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CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO PER LA CREAZIONE DI 19 NUOVI CARDINALI, 22.02.2014


CONCISTORO ORDINARIO PUBBLICO PER LA CREAZIONE DI 19 NUOVI CARDINALI

ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE FRANCESCO

INDIRIZZO DI OMAGGIO DEL CARD. PIETRO PAROLIN

Alle ore 11 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Francesco ha tenuto un Concistoro Ordinario Pubblico per la creazione di 19 nuovi Cardinali.
In apertura di Concistoro, il Segretario di Stato Pietro Parolin, primo tra i nuovi Cardinali, ha rivolto al Papa un indirizzo di saluto e gratitudine, a nome di tutti i neoporporati.
La celebrazione è iniziata con il saluto, l’orazione e la proclamazione del Vangelo (Mc 10, 32-45). Quindi il Papa ha tenuto la sua allocuzione.
Il Santo Padre ha letto poi la formula di creazione e proclamato solennemente i nomi dei nuovi Cardinali, annunciandone l’Ordine presbiterale o diaconale.
Il Rito è proseguito con la professione di fede dei nuovi Cardinali davanti al popolo di Dio e il giuramento di fedeltà e obbedienza al Papa e ai Suoi successori.
I nuovi Cardinali, secondo l’ordine di creazione, si sono inginocchiati poi dinanzi al Santo Padre che ha imposto loro lo zucchetto e la berretta cardinalizia, consegnato l’anello e assegnato a ciascuno una chiesa di Roma quale segno di partecipazione alla sollecitudine pastorale del Papa nell’Urbe. Dopo la consegna della Bolla di creazione cardinalizia e di assegnazione del Titolo o della Diaconia, il Santo Padre Francesco ha scambiato con ciascun neo Cardinale l’abbraccio di pace.
Tra i nuovi Cardinali creati questa mattina, non era presente in Basilica il Cardinale Loris Francesco Capovilla, al quale la berretta cardinalizia verrà consegnata nei prossimi giorni a Sotto il Monte, paese natale del Beato Giovanni XXIII, dove risiede l’anziano neo porporato.
Al Concistoro Ordinario Pubblico di questa mattina nella basilica di San Pietro era presente, accanto ai Cardinali dell’Ordine dei Vescovi, il Papa emerito Benedetto XVI.
Di seguito riportiamo l’allocuzione che il Santo Padre Francesco ha pronunciato nel corso del Concistoro e il saluto iniziale del Cardinale Parolin:

ALLOCUZIONE DEL SANTO PADRE FRANCESCO

 TESTO IN LINGUA ITALIANA

 TRADUZIONE IN LINGUA FRANCESE

 TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE

 TRADUZIONE IN LINGUA TEDESCA

 TRADUZIONE IN LINGUA SPAGNOLA

 TRADUZIONE IN LINGUA PORTOGHESE

TESTO IN LINGUA ITALIANA

«Gesù camminava davanti a loro…» (Mc 10,32).

Anche in questo momento Gesù cammina davanti a noi. Lui è sempre davanti a noi. Lui ci precede e ci apre la via… E questa è la nostra fiducia e la nostra gioia: essere suoi discepoli, stare con Lui, camminare dietro a Lui, seguirlo…

Quando con i Cardinali abbiamo concelebrato insieme la prima santa Messa nella Cappella Sistina, "camminare" è stata la prima parola che il Signore ci ha proposto: camminare, e poi costruire e confessare.

Oggi ritorna quella parola, ma come un atto, come l’azione di Gesù che continua: «Gesù camminava…» . Questo ci colpisce nei Vangeli: Gesù cammina molto, e istruisce i suoi lungo il cammino. Questo è importante. Gesù non è venuto ad insegnare una filosofia, un’ideologia… ma una "via", una strada da percorrere con Lui, e la strada si impara facendola, camminando. Sì, cari Fratelli, questa è la nostra gioia: camminare con Gesù.

E questo non è facile, non è comodo, perché la strada che Gesù sceglie è la via della croce. Mentre sono in cammino, Egli parla ai suoi discepoli di quello che gli accadrà a Gerusalemme: preannuncia la sua passione, morte e risurrezione. E loro sono «stupiti» e «pieni di timore». Stupiti, certo, perché per loro salire a Gerusalemme voleva dire partecipare al trionfo del Messia, alla sua vittoria – lo si vede poi dalla richiesta di Giacomo e Giovanni; e pieni di timore per quello che Gesù avrebbe dovuto subire, e che anche loro rischiavano di subire.

Diversamente dai discepoli di allora, noi sappiamo che Gesù ha vinto, e non dovremmo avere paura della Croce, anzi, nella Croce abbiamo la nostra speranza. Eppure, siamo anche noi pur sempre umani, peccatori, e siamo esposti alla tentazione di pensare alla maniera degli uomini e non di Dio.

