vom Päpstlichen Rat für den inter-religiösen Dialog und vom Präsidenten des Päpstlichen Rates für die Kultur, 3. Dezember 2008: L’Osservatore Romano Nr. 287 (45.027), 9-10 Dezember 2008, S.1. 

Auf derselben Linie drückte sich Papst Johannes Paul II. aus: Sich der Realität der Verschiedenheit zu entfremden – oder, was schlimmer ist, zu versuchen - diese Verschiedenheit auszulöschen, bedeutet, sich die Möglichkeit zu verschließen, das Geheimnis des Menschenlebens in seiner Tiefe zu ergründen. Die Wahrheit über den Menschen ist das unabänderliche Kriterium, nach dem alle Kulturen beurteilt werden; jede Kultur aber hat etwas über die eine oder andere Dimension dieser komplexen Wirklichkeit zu lehren Daher kann die von manchen so bedrohlich empfundene –Verschiedenheit – mit Hilfe eines achtungsvollen Dialogs zur Quelle werden, das Geheimnisses der menschlichen Daseins tiefer zu verstehen (Ansprache an die Generalversammlung der UNO, zum 50. Jahresstag ihrer Gründung, 5. Oktober l995, Nr. 10: Lehren Johannes Paul II.,  XVIII/2 -1995-, Libreria Editrice Vaticana, 1998, S. 738).

[2]Paul vi. Enzyklika Ecclesiam suam, 6.August 1964, Nr.67 AAS LVI (1964) S.639.          
[3]Benedikt xvi., Botschaft anlässlich des Studientags zum Thema „Kultur und Religion im Dialog“, 1c.
[4] Vgl. Päpstlicher Rat der Seelsorge für Die Migranten und Menschen Unterwegs, Instruktion Erga migrantes caritas Christi (Die Liebe Christi zu den Migranten), 3.Mai 2004, Nr. 30 AAS XCVI (2004) S. 778.
[5] “As children of their own culture, travellers, tourists, take off for the encounter/clash with children of another culture.

If they start a dialogue with it, they agree to let themselves be questioned by the element that can enrich their intellectual, spiritual and cultural patrimony. This may lead them to put up for question some behaviors,  a priori, considerations and even beliefs that influence their everyday lives“.(Päpstlicher Rat der Seelsorge für Die Migranten und Menschen Unterwegs, Schlussdokument des IV.Europäischen Treffens über Tourismus-Seelsorge,29.-30. April 2009, Nr. 34).

[6] Vgl. Benedikt xvi., Botschaft zum Welttag des Tourismus, 16. Juli 2005, Lehren Benedikt XVI., 1 (2005), S.339.
[7] Vg. Päpstlicher Rat der Seelsorge für Die Migranten und Menschen Unterwegs Instruktion Erga migrantes caritas Christi ( Die Liebe Christi zu den Migranten),1.c., Nr 102.
[8]Ebd. Nr. 89.

[01112-05.01] [Originalsprache: Deutsch]

TESTO IN LINGUA SPAGNOLA

 Tema: El turismo, consagración de la diversidad

El tema de la Jornada Mundial del Turismo, propuesto por la competente Organización Mundial, El turismo, consagración de la diversidad, nos abre caminos de encuentro con el ser humano en su diversidad, en su riqueza antropológica.

La diversidad es un hecho, una realidad, y, como nos recuerda el Papa Benedicto XVI, es también un hecho positivo, un bien, y no una amenaza o un peligro, a tal punto de desear que “las personas no sólo acepten la existencia de la cultura del otro, sino que también deseen enriquecerse gracias a ella”[1].

La experiencia de la diversidad es propia de la existencia humana, también porque el desarrollo personal avanza por etapas diversificantes, que favorecen el crecimiento y la maduración personal. Se trata de un descubrimiento progresivo que, confrontándonos con quienes y con cuanto nos circunda, nos distingue del que es diverso a nosotros.

En la valoración positiva del diverso observamos una paradoja: si por un lado se constata, en este tiempo de globalización, que las culturas y las religiones se acercan cada vez más, y que en el corazón de todas las culturas brota un auténtico deseo de paz, por otro lado se constatan incomprensiones, existen prejuicios y malentendidos profundamente enraizados, que levantan barreras y alimentan divisiones. Es el miedo a lo diverso, a lo desconocido. 

