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Ordinazione Episcopale conferita dal Santo Padre Francesco, 30.05.2014


Ordinazione Episcopale conferita dal Santo Padre Francesco

Questo pomeriggio, alle ore 17, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha conferito l’Ordinazione Episcopale al Presbitero Mons. Fabio Fabene, Sotto-Segretario del Sinodo dei Vescovi, del clero della Diocesi di Viterbo, nato a Roma il 12 marzo 1959, ordinato sacerdote il 26 maggio 1984, eletto Vescovo titolare di Acquapendente l’8 aprile 2014.

L’omelia che il Santo Padre ha pronunciato nel corso della Celebrazione Eucaristica è nella sostanza l’Omelia rituale prevista nell’edizione italiana del Pontificale Romano per l’Ordinazione dei Vescovi.

Ne riportiamo di seguito il testo:

Omelia del Santo Padre

Fratelli e figli carissimi, riflettiamo attentamente a quale alta responsabilità ecclesiale viene promosso questo nostro fratello.

Il Signore nostro Gesù Cristo, inviato dal Padre a redimere gli uomini, mandò a sua volta nel mondo i dodici Apostoli, perché pieni della potenza dello Spirito Santo, annunziassero il Vangelo a tutti i popoli, e riunendoli sotto l’unico Pastore, li santificassero e li guidassero alla salvezza.

Al fine di perpetuare di generazione in generazione questo ministero apostolico, i Dodici si aggregarono dei collaboratori trasmettendo loro, con l'imposizione delle mani, il dono dello Spirito ricevuto da Cristo, che conferiva la pienezza del sacramento dell'Ordine. Così, attraverso l'ininterrotta successione dei vescovi nella tradizione vivente della Chiesa, si è conservato questo ministero primario e l'opera del Salvatore continua e si sviluppa fino ai nostri tempi.

Nel vescovo circondato dai suoi presbiteri è presente in mezzo a voi lo stesso Signore nostro Gesù Cristo, sommo sacerdote in eterno. È Cristo infatti che nel ministero del vescovo continua a predicare il Vangelo di salvezza e a santificare i credenti mediante i Sacramenti della fede; è Cristo che nella paternità del vescovo accresce di nuove membra il suo corpo che è la Chiesa; è Cristo che nella sapienza e prudenza del vescovo guida il popolo di Dio nel pellegrinaggio terreno fino alla felicità eterna.

Accogliete dunque con gioia e gratitudine questo nostro fratello che noi vescovi, con l'imposizione delle mani, oggi associamo al collegio episcopale. Rendete a lui l'onore che si deve al ministro di Cristo e al dispensatore dei misteri di Dio, al quale è affidata la testimonianza del Vangelo e il ministero dello Spirito per la santificazione. Ricordatevi delle parole di Gesù agli Apostoli: «Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me; e chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato» (Lc 10,16).

Quanto a te, Fabio, fratello carissimo, eletto dal Signore, rifletti che sei stato scelto fra gli uomini e per gli uomini sei stato costituito nelle cose che riguardano Dio. Sei stato eletto dal gregge: che mai la vanità, l’orgoglio, la superbia vengano. E sei stato costituito per gli uomini: che sempre il tuo atteggiamento sia di servizio. Come Gesù, così. Episcopato infatti è il nome di un servizio, non di un onore, poiché al vescovo compete più il servire che il dominare, secondo il comandamento del Maestro: «Chi è il più grande tra voi, diventi come il più piccolo, e chi governa come colui che serve». Ti raccomando di avere presenti le parole di Paolo che abbiamo ascoltato oggi: veglia su te stesso e veglia sul popolo di Dio. Questo vegliare significa fare la veglia, essere attento, per difendere sé stesso da tanti peccati e da tanti atteggiamenti mondani, e per difendere il popolo di Dio dai lupi che Paolo diceva che sarebbero venuti.

Annunzia la Parola in ogni occasione opportuna e non opportuna; ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina. E, mediante l'orazione e l'offerta del Sacrificio per il tuo popolo, attingi dalla pienezza della santità di Cristo la multiforme ricchezza della divina grazia. E vegliare sul popolo significa anche pregare, pregare per il popolo, come faceva Mosè: con le mani in alto, quella preghiera di intercessione, quella preghiera coraggiosa faccia a faccia con il Signore per il popolo.

Nella Chiesa a te affidata sii fedele custode e dispensatore dei misteri di Cristo. Posto dal Padre a capo della sua famiglia, segui sempre l'esempio del Buon Pastore, che conosce le sue pecore, da esse è conosciuto e per esse non ha esitato a dare la vita.

Ama con amore di padre e di fratello tutti coloro che Dio ti affida: anzitutto i presbiteri e i diaconi, tuoi collaboratori nel ministero; ma anche i poveri, gli indifesi e quanti hanno bisogno di accoglienza e di aiuto. Esorta i fedeli a cooperare all'impegno apostolico e ascoltali volentieri.

Abbi viva attenzione a quanti non appartengono all'unico ovile di Cristo, perché essi pure ti sono stati affidati nel Signore. E prega per loro.

Ricordati che nella Chiesa cattolica, radunata nel vincolo della carità, sei unito al collegio dei vescovi e devi portare in te la sollecitudine di tutte le Chiese, soccorrendo generosamente quelle che sono più bisognose di aiuto. Questo credo che ti sarà facile nel compito che ti è affidato nella Segreteria del Sinodo dei Vescovi.

Veglia, veglia con amore su tutto il gregge, nel quale lo Spirito Santo ti pone a reggere la Chiesa di Dio. Veglia, non addormentarti, veglia, fa’ la veglia, e che il Signore ti accompagni, ti accompagni in questo vegliare che io oggi ti affido nel nome del Padre, del quale rendi presente l'immagine; nel nome di Gesù Cristo suo Figlio, dal quale sei costituito maestro, sacerdote e pastore; e nel nome dello Spirito Santo, che dà vita alla Chiesa e con la sua potenza sostiene la nostra debolezza.

[00897-01.02] [Testo originale: Italiano]

[B0395-XX.02]