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NOTA: PASSATO E PRESENTE DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA ROMENA, 16.12.2005


NOTA: PASSATO E PRESENTE DELLA CHIESA GRECO-CATTOLICA ROMENA

In Romania il cristianesimo è penetrato dapprima nella parte danubiana dell’Impero Romano e poi nell’antica Dacia. Nel medioevo, i Romeni del nord erano ancora in contatto con gli «Olahi Romani» e con i monasteri di Mitroviţsa, l’antica Sirmium, capitale dell’Illirico e patria di S. Demetrio, il grande Santo dei Romeni e di tutti i Balcani.

Dopo la fondazione dei Principati, i cattolici risultano presenti nelle principali città della Valacchia. In questa epoca, la prima attività missionaria cattolica conosciuta è quella svolta dai Domenicani per l’evangelizzazione dei Cumani. Il Vescovo Teodorico, installatosi nel 1227 a Milcov, dipendeva direttamente da Roma. Con l’invasione mongolica del 1241 la sede vescovile sparì, sussistendo solo quale titolo onorifico per circa tre secoli. Altrettanto effimeri furono i Vescovati di rito latino di Severin (1246), di Siret (1370), di Argeş (1381) e di Baia (1413). Anche a Cetatea Albă (Akkerman) si parla di un Vescovo cattolico sotto Stefano il Grande, fino alla conquista della città da parte dei Turchi (1484). Dal secolo XVII in poi la cura dei fedeli fu affidata al Vescovo di Nicopoli, in Bulgaria, ed a Visitatori o Prefetti Apostolici. Solo il 27 aprile 1883 Leone XIII fondava le diocesi latine di Iaşi e di Bucarest.

Nel 1700, la quasi totalità dei Romeni di Transilvania, con a capo il proprio Vescovo Atanasio, si unì a Roma, conservando il rito orientale. Nel 1721 la residenza vescovile fu trasferita da Alba Iulia a Făgăras e successivamente, sotto il Vescovo Innocenzo Micu Klein, a Blaj (1737), città che con le sue scuole doveva essere un focolare di rinascita nazionale per tutti i Romeni.

Il 6 giugno 1777, Pio VI creò per i greco-cattolici una nuova Eparchia ad Oradea. Il 26 novembre 1853, Pio IX ne eresse altre due, a Gherla ed a Lugoj, e le sottomise, assieme a quella di Oradea, all’Eparchia di Blaj, elevata nella stessa data a sede Metropolitana con il titolo di Alba Iulia e Făgăraş.

All’inizio del mese di ottobre del 1948, il regime comunista che aveva preso il potere nel Paese iniziò una politica tesa alla soppressione della Chiesa greco-cattolica romena che, a quel tempo, contava circa 1.500.000, raggruppati in sei circoscrizioni ecclesiastiche. Il Governo depose tutti i Vescovi greco-cattolici e cominciò a raccogliere, con la frode ed il terrore, le firme per il passaggio «spontaneo» all’Ortodossia, intervenendo prima presso i sacerdoti e poi presso i fedeli.

Fu proprio nel giorno del 250° anniversario dell’unione dei fedeli di rito orientale con la Chiesa Cattolica, il 21 ottobre 1948, che il Governo comunista ordinò il loro passaggio alla Chiesa ortodossa. I sei Vescovi greco-cattolici, che erano riusciti a seguire il loro gregge, furono arrestati e detenuti in attesa di processo. Furono subito trasferite agli ortodossi quattro cattedrali cattoliche e si procedette al sequestro delle scuole e degli ospedali cattolici.

Il 1° dicembre 1948, un Decreto del Presidio della Grande Assemblea Nazionale dichiarava estinte le diocesi, le comunità religiose e tutte le altre istituzioni della Chiesa greco-cattolica, e ne incamerava i beni, salvo quelli delle parrocchie, attribuendoli alla Chiesa ortodossa.