Debemos trabajar por reemplazar la discriminación, la xenofobia y la intolerancia por la comprensión y la aceptación mutua, recorriendo los caminos del respeto, la educación y el diálogo abierto, constructivo y comprometido.

En este esfuerzo la Iglesia tiene una función importante, partiendo de la profunda convicción manifestada por Pablo VI en la encíclica Ecclesiam suam de que “la Iglesia debe entrar en diálogo con el mundo en que le toca vivir. La Iglesia se hace palabra, la Iglesia se hace mensaje, la Iglesia se hace coloquio”[2]. Es un diálogo constructivo y sincero que, parar ser autentico, “no debe ceder al relativismo y al sincretismo, y debe estar animado por el respeto sincero a los demás y por un generoso espíritu de reconciliación y fraternidad”[3].

Desde esta perspectiva, el turismo, en cuanto pone en contacto con otros modos de vivir, otras religiones, otras formas de ver el mundo y su historia[4], es también una ocasión para el diálogo y la escucha, y constituye una invitación a no cerrarse en la propia cultura, sino a abrirse y confrontarse con modos de pensar y de vivir diversos[5]. Por tanto no debe sorprender que sectores extremistas y grupos terroristas de índole fundamentalista señalen el turismo como un peligro y un objetivo a destruir. El conocimiento mutuo ayudará - lo esperamos ardientemente - a construir una sociedad más justa, solidaria y fraterna.

           La experiencia inicial del hombre respecto a la diversidad es hoy también vivida en el mundo virtual, megalópolis cósmica ofrecida permanentemente a cada uno de nosotros. Gracias a esta primera forma de “turismo”, virtual, cinemático, la diversidad se observa cercana, facilitando la proximidad del diverso lejano. Es este turismo el primero a consagrar la diversidad.

           Pero es sobretodo el turismo, entendido como desplazamiento físico, que evidencia la diversidad natural, ecológica, social, cultural, patrimonial y religiosa, y el que también nos hace descubrir el trabajo compartido, la cooperación entre los pueblos, la unidad de los seres humanos en la magnífica y desconcertante diversidad de sus realizaciones.

           En el descubrimiento de la diversidad aparecen además paradojas y límites: si el turismo se desarrolla en ausencia de una ética de responsabilidad, paralelamente toma cuerpo el peligro de la uniformidad y de la belleza como “fascinatio nugacitatis” (cfr. Sb 4,12). De este modo sucede, por ejemplo, que los autóctonos pueden hacer para los turistas espectáculo de sus tradiciones, ofreciendo la diversidad como un producto comercial, solo por lucro.

           Todo eso exige un esfuerzo, tanto por parte del visitante como del autóctono que acoge, de asumir comportamiento de apertura, respeto, cercanía, confianza, de modo que en el deseo de encontrar a los demás, respetándolos en su diversidad personal, cultural y religiosa, se abran al diálogo y a la comprensión[6].

La diversidad se fundamenta en el misterio de Dios. La Palabra creadora está en el origen de la riqueza de las especies, especialmente de aquél/aquella que es “imagen y semejanza” de Dios. Esta Palabra bíblica poética es aquella de la diversidad, fundadora de identidad de cada criatura, siendo el Creador el primero a contemplar la belleza-bondad de todo aquello que Él ha hecho (cfr. Gen 1). Y Dios es también esa fuerza maravillosa, principio de unidad de todas las diversidades, que aparecen como “una manifestación particular del Espíritu para el bien común” (1 Cor 12,7). Contemplando la diversidad, el hombre descubre las huellas del divino en las pisadas humanas. Y para el creyente, el conjunto de las diversidades abre caminos para acercarse a la infinita grandeza de Dios. Como fenómeno posible de consagración de la diversidad, para nosotros el turismo puede ser cristiano, camino abierto a su confesión contemplativa.

           Dios confía a la Iglesia la tarea de forjar en Cristo Jesús, gracias al Espíritu, una nueva creación, recapitulando en Él (cfr. Ef 1,9-10) todo el tesoro de la diversidad humana que el pecado ha transformado en división y conflictos[7], de modo que contribuya “a la creación en el Espíritu de Pentecostés de una nueva sociedad en la que las distintas lenguas y culturas ya no constituirán límites insuperables, como después de Babel, sino en la cual, precisamente en esa diversidad, es posible realizar una nueva manera de comunicación y de comunión”[8].