E quando si pensa in modo mondano, qual è la conseguenza? Dice il Vangelo: «Gli altri dieci si sdegnarono con Giacomo e Giovanni» (v. 41). Si sdegnarono. Se prevale la mentalità del mondo, subentrano le rivalità, le invidie, le fazioni…

Allora questa Parola che oggi il Signore ci rivolge è tanto salutare! Ci purifica interiormente, fa luce nelle nostre coscienze, e ci aiuta a sintonizzarci pienamente con Gesù, e a farlo insieme, nel momento in cui il Collegio dei Cardinali si accresce con l’ingresso di nuovi Membri.

«Allora Gesù, chiamatili a sé…» (Mc 10,42). Ecco l’altro gesto del Signore. Lungo il cammino, si accorge che c’è bisogno di parlare ai Dodici, si ferma, e li chiama a sé. Fratelli, lasciamo che il Signore Gesù ci chiami a Sé! Lasciamoci con-vocare da Lui. E ascoltiamolo, con la gioia di accogliere insieme la sua Parola, di lasciarci istruire da essa e dallo Spirito Santo, per diventare sempre di più un cuore solo e un’anima sola, intorno a Lui.

E mentre siamo così, convocati, "chiamati a Sé" dal nostro unico Maestro, vi dico ciò di cui la Chiesa ha bisogno: ha bisogno di voi, della vostra collaborazione, e prima ancora della vostra comunione, con me e tra di voi. La Chiesa ha bisogno del vostro coraggio, per annunciare il Vangelo in ogni occasione opportuna e non opportuna, e per dare testimonianza alla verità. La Chiesa ha bisogno della vostra preghiera, per il buon cammino del gregge di Cristo, la preghiera - non dimentichiamolo! - che, con l’annuncio della Parola, è il primo compito del Vescovo. La Chiesa ha bisogno della vostra compassione soprattutto in questo momento di dolore e sofferenza in tanti Paesi del mondo. Esprimiamo insieme la nostra vicinanza spirituale alle comunità ecclesiali e a tutti i cristiani che soffrono discriminazioni e persecuzioni. Dobbiamo lottare contro ogni discriminazione! La Chiesa ha bisogno della nostra preghiera per loro, perché siano forti nella fede e sappiano reagire al male con il bene. E questa nostra preghiera si estende ad ogni uomo e donna che subisce ingiustizia a causa delle sue convinzioni religiose.

La Chiesa ha bisogno di noi anche affinché siamo uomini di pace e facciamo la pace con le nostre opere, i nostri desideri, le nostre preghiere. Fare la pace! Artigiani della pace! Per questo invochiamo la pace e la riconciliazione per i popoli che in questi tempi sono provati dalla violenza, dall’esclusione e dalla guerra.

Grazie, Fratelli carissimi! Grazie! Camminiamo insieme dietro il Signore, e lasciamoci sempre più convocare da Lui, in mezzo al Popolo fedele, al santo Popolo fedele di Dio, alla santa madre Chiesa. Grazie!

[00279-01.02] [Testo originale: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA FRANCESE

« Jésus marchait devant eux… » (Mc 10,32).

Jésus marche devant nous aussi, en ce moment. Il est toujours devant nous. Il nous précède et nous ouvre la voie… Et c’est notre confiance et notre joie : être ses disciples, demeurer avec lui, marcher derrière lui, le suivre…

Quand avec les Cardinaux, nous avons célébré ensemble la première Messe dans la Chapelle Sixtine, « marcher » a été la première parole que le Seigneur nous a proposée : marcher, et ensuite construire et confesser.

Aujourd’hui cette parole revient, mais comme un acte, comme l’action de Jésus qui continue : « Jésus marchait… ». Cela nous frappe dans les Évangiles : Jésus marche beaucoup, il instruit les siens au long du chemin. C’est important. Jésus n’est pas venu pour enseigner une philosophie, une idéologie… mais une « voie », une route à parcourir avec lui, et la route s’apprend en la faisant, en marchant. Oui, chers Frères, voilà notre joie : marcher avec Jésus.

Et ce n’est pas facile, ce n’est pas confortable, parce que la route que Jésus choisit est celle de la Croix. Alors qu’ils sont en chemin, il parle à ses disciples de ce qui va arriver à Jérusalem : il annonce sa passion, sa mort et sa résurrection. Alors ils sont « stupéfaits » et « remplis de crainte ». Stupéfaits, bien sûr, parce que, pour eux, monter à Jérusalem voulait dire participer au triomphe du Messie, à sa victoire – on le voit ensuite dans la demande de Jacques et de Jean ; et remplis de crainte pour ce que Jésus allait devoir subir, et aussi pour ce que eux risquaient de subir.