In questo tempo di sofferenza e di persecuzione, va ricordato il luminoso esempio di due ecclesiastici della Chiesa greco-cattolica romena: S.E. Mons. Iuliu Hossu e S.E.R. il Card. Alexandru Todea. Arrestato insieme con centinaia di sacerdoti e di fedeli che si erano rifiutati di abbandonare la fede cattolica, S.E.R. Mons. Iuliu Hossu (1885-1970) cominciò a vivere quello che lui stesso chiamò "il Calvario della Chiesa", la "via delle Beatitudini" e la lunga peregrinazione da un carcere all’altro. Dal suo domicilio coatto, Mons. Hossu intensificò le preghiere per la Chiesa. Ogni anno faceva pervenire al Presidente della Repubblica un pro-memoria, dove invocava il rispetto delle leggi nazionali e degli impegni internazionali nei confronti della Chiesa greco-cattolica. Nel 1969, Papa Paolo VI manifestò la sua stima per il Presule invitandolo ad accettare la dignità cardinalizia. Poiché egli pregò il Papa di lasciarlo accanto al suo gregge, fu creato Cardinale in pectore. L’annuncio venne dato solo nel Concistoro del 5 marzo 1973, tre anni dopo la sua morte.

Il Cardinale Alexandru Todea (1912-2002) lavorò in cura d’anime in varie parrocchie fino all’ignobile soppressione della Chiesa greco-cattolica romena. Il 4 luglio 1950 fu eletto alla Chiesa titolare di Cesaropoli e il 19 novembre successivo ricevette clandestinamente l’ordinazione episcopale nella Cattedrale di San Giuseppe a Bucarest. Nel 1951 fu arrestato, processato e condannato al carcere a vita. Nel 1964 venne amnistiato. Il 14 marzo 1990, dopo la caduta del regime comunista, ricevette la nomina ad Arcivescovo di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni. Si impegnò nella riorganizzazione della vita ecclesiale. Nel marzo 1991 fu eletto primo Presidente della Conferenza dei Vescovi della Romania. Papa Giovanni Paolo II, di v.m., lo creò e pubblicò Cardinale nel Concistoro del 28 giugno 1991 e lo abbracciò, con commozione, nella Cattedrale di San Giuseppe a Bucarest l’8 maggio 1999, in occasione del suo pellegrinaggio in Romania. L’eroica testimonianza del Card. Todea ha aiutato la Chiesa greco-cattolica di Romania a resistere all’implacabile persecuzione comunista. La figura del Card. Todea non rappresenta solo la grande storia cristiana del popolo romeno, ma è motivo di speranza per la costruzione di un suo futuro migliore.

Dopo il ritorno alla democrazia nel dicembre 1989, la Gerarchia greco-cattolica in Romania è stata ripristinata. L’aspetto più specifico della testimonianza di quella Chiesa è la radicalità del suo rifiuto di ogni compromesso con il potere ateo, per rivendicare il destino più vero dell’uomo e il posto che Dio deve avere nella sua vita. È una Chiesa che in questi sedici anni, con rinnovata vitalità, ha ripreso il suo posto nella Chiesa universale.

Di recente, alcune proprietà confiscate dal regime comunista e passate alla Chiesa Ortodossa sono tornate alla Chiesa greco-cattolica. Si possono menzionare in particolare le Cattedrali di Cluj, Făgăraş, Lugoj e Oradea Mare. Tali positivi sviluppi fanno ben sperare che la Commissione Mista di Dialogo tra la Chiesa greco-cattolica e la Chiesa Ortodossa possa riprendere i suoi lavori nella ricerca di soluzione eque e soddisfacenti dei problemi esistenti.

Il quadro statistico dell’Arcivescovato Maggiore di Făgăraş e Alba Iulia dei Romeni, secondo i dati riportati su L’Annuario Pontificio 2005, è il seguente: i fedeli delle 5 circoscrizioni ecclesiastiche sono 737.900, ed i sacerdoti diocesani sono 716. Il numero dei seminaristi è di 347 e ciò fa ben sperare per il futuro della Chiesa di rito orientale in Romania.

Molto stretta è la collaborazione del 5 Vescovi che guidano tali Eparchie con i 6 Vescovi di rito latino. Tutti insieme formano la Conferenza Episcopale Romena, con sede a Bucarest. Intensi sono pure i rapporti con la Santa Sede e con la Rappresentanza Pontificia in Romania, ora guidata dall’Arcivescovo Jean-Claude Périsset. Come è noto, nel 1950 era stato espulso dalla Romania l’allora Nunzio Apostolico S.E. Mons. Gerald P. O’Hara ma con il ritorno della libertà in Romania, dopo il crollo del regime comunista, sono state riprese le relazioni diplomatiche con la Santa Sede.

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