           Son pensamientos estos que pueden animar en el compromiso de cuantos se ocupan de la pastoral específica del turismo, especialmente en su atención a quien sufre de cualquier modo por tal fenómeno, que es también signo de nuestro tiempo y trae consigo aspectos positivos que hemos nuevamente subrayado con ocasión de la reciente celebración del 40 aniversario de la publicación del Directorio Peregrinans in terra.

           El soplo divino venza toda xenofobia, discriminación, racismo, vuelva cercanos aquellos que están lejanos, en la contemplación de la unidad/diversidad de una familia humana bendecida por Dios. Es el Espíritu que reúne en la unidad y en la paz, en la armonía y en el mutuo aprecio. En Él hay orden y bondad a lo largo de los siete días de la creación. Que Él entre, asimismo, en la difícil historia humana, gracias también al turismo.

 Ciudad del Vaticano, 24 junio 2009

   XAntonio Maria Vegliò
Presidente

 XAgostino Marchetto
 Arzobispo Secretario


[1]Benedicto XVI, Mensaje con ocasión de una jornada de estudio sobre el tema “Culturas y religiones en dialogo” organizada por elPontificio Consejo para el Diálogo Interreligioso y el Pontificio Consejo de la Cultura, 3 diciembre 2008: L’Osservatore Romano, n. 287 (45.027), 9-10 diciembre 2008, p. 1. En la misma línea se manifestaba Juan Pablo II: “Querer ignorar la realidad de la diversidad - o, peor aún, tratar de anularla - significa excluir la posibilidad de sondear las profundidades del misterio de la vida humana. La verdad sobre el hombre es el criterio inmutable con el que todas las culturas son juzgadas, pero cada cultura tiene algo que enseñar acerca de una u otra dimensión de aquella compleja verdad. Por tanto la ‘diferencia’, que algunos consideran tan amenazadora, puede llegar a ser, mediante un diálogo respetuoso, la fuente de una comprensión más profunda del misterio de la existencia humana” (Discurso a la Asamblea General de la ONU en el 50º aniversario de su fundación, 5 octubre 1995, n. 10: Insegnamenti di Giovanni Paolo II, XVIII/2 -1995-, Libreria Editrice Vaticana, 1998, p. 738).
[2]Pablo VI, Carta encíclica Ecclesiam suam, 6 agosto 1964, n. 67: AAS LVI (1964), p. 639.
[3]Benedicto XVI, Mensaje con ocasión de una jornada de estudio sobre el tema “Culturas y religiones en dialogo”, l.c.
[4]Cfr.PontificioConsejo para la Pastoral de los Emigrantes e Itinerantes, Instrucción Erga migrantes caritas Christi (La caridad de Cristo hacia los migrantes), 3 mayo 2004, n. 30:AASXCVI (2004), p. 778.
[5]“Hijo de su propia cultura, el viajante, el turista, sale al encuentro/desencuentro de los hijos de otra cultura y, si entra en diálogo con ella, acepta dejarse interpelar por los elementos que enriquecen su patrimonio intelectual, espiritual y cultural. Puede ser llevado, en consecuencia, a cuestionar algunos de sus comportamientos, de sus prejuicios, e incluso de las creencias que influyen en su vida cotidiana”(Pontificio Consejo para la Pastoral de los Emigrantes e Itinerantes, Documento Final de la IV Reunión Europea de Pastoral del Turismo, 29-30 abril 2009, n. 34).
[6] Cfr. Benedicto XVI, Mensaje con ocasión de la Jornada Mundial del Turismo, 16 julio 2005:Insegnamenti di Benedetto XVI, I (2005), Libreria Editrice Vaticana, 2006, p. 339.
[7]Cfr.PontificioConsejo para la Pastoral de los Emigrantes e Itinerantes, Instrucción Erga migrantes caritas Christi (La caridad de Cristo hacia los migrantes), l.c., n. 102.
[8]Ibidem, n. 89.

[01112-04.01] [Texto original: Español]

[B0467-XX.02]