À la différence des disciples d’alors, nous savons que Jésus a vaincu, et nous ne devrions pas avoir peur de la Croix ; bien plus, dans la Croix nous avons notre espérance. Cependant, nous sommes nous aussi humains, pécheurs, et nous sommes exposés à la tentation de penser à la manière des hommes et non de Dieu.

Et quand on pense à la manière du monde, quelle est la conséquence ? L’Évangile le dit : « Les dix autres se mirent à s’indigner contre Jacques et Jean » (v. 41). Ils s’indignent. Si la mentalité du monde prend le dessus, surgissent les rivalités, les jalousies, les factions…

Alors, cette parole que le Seigneur nous adresse aujourd’hui est très salutaire ! Elle nous purifie intérieurement, elle fait la lumière dans nos consciences, elle nous aide à nous mettre pleinement en accord avec Jésus, et à le faire ensemble, au moment où le Collège des Cardinaux s’agrandit par l’entrée de nouveaux membres.

« Jésus les appela près de lui… » (Mc 10, 42). Voici l’autre geste du Seigneur. Le long du chemin, il se rend compte qu’il y a besoin de parler aux Douze, il s’arrête et les appelle à lui. Frères, laissons le Seigneur Jésus nous appeler à lui ! Laissons-nous convoquer par lui. Et écoutons-le, dans la joie d’accueillir ensemble sa Parole, de nous laisser instruire par elle et par le Saint Esprit, pour devenir toujours plus un seul cœur et une seule âme, autour de lui.

Et alors que nous sommes ainsi convoqués, « appelés près de lui » par notre unique Maître, je vous dis ce dont l’Église a besoin : elle a besoin de vous, de votre collaboration, et plus encore de votre communion, avec moi et entre vous. L’Église a besoin de votre courage, pour annoncer l’Évangile en toute occasion, opportune ou inopportune, et pour rendre témoignage à la vérité. L’Église a besoin de votre prière pour le bon cheminement du troupeau du Christ, la prière – ne l’oublions pas ! - qui, avec l’annonce de la Parole, est la première tâche de l’Évêque. L’Église a besoin de votre compassion surtout en ce moment de douleur et de souffrance dans de nombreux pays du monde. Exprimons ensemble notre proximité spirituelle à toutes les communautés ecclésiales, à tous les chrétiens qui souffrent de discriminations et de persécutions. Nous devons lutter contre toute discrimination ! L’Église a besoin de notre prière pour eux, afin qu’ils soient forts dans la foi et qu’ils sachent réagir au mal par le bien. Et notre prière s’étend à tout homme et à toute femme qui subit l’injustice à cause de ses convictions religieuses.

L’Église a besoin de nous aussi pour que nous soyons des hommes de paix et fassions la paix par nos œuvres, nos désirs, nos prières. Faire la paix ! Artisans de paix ! Pour cela invoquons la paix et la réconciliation pour les peuples qui en ces temps sont éprouvés par la violence, par l’exclusion et par la guerre.

Merci, Frères très chers ! Merci ! Marchons ensemble derrière le Seigneur, et laissons-nous toujours davantage convoquer par lui, au milieu du peuple fidèle, du saint peuple fidèle de Dieu, de la sainte Mère Église. Merci !

[00279-03.02] [Texte original: Italien]

TRADUZIONE IN LINGUA INGLESE

"Jesus was walking ahead of them…" (Mk 10:32).

At this moment too, Jesus is walking ahead of us. He is always before us. He goes ahead of us and leads the way… This is the source of our confidence and our joy: to be his disciples, to remain with him, to walk behind him, to follow him…

When with the Cardinals we concelebrated the first Mass in the Sistine Chapel, the first word which the Lord proposed to us was "to walk", to journey with him: to journey, and then to build and to profess.

Today this same word is repeated, but now as an action, an action of Jesus which is ongoing: "Jesus was walking…". This is something striking about the Gospels: Jesus is often walking and he teaches his disciples along the way. This is important. Jesus did not come to teach a philosophy, an ideology… but rather "a way", a journey to be undertaken with him, and we learn the way as we go, by walking. Yes, dear brothers, this is our joy: to walk with Jesus.

And this is not easy, or comfortable, because the way that Jesus chooses is the way of the Cross. As they journey together, he speaks to his disciples about what will happen in Jerusalem: he foretells his passion, death and resurrection. And they are "shocked" and "full of fear". They were shocked, certainly, because for them going up to Jerusalem meant sharing in the triumph of the Messiah, in his victory – we see this in the request made by James and John. But they were also full of fear for what was about to happen to Jesus, and for what they themselves might have to endure.

Unlike the disciples in those days, we know that Jesus has won, and that we need not fear the Cross; indeed, the Cross is our hope. And yet, we are all too human, sinners, tempted to think as men do, not as God does.

And once we follow the thinking of the world, what happens? The Gospel tells us: "When the ten heard it, they began to be indignant at James and John" (Mk 10:41). They were indignant. Whenever a worldly mentality predominates, the result is rivalry, jealousy, factions…

And so the word which Jesus speaks to us today is most salutary. It purifies us inwardly, it enlightens our consciences and helps us to unite ourselves fully with Jesus, and to do so together, at this time when the College of Cardinals is enlarged by the entrance of new members.

"And Jesus called them to himself…" (Mk 10:42). Here is the other action of Jesus. Along the way, he is aware that he needs to speak to the Twelve; he stops and calls them to himself. Brothers, let us allow Jesus to call us to himself! Let us be "con-voked" by him. And let us listen to him, with the joy that comes from receiving his word together, from letting ourselves be taught by that word and by the Holy Spirit, and to become ever more of one heart and soul, gathered around him.

And as we are thus "con-voked", "called to himself" by our one Teacher, I will tell you what the Church needs: she needs you, your cooperation, and even more your communion, with me and among yourselves. The Church needs your courage, to proclaim the Gospel at all times, both in season and out of season, and to bear witness to the truth. The Church needs your prayer for the progress of Christ’s flock, that prayer – let us not forget this! – which, along with the proclamation of the Word, is the primary task of the Bishop. The Church needs your compassion, especially at this time of pain and suffering for so many countries throughout the world. Let us together express our spiritual closeness to the ecclesial communities and to all Christians suffering from discrimination and persecution. We must fight every form of discrimination! The Church needs our prayer for them, that they may be firm in faith and capable of responding to evil with good. And this prayer of ours extends to every man and women suffering injustice on account of their religious convictions.

The Church needs us also to be peacemakers, building peace by our works, our hopes and our prayers. Building peace! Being peacemakers! Let us therefore invoke peace and reconciliation for those peoples presently experiencing violence, exclusion and war.

Thank you, dear Brothers! Thank you! Let us walk together behind the Lord, and let us always be called together by him, in the midst of his faithful people, the holy People of God, holy Mother the Church. Thank you!

[00279-02.02] [Original text: Italian]

TRADUZIONE IN LINGUA TEDESCA

»Jesus ging voraus« (Mk 10,32).

Auch in diesem Moment geht Jesus uns voraus. Er ist immer vor uns. Er geht vor uns her und bahnt uns den Weg… Und das ist unsere Zuversicht und unsere Freude: seine Jünger zu sein, bei ihm zu sein, ihm nachzugehen, ihm zu folgen…

Als wir gemeinsam mit den Kardinälen die erste heilige Messe in der Sixtinischen Kapelle gefeiert haben, war „gehen" das erste Wort, das der Herr uns vorgelegt hat: gehen und dann aufbauen und bekennen.

Heute kehrt dieses Wort wieder, aber als eine Geste, als das Handeln Jesu, das fortdauert: »Jesus ging…«. Das beeindruckt uns in den Evangelien: Jesus wandert viel umher, und während des Weges unterweist er die Seinen. Das ist wichtig. Jesus ist nicht gekommen, um eine Philosophie, eine Ideologie zu lehren… sondern einen „Weg" – einen Weg, der gemeinsam mit ihm zurückzulegen ist, und diesen Weg erlernt man, indem man ihn beschreitet, im Gehen. Ja, liebe Mitbrüder, das ist unsere Freude: mit Jesus zu gehen.

Und das ist nicht einfach, ist nicht bequem, denn der Weg, den Jesus wählt, ist der des Kreuzes. Während sie unterwegs sind, spricht er zu seinen Jüngern über das, was mit ihm in Jerusalem geschehen wird: Er kündigt sein Leiden, Sterben und seine Auferstehung an. Und sie sind »verwundert« und »haben Angst«. Verwundert, sicher, denn für sie bedeutete nach Jerusalem hinaufzugehen, am Triumph des Messias, an seinem Sieg teilzuhaben – das wird dann aus der Bitte von Jakobus und Johannes ersichtlich. Und Angst überkommt sie vor dem, was Jesus wird erleiden müssen und was auch sie zu leiden riskieren.

Im Unterschied zu den Jüngern von damals wissen wir, dass Jesus gesiegt hat, und wir dürften vor dem Kreuz keine Angst haben, ja, im Kreuz liegt unsere Hoffnung. Und doch bleiben auch wir immer noch im Menschlichen verhaftet, sind Sünder und der Versuchung ausgesetzt, wie die Menschen und nicht wie Gott zu denken.

Und wenn man weltlich denkt, was ist dann die Folge? Im Evangelium heißt es: »Die zehn anderen Jünger … wurden sehr ärgerlich über Jakobus und Johannes« (V. 41). Sie wurden sehr ärgerlich. Wenn die Mentalität der Welt vorherrscht, kommen Rivalitäten, Neid und Parteiungen auf…

So ist dieses Wort, das der Herr heute an uns richtet, sehr heilsam! Es reinigt uns innerlich, wirft Licht in unser Gewissen und hilft uns, uns völlig in Einklang mit Jesus zu bringen und dies gemeinsam zu tun – in dem Moment, in dem sich das Kardinalskollegium mit der Aufnahme neuer Mitglieder vergrößert.

»Da rief Jesus sie zu sich« (Mk 10,42). Das ist die andere Geste Jesu. Auf dem Weg bemerkt er, dass es nötig ist, mit den Zwölfen zu reden; er hält an und ruft sie zu sich. Brüder, lassen wir zu, dass Jesus, der Herr, uns zu sich ruft! Lassen wir uns von ihm zusammen-rufen. Und hören wir auf ihn, in der Freude, gemeinsam sein Wort aufzunehmen, uns von diesem Wort und vom Heiligen Geist belehren zu lassen, um in der Umgebung des Herrn immer mehr ein Herz und eine Seele zu werden.

Und während wir so zusammengerufen, von unserem einzigen Meister „zu sich gerufen" sind, sage ich euch, was die Kirche braucht: Sie braucht euch, eure Mitarbeit und vor allem eure Gemeinschaft – mit mir und untereinander. Die Kirche braucht euren Mut, das Evangelium bei jeder Gelegenheit zu verkünden – gelegen oder ungelegen – und Zeugnis für die Wahrheit zu geben. Die Kirche braucht euer Gebet, für den guten Weg der Herde Christi, das Gebet – vergessen wir das nicht! –, das zusammen mit der Verkündigung des Wortes die erste Aufgabe des Bischofs ist. Die Kirche braucht eure Anteilnahme und euer Mitgefühl, vor allem in diesem Moment des Schmerzes und des Leidens in so vielen Ländern der Erde. Bringen wir gemeinsam unsere geistliche Nähe zu den kirchlichen Gemeinschaften, zu allen Christen, die unter Diskriminierung und Verfolgung leiden, zum Ausdruck. Wir müssen kämpfen gegen jede Diskriminierung! Die Kirche braucht unser Gebet für sie, damit sie stark im Glauben sind und auf Böses mit Gutem zu reagieren wissen. Und dieses unser Gebet weitet sich aus auf jeden Menschen, der aufgrund seiner religiösen Überzeugungen Unrecht erleidet.

Die Kirche braucht uns auch, damit wir Männer des Friedens sind und Frieden stiften mit unseren Werken, unseren Wünschen, unseren Gebeten. Frieden stiften! „Erbauer des Friedens"! Deshalb erflehen wir den Frieden und die Versöhnung für die Völker, die in diesen Zeiten von Gewalt, von Ausschließung und von Krieg heimgesucht sind.

Danke, liebe Mitbrüder! Danke! Gehen wir gemeinsam dem Herrn nach und lassen wir uns immer mehr von ihm zusammenrufen, mitten im gläubigen Volk, im heiligen gläubigen Volk Gottes, in der heiligen Mutter Kirche. Danke!

[00279-05.02] [Originalsprache: Italienisch]

TRADUZIONE IN LINGUA SPAGNOLA

«Y Jesús iba delante de ellos...» (Mc 10,32)

También en este momento Jesús camina delante de nosotros. Él siempre está por delante de nosotros. Él nos precede y nos abre el camino... Y esta es nuestra confianza y nuestra alegría: ser discípulos suyos, estar con él, caminartras él, seguirlo...

Cuando con los Cardenales hemos concelebrado juntos la primera Misa en la Capilla Sixtina, «caminar»ha sido la primera palabra que el Señor nos ha propuesto: caminar, y después construir y confesar.

Hoy vuelve esta palabra, pero como un acto, como una acción de Jesús que continúa: «Jesús caminaba...».Nos llama la atención esto en los evangelios: Jesús camina mucho e instruye a los suyos a lo largo del camino. Esto es importante. Jesús no ha venido a enseñar una filosofía, una ideología..., sino una «vía», una senda para recorrerla con él, y la senda se aprende haciéndola, caminando. Sí, queridos hermanos, esta es nuestra alegría: caminar con Jesús.

Yesto no es fácil, no es cómodo, porque la vía escogida por Jesús es la vía de la cruz. Mientras van de camino, él habla a sus discípulos de lo que le sucederá en Jerusalén: anuncia su pasión, muerte y resurrección. Y ellos se quedan «sorprendidos» y «asustados». Sorprendidos, cierto, porque para ellos subir a Jerusalén significaba participar en el triunfo del Mesías, en su victoria, como se ve luego en la petición de Santiago y Juan; y asustados por lo que Jesús habría tenido que sufrir, y que también ellos corrían el riesgo de padecer.

A diferencia de los discípulos de entonces, nosotros sabemos que Jesús ha vencido, y no deberíamos tener miedo de la cruz, sino que, más bien, en la Cruz tenemos nuestra esperanza. No obstante, también nosotros somos humanos, pecadores, y estamos expuestos a la tentación de pensar según el modo de los hombres y no de Dios.

Y cuando se piensa de modo mundano, ¿cuál es la consecuencia? Dice el Evangelio: «Los otros diez se indignaron contra Santiago y Juan» (v. 41). Ellos se indignaron. Si prevalece la mentalidad del mundo, surgen las rivalidades, las envidias, los bandos...

Así, pues, esta palabra que hoy nos dirige el Señor es muy saludable. Nos purifica interiormente, proyecta luz en nuestra conciencia y nos ayuda a ponernos en plena sintonía con Jesús, y a hacerlo juntos, en el momento en que el Colegio de Cardenales se incrementa con el ingreso de nuevos miembros.

«Llamándolos Jesús a sí...» (Mc 10,42). He aquí el otro gesto del Señor. Durante el camino, se da cuenta de que necesita hablar a los Doce, se para y los llama a sí. Hermanos, dejemos que el Señor Jesús nos llame a sí.Dejémonos con-vocar por él. Y escuchémosle con la alegría de acoger juntos su palabra, de dejarnos enseñar por ella y por el Espíritu Santo, para ser cada vez más un solo corazón y una sola alma en torno a él.

Y mientras estamos así, convocados, «llamados a sí» por nuestro único Maestro, os digo lo que la Iglesia necesita: tiene necesidad de vosotros, de vuestra colaboración y, antes de nada, de vuestra comunión, conmigo y entre vosotros. La Iglesia necesita vuestro valor para anunciar el evangelio en toda ocasión, oportuna e inoportunamente, y para dar testimonio de la verdad. La Iglesia necesita vuestras oraciones, para apacentar bien la grey de Cristo, la oración – no lo olvidemos - que, con el anuncio de la Palabra, es el primer deber del Obispo. La Iglesia necesita vuestra compasión sobre todo en estos momentos de dolor y sufrimiento en tantos países del mundo. Expresemos juntos nuestra cercanía espiritual a las comunidades eclesiales, a todos los cristianos que sufren discriminación y persecución. ¡Debemos luchar contra cualquier discriminación! La Iglesia necesita que recemos por ellos, para que sean fuertes en la fe y sepan responder el mal con bien. Y que esta oración se haga extensiva a todos los hombres y mujeres que padecen injusticia a causa de sus convicciones religiosas.

La Iglesia también necesita de nosotros para que seamos hombres de paz y construyamos la paz con nuestras obras, nuestros deseos, nuestras oraciones:. ¡Construir la paz! ¡Artesanos de la paz! Por ello imploramos la paz y la reconciliación para los pueblos que en estos tiempos sufren la prueba de la violencia, de la exclusión y de la guerra.

Gracias, queridos hermanos.Gracias. Caminemos juntos tras el Señor, y dejémonos convocar cada vez más por él, en medio del Pueblo fiel, delsanto Pueblo fiel de Dios, de la Santa Madre Iglesia. Gracias.

[00279-04.02] [Texto original: Italiano]

TRADUZIONE IN LINGUA PORTOGHESE

«Jesus caminhava à frente deles» (Mc 10, 32).

Também neste momento Jesus caminha à nossa frente. Ele está sempre à nossa frente. Precede-nos e abre-nos o caminho... E esta é a nossa confiança e a nossa alegria: ser seus discípulos, estar com Ele, caminhar atrás d’Ele, segui-Lo...

Quando eu e os Cardeais concelebrámos juntos a primeira santa Missa na Capela Sistina, «caminhar» foi a primeira palavra que o Senhor nos propôs: caminhar e, em seguida, construir e confessar.

Hoje volta aquela palavra, mas como um acto, como a acção de Jesus que continua: «Jesus caminhava…» Isto é uma coisa que impressiona nos Evangelhos: Jesus caminha muito e instrui os seus discípulos ao longo do caminho. Isto é importante. Jesus não veio para ensinar uma filosofia, uma ideologia... mas um «caminho», uma estrada que se deve percorrer com Ele; e aprende-se a estrada, percorrendo-a, caminhando. Sim, queridos Irmãos, esta é a nossa alegria: caminhar com Jesus.

E isso não é fácil, não é cómodo, porque a estrada que Jesus escolhe é o caminho da cruz. Enquanto estão a caminho, fala aos seus discípulos do que Lhe acontecerá em Jerusalém: preanuncia a sua paixão, morte e ressurreição. E eles ficam «surpreendidos» e «cheios de medo». Surpreendidos, sem dúvida, porque, para eles, subir a Jerusalém significava participar no triunfo do Messias, na sua vitória – como se vê em seguida pelo pedido de Tiago e João; e cheios de medo, por causa daquilo que Jesus haveria de sofrer e que se arriscavam a sofrer eles também.

Mas nós, ao contrário dos discípulos de então, sabemos que Jesus venceu e não deveríamos ter medo da Cruz; antes, é na Cruz que temos posta a nossa esperança. E, contudo, sendo também nós humanos, pecadores, estamos sujeitos à tentação de pensar à maneira dos homens e não de Deus.

E quando se pensa de maneira mundana, qual é a consequência? Diz o Evangelho: «Os outros dez indignaram-se com Tiago e João» (cf. Mc 10, 41). Indignaram-se. Se prevalece a mentalidade do mundo, sobrevêm as rivalidades, as invejas, as facções…

Assim, esta palavra que o Senhor nos dirige hoje, é muito salutar! Purifica-nos interiormente, ilumina as nossas consciências e ajuda a sintonizarmo-nos plenamente com Jesus; e a fazê-lo juntos, no momento em que aumenta o Colégio Cardinalício com a entrada de novos Membros.

Então «Jesus chamou-os...» (Mc 10, 42). Aqui temos o outro gesto do Senhor. Ao longo do caminho, dá-Se conta que há necessidade de falar aos Doze, pára e chama-os para junto de Si. Irmãos, deixemos que o Senhor Jesus nos chame para junto de Si! Deixemo-nos "con-vocar" por Ele. E ouçamo-Lo, com a alegria de acolhermos juntos a sua Palavra, de nos deixarmos instruir por ela e pelo Espírito Santo para, ao redor de Jesus, nos tornarmos cada vez mais um só coração e uma só alma.

E, enquanto nos encontramos assim convocados pelo nosso único Mestre, «chamados para junto d’Ele», digo-vos aquilo de que a Igreja precisa: precisa de vós, da vossa colaboração e, antes disso, da vossa, comunhão comigo e entre vós. A Igreja precisa da vossa coragem, para anunciar o Evangelho a tempo e fora de tempo, e para dar testemunho da verdade. A Igreja precisa da vossa oração pelo bom caminho do rebanho de Cristo; a oração – não o esqueçamos! – que é, juntamente com o anúncio da Palavra, a primeira tarefa do Bispo. A Igreja precisa da vossa compaixão, sobretudo neste momento de tribulação e sofrimento em tantos países do mundo. Exprimamos juntos a nossa proximidade espiritual às comunidades eclesiais, a todos os cristãos que sofrem discriminações e perseguições. Devemos lutar contra toda a discriminação! A Igreja precisa da nossa oração em favor deles, para que sejam fortes na fé e saibam reagir ao mal com o bem. E esta nossa oração estende-se a todo o homem e mulher que sofre injustiça por causa das suas convicções religiosas.

A Igreja precisa de nós também como homens de paz, precisa que façamos a paz com as nossas obras, os nossos desejos, as nossas orações. Fazer a paz! Artesãos da paz! Por isso invocamos a paz e a reconciliação para os povos que, nestes tempos, vivem provados pela violência, a exclusão e a guerra.

Obrigado, Irmãos muito amados! Obrigado! Caminhemos juntos atrás do Senhor e deixemo-nos cada vez mais convocar por Ele, no meio do povo fiel, do santo povo fiel de Deus, da Santa Mãe Igreja. Obrigado!

[00279-06.02] [Texto original: Italiano]

INDIRIZZO DI OMAGGIO DEL CARD. PIETRO PAROLIN

Santo Padre,

con animo commosso e trepido, Le rivolgo un devoto saluto a nome mio e degli altri Vescovi che oggi Vostra Santità aggrega al Collegio Cardinalizio.

Salutiamo, con uguale affetto e venerazione, il Papa emerito, Sua Santità Benedetto XVI, lieti per la sua presenza in mezzo a noi.

Vorrei riassumere ed esprimere i molti pensieri e sentimenti che affollano la mente e il cuore con due parole. La prima è: "grazie".

Grazie, Santo Padre, per la grande fiducia manifestata nei nostri confronti! E’ la fiducia che sapremo rispondere, con fedeltà, generosità e perseveranza, alla chiamata contenuta nel simbolo della porpora ed esplicitata dall’esortazione che accompagna l’imposizione della berretta, ad essere pronti a "comportarci con fortezza usque ad sanguinis effusionem per l’incremento della fede cristiana, per la pace e la tranquillità del popolo di Dio e per la libertà e la diffusione della Santa Chiesa Romana".

Se, fin dall’inizio del nostro cammino vocazionale e grazie al buon esempio di tanti fratelli e sorelle, che ci hanno accompagnato nelle varie fasi della vita, abbiamo ricevuto la grazia di capire che essere discepoli di Gesù è imbarcarci in una avventura di santità e di amore, la cui misura è quella di non avere misura e che può esigere anche il dono della vita – come è avvenuto e avviene per tanti cristiani nel mondo – oggi, in un certo senso, ratifichiamo in modo pubblico e solenne questa opzione.

L’essere Cardinali ci abilita ad una missione e ad un servizio ecclesiali ancora più carichi di responsabilità e richiede una volontà sempre maggiore di assumere lo stile del Figlio di Dio, che è venuto in mezzo a noi come colui che serve (cfr. Lc 22,25-27) e di seguirlo nella sua donazione d’amore umile e totale alla Chiesa sua sposa, sulla Croce. "E’ su quel legno – diceva Papa Benedetto – che il chicco di frumento, lasciato cadere dal Padre sul campo del mondo, muore per diventare frutto maturo. Per questo occorre un radicamento ancora più profondo e saldo in Cristo, in modo da poter dire con san Paolo ‘non vivo più io, ma Cristo vive in me’ (Gal 2,20)" (Omelia nel Concistorio Ordinario Pubblico, 20 novembre 2010).

Non in maniera diversa si esprimeva Vostra Santità nella bella e affettuosa lettera che ci ha inviato dopo l’annuncio della nomina e per la quale Le siamo profondamente grati. Ella ci ricordava che "il Cardinalato non significa una promozione, né un onore, né una decorazione; semplicemente è un servizio che esige di ampliare lo sguardo e allargare il cuore. E, benché sembri un paradosso, questo poter guardare più lontano e amare più universalmente con maggiore intensità si può acquistare solamente seguendo la stessa via del Signore: la via dell’abbassamento e dell’umiltà, prendendo forma di servitore (cfr. Fil 2,5-8). Perciò chiedo, per favore, di ricevere questa designazione con un cuore semplice e umile".

La seconda parola è: "eccomi". Di essa sono piene le pagine della Bibbia, perché è risuonata sulle labbra di tutti coloro che hanno accolto la chiamata di Dio e si sono messi a sua disposizione per realizzare un progetto di salvezza e di pace. Pure noi la pronunciamo oggi. E vorremmo farlo con sincerità e convinzione profonde, con la stessa fede di Abramo, "nostro padre nella fede" (Rom 14, 11) e di Maria, l’umile serva del Signore (cfr. Lc 1,48), con l’umiltà di chi confida più sulla grazia di Dio e sulle preghiere della Chiesa che sulla sua debole volontà e sulle sue fragili forze.

Eccoci, dunque, Santo Padre, per assumere quel compito che l’inserimento nel Collegio Cardinalizio significa e comporta, di essere cioè Suoi speciali collaboratori, uniti più strettamente alla Chiesa di Roma e a Colui che "presiede nella carità" e testimoni dell’unità della Chiesa e della sua universalità, proseguendo con rinnovato entusiasmo nello svolgimento delle specifiche missioni a noi affidate, nella Curia Romana o nelle varie sedi episcopali.

Eccoci, Santo Padre, per camminare, edificare e confessare insieme, come Lei stesso ci esortava a fare il primo giorno del Suo pontificato, con il coraggio "di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti" (Omelia della S. Messa con i Cardinali, 14 marzo 2013).

Eccoci, Santo Padre, per intraprendere e continuare, con Lei e sotto la Sua guida, "il cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno", costituendoci in tutte le regioni della terra in un "stato permanente di missione" (cfr. EG 25), secondo gli orientamenti del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Le assicuriamo la nostra preghiera e affidiamo i nostri propositi a Maria, Madre della Chiesa e Regina degli Apostoli. Ella, insieme a San Giuseppe, al Beato Giovanni XXIII e a tutti i Santi interceda per Lei, Santo Padre, per tutti noi qui presenti, per la Chiesa e il mondo intero!

[00282-01.01] [Testo originale: Italiano]

[B0129-XX.03]